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Full text of "La Patagonia: studi generali, ser. 1.-4"

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LINO D. OARBAJAL 



DIRETTORE DEI.l 



tVATORIO DI PÀTAQ0NE8 



L A. 



PATAGONIA 

STUDI GENERALI 



SERIE PRIMA 

STORIA - TOPOGRAFIA - ETNOGRAFIA 



s\^f^ ùf 



Tous les phénomènos dans une ré- 
gìon dò termi Ileo paraissent isolós ; la 
multiplicitù dea observationa et la ré- 
llexioD les rapproohent et font con- 
naitre leur dépcndance mutuclle. 

HiMnoi.DT. Cosmos, V. I, Intr. 



£ i' P ? r' Il '^ * r '^ . '^ 1 









'•in. 







S. BENIGNO OANAVESE 

SCUOLA TIPOGRAFICA SALESIANA 



1899 



LA PATAGONIA 



■»■ , 



LETTERA 



Egregio Sig. Professore, 

Ho dato una lettura qua e là ai numerosi 
fascicoli della pregevolissima sua Monografia 
sulla Patagonia, ed ho potuto ammirare V ordine 
e la vastità degli argomenti trattati j e sono fe- 
lice di poterle presentare le mie più vive e sen- 
tite congratulazioni. Certamente la sua Opera 
sarà di utilità a quanti hanno bisogno di cono- 
scere intimamente quelle lontane regioni; e le 
importanti notizie geologiche, qmlle statistiche 
sulla viabilità^ sui commerci, sulla istruzione 
pubblica e privata, sidla pastorizia e special- 
mente quelle etnografiche, date con mirabile or- 
dine e piena conoscenza di chi ha visitato e 
studiato tutte le regioni descritte, danno un pre- 
gio inestimabile air Opera, e colmano le molte 
lacune che si deplorano negli studi di quelle 
poco note regioni. 



Qualche sezione geologica e qualche schizzo 
tratteggiato appena delle diverse località. potrà ^ 
credo j aiutare il lettore^ ed aggiungere lustro e^ 
facilità di diffusione alla poderosa sua Mono- 
grafia. Questo è il mio parerCy poco autorevole^ 
ma schietto e coscienzioso^ e se ella riesce ad at- 
tuare sollecitamente la pubblicazione delVOperaj 
avrà reso un vero ed utile servigio alla scienza. 

Gradisca nuovamente le mie congratulazioni 
ed i cordiali ossequi e mi creda 

Suo Devotissimo 

Torino, li 25 Marzo 1899 

D/' Michele del Lupo 

PROF. NBL R. 15TITVT0 TBCMi:0 



PREAMBOLO 



U Opeì'à che il Sig. D. Lino Carhajal 
licenzia alle stampe y èy lo dirò subito ^ uno di 
quei libri che fanno desiderare di vederne pub- 
blicati molti di consimili. Ad onta dèi titolo^ 
non creda il lettore che si tratti di una sem- 
plice descrizione della Patagonia y come si 
potrebbe trovare in qualche trattato di geo- 
grafia completata da notizie di viaggio più o 
7neno esatte. Nel libro riscontriamo invece tutta 
la Patagonia^ quale è geograficamente^ idrografi- 
camentey politicamente y etnograficamente ecc. Da 
mano maestra è trattato un vasto quadro che vi 
presenta Cambiente in tutte le sue manifesta- 
zioni vitali ed intellettuali. Lo scienziato y il 
commerciante y V industriale y il colono y il sacer- 
dotCy lo statistay il semplice ricercatore di curio- 
sitày vi possono trovare ognuno dei capitoliy delle 
pagine speciali. 



XII LA PATAGONIA 

Ma il tutto è così armonicamente collegato, 
che le diveì'se paHi possono stare unite o stac- 
cate senza che perciò ne venga turbamento al 
complesso del lavoro. 

Nulla vi è dimenticatOy e ogni singola parte, 
sohrìamentey ma largamente tratteggiata^ in modo 
da imprimersi con chiarezza nella mente. 

L^avere, Vegregio Autore, trascarso molti 
anni della sua vita nella Patagonia, gli studi 
compiuti con amore nei vari rami di scienze, 
gli assicurarono una profonda conoscenza del 
paese e degli abitanti, ed un giusto criterio di 
esame. A questa stregua, quali e quanti libri 
potrebbe^' stargli a pari ? Pochi ceniamente. 

Ed ora veniamo a dire qualche cosa del 
libro e de^ suoi pregi intrinseci che sono molti, 
ma dei quali son costretto per brevità a dir poco. 

Un riassunto storico accurato ci porta dalla 
scopeìia della Patagonia fatta da Magellano, 
alle varie esplorazioni e conquiste fatte dagli 
Spagnuoli, e successivamente dagli Olandesi, 
Inglesi e Francesi. 

Nel contesto della narrazione VAutoì^e intreccia 
la storia delle missioni cattoliche, descìivendone 
le lotte sostenute per la loro fondazione ed il 



mirabile sviluppo di esse. Da ultimo d pone 
sott'occhio tutta la storia della civilizzazione e 
del progresso di quelle regioni sotto il governo 
argentino. 

Civilizzazione e progresso dovuti a lotte non 
indifferenti, che ebbero martiri gloriosi sebbene in 
massima parie ignorati. 

La parte che tratta della topografìa, è, a mio 
atmso, mirabile per chiarezza, così che con una 
attenta lettura, si ha un' idea ben 7iitida del- 
l'aspetto oro-idrografico di quel paese. Essa è 
completata accuratamente dai capitoli che riguar- 
dano le vie di comunicazione , la siipeì-ficie, i 
limiti delle regioni, le popolazioni e le disianze 
dei vari centri abitati. A completare il quadro 
concorrono capitoli dedicati all'agricoltura ed 
alla geologia. Speciale importanza per lo scien- 
ziato hanno le pagine che trattano delle malattie 
dominanti nel paese, della climatologia e meteo- 
rologia, in cui malgrado la h-evità delle notizie, 
vi è tal copia di osservazioni, da non desiderare 
di più. È una delle parti migliori, in cui l'Au- 
tore dimostra il suo grande valore nel dire in 
breve un gran numero di cose nuove e buone. 
Raramente mi è accaduto di trovare anche nelle 



LA FATA Q ONU. 



P 



I. 



2nà accurati; relazioni di itiimoni sàetiUf 
maggior copia di importanti e preyevolì noti 

Per quanto concerna i colonizzatori e 
mdìistriah , sonvi alcuni capitoli e tnrolemolt<KÌ 
f/nificanti, che trattano dell'immigrazione e 
colonizzazione, pastorizia, commercio e indi 
che io vorrei fossero letti con amore da tutti gli 
studiosi delle scienze economiche. Sono pagine 
che dovrebbero servire di guida a coloro che spitK- 
gono i contadini nostri al triste esodo delle perer 
giinazioni in altre men fortunate regioni, metiire 
invece essi avrebbero forse nella Patagonia uim 
fonte di ricchezza od alnmio di un certo, henesserfi. 

Finalmente ad. accrescere il valore dei volumij 
si aggiungono preziosi cenni sulla fauna e flora 
della Patagonia, che per quanto brevi, possono 
darci un quadro completo della vita animale e 
vegetale di quel paese. 

Anche l'uomo politico vi troverà abbondanti 
notizie nei caintoli che trattano del Governo, 
stampa edistruzione. Da ultimo l'Autore nonpvM 
fare a meno di darci un quadro interessa^ 
dello sviluppo delle missioni Salesiane in queUf. 
regioni, e pone in evidenza le fatiche eroiche, l^ 
coraggiosa abnegazione di quei veri pionieri dellpi 



PREFAZIONE DELL'AUTORE 



Non avendo potuto dare alla luce contem- 
poraneamente la serie di volumi che abbiamo 
scritto rispetto alla Patagonia, non possiamo 
dispeneai-e il pubblico da questa avvertenza, af- 
finchè possa formarsi un concetto giusto degl 
" Studi Generali „ sopra la Patagonia. In questi 
nulla abbiamo omesso rispetto al suolo t 
suoi prodotti, all'uomo ed a tutte le manife- 
stazioni di Sua attività fisica, morale e politica. 
Senza discendere a particolari in nessuna delle 
materie trattate, confidiamo di aver raggiunto 
lo scopo nostro : dar a conoscere la Patagonia 
sotto qualunque rispetto. 

Scorsi i quattro volumi che formano la serie 
dì questi Studi, ci pare che ogni lettore potrà 
dire: Ora so ciò che è la Patagonia, ed alcunché 



U. PÀUGOHIA 



di ])iìi da [ìotersi applicari.! a tutta l'Amci 
Sud. E questo gli gioverà, non solo per avo 
principalmente arricchito la somma dei protì 
conoscimenti, b\ ancora per dare un consig 
opportuno all'emigrante,- ed anche animarsi'l 
tentar fortima se anela a maggior ricchezza,! 

Sull'importanza del nostro lavoro non e 
a noi pronunziarci ; ma l'abbandoniamo co^ 
pletamente alla critica ragionata dell'opinicS 
pubblica, alla quale rimettiamo gl'interessati 
conoacerla, qualora non avesse a bastare l'ofl 
nione propria che ognuno può formarsene. ' 
canto nostro possiamo solo dire, che abbiaj 
fatto il possibile per conseguire il fine nostìi 

Gli " Studi Generah „ si compongono ■ 
quattro volumi, che rappresentano altretta 
serie. 

Nel I ci siamo occupati della Storia, Topi 
grafia ed Etnografia; nel II della Climatolod 
e Storia naturale, cioè della Fauna, Flora e ( 
logia ; nel III dell'Economia, vale a dire d^ 
viabilità marittima e terrestre, delle Poste e ^ 
legrafl, della Pastorizia, Agricoltura, Industria" 
e Commercio ; Nel IV della Vita politica, morale 
e religiosa, che al)braccia i Capitoh ; Governi 




ed Amministrazione, Immigrazione e Cotoniz- 
zazione, Stato Sociale, morale e religioso, Mis- 
sioni Salosiane, gli Indi e l' Avvenire della 
Patagonia. 

Ogni volume avrà. più o meno le tlimensioni 
del presente ; il E è presso ì torchi. L'Opera b. 
scritta originariamente in ispagnuolo, e nella ver- 
sione italiana abbiamo dato luogo ad alcune 
varianti. 

Prima di por termine a queste linee dob- 
biamo ringraziare il modesto e paziente nostro 
traduttore, i signori revisori, i nostri amici della 
Patagonia che iniziarono la traduzione italiana, 
ì Professori di Torino che ci hanno suggerito 
riforme importanti, gli Ecc.™' Governatori della 
Patagonia per le loro Memorie Annuali che 
contengono i dati ufficiali più sicuri da noi 
consultati, i Municìpi di Biedma e di Patagones, 
i Professori di Buenos Aires e di Montevideo che 
ci porsero documenti importanti, ed i Missio- 
nari Salesiani che ci servirono di scorta e ci 
illuminarono circa molti dati incerti. 

E non ci è dato di finir meglio, che facendo 
una speciale menzione di ringraziamento all'il- 
lustre nostro promotore, il quale con tanta 



dì più da |)otorni applicare, a tutta l'Ainei-ica del 
Sud. E questo gli gioverà, non solo per avere 
principalmente arricchito la somma dei propri 
conoscimenti, sì ancora per dare un consiglio 
opportuno all' emigrante, ed anche animarsi a 
tentar fortuna se anela a maggior ricchezza. 

Sull'importanza del nostro lavoro non spetta 
a noi pronunziarci ; ma l'abbandoniamo com- 
pletamente alla critica ragionata deiropìnione 
pubblica, alla quale rimettiamo gl'interessati a 
conoscerla, qualora non avesse a bastare l'opi- 
nione propria che ognuno può formarsene. Dal 
canto nostro possiamo solo dire, che abbiamo 
fatto il possibile per conseguire il fine nostro. 

Gli " Studi Generali „ si compongono di 
quattro volumi, ohe rappresentano altrettante 
serie. 

Nel I ci siamo occupati della Storia, Topo- 
grafìa ed Etnografia; nel II della Climatologia 
e Storia naturale, cioè della Fauna, Flora e Geo- 
logia ; nel III dell'Economia, vale a dire della 
viabilità marittima e terrestre, delle Poste e Te- 
legrafi, della Pastorizia, Agricoltura, Industria 
e Commercio ; Nel IV della Vita politica, morale 
e religiosa, che abbraccia i Capitoli : Governi 



D avveeten;ìa 



ed Amministrazione, Immigrazione e Coloniz- 
zazione, Stato Sociale, morale e religioso, Mis- 
sioni Salesiane, gli Indi e 1' A\'venìre della 
Patagonia. 

Ogni volume avrà -piti o meno le dimensioni 
del presente ; il II è presso i torchi. L'Opera è 
scritta originariamente in ispaguuolo, e nella ver- 
sione italiana abbiamo dato luogo ad alcune 
varianti. 

Prima di por termine a queste linee dob- 
biamo ringraziare il modesto e paziente nostro 
traduttore, i signori revisori, i nostri amici della 
Patagonia che iniziarono la traduzione italiana, 
i Professori di Torino che ci hanno suggerito 
riforme importanti, gli Ecc."" Governatori della 
Patagonia per le loro Memorie Annuali che 
contengono i dati ufficiali piti sicuri da noi 
consultati, i Municipi di Biedma e di Patagones, 
i Professori di Buenos Aires e di Montevideo che 
ci porsero documenti importanti, ed i Missio- 
nari Salesiani che ci servirono di scorta e ci 
illuminarono circa molti dati incerti. 

E non ci è dato di finir meglio, clie facendo 
una speciale menzione di ringraziamento all'il- 
lustro nostro promotore, il quale con. tanta 



XX LA PATAGONIA 

insistenza ci animò a proseguire e condur a fine 
quanto prima questi Studi, favorendoci il suo 
alto appoggio morale ed intellettuale, TEcc.™^ 
Vie. Ap. della Patagonia e Pampa Centrale, 
Mons. Giovanni Cagliero. 

Torino, Agosto 1899. 

LiKO Delvallk Carbajal. 



INDICE GENERALE 



Lettera pag, ix 

Preambolo . • y xi 

Prefazione dell'autore • . . . • . « xyii 



LIBRÒ I. 



NOTE STORICHE. 



Capitolo Primo. — Introduzione . ...» 3 

Divisioni storiche » 3 

Capitolo Secondo. — Periodo primo — Viaggi e 

scoperte ••..•....«9 

§ I. — Spagnuoli . j7 9 

§ II. — Primo viaggio inglese e continuazione dei 

viaggi spagnuoli » 19 

§ UT. — Prime spedizioni inglesi . . . » 24 

§ IV. - Olandesi .......;, 27 

§ V. — Seconde spedizioni inglesi ...» 35 

§ VI. — Francesi » 37 

§ Vn. — Missioni Gesuitiche sul lago Nahuel- 

Huapì . . . » 38 

§ VIII. — Studi idrografici e missioni sulla pro- 
vincia di Buenos Aires • • • • • » 47 
§ IX. — Isole Malvine • • • • • « » ^ 



XXII LA PATAGONIA 

Capitolo Terzo. — Periodo Secondo, — Coioti iz- 

zazione ........ pag. 58 

§ I. — Fondazione dei porti della Patagonia Set- 
tentrionale » 58 

§ IL — Devastazione degli Indi e spedizioni mili- 
tari » 73 

§ III. — Progressi della Colonizzazione e tattica 
degli Indi » 85 

§ IV. — Colonizzazione Chilena dello stretto di 
Magellano » 87 

§ V. — Impero degli Indi ..... » 88 

§ VI. — Nuove fondazioni ed ultime scorrerie degli 
Indi „ 93 

Capitolo Quarto. — Periodo Terzo, — Conquista ed 

Esplorazioni Nazionali, . • . . „ 98 

§ I. — La grande spedizione militare . • „ 98 

§ IL — Creazione dei Territori . , . . » HI 



LIBRO II. 

TOPOGRAFIA. 



Capitolo 


Primo. — Limiti e Superfi 


§1. - 


Divisioni generali 


§11.- 


- Limiti 


§111. 


— Superficie 


Capitolo 


Secondo. — Orografia 


§1 - 


Topografìa generale 


§11.- 


- Zona Andina 


§111. 


— Zona centrale . 


§iv. 


— Zona Litorale . 


§v. - 


- Stretto di Magellano 


§VI. 


— Terra del Fuoco 


§vn. 


— Isole Subfueghine 


§ vili 


. — Isole Malvine 


§ix. • 


— Neuquén . . . . 


§x. - 


- Carattere generale delle 



eie 



Cordigliere 



» 


115 


» 


115 


Yt 


117 


J7 


121 


» 


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130 


» 


131 


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136 


V 


140 


7) 


141 


n 


145 


V 


147 


V 


148 


7) 


149 


V 


151 



INDICE GENERALE 



XXIII 



Capitolo Terzo. — Idrografia . 
§1. — Coste marine in generale 

§ IL - Fiumi 

§ III. — Fiumi che scompaiono . 
§ IV. — Laghi e Saline 



pag. 



n 



159 
159 
162 
191 
192 



LIBRO IH 



ETNOGRAFIA. 



Capitolo Primo. — Popolazione .... 

§ I. — Origine 

§ n. — Risultati statistici 

§ IH. — Territori nazionali in generale . 
§ IV. — Territorio di Magellano e delle Isole 
Malvine 

Capitolo Secondo. — Demografia .... 
§ I. — • Patagones . 
§ II. — Rio Negro . 
§ III. — Neuquén . 
§ IV. - Chubut . 
§ V. — Santa Cruz 
§ VI. — Terra del Fuoco 

Capitolo Terzo. — Studi Etnografici 
§ I. — Feste e riunioni pubbliche 
§ IL — Il Mate - Alimentazione ed acclimata- 
zione 

§ IIL — Abitazioni e dipendenze 

§ IV. — La bardatura — Il laccio — La boleadora 

§ V. — Il Gaucho 

§ VI. — Jjavori di bestiame .... 

§ VII. — Qualità intellettuali e morali 

§ Vili. — Linguaggio ed idee religiose dei Gauchos 




» 


201 


n 


201 


7) 


210 


V 


232 


n 


234 


» 


240 


V 


240 


» 


250 


» 


259 


» 


261 


V 


262 


» 


268 


1) 


266 


71 


265 


» 


284 


n 


303 


» 


315 


D 


322 


lì 


355 


V 


874 


Ti 


387 



XXIV LÀ PATAGONIA 

Capitolo Quarto. — Nosologia .... pag, 398 
§ L — Stato sanitario generale — • Curanderos — 

Ospedale , 398 

§ II. — Malattie infettive periodiche e oomiini , 404 
§ m. — Dati deirOspedaJe — Mortalità — Salu- 
brità dei territori » 418 

Bibliografia ,427 

Indioe Analitico „ 488 

Indice del II volume „ 451 



PREFAZIOiNB DELL'AUTORE 



^fct 



Non avendo potuto tiare alla luce contem- 
poranearaente la serie di volumi che abbiamo 
scritto rispetto alla Patagonia, non possiamo 
dispensare il pubblico da <j[uo8ta avvertenza, af- 
fluchè possa formarsi un concetto giusto degli 
" Studi Generali „ sopra la Patagonia. In questi 
nella abbiamo omesso rispetto al suolo e ai 
suoi prodotti, all'uomo ed a tutte le manife- 
stazioni di sua attività fìsica, morale e politica. 
Senza discendere a particolari in nessuna delle 
materie trattate, confidiamo di aver raggiunto 
scopo nostro : dar a conoscere la Patagonia 
rto qualunque rispetto. 

Scorsi i quattro volumi che formano la serie 
dì questi Studi, ci pare che ogni lettore potrà 
so ciò che è la Patagonia, ed alcimchè 



l FATAaoHIA 



america ^^1 



tli piìi da potersi applicare a tutta l'Amcri 
Sud. E questo gli gioverà, non solo per aver" 
principalmente arricchito la somma dei proprt 
conoscimenti, sì ancora per dare un consiglio 
opportuno all'emigrante, ed anche animarsi a 
tentar fortuna se anela a maggior ricchezza. 

Sull'importanza del nostro lavoro non spetta 
a noi pronunziarci ; ma l'abbandoniamo com- 
pletamente alla critica ragionata deiropinione 
pubblica, alla quale rimettiamo gl'interessati a 
conoscerla, qualora non avesse a bastare l'opi- 
nione propria che ognuno pu(i formarsene. Dal 
canto nostro possiamo hoIo dire, che abbiamo 
fatto il possibile per conseguire Ìl fine nostro. 

Gli " Studi Generali „ si compongono di 
quattro volumi, che rappresentano altrettante 
serie. 

Nel 1 ci siamo occupati della Storia, Topo- 
grafia ed Etnografia; nel li della Climatologia 
e Storia naturale, cioè della Fauna, Flora e Geo- 
logia ; nel III dell'Economia, vale a dire dèllli . 
viabilità marittima o terrestre, delle Poste e Te- ' 
legrafì, della Pastorizia, Agricoltura, Industria 
e Commercio ; Nel IV della Vita politica, morale 



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i PiBOI.E D 4V 



^|m Aininiiiisti-azione, Immigrazione e Coloniz- 
zazione, Stato Sociale, morale e religioso, Mls- 
siom Salesiane, gli ludi e l' Avvenire della 

^^^tagoiila. 

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^(3el presente ; il II è presso i torchi. L'Opera h 
scritta originariamente in ispagnuolo, e netlaver- 
sionc italiana abbiamo dato luogo ad alcune 
varianti, 

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no ringraziai-e il modesto a paziente nostro 
luttore, i signori revisori, i nostri amici della 
Patagonia che iniziarono la traduzione italiana. 
i Professori di Torino che ci hanno suggerito 
riforme importanti, gli Ecc.'"' Governatori della 
Patagonia per le loro Memorie Annuali che 
contengono i dati ufficiali più sicuri da noi 
consultati, i Municipi di Bietlma e di Patagones, 
i Professori di Buenos Aires e di Montevideo che 
ci porsero documenti importanti, ed i Missio- 
nari Salesiani che ci servirono di acorta e ci 
illuminarono circa molti dati incerti. 
^^L.K non ci è dato di fmir meglio, che facendo 
^^Bt speciale menzione di ringraziamento all'il- 
^^Mre nostro promotore, il quale con tanta 



LA PATAGONIA 



2. — Divisioni. — La storia della Patagonia si 
riassume nella storia de' suoi viaggi colle relative sco- 
perte e risultati, e sotto tale rapporto può ridursi in 
tre periodi principali: 

I. Scoperta e spedizioni; 
IL Colonizzazione ed esplorazioni; 
IH. Conquista, esplorazioni nazionali, creazione 
dei Governi Territoriali. 

3. — Trascorso e interventori del 1*^ periodo. 

— Il primo periodo abbraccia l'epoca dalla sua sco- 
perta, impresa da Magellano nel 1520, fino alla fon- 
dazione di Patagones nel 1779. 

Nelle scoperte intervennero primi gli Spagnuoli 
(1520-1580), poi gli Inglesi (1577-1600), gli Olandesi 
(1598-1645), i Missionari Chileni (1610-1718), ed i 
Francesi (1695-1764). 

Le scoperte si riferiscono ai punti situati sulle coste 
riiarittime ed allo sbocco dei fiumi; solo i Missionari 
Gesuiti si diedero ad esplorazioni neirinterno della 
Patagonia, scoprendo il lago Nahuel-Haupì ed altri 
centri. Le missioni si ripetono poi in altro periodo 
(1747-1775), cominciandosi dal Sud di Buenos Aires e 
terminando con alcuni viaggi alla Patagonia Setten- 
trionale, della quale scrisse lodevolmente nel 1774 il 
Missionario P. Thomas Falkner. 

Tale opera sortì gran esito in Europa, specialmente 
in Inghilterra, patria del Missionario; ma la Spagna 
se ne avvantaggiò più di tutti, inviando a riconoscere 
e popolare quei paraggi descritti, e specialmente il 
Rio Negro. 



LIBRO I - NOTE STOttlCHE 6 

In quest' epoca tentarono parimenti gli Spagnuoli 
dì colonizzare Io Stretto, fondandovi U Piierto Felice 
(Porto della fame da Cavendish) nel 1580, colonia ohe 
ebbe la piìi sventurata fine. 

Altra prova di colonizzazione si tonti) dai Francesi 
ed Inglesi (1704-1774) nelle isolo Malvine, che gli 
o gli altri abbandonarono per lasciarle agli Spagnuoli 
loro sovrani signori: questi, fin da quell'epoca, vi sta- 
bilirono una guarnigione, soppressa nel 1810, 

Il periodo abbraccia 200 anni, e nelle scoperte 
colsero la palma gli Olandesi al Sud dello Stretto, e 
gì' Inglesi nello Stretto e Coste Marittime imponendo 
^1 nome a vari Capi, Baie, Punte e Monti litorali. 



^B 4. — 2" Periodo. — Il secondo periodo abbraccia 
uh secolo circa, e data dalla ibndazioue di Patagonea, 
di Biedma (1779), e dalle esplorazioni del Rio Negro 
verso l'interno. La colonizzazione ebbe principio sul Rio 
Kegro, e si estese all'Est ed al Sud con passo somma- 
mente lento. Dal 1810 al 1833 seguono alcune spe- 
dizioni militari, per reprimere i latrocini degli indi ; 
e si fecero altresì alcuni viaggi soientiSci (1827-1833), 
e infijie si rinnovò dagli Inglesi l'invasione alle isole 
Malvine. 

Il Chili imprende a colonizzare la Patagonia Ocoi- 
dentale in Territorio di sua pertinenza nello Stretto, 
Punta Arenas (1843-1852), dopo d'aver abbandonato 
Puerto Bulnes. 

Col 1829 gl'indi ripigliano a spiegare la loro indole 
barbara e selvaggia, distruggendo la Colonia San José, 
ooU'abbattere, depredare e sterminare quanti e quanto 



6 LA PATAGONIA 

ne intercettasse gli istinti feroci. Giungono all'apogeo 
del loro regno e possanza, fino ad imporsi al Governo 
col quale stipulano Trattati di pace e limiti, non al- 
trimenti che fra Governi stabili. Gli indi Pampas si 
collegano agli Araucani, e questi con quelli della Pa- 
tagonia e Fueghinì, e tutte le razze compatte si di- 
chiarano nemiche deirincivilimento, e solidarie nelle 
concordi loro scorrerie fra i popoli civili. 

Regna il terrore nei Coloni, perchè gli indi non 
perdonano a provvedimenti di resistenza, né lasciano 
intentate occasioni per spadroneggiare, saccheggiare, 
rendere schiavi, e trucidare. Le autorità militari reagi- 
scono, e per rappresaglia uccidono, e spacciano il primo 
indio che incappa nelle loro mani; ma gli indi trion- 
fano, perchè colle loro orde mantengono assediate le 
popolazioni, impegnando invasioni, saccheggi ed in- 
cendi, e trascinando seco schiavi le donne ed i fan- 
ciulli, dopo aver fatto scempio degli uomini. 

Le crudeltà e gli assassini si moltiplicano atroce- 
mente dal 1848 al 1877, epoca in cui termina la serie 
delle invasioni il Cacico Cayul con una campagna ge- 
nerale che ha principio al Rio Colorado e finisce al 
Rio Negro, dove viene debellato. 

Le popolazioni si rammaricano col Governo,' e muo- 
vono istanze che per pietà imponga un limite a sì af- 
fannosa situazione, in cui le loro vite versano in pericolo 
ad ogni istante. 

Tali grida determinarono il Governo ad inviare una 
forte spedizione militare, per romperla una volta colla 
prepotenza degli indi, e conquistare definitivamente gli 
estesi territori della Pampa e Patagonia. La spedizione 



PREFAZIONE DELL'AUTORE 



f Non avendo potuto darò alla luce contem- 
poraneamente la serie di volim[ii che abbiamo 
scritto rispetto alla Patagonia, non possiamo 
dispensare il pubblico da <)ue8ta avvertenza, af- 
finchè possa formarsi un concetto giusto d 
" Studi Generali „ sopra la Patagonia. In questi 
nulla abbiamo omesso rispetto al suolo ( 
suoi prodotti, all'uomo ed a tutte lo manife- 
stazioni di sua attività fìsica, morale e politica. 
Senza discendere a particolari in nessuna delle 
materie trattate, confidiamo dì aver raggiunto 
lo scopo nostro : dar a conoscere la Patagonia 
sotto qualunque rispetto. 

Scorsi i (juattro volumi che formano la serie 

hqueat! Studi, ci pare che ogni lettore potrà 
e: Ora so ciò die è la Patagonia, ed alcunché 

- La IMia'jbiiia. Voi. [ I. B 



8 LA PATAGONIA 

moderni le esagerazioni ed inesattezze. Ci siamo valsi 
inoltre di documenti ufficiali, tratti dagli archivi, di 
descrizioni d'articoli di giornali che hanno procurato di 
mettere in chiaro alcuni erronei apprezzamenti storici. 
Per il terzo periodo abbiamo consultato storie vi- 
venti; vale a dire, vecchi indigeni che hanno raggiunto 
d'età i quattro quinti di secolo; indi sinceri; soldati e 
marinai che presero parte alle spedizioni ed esplora- 
zioni; stranieri e coloni nazionali. Abbiamo pure visitato 
tanti dei siti stessi che furono il campo dei fatti princi- 
pali di questo periodo. I viaggi, le cronache e le tra- 
dizioni viventi c'istruirono più che non jli stessi 
autori. 



CAPITOLO SECONDO 



Primo Periodo. — Viaggi e Scoperte. 

§ I. — Spagnuoli. 
1620-1584. 

Gli Spagnuoli dopo di aver scoperto, col mezzo di 
Niihez de Balhoa (29 Settembre 1513) il grande Oceano, 
dal golfo San Miguel dell'America Centrale, prossimo 
airistmo di Panama, argomentarono che doveva esi- 
stere uno Stretto al Sud, giusta Topinione di Vespucci, 
per cui il Continente scoperto da Colombo era un 
Nuovo Mondo, e non il vagheggiato continente Asia- 
tico co' suoi ricchi imperi descritto da Marco Polo. 

0. — Solis. — L'idea dello Stretto mosse il Re di 
Spagna principalmente, ad inviare Juan Diaz de Solis, 
per rintracciare questo passaggio che per acqua lo 
•conducesse fino aUa costa di Panama. 



10 LA PATAGONIA 

Il Pilota maggiore del regno salpò dalla Spagna 
r 8 di Ottobre 1516 dirigendosi al Brasile, che costeggiò 
fino al grado 35", dove scoprì il Mar Dolce (il fiume 
Piata) che colmò il suo cuore di grandi speranze, cre- 
dendo di aver trovato il passaggio che cercava diretto 
al mare di Balboa; ma là lo attendeva la morte per 
mano dei feroci indi Charruas, che proditoriamente lo 
uccisero sbarcato a terra in un cogli otto suoi com- 
pagni. Fatale ed inattesa sventura, che gl'impedì di 
condurre a termine l'arrischiata impresa di scoprire la 
Patagonia e lo Stretto che rese poi immortale Ma- 
gellano. 

7. — Magellano. — Così tragica fine della prima 
spedizione in cerca dello Stretto, non disanimò gli 
Spagnuoli, né il cavalleresco portoghese Don Her- , 
nando de Magallanes, Disgustato egli col suo Re per 
ingiustizie e mala rimunerazione dei propri servigi, 
trova vasi in Ispagna colPanimo di servirla in alcima 
navigazione, dove il valore, la coltura e la perizia nau- 
tica a lui proprie avessero a presentargli una gloriosa 
impresa per rendersi vie più grande, nello stesso tempo 
che riconoscente verso la Spagna, e dare occasione di 
pentimento al suo Re ed agli invidi compatriotti. 

ri giovane Re di Spagna, Don Carlos d'Austria, 
l'accolse favorevolmente all'udire i grandiosi suoi pro- 
getti di scoprire il passaggio cercato da Solis , e 
dell'esplorazione definitiva delle ricche isole di Espe- 
cerias conosciute dai Portoghesi. 

L' accoglienza favorevole e la decisa protezione 
del re di Spagna conturbò il re di Portogallo fino a 




ww^ 



■^TTS" 



(tendere di impedire l'impresa, e distoglierne il nobile- 

rrtoghese con lusinghe e minaccie. Tutto fu indarno; 

itrepido marinaio seppe disprezzare queste e scan- 

le altre, occupato di oontimio nelle preparazioni 

sno viaggio. 

La protezione del Kn o la fatua del suo valore 
nb molti Spagnuoli ad unirsi a lui, e cosi potfe 
equipaggiare cinque navi con 255 uomini, dei quali 
solo 17 dovevano ritornare in Ispagna, colla celebre 
;** Vittoria „ comandata dal piloto Veneziano Don Se- 
ian Elcano, tre anni piii tardi dulia partenza dì 
fan Lucar. 

Sbarazzatosi delle difficoltà ed insidio che gli ten- 
svano i suoi nemici, salpò da San Lucar il 23 di Set- 
bre 1610, seguendo il cammino di Soli's verso il 
iflo, e il 10 di Gennaio del 1520, dopo di aver 
laato il Capo Santa Maria, entrava nelle acque- 
[el mar Dolce, che riconobbe come fiume dopo aìcune- 
eaplorazioni. 

Persuaso che il Canale interoceanico non poteva 
■arsi in queste acque, levò le ancore e passò il 
ipo San Antonio il 10 di Febbraio, per andar ad 
lorare ì primi giorni di Aprile nel porto che chiamò 
San Itdiau fiat. 48" 15'), situato nella Patagonia 
trale. 

E probabile che osservasse le vere coste Patago- 
ihe ai primi di Marzo, ma che si tenesse poi ad una 
ideate distanza, inviando di frequente a riconoscerle 

ido presentavano qualche seno verso l'interno. 

Perciò scoprì il golfo San Mafìfìs, e vide proba- 

Imentc la bocca del Mìo Npfjro, la penisola Vnldh, 




12 LA PATAGONIA 

il Capo Dos Bahias (44° 56'), il golfo San Jorje, il 
Capo Bianco (47'' 12'), la foce del Bio Deseado, ed 
alcuni altri punti fino a San lulian, dove si trattenne 
alcuni mesi per isvernare e riposare colla sua gente. 

Là fu dove Pigafetta, uno dei 17 che sopravvissero, 
e relatore del viaggio, dice di aver veduto uomini gi- 
ganti i cui piedi erano enormi. E già noto oggidì che 
la razza di tali giganti non è esistita nella Patagonia, 
<3ome in nessun' altra parte, e tanto meno cogli enormi 
loro piedi che diedero origine alla nuova loro denomi- 
nazione, di Patagones (piedi grandi). I Patagoni erano 
e sono uomini alti, ma apparvero assai di più per una 
specie di berretto di pelle di guanaco, a guisa di mitra 
alta, in cui si avvolgevano la testa. I piedi, per una causa 
analoga, apparirono egualmente enormi, calzando ojotas, 
certi sandali mal formati con cuoio di volpe o di gua- 
naco, che indubbiamente fecero credere fossero di tali 
sproporzionate dimensioni i loro piedi. 

E assai probabile tuttavia che Pigafetta abbia esa- 
gerato, nella fiducia che in quel tempo difficilmente 
sarebbesi verificata la sua asserzione, giacché è vero- 
simile che gli indi airavvicinarsi ai naviganti e ve- 
nirli a visitare molte volte, com' è di loro costume, 
accolti bene una volta, si sieno lasciati vedere coi 
piedi e testa scoperti, ad istanza dei marinai. Se Ma- 
gellano non fosse morto, senza dubbio avremmo avute 
fin dapprincipio nozioni più esatte della statura dei 
Patagoni, che Magellano dovette osservare e studiare 
nonostante le sue altre gravi occupazioni. 

Durante la sua permanenza in San lulian inviò 
alcuni bastimenti esploratori verso il Sud; fra i quali 



LIBRO I -SOIK STOUIUl 



caravella " Santiago , sotto il comando del Piloto 
Serrano, che arrivò a scoprire la bocca del fiume 
denominato liio Santa Cniz, dove naufragò 
itrosamente lasciando nelle acque Patagoniohe il 
imo scheletro d'un bastimento, ed aprendo così la serie 
naufragi, che al giorno d'oggi sommano a molte 
Ltinaia nello regioni dello stretto e nelle subfueghine. 
ido in San Iiilian osservò, 1' 1 1 d'Ottobre, nn'occlisse 
che permise all' astronomo della spedizione 
'rea f?^ San Martino di prendere la longitudine 
lulian. Con questo dato sicuro levò le ancore 
di Ottobre, dirigendo le suo navi verso il Sud 
in' cerca sempre dello Stretto, riconoscendo verosimil- 
mente gli estuari di Santa Cruz (50' 8'), Coyle (50' 58'), 
■Gallegos (51" 37'), finché il 21 di Ottobre del 1520 
TÌilCaho (Capo) che denominò dello 11.000 Vìr- 
'.es (Vergini), situato all'imboccatura dello Strelto 
(52" 20'). Appena riconobbe le acque dello Stretto, con- 
statò che in realtà si trattava del Canale interoceanico. 
G comprese che là s'inaugurava la gloriosa sua fama. 
Con la fede ardente e fermezza incontrastabile 
degli scopritori de' suoi tempi, prese a trasfondere 
i' compagni quell'ardore arcano che anima l'avvenire 
trionfo ed il felice risultato dell'impresa. 
li mare, come se avesse voluto tenerlo a bada, 
iato, ammonticchiava colossali marosi all'imper- 
iar dei venti australi, che uiuggivano contro Io 
iie vergini delle coste, Eschiavano fra gli alberi 
te navi, e ruggivano sopra le spume biancheggianti 
onde, frangentisi fragorosamente te ime contru 
altre tutte in un orrido e cupo tramestio. 



14 LA PATAGONIA 

L'imponente e spaventoso frastuono del mare in 
quel sito, lo sporgersi a fior d' acqua delle teste di 
grandi cetacei ed anfibi, il misterioso di quel canale 
solitario e giammai percorso da vivente civile, la soli- 
tudine, l'ignoto, la tristezza di quelle coste sterili e de- 
solanti s'imposero, insieme a nere risoluzioni, sull'animo 
dei marinai soggetti all'intrepido Portoghese, il quale 
tanto più deciso quanto maggiori si frapponevano i 
pericoli, non riuscì tuttavia ad impedire che una nave 
<ìon tutta la sua ciurma desse di volta verso la Spagna. 

A tale diserzione non potè fare à meno di deplo- 
rare la mancanza di valore e di fede ne' suoi marinai, 
ma né questo contrasto né le proteste degli altri ohe 
lo instigavano a retrocedere, poterono vincere la sua 
ferma determinazione, ed il V di Novembre battezzava 
<3ol nome di " Tutti i Santi „ (a ricordare la solennità 
del giorno) lo Stretto che già aveva cominciato a sol- 
-care. 

Non appena entrato, i pericoli si aggrupparono nelle 
.punte rocciose lunghesso le coste, nelle onde conti- 
nuamente agitate, nelle bufere, e negli stessi compagni 
vie più esasperati; ma le navi proseguivano silenziose, 
fermandosi, ora in una baia difesa, ora dinanzi ad uno 
scoglio, od in un seno in previsione di una burrusca 
che non avesse a spingere e distruggere contro gli 
irrompenti fiotti, le quattro tavole colle cento teste 
che dirige vanle. 

Nel passare i punti più angusti, scorsero sulla costa 
Sud delle fiammate ed alcuni uomini di piccola sta- 
tura che TaUmentavano con legna secche : a questa 
terra imposero il nome di " Tierra de los Fuegos „ 



LIBRO I - KOTE STORICHE 15 

(Terra dei Fuochi), e continuarono ad avanzare rico- 
noscendo varie baie e Capi, che non denominarono, 
eccetto la Bahia del Norie (53^ 40') ed il Cabo Pilares 
(52^ 42') all'uscita dello Stretto, il 27 di Novembre 
del 1620. 

Il mare di Balboa, tranquillo e dolce in compara- 
zione dello Stretto, venne battezzato col nome di 
Pacifico, forse anche perchè si calmarono gli animi 
della ciurma sopraffatta dai pericoli e dalle priva- 
zioni. 

Trascorsi alcuni giorni nelUesaminare le coste e 
fornirsi d'acqua per il restante del viaggio verso le 
Indie, spinse le navi verso quelle regioni attraverso 
all'immenso Oceano che avea scoperto, senza pensare 
più che tanto ai pericoli che gli soprastavano. Inauditi 
infatti furono i patimenti e le ore d'angustia ; estrema 
la fame e la sete ; terribili i momenti di dolore, di 
fronte alla ciurma decimata, causa lo scorbuto e le 
fatiche. Arrivò finalmente ad alcune isole (Marianas), 
dove si rifornì di acqua e si provvide di vetto- 
vaglie, e di là prese a percorrere gli Arcipelaghi 
Oceanici fino ad arrivare all'isola del Zebù, dove 
trovò la morte nell' isolotto Mactan, per mano dei 
furiosi isolani che non riconobbero la sua autorità 
(23 Aprile 1521). 

Come è noto, parte dei superstiti, dopo di aver 
affrontato altrettanti pericoli e patimenti, fecero ri- 
torno in Ispagna sulla nave Victoria go\"ernata da 
Sebastian Elcano, passando realmente per le isole 
Especerias ed il Capo di Buona Speranza, per arrivare 
a San Lmar il 4 di Settembre 1522. Questo fu il 



16 LA PATAGONIA 

primo viaggio di circonnavigazione, compitosi in tre 
anni, dopo il quale restò aperto il cammino a tutti 
gli altri, che si fecero fino ad oggidì. 

8. — Vespucci. — Non possiamo terminare Fistoria 
del vero scopritore della Patagonia e Stretto, senza 
ricordare un altro personaggio a cui se ne volle attri- 
buire la gloria: Americo VespitccL 

Questo navigante, che scrisse egli medesimo i suoi 
viaggi, narra che nel suo terzo viaggio arrivò ad una 
Terra australe, circa la lat. 52', le cui caratteristiche 
si assomigliano assai a quelle della Patagonia, descritte 
da Pigafetta. Ma il marinaio Fiorentino allenta il freno 
alla sua immaginazione, e la descrive congetturandone 
forse resistenza dalla forma della parte del Continente 
già conosciuto, e dal clima che dovea sentirsi in quella 
latitudine. 

Il terzo viaggio del 1502, e scrìtto nel 1504 in una 
lettera indirizzata a Lorenzo Do' Medici, è stato messo 
in forse rispetto alla lat. 52-55" che sarebbe quella 
dallo Stretto di Magellano al Capo d'Hornos. Wa- 
shington Irving e Navarrete, i quali eclissano in gran 
parte i meriti di questo viaggiatore, rivocano in dubbio 
lo sue vantate scoperte, (Quelle massimamente in cui 
egli si arroga priorità a Cristoforo Colombo, e riten- 
gono favolosi i suoi viaggi Australi. 

Humbold, ed altri che pur gli fecero qualche con- 
cessione, dichiarano problematico questo viaggio e solo 
congetturale, e difficilmente ammissibile nella parte 
che riferisce di 32' a 52' di latitudine Sud, dalla quale 
Americo Vespucci dice di essersi diretto alla Sierra 



^7 di 



■^^^ 



UBICO I - soiK siurii:hf; 1 i 

Leona delle coste d' Africa, per giungere a Lisbona 
^.7 di Settembre del 1502. 

[•Secondo lui, visitò la Terra (che dovea scoprire 
;ellant>) nei primi mesi del 1502, lasciandola il 
7 di Aprile dello stesso anno, mentre trov^avasi al ser- 
vizio del Re dì Portogallo. 

L'autenticità di queste narrazioni, come di quelle 
del primo viaggio, fu sempre piìi argomento di ra- 
gionevoli sospetti presso quasi tutti i migliori sto- 
rici e geografi Spagnuoli ed Americani, di conserva 
coll'Humbold; e per conseguenza doesi riconoscere 
itagellano per il vero Scopritore dell'esiremità del 

titinento Sud Americano. 
Bisogna tuttavia far onore al valente Fiorentino, 
aver concepito almeno l'idea della prolimgazionc 
, Continente fino a quella latitudine ; giacchà egli 
I fu il primo a sostenere, con logiche congetture, 
doversi ammettere che il Continente scoperto da Co- 
lombo non fosse l'Asiatico, ma dovesse estenderei fino 
^lla latitudine ohe presume d'aver egli stesso toccato. 






— Laiza. — Per comprovare il viaggio di Ma- 
;ellano e le narrazioni di Pigafetta, salpò da un porto 
della Spagna un'altra spedizione (1520) al comando di 
ilarcia Laiza, che percorse le coste patagoniche, 
morendo poi d'un'epidemia non appena attraversato lo 
Stretto. 

Laiza scoprì il Rio GaUegos, che denominò Saìt 
tfiynso, sebbene ne paia probabilmente scopritore 
llano, e gli imposo il nome del suo piloto Basco 
che voleva onoiato. 



18 l.A l»ATA(;(»XIA 

Altri credono che tal nomo sia dovuto piuttosto a 
quel fiume, da una colonia (iallegn, che vi si stabilì 
molti anni dopo, e dalla quale deriverebbe appunto 
il nome di lììo de los (Jalleffos, 

Morto Laiza, il Sotto (domandante F, Ifoces si as- 
sunse il Governo delle navi, proseguendo il viaggio 
uno de' suoi l^fliciali fino al grado 55" Sud. Navarreto 
<3 Humbold sostengono che F. Ifoces scoprì il Capo 
^ Hornos „ in Febbraio del 152(). Scoperto alcune 
isole nella Patagonia Occidentale, fecero ritorno in 
Ispagna. - 

10. — Alcazaba. — Sorte peggiore che non a 
Laiza toccò a Hlmon Almzaha, il quale perì per mano 
della ciurma ril)ellataglisi ])rima di passare lo Stretto 
(1534j,che era venuto a navigare in nome della Spagna. 

11. — Camargo. — Nel 158i) venne alla Patagonia 
un'altra spedizione al comando di Alonzo Coìnargo, il 
<iuale passò lo Stretto e Tanno seguente arrivò ai porti 
del Chili e Perù sul Pacifico, essendo il primo navi- 
gante che desse comi)imento al piano di D," Juan Diaz 
de Soì/s, di giungere cioè ai possedimenti Spagnuoli 
deirOccidente d'America i)er via marittima. 

A lonzo Gamarcjo era venuto nelle terrea di Magel- 
lano con tre navi, per prendere possesso del territorio 
oggidì della Patagonia Occidentale (limitata al Sud 
dallo Stretto, all'Est dalle Cordigliero ed al Nord dal- 
TAraucania), sfruttarne le miniere, e popolarlo ; ma 
l'esito non rispose a' suoi disegni, i)erchò delle tre navi 
con tutto l'equipaggio, una si perdette . nello Stretto, 



LIBRO I- NOIE STORICHE 19 

un'altra fece ritorno in Ispagna, e la terza con lui ed 
alcuni pochi marinai potè toccare le coste del Perù, 
cominciato a conquistarsi da Pizarro. 

12. — Ladrilleros. — Governando il Chili Don 
Hurtado de Mendoza, fu inviato il valoroso ufficiale 
J, Ladrilleros (1557), affinchè studiasse lo Stretto e le 
coste occidentali della Patagonia. 

Dopo vari scontri cogli indi e vantaggiose esplo- 
razioni, ritornò a Valdivia coi dati del suo viaggio 
che proiettarono gran luce sul vero valore strategico 
dello Stretto. 



§ II. — Primo viaggio degli Inglesi 

E COXTINUAZIOXE DEI VLVGGI SPAGXUOLl. 

Gli Inglesi fino dalla scoperta della Patagonia ave- 
vano tenuto dietro allo sviluppo delle rumorose con- 
quiste, per muoversi a tempo opportuno ed entrare 
insieme ài nuovi conquistatori a godere sui resti dello 
spezzato impero degli Incas. 

Con più diritto che non i Francesi, già stabilitisi nel 
Canada, potevano essi aspirare a questo riparto, avendo 
un loro compatriotta, Tlrlandese Gurnhiorn, scoperto 
l'America del Nord nell anno 877, ed avendola esplo- 
rata altri della propria razza fino alla nuova Scozia in 
sulla fine del 1000. 

Malgrado questi antecedenti rimasero indifferenti al 
principio, leggendo intanto !e meravigliose narrazioni 





degli esploratori, per formarsi un esatto giudizio delJh 
scoperte, e sapere a che punto dirigersi iu momem 
opportuno. 

13. — Drake. — Per esamiuare sullo stesi 
reno il campo futuro delle proprie conquiste, invìaroi 
all'America del Nord alcuni audaci uomini di mare..' 
Venne tra questi Francesco Drake, marinaio intelligente 
e coraggioso, con animo di studiare le condizioni 
dei conquistatori e conquistati, aprendo commercio 
cogl'indigeni e portar seoOj se la fortuna gli sorridesse, 
un piano di tutto quello che potesse giovare agl'in- 
teressi de' suoi corapatriotti, 

Drake lasciò l'Inghilterra nel 1574 dirigendosi 
Canada, esplorato recentemente dai Francesi, percorse 
parte delle coste dell'America dei Nord e velegg ih in- 
fino al Messico, centro delle operazioni spagnuole, dove 
sperava compiere i suoi disegni. Ma gli Spag;iuoli non 
lo accolsero favorevolmente, anzi avutolo in conto forse 
di spia od ucoello di malaugurio, gh fecero in tender© 
le loro male disposizioni catturandogli una nave. Ni 
trattò egli allora di opporre resistenza, ma penab 
vendicarsi a suo tempo ; e fece ritorno alla |fatril 
per riferire il frutto delle sue esplorazioni. 

Due aimi dopo, Sir Humphry preparavasi per 

spedizione all' America dal Nord, e Drake parti p er il Si 

Toccali alcuni punti del Brasile, mlnaecian do Bu< 

, Aires, si dire33e a SartJw^tHH par temperare lo sconteul 

P. degli uni, reprimsre le macchinazioni degli altrj, e dt- 

i sporsi ad entrare nello Stretto. SÌ fermò là tutto 

iBse di Giugno, visitò le navi, le provvide di gras 



in- 



^^K pinguines (uccelii pinguini), punì colla pena capitale 
^^B suo Sotto Comandante perchè non voleva seguirlo 
^^M[ ammutinava la restante ciurma ; ma non potè im- 
^HpSire la fuga di una nave, governata dal capitano 
^^D'inter che ritornai in Inghilterra. 
^^H Como fu rifatta la sua gente, parti per PirnHo Gal- 
^^KfOS, esplorando le coste, finche il 15 d'Agosto potè 
^^Konoscere l'entrata dello Stretto. Cinque giorni dopo 
^^Hi penetrava, ed il fi di Settembre vedevasì di fronte 
^'ninmenso Pacifico, avendo impiegato solo 17 giorni 
nellattraversarlo, dato il nome di Santa Isohel alle 
isole situate al NE della Balda Laredo, poco di- 
^Kgante da Punta Arenas. 

^HP Quando pensava di dirigersi a Valdivia, una forte 
^^Karrasca lo spinse verso il Sud fino al grado 57° di 
^^B^'tiidinc, donde bordeggia verso Nord costeggiando le 
^Hpiie di fronte a Llaiiquikue del Chili. 

Colmo di gioia per il felice e rapido passaggio, volle 
rendere immortale su nel cielo il nome dello Scopritore 
dello Stretto, chiamando Magaìhtifs (Magellano) le 

»i più belle nebulose del cielo meridionale. 
Alcimi autori opinano, che l'occasione d'una eclissi 
lima, osservata appena passato lo Stretto, fu quella 
ohe lo mosse naturalmente a contemplare la bellezza 
delle costellazioni e nebulose australi il cui nome eragli 
I^DOSCiuto, battezzando così le due nebulose che più 
llbirano l'attenzione generale col nome dello Scopritore 
Ilo Stretto. 

ir Passata Llanquihue, si diresse alle prime Colonie 
;niH)]e, ohe attaccò vittorioso caricando le sue navi 
~© portando via armi, tesori e prodotti. 



22 LA PATAGONIA 

14. -^ Gamboa. — La notizia del disastro toccata 
agli Spagnuoli per parte del corsaro Inglese, determinò il 
viceré del Perù, D. Francisco de Toledo ad inviare 
D. Fedro Sarmiento de Gamboa con una squadra, 
affine d'inseguire il corsaro che già avea preso la dire- 
zione d'Inghilterra. 

Tornando inutile Tinseguimento, Gamboa si diresse 
allo Stretto per esplorarlo con tutta comodità ed osser- 
vare dove avrebbe potuto fondare una Colonia come 
Forte avanzato. 

Giuntovi, esplorò infatti in tutti i loro particolari 
le coste occidentali della Patagonia, e lo Stretto fino 
all'Atlantico, dando il nome di Cabo Espiritu Santo 
a quel Capo che tuttora porta tal nome, situato 
all'estremo Sud della bocca atlantica (lat. 52° 40' e 
long. 68" 36' 0. Gr.). 

Nel 1579 Sarmiento de Gamboa presenta vasi al 
Viceré, per informarlo della sua spedizione, rilevandogli 
la convenienza e l'importanza di stabilire ima colonia 
nello Stretto. 

Il Viceré per mezzo dello stesso Gamboa, spedì 
lettere al re di Spagna Filippo II, encomiando le 
eccellenti qualità dell'Esploratore e facendogli intendere 
la necessità di creare un Governo Territoriale nello 
Stretto di Magellano. 

Filippo II annuì alle proposte del Viceré e nominò 
lo stesso D. Fedro Sarmiento de Gamboa Governatore 
del Territorio Magellanese e Terre Australi, confidan- 
dogli 23 caravelle con 2000 persone, tra soldati, marinai 
e coloni, e con tutto il necessario per fondare una 
Colonia fortificata. 



LIBRO I - NOÌTE STORICfiE 23 

Il nuovo Governatore partì da Siviglia al principio 
del 1581, per prendere possesso della sua nuova carica, 
ma con così avversa fortuna, che all'arrivare allo Stretto 
già avea perduto 20 navi e 1200 persone, tra naufragi, 
diserzioni ed altri contrattempi. 

15. — Finalmente ai primi del 1584 fondò la Co- 
lonia che, per onorare il suo Sovrano, chiamò di " San 
Felipe „ situata nella penisola Brunswick (lat. 53° 38') 
a 50 Chilometri dal sito dove oggi sorge Punta Arenas. 
Questa fu la prima e più sventurata Colonia stabilitasi 
nella Patagonia Australe, con 400 Coloni, i quali peri- 
rono quasi tutti di fame. 

Le necessità della sua Colonia lo fecero partire in 
corca d'aiuti verso le coste dell'Atlantico, i ciii venti 
vennero ad accelerare il suo viaggio, spingendolo alle 
Coste della Patagonia Centrale, donde partì per il 
Brasile affine di ottenere soccorsi. 

Se era stato mal avventurato ne' suoi principi non 
lo fu meno alla fine, poiché fatto prigioniero da un 
corsaro inglese, venne condotto in Inghilterra, dove la 
regina Elisabetta mossa a compassione de' suoi infortuni, 
uniti a tanto valore, dopo qualche tempo gli accordò 
liberta. Frattanto la Colonia veniva meno e periva di 
miseria, lasciata in abbandono mentre il suo Fondatore 
gemeva tra nemici. 




LA PAfAttOKIA. 



Prime spedizioni Inglesi, 



1585-1600. 



Di ritorno in Inghilterra, Drake narrò con tinte lu- 
singhiere le sue prodezze, esaltando le ricchezze dei 
prodotti del Perii e la facilità d'impossessarsi di quelle 
terre, come già avevano impreso altri de' suoi compa- 
triottì per il Nord d'America. 



16. — Cavendisch. — Il buon risultato dell'impresa 
di Drake ravvivò l'interesse in molti, e fece risolvere 
Tommaso Cavendisch a tentare la fortuna con tre navi 
sulle coste Patagoniche, senza perdere di vista i basti- 
menti spagnuoli che fossero di ritorno in Ispagna carichi 
di tesori. 

Nel 1587 solcava le acque del Piata, minacciando 
Buenos Aires, ma dovette ritrarsi allo Stretto per di- 
rigersi alle coste del Chili che sperava di sorprendere. 

Rasentando le coste orientali della Patagonia ancorò 
nel Puerto Deseado (lat. 47° 45'), all'imboccatura del 
fiume omonimo, visitando altri punti già denominati 
da Laiza e Drake. 

Nello Stretto, giunse alla misera Colonia " San 
Pelipe „ i cui abitanti affamati, lo scongiurarono che, 
per amor di Dio, li scampasse dalla morte certa 
che loro soprastava. 

Cavendisch prese a bordo i 15 uomini e le tre donne, 
che ancor sopravvivevano dei 400 che vi avea lasciato 



del 



lo sventurato Sarmiento, e diede il nome di " Puerto 
del Hambre ^ (Pori Famin - Porto della feàiel.-af-. 
della Colonia, lasciandovi alcuni Inglesi a ou- 
idìa, i quali incontrarono la stessa triste fine, tranne 
;o che fu raccolto da Andrea Murrick nel 1590. 
Lasciato Puerto Hambre, proseguì verso il Sud per 
lo Stretto, con grandi difficoltà, causa le correnti e le 
ostinate burrasche. Due o tre volte dovette gpttar 
l'ancora prima di lasciare il Capo piii australe della 
Penisola Bnmswick che costeggia'i'a ; già la sua 
gente era estenuata dal cammino e dal clima, con tutto 
che sì viaggiasse in Gennaio flóf^S). tl^na bonaccia 
infine inaspettata gli porse il destro di oltrepassare il 
Capo, dopo il quale lo Stretto seguita^'a al NO, secondo 
LO lo assicuravano i nuovi passeggieri del Puerto 
ire. Il 18 di Gennaio superò quel Capo, le cui 
iti 31 erano ostinate ad interdirgli il viaggio, i' 
tate ragione io qualificò " Cap Froward - {Cabo 
lodo - Capo testardo), situato alla lat. 63" 54' Sud, 
[1* 17' di long, lìvest di Greenwich. 

montuoso Capo, cosi denominato da Cavendisch, 
bì eleva a 360 metri sopra il livello del mare, era 
Itti australe del continente Sud Americano, giacché 
al Sud dello Stretto solo esistono isole oon capi e punte, 
ma non continuazione di terra ferma del Continente. 
Cavendisch cosi veniva ad avere il merito, se non di 
una scoperta ipoichè lutti i viaggiatori prima di Ini, 
tnoorainciando da Magellano, lo avevano riconoaeinto 
sebbene non avvertissero fosse l'estremo australe del 
contùieat«| quello, almeno, d'aver imposto un' appro- 
priata denominazione che la storia e la geografia cnnser- 



2() LA PATAiiOMA. 

\ arono, sonza che sia stato smentito da altri navi- 
ganti posteriori l'originalo suo significato. 

Passato lo Stretto, si diresse al Perù assestando 
colpi fortunati agli Spagnuoli, pei quali potò rifarsi di 
qualche perdita sofferta durante il viaggio, 

17. — Vari. — Sulle tracce dei medesimi compirono 
viaggi Mrrlitk (1581)), Chidki/ (1591) ed altri, alle 
Coste della Patagonia e attraverso lo Stretto, ma senza 
risultati pratici per la geografia. 

18. — Davis. — Davis, compagno di Cavendisch, in 
una seconda spedizione costeggiò la Patagonia fer- 
mandosi al Puerto Deseado, per dare la caccia alle foche. 

A quanto ricavasi dal suo viaggio, pare abbia visi- 
tato il NE delle isole Malvine, spintovi, per caso, da 
un uragano d'Ovest. 

Cavendisch intraprese il suo secondo viaggio nel 
1591-92 per T America, ma solo Davis visitò la Patagonia 
ed e3j)lorò le isole Malvino, giacché il suo Comandante 
avea fatto ritorno in Inghilterra dalle coste del Bra- 
sile, come pure, lasciate lo Malvine, dalle coste Pata- 
goniche ritornò Davis. 

19. — Hawkiiis. — Fino a quel tempo tutti i 
corsari orano riusciti più o meno trionfanti ; ma era da 
aspettarsi che le loro piraterie, facessero ricadere su 
alcuno il premio da altri meritato. 

liiccardo IfawJcins, quegli che recò meno danno, 
dovea essere il castigato, a cagione della propria te- 
merità e presunzione ne* suoi velieri. 



LIBRO I - NOTE STORICHE ^ 27 

Venne questo corsaro, verso la fine del 1593, al Rio 
Piata, visitò la Patagonia ed arrivò alle isole Mal vino 
al principiare del 1594; passò lo Stretto e si diresse 
al Perù, dove una flotta Spagnuola prese ad inseguirlo, 
da cui egli potè sottrarsi grazie alle migliori condizioni 
delle proprie navi. Ma infelicemente andò ad incappare 
al Panama in navi Spagnuole, che lo fecero prigioniero 
con tutta facilità, e trattandolo quale preda esemplare 
di uccello rapace, lo inviarono in Ispagna, per rimet- 
terlo ai tribunali delle Indie. 

20. — Cordes. — L'ultimo dei corsari inglesi, di 
codest'epoca, che visitò la Patagonia fu Baltazar 
Cordes, Venne nel 1600; esplorò le coste Patagoniche; 
passò lo Stretto, ed uno de' suoi Ufficiali, Gherritz, si 
avanzò, se pure il grado non ci venne esagerato, fino 
al 64*^ di lat. Sud. Cordes mori alle coste Chilene, ed 
il suo successore, P. Harmans, fece ritorno in Europa, 
ripassando lo Stretto, senza ulteriori vantaggi di sco- 
perte, tranne alcune baie. 



§ IV. — Olanj)esi. 
1598-1645. 

La fama delle favolose ricchezze del Perù, ed il 
felice risultato delle spedizioni inglesi, animarono gli 
Olandesi a lanciarsi ad avventure e ricchezze sulle 
coste Meridionali dell'America, sfidando le Autorità 



28 LA PATAGOmi. 

Spagnuole, le burrasche e gli scogli dei mari Australi. 
I commercianti riunironsi in compagnie e noleggia- 
rono vere squadre, che inviarono alle Indie Orientali ed 
Occidentali. 

21. — Noort. — Dalle medesime usci quella di 
Oliverio Van Noort, che con le navi " Mauricio „ ed 
^ Enrique Federico „, due yacht es ed un equipaggio 
di 284 uomini, salpò il 13 di Settembre 1598 dirigendosi 
alle coste del Continente di Colombo; dopo ch'ebbe 
superate alcune difficoltà, toccati i porti del Brasile e 
là vendicato l'oltraggio arrecato a' suoi compagni dai 
Portoghesi di Guinea, giunse al Puerto Deseado nel 
Gennaio 1599. 

Quivi si trattenne alcuni giorni pel riposo dell'equi- 
paggio e per le provvisioni di vettovaglie. Caricate cin- 
quanta tonnellate di carne di pingilines, spiegò le vele 
verso lo Stretto, gettando l'ancora al Cabo VirgeneSy 
in Ottobre, con soli 150 uomini, dopo aver già perduto 
un yachte nel Brasile. 

Nello Stretto sostenne alcuni scontri coi Fueghini 
« la diserzione del Viceammiraglio L Claeesz che rese 
prigioniero ed abbandonò nella Bahia de los necesitados 
{baia dei bisognosi), in Febbraio. 

La squadra s'inoltrò quindi verso il Chili, commet- 
tendo le consuete piraterie dei corsari, e prese ima nave 
spagnuola gettandone il Capitano alle onde " per non 
avergli voluto manifestare il tesoro che portava il 
naviglio " Jesus „ che dirigeva. 

Di qui si diresse al Pacifico, per intraprendere il 
viaggio di circonnavigazione che compi felicemente. 




- W ard. — Seguendo Noort, dopo qualche inter- 
I di tempo, venne alia Patagonia Sebald de Word 
6 visitfi le isole Pe.pis (Jason) al NO delle Mainine 
dandosi ad investigazioni piii degli antecessori: piìi di 
Davis, che solo le vide, e di Hawkins, che pare ne abbia 
visitate solo alcune all'Est dell'Arcipelago. 

Dalle Malvine ritornò allo Stretto, ma non lo at- 
pversò. e diede volta per l'Europa senz'altre scoperte 
t-160U). 






23. — Spìlberg. — Quattordici anni piìi tardi, 
dall'Olanda un'altra spedizione, di portata ed 
equipaggio maggiore, al comando di Giorgio Spilberg, 
par intralciare gli Spagnuoli nei loro possedimenti. 
La squadra fece brevi soste alle coste del Brasile, 
anteriori, e venne a gettar ancora nel Piterto 
!j70S, il 7 di Marzo 1015. Per l'infuriar delle bur- 
rasche, si ì'ide obbligato ad attraversare lo Stretto, 
impiegandovi circa 39 giorni nonostante le opposizioni 
de' suoi Capitani; passaggio rapido, tenendo conto che 
solo a Drake bastarono 17 giorni ed a Magellano 
37, mentre agli altri naviganti occorsero parecchi mesi , 
quattro a Noort. cinque a Cordes, e quasi altret- 
tanti a Liaiza (*). 

Passando lo Stretto impose Ìl nome a vari pìocoU 
punti e baie, e, nella Terra del Fuoco, scopri il Canale 
' Santa Barbara „ co! quale ampliò i progressi delle 
iperte geografiche. Costeggiò tosto il Chili, e spiegando 



m 

^^K(*} Al presente s'iiupiegaao olito o difioi \ 
1 nen''i a vela, e (juattro o cinque coj iju.'lli 



I basti- 



80 LA PATAGONIA 

le vele verso Ovest si diresse alla patria, non senza 
aver lasciato traccie del suo passaggio con incendi 
e devastazioni. 

Il 1° di Luglio del 1617 giungeva nell'Olanda, dopo 
un viaggio di circonnavigazione, che fu il quinto dopo 
quel di Magellano, ed il secondo degli Olandesi. 

24. — Schouten e Le Blaire. — La buona ste'la 
dei mentovati intrepidi naviganti animò la compagnia 
delle Indie ad equipaggiare un'altra flotta, che confi- 
dava a 6r. Schouten, ed a Giacomo Le Maire, figlio 
del Presidente della Compagnia delle Indie, Sir Isac 
Le Maire, di Amsterdam. 

Nel Giugno del 1615 salpava la flotta da Fesceì, 
dirigendosi a Piierto Deseado,- dove giunse alla fine 
del Dicembre. Allontanandosi dalle coste Patagoniche, 
prima navigò al S SO e quindi a SE; scoprendo lo 
Stretto. che separa la Terra del Fuoco dalF isola che 
denominò Los Estados, in onore alla " Dieta degli 
Stati d'Olanda „. 

Lo Stretto nuovamente scoperto, fece loro credere 
che fosse l'estremo di tutta la terra Australe: e anda- 
rono sempre più confermandosi in questa idea, quando, 
dopo di averlo passato, diretti sempre al SO, scoprirono 
un promontorio a guisa di capo, che dovea essere il 
termine di tutto il Continente, e che battezzarono col 
nome di '^ Cabo Hornos — Het Kaep von hoor „ (Capo 
Hornos), in memoria della loro città natale, Hoorn. 

Calcolarono la sua latitudine a 57*^ 48', scambian- 
dola con la vera di 55' 58' 7" e colla sua posizione nel 
Continente, giacché non poterono osservare, essendosi 



LIBRO I - XOTE STORICHE 31 

troppo allontanati dalle coste, che si trovava in una 
piccola isola. Si spinsero gli audaci marinai più al Sud 
fino ai 59' di latitudine, donde tennero il NE fino 
all'altezza dello Stretto, riconfermandosi nella credenza 
di aver esplorato la parte più antartica del Continente, 
al riflettere che tanto la Terra del Fuoco come lo 
Stretto, sempre li aveano tenuti al N e NE. 

La più entusiastica soddisfazione si levò fra i na- 
viganti, prendendo possesso della loro scoperta in nome 
del " Principe Maurizio Nassau „, e solennizzandone 
Tatto con una festa per rendere grazie " a Dio Crea- 
tore del Cielo e della Terra „. 

Ultimate le operazioni per determinare il sito dei 
punti principali, si diressero all'Europa. 

26. — Nodales. — Indotto dalle nuove scoperte 
degli Olandesi, il re di Spagna Filippo III spedi (1611)) 
una squadra per esplorare i mari del Sud, affidando il 
oomando ai fratelli Nodales (Gonzalo e Barfoìomè 
Garda). Arrivarono alla Patagonia verso la metà del 
1019, percorrendone le coste dalla parte Settentrionale 
in giù. Visitarono la baia che chiamarono " Los Ca- 
. marones „ (lat. 44'^ 46'), quindi il capo ^ dos Bahias „ 
(lat. 44'^ 66'). 

Di li seguitarono a costeggiare il golfo San Jorjr. 
dando il nome a varie baie e punte : il Capo "• Tres 
Puntas y, (lat. 47" 6'j, e " Bianco „. Proseguendo verso 
Sud, visitarono Puerto Deseado, San Jìdianj ed il 
Capo " San Francisco de Paula ^ (lat. 49' 42'), che 
cosi denominarono per commemorare il giorno dGl'a 
scoperta. 



Gkmti al porto Gallegos, presero la direzione del 
Stretto, esaminandone solo rimboccatura, per volgei 
al Sud costeggiando la Terra del Fuoco. Diedero il 
nomo a varie baie e Capi, come: San Sebastian, (lat. 
63" 19'), Domingo (lai. 53' 40'), Vlcente (lat. 54" 
Caho San Diego (lai. 54" 41'), e Bahia Btien Si 
(lat. 54" 47') che trovasi quasi sulla raetà della punh 
della Terra del Fuoco rimpefcto l'isola di Los Estados. 

Visitata la parte SO di quest'isola, volsero prua 
verso il Capo Hornos, incontrando alcune piccole isole. 
Fatta la ricognizione del Capo Hornos, una nave, quella 
comandata dal Piloto Diego Ramirez, s'imy)ltrò al Sud 
scoprendovi le isole ohe portano il suo nome " Dii 
Bamires „ (lat. 56° 29'). Dì ritorno questa nave, 
squadra segiiitò al N fino a penetrare lo Stretto pi 
il Pacifico e rimettersi sull* Atlantico, riprendendo 
via di Spagna alla quale approdarono felicemente sea; 
aver perduto un uomo, e con esatte cognizioni di 
Stretto di Magellano, del Canale Le Maire, e d( 
coste Patagoniche e Fueghine, 



I 



26. — L'IIermite. — Nel 1024 riprusero a tents 
la fortuna, nelle colonie Spagnuole, gì' iustanoabih 
Olandesi, inviando una squadra numerosa comandata da 
I. Il' Hermite, che dovea conquistare a nome del Prin- 
cipe Nassau le ricche terre del Sud, sfruttate dai i 
dell' Iberia. 

Si diresse la flotta al Canale di Le Maire, dem 
minando Bahia Valentin quella de! Buen Suceso d<Ì 
Nodales, nome che i geografi trasferirono all'immcl 
diala baia verso Sud (lat. 54" ó4'). Passalo il Cana'^ 



prese la volta del Capo Horn, esplorando fm l'isola 
■Wavarin e ^Vallaston ima baia che chiamò Nassau, 
uome che conserva tuttora. 

Nell'approssiraarsi, studiando le coste, osservò che il 
(!apo Horn trovavasi in un'isola circondata da altre, 
isola che la posterità consacni allo scopritore, L'IIer- 
MÌte: osservazione esatta, sfuggita alle rieerclie di Le 
i, di Schouten e dei Nodales, i quali stimarono che 
f'-Capo fosse in terra ferma. Diede quindi nome im- 
mediatamente alla Bahia Winilhou {\&t. 56' 17), al 
le <ioree Boad tra le isolo Lennox e Navarbi, 
ed alla Bahia Scliapenham fiat. 6ó" 34). 

■Visitate queste isole spiegò le vele verso il Perii 
tjiando popolazioni ed inveateodo navigli. Con suo 
larico non consegui il fine precipuo del viaggio, 
H dovette ritirarsi di fronte alla decisa opposizione dei 
tiovematori Spagnuoli. 

Questo suo viaggio fece progredire gran tratto i 
loscimenti della Patagonia Australe e Terra del 
loco, che cominciò a disegnarsi sulle carte con piii 
esattezza, rappresentando con sufficiente chiarezza 
l'Arcipelago di Horn. 

Questa squadra numerosa allestita con undici navi 
e 20(H) uomini venne distrutta prima di arrivare a 
Toscet, nel 1526, dopo tre anni di infruttuose fatiche 
le mire ambiziose degli Stati Generali d'Olanda, 
fdendo in questa spedizione dieci n^^' ^ i due Co- 
landanti, L"Hermite e Schapenhara, Il vantaggio della 
spedizione fu la scoperta delle isole citate ed il com- 
pimento del quarto viaggio di cìrcumnavigiizione degli 
Olandesi. 



«d ali; 



^ 

^^^^O' 



Tos 



34 



I 



27. — Brower. — La raa'.aiìijurata fiue di L'Hei 
mite non disaniinù questo popolo intraprendente, 
anzi nell'intento di esperimeiiWe mezzi piji polìtici, 
inviò altra spedizione (1(>13) sotto il coniando di 
E. JBrower, socio della Gran Compagnia MorcaniÌj[aJ 
dele Indie Occidentali. ^È 

Veniva col fine di entrare ìn relazioni pacifìcbff* 
cogli Indi, per eccitarli poi a sollevarsi contro ì propri 
conquistatori, mezzo inutilmente provato, per l'impe- 
rizia di Brovver e la disposizione ostile degli indigeni 
che riuusarono perfino di fornire i viveri. 

Pervenuto al Canale di Le Maire, col favore dei 
venti d'Ovest si determinò ad esplorare la T'ierra de. 
Los Estados che circumnavigava in breve tempo con 
buona riuscita: circostanza che !o avverti, non esse 
essa, come ritenevasi, l'estremo occidentale d'un col 
tinento incognito esteso fino al Capo di Buona Spi 
raiiza, ma un' isola di mediocre grandezza. 

Questa osservazione fece rettificare la falsa sw 
posizione dell'enigmatico Continente Australe, eh* j 
sarebbe esteso tanto al Sud come all'Est, stando n 
narrazioni dei viaggiatori precedenti. 

Brower visitò di poi la baia Bucn Suceso, U Capo 
Ilorn, andando ad ancorarsi a un porto dell'isola 
Chilofe, dove lo incolse la morte; ud il suo Secondo 
P. Harkmans, ritornando al Capo Moin passò di nuovo 
il Canale Le Maire, si diresse al Brasile, e di là fece 
ritomo in Eiu'opa nel U!44. 



28. — Disillusi per le disfatte di tante spf 
i corsari e i Governi Europei che aspiravano a togUi 



agli Spagnuoli le terre raeridifmali conquistate con 
tanto eroismo, ristettero dall'aiTischiare imprese ai mari 
aiistraJi per oltre un quarto di secolo, durante il qual 
tempo quelle terre restarono sommerse, direbbesi, nuo- 
cente nell'oblio, e nelle ombre della lunghe loro 



V. — Skcondk SiT.nizioNi Tnolesi. 
1670-1690. 

■ Questo lungo silenzio fu interrotto dalle svelte 
baglio inglesi, che solcarono le acque dell'Atlantico 
rSo il conosciuto Stretto. 



20. — Nai'liopongh. — lohn Narborough fu scelto 
riaprire il cammino degli Strettì Australi, colla 
alone di conquistare gli Indi mediante semplici 
liezzi commerciali, iniziandoli alla vita mercantile e 
ItÌDgendoli verso l'emancipazione. 

Dovea Narhoroiigh stabilire ima Colonia in qua- 
lunque punto della Patagonia, dove attrarrebbe gl'in- 
digeni mediante astuti ed amichevoli maneggi, secondo 
le istruzioni avute dal suo re Carlo III d'Inghilterra. 
A tale scopo ricevette un centinaio di uomini in 
due navigli, giimti alle acque del Piata in sid princi- 
piare del 1670. Di là diresse la prua verso la Pata- 
gonia, gettando le ancore rispettivamente al Caho 
' fianco, hahia de hs DesveJos, hah'ia Sprtng, isola 



^^^^^^«" * 



38 



Pinguines, ed al Puoio Descada, prendendo posBea^ 
di questo il 25 di Maggio, in \m piccolo seno alb 
Int. 4T' 45', Là costruì un fortino, per inalberam ] 
bandiera della sua patria e veder modo di compia 
i! suo incarico aprendo relazioni di commercio eof 
Indi, i quali si mostrarono schivi tanto quanto Io etia 
stati coll'Olandese Brower. 

Il tempo speso a tale intento non approdava i 
nulla, fece miglior prova nella caccia dei lupi niariiu 
e nella raccolta di 100.000 uova di Pinguines. 

Da questa rada si diresse aì Puerfo S. Juìian i 
attesa della primavera. Quivi uno de' buoi ufRciaj 
I. Worid potè contrarre relazione con alcuni Indi, 
senza giungere ad affezionarseli. Lo stesso Wood dic^ 
di avar trovato vari pezzi d'oro; ma come sarà stafe^"^ 
possibile se là non ci fu mai alcuna miniera d'oro?- Il 
nomo di Wood si & nondimeno perpetuato nel monte 
che oggidì porta il suo nome, elevandosi presso ilport* 
6 non lungi dall' altro monte Shol, scoperto, ■ a quaiitil 
pare, nella stessa spedizione. 

Giimta la primavera, parti per Io Stretto, e diet 
nome a Punta Norie, ed al Capo Fairmeaìher (bi 
te-npo) alla lat. 51" 34' presso l'imboccatura del 
liaìhgos. 

Nella traversata dello Stretto segnf) con alond 
nomi differenti luoghi, riconoscendo Ìl Capo FrotCOi 
e la Terra od isola che chiamfi Desolacion, co] Cak 
Pilarrs all'uscita dello Stretto di Magellano sul 
ci fico. 

Paasatij io Stretto, prese la direzione di YaldivI^ 
esplorò l'isola Iluafo, ed inviti uno de' suoi iiflìoiaH' 



LIBRO I - NOTE STORICHE 37 

chiedere viveri in Valdivia. Il Governatore lo reputò 
una spìa, e lo fece prigioniero, quantunque si fosse in 
piena pace. Una accoglienza così poco benevola, lo 
■determinò a ritirarsi, temendo di peggio. Ripassato lo 
Stretto, spiegò le vele verso il Tamigi, giungendovi 
circa la metà di Giugno 1671, senza aver potuto at- 
tuare i disegni dell'astuto Carlo HI. Le sue scoperte 
geografiche e la perizia nelPaver conservato quasi tutto 
il suo personale gli meritarono nonostante un posto 
onorato e la protezione della Corte. 

30. — Stpong. — Per gl'interessi particolari d'In- 
ghilterra, non incontrò miglior fortuna il viaggio in- 
trapreso (1688) da un suo compatriota 1, Strong, che 
solo esplorò e battezzò le isole Falkland. Strong aveva 
imposto il nome di Falkland solamente al canale che 
separale due maggiori isole, per lusingare il suo pro- 
tettore Lord C Falkland; ma poi questo nome dagli 
Inglesi fu esteso a tutto TArcipelago. 



§ VI. — Francesi. 
1690-1700. 

31. — Dos Gennes e Beauchesiies. — I Francesi 
ohe fino a quest'epoca non si erano mossi a percorrere 
i mari verso il mondo Australe, inviarono le loro spe- 
dizioni per partecipare delle scoperte ed avventure 
delle terre Magellaniche, e crearsi nello stesso tempo 
una stazione di commercio. 



l PATiOONlA 



A questo fine deputarono i capitani Dea Genm 
(1692J e Beauchesnes (1698) il quale trascorse oltì 
due anni in esplorazioni e peripezie. Il frutto di i] 
spedizioni, fu il possesso di un' isola dell' Arcipelaj 
chiamata *■ Luis el Grande „ guadagno bea meschino 
per tanti affanni e pericoli, e più infelice ancora per 
essersi dovuta restituire a' suoi possessori eoirascesì 
a! Trono dì Spagna della dinastia dei Borboni. 




§ VII. — Missioni dri Gesuiti 

HUL LAGO NaUHEL -HUAPJ. 

I610-1T25. 



32. — "IlPaìs I>orado„. — Fino dalle prime espiò 
razioni alla Patagonia, si era divisato di scoprire la 
famosa città dei Cesari, che gli SpagnuoU avevano 
creduto esistesse in im centro misterioso situato ai pìef' 
delle Cordigliere. Là stava il paese dorato, la oitt 
ricchissima dei Cesari Americani, circondata da grai 
bellezze naturali. 

Montagne inaccessibili fiancheggianti i suoi la^ 
laghi vaghissimi, cielo di zaffiro, temperatura soavi 
boschi deliziosi ed una varietà esuberante di vegeta 
zione, facevano di quel misterioso regno la piU amei 
e ricca regione dell'America. 

Gii Spagnuoli del Chili e Perii avevano intert 
gato gli Indi intorno al sito preciso di questo para{ 




E 



quei 

ot 



39 

irilegiato, raa gli indìgeni solo si erano limitati a 

ipondere, che in realtà esisteva ai piedi della Cor- 

digliera dai Iato d' Oriente e confinante col paese 

degli Araucani, ima nazione poderosa, che abitava 

la provincia ricca per il suolo, gioconda per il clima 

eletta per le ricchezze naturali di sua fauna e flora, 

tende della tribù imperante o la città principale 
giaceva sui margini di nn gran lago, del lago Nahuel 
Huap), o Tehìlel. 

Ma la vera attrattiva per gli Spagnuoli erano le 
immense montagne di oro, le inesanribili miniere di 
questo metallo, sparso con profusione nel paese. L'oro 

lava dovunque; tra le forbite pletruzze; sul fondo 
le limpide sorgenti ; tra le sabbie in perpetuo 
lOto degli strabocchevoli fìimii; sotto le acque dei 
pacifici laghi; sulle arene volatili dei mèdanos; in 
mezzo al verde prato; fra le roccie e sulle vie e sui 
sentieri battuti: galleggiava l'oro, in piccolissime bril- 
lanti lamine sulle acque: girava come il polvìscolo 
nell'aria, depositavasì. come il poetico seme dì perle, 
sopra il curvo stelo delle erbe ed i petali dei fiori. 
Tale dovea essere il Paìs Dorado (paese dorato) 
solo per r immaginazione, non essendo mai esistito 
tale vagheggiato incanto, né avendo selvaggio alciuio 
riferito tali notizie. 

L'idea del Pats Dorado, nacque fino dalle prime 
conquiste dell'America Centrale e andò trasportando 
il suo luogo d'esistenza fino alla Patagonia, perchè gli 
Spagnuoli quantunque già avessero trovato i ricohls- 
etmi regni di Colombia, Equatore, Perii, Bolivia, Chili,.. 

idimeno sempre immaginavano esistesse altra re- 



r 



^Mi 



sempre l't^^f 

dando iid^^l 
i molti spgi3|H 



gìone più ricca in oro ed argento. Tale fu sempre \ 
saziabile auri sacra famesf... 

Se per gli anni che andiamo ora ricordando J 
storia, già i! Pais Dorado era ritenuto da i 
gniioli come favoloso, l'esistenza tuttavia d'altro regna, 
ricco, occulto, ai piedi delle Cordigliere, teneva inquieti 
molti esploratori, che in varie circostanze tentarono di 
giungere a quella regione. 

Questo ideale preoccupava lo stesso Governo 
Chili, e tanto plfi ]ier aver saputo da relazioni d^ 
bellicosi Araucani, che esìsteva ima regione eccellenOS 
per il suo suolo e clima, abitata da valorose tribti ì 
relazione diretta ed amichevole ongli Indi del tenfifl 
torio Chileno, 

83. — Prime Missioni. — Siccome il valico del 
Cordigliere era difficile per una grande spedizio 
che tentasse attraversarle, e tornava piii opportui 
conquistarle con la pacifica evangelizzazione dei GesiUtì 
a loro, dopo di averneh interpellati, si confidò la n 
sione di rendere cristiani i selvaggi del lago Kahm 
Httapì. Fortunata impresa che i Padri della Conipagai 
di Gesù condussero a iine con valore mirabile, a cos^ 
della propria vita, scoprendo il misterioso lago, le tril 
che lo abitavano, alcuni hoqiietes (gole o passi) e fìiu 
nelle Cordigliere, e disingaimando così definitivamei 
cftloro che attendevano nuovi incentivi alle loro s 
dorate. Avendo i Gesuiti case di Missione ira gli I 
di Slanquihuo e nell'Araucania fino dal llìlO, noni 
loro malagevole nn valico attraverso le Cordiglt^M 
verso Nahiecl-Hifap), e portarsi lìi accompagnati 




buni n-^Sti. Dopo la scoperta le missioni continuarono 
1 piccolo interruzioni fino al 11155, epoca in cui gli Indi 
tutto distrussero, seuza che i Missionari ne lasciassero 
descrizioni opportime, né altri osassero di andar a 
Tficare le stragi latte. 



34. — Il P. Nicolò Mascardi (italiano) lu il primo ad 

■ontare i pericoli, nel Ifioll. Ijiiìdato probahiiraente da 

[Cuni Indi alquanto dirozzati, partì dal Chili in traccia 

1^1 lago. Passando in mezzo a tribii. che si presenta- 

a domandargli la ragione del suo viaggio per 

loro terre, arrivò alle Cordigliere, cavalcando il 

Kchìo suo mulo. 

LEi potentemente l'impressionarono la solitudine 

■■fteìle aspre altezze, il grandioso tramestio delle grandi 

roceie staccate dal loro posto natio e ridotte in mille 

pezzi nel precipitarsi al fondo di strette gole; le rachi- 

piante ed i faggi colossali; le vorticose nulli 

tìle creste dei monti; la maestà infine di tutto que- 

i&ieme d'oscurità, di recete, di nevi e precipìzi che 

isenta uno dì quei quadri di bello orrido onde ama 

( sfoggio la natura. La notte lo sorprende nel bel 

lezzo delle Cordigliere, e dorme sotto un dirupo cir- 

bdato da* suoi Indi, ai quali fa recitare alcune pre- 

I prima di darsi al riposo. 

i" Spunta il giorno e proseguono il viaggio; li incoglie 

t^alfaa notte e cos'i altri giorni ed altre notti, fìncht- 

^ 'guide gli dicono: '' Siamo nel territorio dei signori 

del lago Tchiieì _. Sollecito visita le prime tende, i' 

frli Indi gli iomiuidano che cosa ^ia venuto a faro, 

con quali intenzioni ed a nome di c!ii. 



^^w\ 



TT 




Il Missionario li istruisce sul seguo della Croce, '■ 
parla della sua Missione, del Salvatore e del Vangelo-,-^ 
senza ricordar loro il triste passato. Le guide gli sono 
interpreti e confermano le sue parole, riandando i be- 
nefìci che questo Missionario ha portato alle loro j 
trtbtt. ■ 

La notìzia del suo arrivo si propaga, ed accorront^ 
le tribù ed i cacichi principali per conoscerlo: alcuni 
gli prestano lede, altri si mostrano diffidenti; non pochi 
già desiderano di praticare quelle massime sublimi i 
ch'ei predica. 

Gli Indi Poi/as sospettosi temettero che dietra 
al Missionario venissero i soldati spagnuoli, colle lort 
armi da fuoco e lancie d'acciaio, e perciò deeretaronftJ 
la sua morte. Trascorsero nondimeno vari armi, ed i 
buon Padre potè evangelizzare parecchi neofiti re^ 
dendoli docili ; ma da ultimo fu ucciso per majio < 
alcuni malvagi, che di nascosto saziarono la loro ' 
detta sopra un creduto Spagnuolo (1663). 

I confratelli del generoso Mascardi ebbero ooq^ 
tezza della sua gloriosa fine da alcuni Indi Poyas, ohi 
rimasero fedeli agli insegnamenti evangelici. 



35. — Il P. Filippo Von iler Mieeren Alem 
(noto sotto il nome di P. Laguna) nel 1702 paH 
constatare dove e come il suo confratello aveva prs 
dicalo ed era stato ucciso. L'anno seguente (1703) pai 
questo nuovo Missionario da Santiago del Chili vei 
Nahuel-Ilua^l con un altro compagno, il P, Jtl\ 
GuiUermos che non potè seguirlo in tutto il viag^ 
per essere caduto infermo. 




P. Laguna giunse fino alla gola Beloncavì (la- 
41" 45') e di là prese la direzione di Nakiiel-Buapì 
passando per Ìl Lago de todos los Sanlos (Lago di 
tutti i Santi), ed il Rio Ptieìla, che motte foce nel 
predetto lago, nascendo al nord del vulcano Tronador. 
Colà scopri nelle Cordigliere un lioquete, che oggi 
si chiama Perez Eosalcs, e discendendo per il Rio 
Frìo arrivi) al famoso lago Naìiuel-IIiiap}, dove s'in- 
formò circa la tragica fine del confratello presso alcuni 
buoni Indi cristiani, i quali gli somministrarono tutti 
i ragguagli relativi e sì esibirono disposti a secondarlo 
nel fondare e sostenere la nuova Missione. 

Il coraggioso Missionario si consacrò al lavoro, pre- 
dicando con poco frutto al principio ; ma costante 
nella sua impresa, giunse a farsi amare con la soavità 
de' suoi insegnamenti. Passato alcun tempo gli si riunì 
il compagno, seguendo l'itinerario Beloncavì, Todos 
hs Santos, Fucila e Rio Frìo; e ripresero insieme 
la Missione con maggior esito. 

Il P. Laguna volendo edificare una Chiesa, domandò 

buoni Indi dove avrebbe potuto stabilirla più al 

dagli attacchi ostili; e gli Indi gl'indicarono un 

rito opportuno, prossimo al lago ed alle sorgenti i 

lAmay. 

Là si innalzi) la casa della Missione e la Chiesa, 
ito in legno. A poco a poco gli Indi cominciarono 
mire, si istruivano eziandio nel modo di fabbricarsi 
le case con maggior arte e sicurezza, tanto che al- 
l'intorno della prima Chiesa della Patagonia andavasi 
aggnippando una popolazione indigena. Entramljì i 
JSsionarì non cessavano dì viaggiare da un punto ad 



H$ bui 

aito "■ 
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^*ÌQ et 



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un altro del lago, internandosi nelle Cordigliere 
nel territorio verso il Nettqu^'/t e limgo le sponde 
Limai/. 

Fino dal loro arrivo i vecchi indovini, the are- 
istigato gli altri Indi ad assassinare i primi Missio- 
nari ed il P. Mascardi, perchè dimostrava la fallacia 
dei loro augiiri e l'errore della loro religione, si die- 
dero ad ordire micidiali macchinazioni, ingegnandosi 
sempre di insinuar sospetti sulle occulte intenzioni dei 
Missionari, per iscreditare e rendere odiosa la loro opera. 

Il P. Laguna fu la prima vittima delle nere trame 
dei brujos e machis. In un viaggio al Chili fu aggre- 
dito e barbaramente trucidato. 

Il P. Gaillermos non si disanima per questa sven- 
tura; i suoi fedeli Indi gli protestano di difenderlo e 
premunirlo da ogni pericolo. La Missione progredisce, 
ma gli animi si irritano, e gli Indi minacciano di ri- 
durre tutto in cenere, se il Missionario persiste nel- 
l'aumentare il numero dei cristiani. 



36, — H passo di Bai'ìloche. — Giusta i calcoli 

degli Spagnuoli e le relazioni degli stessi Indi, esisteva 
tra le Cordigliere un passo ampio e sicuro, per il quale 
avrebbero potuto transitare agevolmente eserciti, ma 
gli Indi non volevano palesarlo. Il P. Guillermos si 
diede a ricercarlo ed in compagnia di alcuni Indi fedeli 
potfe alla line rinvenirlo nel 1715, a 15 leghe verso 
SO. dalla casa della Missione. 

Gli Indi chiamavano questo passo '' Bariloche „. 

Dopo ulteriori esplorazioni e predicazioni in altre 
li>(i, una notte il P. Guillermos vide assalita la casa 



della sua Missione. Un'orda di Indi alla oiii testa figura- 
vano Cacichi feroci e Machis sanguinari circondarono 
!a Chiesa per incendiarla e fare sparire la " Soùora Espa- 
ùola „ (la Vergine della Concezione) che i Missionari 
avevano portato, perchè, dicevano, la Signora Spagnuola 
voleva regnar prima essa, affinchè poi venissero gli 
Spagnuoli a distruggere le loro tende e ad imposses- 
sarsi dei loro domini. 

Il P. GuiUermos potè scampare, grazie agli Indi 
fedeli che lo tennero celato e probabilmente lo scor- 
tarono fino al Chili. 

Tutto l'edifìzio della Missione e la Chiesa caddero 
in balia delle fiamme, nelle quali verniero gettati i 
corpi di molti neofiti massacrati, mentre i Machis me- 
navano una cinica ridda circondati dal fumo al bagliore 
delle voraci fiamme. 



37. — Tali fatti non avvilirono lo spirito apo- 
stolico dei Gesuiti, i quali anzi in capo ad alcuni 
anni, inviarono colà un nuovo atleta, il valoroso Mis- 
sionario Manuel Hoi/o, che trov6 da principio felice 
accoglienza. Il P. Guillermos, nonostante i pericoli e 
gli stonti già sofferti, ritornò alla sua amata Missione, 
ijuasi in cerea dell'immarcescibile corona del martirio. 

Sottentra al P. Hoyo, ma ben presto consegue ciù 
che un presentimento occulto gli avea rivelato, di morire 
cioè martire della religione. Conoscendo gli Indi malvagi 
l'animo e Io zelo del Missionario, tramarono di spacciarsi 
di lui propinandogli il veleno, lasciando cos'i libero il 
volo verso le serene regioni della immortalità ad 
un'anima s'i generosa e nobile. 



46 LA. PATAGONIA 

Mancato Guillermos,, un altro ardente Missionario 
viene a surrogarlo in questo posto d'onore, il P. losè 
Elguea. Il sangue dei Missionari avea fatto prospe- 
rare i cristiani, novelli neojfiti si arrolarono nelle file 
dei buoni. A tale consolante iniziativa si arrovellarono 
i feroci indovini e concertarono dì disfarsi di tutti: e 
così assaltano la Missione, martirizzano a colpi di 
freccia il Missionario, uccidono i neofiti che non apo- 
statano dalla loro fede, incendiano la Chiesa, la casa 
della Missione e quelle dei neofiti e disperdono coloro 
che formavano il gregge della primitiva Cristianità 
Patagonica stabilita dai Gesuiti. Neil' Araucania pari- 
menti si erano ribellati g^i Indi ed uniti coi Poyas 
dichiaravano guerra a morte ai Missionari e Cristiani, 
per annichilare Tinfluenza del Cristianesimo. 

I Gesuiti di fronte ad una reazione così sanguinosa 
desistettero dall'inviare nuovi Missionari, dopo 110 anni 
. di lotte e fatiche, il cui frutto scompariva tra le fiamme 
ed i torrenti dì sangue (1718-1725). 



§Vni, — Smn iDjroiìifAb'ici ltturai.i, v. Mis- 

, SIONI DEI, Sl'I) della Pl^iVlKCiA l>i BUKNOS 
AlRtS. 

1745-1775. 

La Patagonia Occidentale e il litorale dopo le 
ultime spedizioni dei Francesi, era rimasta in abban- 
dono vegetando sotto l'ombra delle sue foreste vergini, 
frammezzo alle quali vagavano le nomadi tribEi senza 
punto pensare al loro passato né sperare in un avve- 
nire. 11 Governo Coloniale occupato nel consolidare 
la fondazione delle sue nuove città al Nord e all'Est 
di Buenos Aires , non si interessava della Pata- 
gom'a, finché Ferdinando VI di Spagna determiuf) 
una esplorazione formale delle Coste Patagoniche. per 
avere notizie esatte sulle posizioni geografiche di 
quei porti. 

y>H. — P. Quii'Oga. — Fu incaricata perci6 al 
P. J. Quiroga, illustre astronomo del suo tempo, una 
esplorazione dallo Stretto di Magellano al Rio della 
Piata, commissione vantaggiosa non solo per la Geo- 
grafìa ed Astronomia d'allora, ma ancora per la marina, 
come quella che determinò e rettiflcf» con maggior 
cura le latitudini e longitudini di molti porti e situa- 
■ aioni mai conosciute. Oìtre le Coordinate Geogra- 
, in compagnia dei piloti Bamii'PT e Varrh, fece 



i numi (^^H 



ii sotto Padre studi idrografici sui porti 
esplorò. I suoi lavori furono di maggiore utilità per la 
Provìncia dì Buenos Aires e le regioni del Piata e 
Paranà, giacché quanto alla Patagonia di poco avTan- 
taggiì) le notizie già trasmesse dai precedenti viaggia- 
tori. Il P. Quiroga visitò la Patagonia nell'anno 1745. 

3d. — PP. Falkner o Conliel. — Volendo 

secondare i desideri del Monarca, il Governatore dì 
Buenos Airea, Generale José Andonmgm, propose ai 
Padri P. T. Faìkner e ÌV". Cord'iel la Missione degli 
Indi Aiican al S. E. della Provincia di Buenos Aires, 
tino alla Patagonia Settentrionale. Ptu-tirono essi nel 
1 747 per la loro destinazione verso la Sterra del 
ViAean, prossima a Bahia Bianca, e stabilirono la Mis- 
sione che dedicarono alla " Virgen del Filar „. 

40. — Un anno dopo si fondò un' altra Missione 
sulle sponde del Rio Colorado, sotto la direzione dei 
Padri Spagnuoli Balda e Vileri; e prese il nome dalla 
" Virgen de los Desainparados „ alludendo probabil- 
mente all'abbandono in cui erano lasciati gli Indi ed 
i Missionari. Entrambe le Missioni progredivano, seb- 
bene alquanto lentamente, attesa la mala disposiziono 
degli Indi contro tutti i civili. 

41. — Vìag'gì (li Falkner. — 11 P. Falkner pi do- 
ilicò con tutto lo zelo a visitare le capanne degli Indi, 
a viaggiare ed esplorare colla solerzia dello scienziato 
tutto il campo che percorreva, dalla Missione del 
Plìur a quella de Los Desamparados e dalle coste 



dell'Oceano al centro dei territori, chiedendo informa- 
i dagli stessi Indi circa la profonditìv. estensione 
jrigine dei fiuii# Colorado, Negro e Chubut. 
fcKelle sue Missioni a ne' suoi viaggi non solo si era 
josto il fine d'evangelizzare i selvaggi, ma anche 
ilo d'indagare la natura fisica, la costititzinne dei ter- 
i flora, la fauna, il clima, e quanto avesse potuto 
Bmìnistrargli materia per un' opera compita, che. 
i suoi studi etnografici, fornisse notizie esatte 
(ei suolo della Patagonia e Pampa Orientale. 1 suoi 
propositi si realizzarono, e fompleto ne fu l'esito, poiché 
l'opera " Descrizione della Patagonia „ pubblioata 
nel 1774 in Inghilterra, acquista tanta importanza, che 
il Governo Inglese si dispose ad inviare ima spedizione, 
cipata però dalla Spagoa prima che la già potente 
mquìstasse le terre, la cui descrizione vivace 
(va il valoroso Missionario Inglese. 
La Patagonia non è, aveva scritto il Missionario, 
una regione sterile, povera ed arida, abitata da Indi 
giganl.ì e feroci, ma una regione immensa che, in 
mezzo all'apparente sua sterilità litorale, racchiude 
grandi fiumi navigabili, valli fertili, zone dì buoni 
pascoli, boschi colossali nelle Cordigliere, laghi dove 
tutto sorride, come quello di Kahiiel-IIuap}, Gli Indi 
poi non sono giganti, feroci o indomabili, ed in si 
gran numero come si volle far credere. 

La Patagonia, conquistata e popolata saggiamente. 
^^Mfà una regione produttiva e ricca, H P. Falkner era 
^^b|to coadiuvato dai Confratelli d'entrambe le Missioni, 
fHpochè mentre i Missionari del Pilar viaggiavano verso 
I le coste e fino al fiume Colorado, quelli della Missione 



60- 



1 



De los Desmnpomdfhi percorre\'aiio le sponde del \ 
ìorado, evangelizzando gli Indi l'iidckes, dai quaff' ' 
probabilmente presero informazioni sulla posizione e 
lo stato fisico del Paìs de ìos Demonios (Paese dei 
Demoni), regione compresa tra il Rio Negro ed il 
Colorado, della Pampa Occidentale, e del Territorio 
delNeuquèn abitato dagli Indi Itanqueks e PehumcfiPs. 
Ma sventuratamente le Missioni cessarono per la 
espuleiono dei Gesuiti (1T6S), decretata dall'impruden- 
tisaima legge di Carlo HI di Spagna, che eseguì- con 
maligna esattezza il perverso Buearell investito del 
Governo di Buenos Aires nel 1700, 



' IX. — Isole Malvlnh. 
1763-1780. 



4 



Sedate le agitazioni guerresche d'Europa, nel 1763 
ripresero a rinnovarsi le spedizioni alle Terre Australi, 

42. — Invasione Francese. — M. Luigi Bau- 
gainville, in nome del suo Sovrano di Francia, ^'enne 
a cercare nella Patagonia un porto, come stazione di 
rifugio per le navi della sua patria che ì'iaggiassero 
verso il Pacifico. 

Verso la fine del 17(i3 giunse il marino Francese 
alla Patagonia, percorrendola fino allo Stretto, e get- 
tando le ancore il 3 di Febbraio 1764 nelle isole, che 
da allora si chiamarono Maivine o Mainine, in me- 
moria dei marinai di Saint Maio che formavano la 
maggioranza della spedizione Batigaìnville. Questa 



spedizione diede priacipio al Porto " Gran Luis „ 
(Luigi il Grande), nell'isola maggiore d'Occidente, Il Go- 
verno Spaguuolo reclamf) contro questa appropriazione 
ed offesa a' auoi diritti presso il Governo Francese 
che resisteva a restituirle, finché ricevette fU8.108 Sire 
sterline, ohe il Governo Spagnuolo sborsò all'invasore 
che !e sgombrò nel 1768. 

43. — Invasione Inglese. — Trovandosi ancora 
i Francesi nello" Malvine, vennero silenziose le navi 
inglesi a stabilirsi nell'isola Occidentale, in un porto 
che chiamarono Egmonf (della Crociata). Un Uffi- 
ciale, il Capitano Macbride, della squadra dell'ammi- 
raglio Byron, condusse a fine la presa di possesso 
(Giugno 17[i6)| per ordine dello stesso BjTon inviato 
a tale effetto da S. M. Britannica, " perchè le isole 
Pepi/s e le Faìkkmd, situate sullo stesso cammino 
(dall'Inghilterra allo Stretto di Magellano), benché 
fossero state scoperte e visitate da naviganti inglesi, 
mai furono sufficientemente esplorate da formarsi \m 
giudizio delle coste o dei prodotti ,. iPrmmhoìo alìr 
isfnuioni di Byron). 

44. — Riconquista Spagnnola. — Pervenuta la 
notizia a Buenos Aires, il Go\'eniatore Don Francisco 
De Paula BircareU y Ursva, senza consultare la 
Spagna, ordinò di acacciare gli intnist, inviando a tal 
fine una piccola flotta Spagmiola. 

La flottiglia forte di quattro fregate, sotto il co- 
mando del Capitano del naviglio della Reale Armata, 
D. Jimn Ignacio Madariaga, salpò da Buenos Airea 



52 LA PATAGOKIÀ 

ai primi del 1770, e toccava le Malvine in Giugno. 
Visitato il Porto Gran Luis, si diresse al ^ Porto 
Egmont „, ed intimò alla guarnigione lo sgombro dal- 
risola. La risposta fu negativa; ed allora la flottiglia 
prese a viva forza il porto, obbligò gli Inglesi a 
capitolare, ed inalberò la bandiera Spagnuola sul ba- 
luardo maggiore (10 di Giugno del 1770). 

La guarnigione inglese con tutti i sudditi abban- 
donò la piazza immediatamente, e fece ritorno all'In- 
ghilterra dove si esagerarono i fatti delle Malvine per 
fomentare l'ira del popolo, e ritornarvi avidi di ven- 
detta ove la Spagna non desse soddisfazione. Il Governo 
Inglese protestò contro il fatto compiuto in piena pace, 
ed intavolò negoziati diplomatici di un carattere mi- 
naccioso, chiedendo riparazione per l'offesa inferita alla 
bandiera inglese dalle navi Spagnuole inviate da un 
Viceré. 

45. — Pel timore di una guerra accondiscese la 
Spagna, e per mezzo del suo ambasciatore in Londra, 
il Principe di Masserano, dichiarò che riprovava la vio- 
lenta impresa e si obbligava a consegnare di nuovo 
la gran Malvina Occidentale all'Inghilterra nello stato 
in cui trovavasi prima del dieci di Giugno. 

Nel documento della restituzione veniva inserta 
nondimeno questa clausola, che lasciava intatti i diritti 
della Sovranità Spagnuola : " Il Principe di Masserano 
dichiara nel medesimo tempo, in nome del Re sua 
Signore, che la promessa che fa la suUodata Maestà 
Cattolica di restituire a S. M. Britannica il possesso 
del Porte e porto chiamato Egmont, non pregiudica 



LIBRO I - KOTE SrORIOIlE 53 

in modo alcuno la questione del diritto anteriore 
di Sovranità sulle isole Malvine, sotto altro nome 
Falkland „. Questo documento porta la data del 22 di 
Gennaio 1771. 

Con questa consegna gli Inglesi ripresero a stabì- 
lirvisi, ma evidentemente con animo di abbandonare 
le isole appena fosse riparata l'offesa alla nazione. 
Per la citata clausola, pare che llnghilterra ricono- 
scesse la sovranità della Spagna sulle Malvine, e solo 
ne pretendesse il possesso senza i diritti sovrani. Tale 
riconoscimento fu comprovato coir abbandono delle 
Malvine circa la metà del 1774, in conseguenza forse 
di negoziati secreti e pacifici, che fino dal ristabili- 
mento si andavano maturando per giungere ad una pa- 
cifica, ma ambigua transazione. 

Da allora la Spagna le possedette tranquillamente 
fino al 1810, in cui si vide obbligata a levare di là la 
guarnigione per trasferirla a Montevideo, dove era più 
urgente la forza pel momento, di fronte alla rivoluzione 
di Maggio che ne rovesciò per sempre la sovranità. 

46. — Dallanno 1810 al 1820 non si pensò di 
provvedere di guarnigione le citate isole, trovandosi 
occupati gli Argentini, già possessori degli antichi 
diritti di conquista della Spagna, nel consolidare le 
nuove leggi repubblicane e soffocare le tristi rivalità 
dei partiti. 

In questo frattempo i pescatori Inglesi e Nord- Ame- 
ricani, vi si erano condotti attratti dall'abbondanza di 
cetacei ed anfibi che popolavano le acque dello Stretto 
e le vicine isole. Questa pf^sca clandestina di cetacei 



52 LA PATAGOKIÀ 

ai primi del 1770, e toccava le Malvine in Giugno. 
Visitato il Porto Gran LiiiSj si diresse al ^ Porto 
Egmont ,„ ed intimò alla guarnigione lo sgombro dal- 
l'isola. La risposta fu negativa; ed allora la flottiglia 
prese a viva forza il porto, obbligò gli Inglesi a 
capitolare, ed inalberò la bandiera Spagnuola sul ba- 
luardo maggiore (10 di Giugno del 1770). 

La guarnigione inglese con tutti i sudditi abban- 
donò la piazza immediatamente, e fece ritorno all'In- 
ghilterra dove si esagerarono i fatti delle Malvine per 
fomentare Tira del popolo, e ritornarvi avidi di ven- 
detta ove la Spagna non desse soddisfazione. Il Governo 
Inglese protestò contro il fatto compiuto in piena pace, 
ed intavolò negoziati diplomatici di un carattere mi- 
naccioso, chiedendo riparazione per l'offesa inferita alla 
bandiera inglese dalle navi Spagnuole inviate da un 
Viceré. 

45. — Pel timore di una guerra accondiscese la 
Spagna, e per mezzo del suo ambasciatore in Londra, 
il Principe di Masserano, dichiarò che riprovava la vio- 
lenta impresa e si obbligava a consegnare di nuovo 
la gran Malvina Occidentale all'Inghilterra nello stato 
in cui trovavasi prima del dieci di Giugno. 

Nel documento della restituzione veniva inserta 
nondimeno questa clausola, che lasciava intatti i diritti 
della Sovranità Spagnuola : ^ Il Principe di Masserano 
dichiara nel medesimo tempo, in nome del Re suo 
Signore, che la promessa che fa la suUodata Maestà 
Cattolica di restituire a S. M. Britannica il possesso 
del Porte e porto chiamato Egmont, non pregiudica 



LIBRO I - KOTE STORICHE 

in modo alcuno la questione del diritto anteriore 
di Sovranità sulle isole Malvine, sotto altro nome 
Falkland „. Questo documento porta la data del 22 di 
Gennaio 1771. 

Con questa consegna gli Inglesi ripresero a stabi- 
lirvisi, ma evidentemente con animo di abbandonare 
le isole appéna fosse riparata Toffesa alla nazione. 
Per la citata clausola, pare che Tlnghilterra ricono- 
scesse la sovranità della Spagna sulle Malvine, e solo 
ne pretendesse il possesso senza i diritti sovrani. Tale 
riconoscimento fu comprovato colF abbandono delle 
Malvine circa la metà del 1774, in conseguenza forse 
di negoziati secreti e pacifici, che fino dal ristabili- 
mento si andavano maturando per giungere ad ima pa- 
cifica, ma ambigua transazione. 

Da allora la Spagna le possedette tranquillamente 
fino al 1810, in cui si vide obbligata a levare di là la 
guarnigione per trasferirla a Montevideo, dove era più 
urgente la forza pel momento, di fronte alla rivoluzione 
di Maggio che ne rovesciò per sempre la sovranità. 

- 46. _ Dallanno 1810 al 1820 non si pensò di 
provvedere di guarnigione le citate isole, trovandosi 
occupati gli Argentini, già possessori degli antichi 
diritti di conquista della Spagna, nel consolidare le 
nuove leggi repubblicane e soffocare le tristi rivalità 
dei partiti. 

In questo frattempo i pescatori Inglesi e Nord- Ame- 
ricani, vi si erano condotti attratti dalFabbondanza di 
cetacei ed anfibi che popolavano le acque dello Stretto 
e le vicine isole. Questa pesca clandestina di cetacei 



54 LA PA.TAGOiriA 

senza alcun provento a favore dell'Argentina, richiama 
l'attenzione dei pescatori Argentini che ne doman- 
darono il privilegio della concessione, come era giusto^ 
giacche' solo gli stranieri approfittavano di una in-» 
dustria di grandi introiti. 

47. — Nel 1820 L. Vernet giunse alle Malvine 
come Governatore, per far rispettare i diritti Argentini 
e vigilare le coste. Nel 1823 si diede principio a ripo- 
polare la grande Malvina, e nel 1829 sanziona vasi 
questo Decreto : 

" Art. I. Le isole Malvine e le adiacenti al Capo 
Hom, nel Mare Atlantico, saranno rette da un Co- 
mandante politico e militare nominato direttamente 
dal Governo della Repubblica „. 

" Art. II. La residenza del Comandante Politico 
e Militare sarà nell'isola di Soledad (solitudine), ed in 
essa si stabilirà una batteria sotto la bandiera della 
Repubblica „. 

^ Art. III. Il Comandante Politico e Militare farà 
osservare dalla popolazione di dette isole le leggi della 
Repubblica, e vigilerà sulle coste delle medesime all'ese- 
cuzione dei regolamenti sopra la pesca degli anfibi „• 

Il 10 di Giugno del 1829 il Vernet veniva desi- 
gnato dal Governo quale Comandante Politico e Mi-? 
litare delle Malvine. 

Il Ministro degli Esteri Inglese, protestò contro 
questa disposizione, in nome e dietro istruzioni di S. 
M. Britannica; ma il Governo Argentino non si cur?> 
d'intavolare negoziati per troncare definitivamente 
la questione delle Malvine. 



Continuando i pescatori Nord-Americani la presa 
dei cetacei ed anfibi nelle acque Argentine, il Gover- 
natore Argentino delle Mah'ine catturi) tre golette di 
quella Nazione e le inviò a Buenos Aires, Ciò diede 
occasione a scambio di Note fra la Legazione Nord- 
Amerieana ed il Ministero Argentino di Relazioni 
Estere. 



48. — Il Go\'emo Nord-Americano «pedi inoltre 
un Inviato Straordinario; ma mentre egli negoziava 
in Buenos Aires, il Comandante della Corvetta Lexin- 
gton, Capitano Duncan, prendeva d'assalto (31 Di- 
cembre 1831) il Porto di Soledad, riducendolo ad un 
cumulo di rovine e facendone prigioniero il presidio. 
11 Governo Argentino a tale attentato, fece pervenire 
al Governo Nord-Americano una energica protesta, a 
cui il Governo degli Stati Uniti per vie diplomatiche 
diede soddisfazione. 

Nove mesi dopo il Governo Argentino ordinava la 
ripopolazione del Portò di Soledad, inviando all'uopo 
una goletta da guerra, e il 10 di Ottobre prendevano 
possesso a nome della Repubblica. 



49. — Usurpazione Inglese. — Ma non andf» 
guari che durante gli stessi lavori di riedificazione, 
un'altra corvetta da guerra " La Clio „ di nazionalità 
inglese, sotto il comando di Ofislou si avvicinò ai 
porto di Soledad ed intimò 1" immediata partenza della 
forza Argentina, che le milizie inglesi ottennero im- 
padronendosi della fortezza ed inalberando la bandiera 
britannica {6 Genpaio 1833j. 



56 LA PATAGONIA 

m 

In tal guisa il più forte consumava un attentato 
contro i diritti Argentini, alle cui inutili proteste fa 
orecchie da mercante Farmipotente Inghilterra. 

In questa usurpazione gli Inglesi estesero le loro 
pretensioni su tutto V Arcipelago, mentre nel 1771 
solo domandavano il ristabilimento della Colonia in- 
glese nel Porto Egmonty senza alcuna discussione 
intorno ai diritti di sovrg,nità della Spagna su tutte le 
isole. 

Il fatto è palese : Tlnghilterra, come sempre, si 
approfittò d'una circostanza favorevole, perpetrò un 
atto premeditato col pretesto di antichi diritti del 1771, 
per la restituzione avuta dalla Spagna minacciata da 
una guerra svantaggiosa. La diplomazia, giacché attesa 
la disparità di forze non si poteva por termine alla que- 
stione, fece prova senza risultato alcuno di negoziati 
tendenti a ricuperare i diritti usurpati; ma tutto indarno, 
perocché la gran Brettagna rispose con le stesse pre- 
tese ragioni ed in termini perentori nel 1848 , di 
^ non permettere violazione alcuna degli indiscutibili 
suoi diritti sulle isole Malvine, e dichiarando conchiusa 
la pendente questione „. 

L'Inghilterra fonda i pretesi diritti: V Sulla sco- 
perta delle isole fatta da uno de' suoi sudditi, che 
altri della stessa Nazione confermarono; 2' sulla 
restituzione fatta dalla Spagna del Porto Egmont nel 
1771, come riconoscimento del fatto di possessione 
da parte dell'Inghilterra a mezzo dei fondatori del 
Porto Egmont; 3' sul risultato definitivo dei ne- 
goziati diplomatici del 1841-48, sospesi per crederli 
liltimati a suo favore. 



LIBRO I - NOTE STORICHE 57 

L'Inghilterra allega dappertutto grandi diritti sopra 
fatti compiuti di questa natura, e corrobora le sue ra- 
gioni con la potenza de' suoi cannoni di acciaio. 

La questione delle isole Malvine ci ha fatto inol- 
trare nelle date storiche ; e noi non vi ritorneremo 
più sopra, ma solo segnaliamo ima parte della sua 
storia che si riassume in ciò che abbiamo già esposto : 
poiché se avessimo anche a indicare puramente i fatti 
avvenutivi negli anni che seguirono, oltre che ci per- 
deremmo così di soverchio nelle particolarità, non 
potremmo poi anche provvedere all'unita richiesta in 
un lavoro storico. 

Per la stessa ragione passiamo sopra i Alaggi di 
Costeret, Wallis, Cook, La Perouse intorno al mondo, 
i quaU visitarono eziandio la Patagonia, rettificando 
alcuni errori rispetto agli Indi Fueghini e Patagonesi ; 
e nulla diciamo della proA^a di colonizzazione tentata 
dal funesto Bucareli presso il Capo San Fabio nella 
Terra del Fuoco, senza, risultati di sorta nonostante la 
buona accoglienza avuta dagli Indi. 



CAPITOLO TERZO 



Periodo Secondo. — Colonizzazione. 

1779-1879. 

§1. — Fondazione dei Porti 

DELLA Patagonia Settentrionale. 

1779-1884. 

50. — Quando gli Inglesi si ritirarono volontaria- 
mente dalle Malvine non era ancora comparsa l'opera 
del P. P. Falkner; giacché con tutta probabilità non 
avrebbero abbandonato le isole, nella speranza di 
poter estendere il loro dominio anche sulle terre 
descritte dal loro compatriota, come ben tosto la 
diedero a divedere non appena pubblicata V opera 
mentovata. 

E verosimile che non pochi ebbero a pentirsi di 
aver cooperato alla rinunzia delle Malvine, che non 
possedevano né ricchezze, né fertilità, né altri van- 
taggi attuali per l'industria ed il commercio. Ed invera 
non SI tosto comparve l'opera di Falkner, essi furono i 
primi ad avvivare gli ardenti disegni di conquistare 




»*riot! 






tella Patagonia lauto vìBÌtata dai naviganti compa- 

le cui esplorazioni e scoperte sotto certi aspetti 

davano loro un eotal diritto a questi siti dai quali 

potevano dilatarsi agevolnientu ai limitrofi, e così 

acquistrire il tutto per mezzo della parte. 

Anzi altri riferendosi all'opera suddetta avranno forse 
avvertito, che quelle terre essendo state descritte e pres- 
soché scoperte da un suddito inglese, importavano una 
nuova forma dì diritto da potersi allegare, e che l'In- 
ghilterra impertanto dovea preparare una grande epe- 
dizione per conquistarle mentre gli Spagnuoli quasi le 
disprezzavano, quando non si curavano ancora di esplo- 
ixle e popolarle. 

Il Governo Inglese sfruttando a suo vantaggio l'abi- 
j apatia del Governo Spagnuolo riguardo alla Pa- 
tagonia, ne meditava l'invasione sotto pretesto dì 
esplorarla, col fine di impadronirsi delle suo miniere ed 
altre ricchezze, se vi fossero. 

Pare che siffatti progetti giimgessero a notizia della 
Spagna per mezzo de' suoi sudditi in Londra, Ì quali si 
allettarono a spedire l'opera dei Falkner, colla relazione 
degli astuti disegni formati dagli speculatori Britanni. 

I L'opera del Falkner era hisinghiera, e sarebbe un 
rore il credere che gli Inglesi non si fossero lasciati 
^Urre da questa mah'a. 
Appariva chiaro che so gli onesti sudditi di S. M. B. 
(CI si erano avventurati prima a conquistare la Pa- 
gonia ne fu cagione la creduta sua sterilità, e la defi- 
cienza di dati precisi sopra le sue ricchezze e fertilità 
interna : questo stimolo mancò alle spedizioni Olandesi 
^Hd. Inglesi dei secoli anteriori. 



GO LA PATÀGOJflA 

Però il libro del Falkner rivelò i secreti della Pata- 
gonia non solo a' suoi compatrioti, ma anche alla 
Spagna che si affrettò fino dal 1777 a studiare i mezzi 
per attuare la colonizzazione stabile della Patagonia. 

Carlo III vi si interessò; e convocate le Cortes in 
Aranjuez sotto il ministero di Galvez, firmavansi l'S di 
Giugno del 1778 le Istruzioni dirette al Viceré del 
Rio della Piata, il Brigadiere Generale D. Juan José 
Vertiz, per la fondazione definitiva di Colonie nelle 
Coste Orientali della Patagonia, che assicurassero il 
dominio di così^estese regioni. 

Secondo queste Istruzioni, si stabilirono per al- 
lora due Colonie : una per la Bahia sin Fondo del 
Golfo San Matias; l'altra presso lo Stretto, nella 
Patagonia Meridionale, al Porto assai noto di San 
Jidian, 

Don Juan de la Piedra fu designato Soprainten- 
dente della prima, e D. Francisco Biedma della 
seconda. 

Alla fine d'Agosto del 1778 De la Piedra giun- 
geva a Buenos Aires con le Istruzioni Reali per il 
Viceré, ed il 15 di Dicembre partiva da Monte video 
per la sua destinazione, capitanando quattro piccole 
imbarcazioni armate in guerra con 114 uomini. 

51. — Fondazione della Colonia San José. — 

Il 4 di Gennaio del 1779, dopo 20 giorni di naviga- 
zione verso il Sud, la piccola flotta gettava le ancore 
in un porto che denominò San Jose, alla lat. 42^ 13', 
in una insenatura, che forma la penisola oggidì chia- 
mata ValdeSj al Nord della foce del Rio Chubut. 



LIBRO I - NOTE STORICHE 61 

De la Piedra si era spinto oltre il paraggio de- 
stinato alla sua Colonia, e sì perchè non volesse re- 
trocedere, sì perchè il sito gli paresse strategico, 
sebbene non del tutto conveniente stante la sterilità 
del suolo, egli vi sbarcò le sue genti ed i viveri per 
dare principio alla fondazione della Colonia. 

Non era veramente questo il sito più opportimo 
anzi tutto per la mancanza d'acqua potabile che tro- 
varono solo a quattro leghe di distanza, poi per la lon- 
tananza degli Indi i quali senza dubbio a cagione del- 
laridità non frequentavano quel punto. 

E probabile che il Sopraintendente desiderasse 
attenersi strettamente agli ordini ricevuti, e volesse 
fondare la Colonia nel sito determinato dalle Istruzioni, 
ma che pure ima volta entrato nel Porto San José 

alcimi, ansiosi di dare principio alla colonizzazione, 
lo consigliassero di gettarne senz'altro le fondamenta, 
il che si accordava col vivo suo desiderio di operare 
quanto prima. 

52. — De La Pietlr«a e Bìedma. — Pochi giorni 
dopo la fondazione di San José, arrivava il Soprain- 
tendente di San Jtilian D. Francisco Biedmay il quale 
non avea ancora compito il suo viaggio per mancanza 
di gente e per esercitarsi forse nella pratica delle 
fortificazioni, o per le istanze di La Piedra e di suo 
fratello D. Antonio Biedma, che pare cercassero la sua 
cooperazione per il definitivo stabilimento delle forti- 
ficazioni, promettendogli di venire alla lor volta a 
coadiuvarlo nella sua futura Colonia, non sì tosto fosse 
ultimata quella di San José. 



Se (jueste t' consiinìli ragioni non furono quelle che 
determinarono D. F. liiedma a non proseguire, il 
fatto dimostra ohe egli si mù a De La Piedm, per 
cooperare alla fondazione della sua Colonia ed esplo- 
rare le coBte ric-iue. 

53. — La t:omplela esplorazione dei fiumi Kegvo 
e Coloì'iido, costituiva una delle principali Istruzioui 
avute, e per tanto assicurala la Colonia, il 13 di Feb- 
braio si spedi una imbarcazione a riconoscere^ il Sic 
Negro, al <iuale giunse il 22 dello stesso mese. H 
giorno seguente potfe introdurvi la nave, dopo di averne 
studiato la barra o foce che permise il passo all'in- 
terno del fiume. 

Come furono nel Rio, si diedero a percorrerlo 
lentamente, per timore di disgrazie e per aver agio di 
studiarne le rive e stringere amichevoli relazioni cogli 
Indi che venissero loro incontro. 

Quindici giorni si trattennero ad es])lorare il nuovo 
fiume, obbligativi altresì dalla barra che non per- 
mise loro l'uscita fino all' 11 di Aprile, giungendo 
cinque giorni dopo al punto di partenza, alla Colonia 
San Jos^. 

Là gli esploratori dipinsero al vivo la fertilità delle 
sponde del Mio, la probabile navigazione di tutto U suo 
corso, e la mansuetudine e buona accoglienza degli 
Indi, per muovere i loro compagni a fondare colà 
stabile dimora. 

JJon Pedro de La Piedra era partito intanto per 
Buenos Aires, in cerca di nuovi soccorsi, e per ren- 
dervi conto del suo operato e così scolparsi dell'ao- 



LiBBO I - SOIE STOIIIUMK 63 

cusa, di non essersi attenuto alle Istruzioni reali di 
stabilirsi nella baia Sin Fondo. Ma sia che non aA'esse 
saputo prusentare convenientemente i motivi ohe lo 
determinarono a stabilirsi a San Jos^, sia che il Vi- 
ceré si attenesse più alla lettera delle Istruzioni, imen- 
dosi per sopraccarico alcune lagnanze degli stessi 
Coloni che accusavano il De ^b P(Wr« d" imprudenza 
e poca attitudine a governare la Colonia, il povertj 
Sopraintendente A'enno sospeso dal suo uiflcio ed ob- 
bligato a giustificarsi del precipitato abbandono delia 
sua fondazionej quando era piìi necessaria la sua pre- 
senza per consolidarla. 

De la Piedra al partire per Buenos Aires aveva 
lasciato al Governo della Colonia D. Francisco Biednia, 
che unito a suo fratello Antonio facilmente poteva 
assicurarne la tranquilhtà, 

54. ^ Fondazione delle Colonie Mercedes e 
Patagones. — Per le notizie degli esploratori Don 
Francisco si dispose a cercare fortuna, avventurandosi 
a qualche impresa d'importanza che lo salvasse dalla 
responsabilità di non aver eseguito gli ordini ricevuti, 
ed a tal fine si decise di meglio esplorare il BÌo 
Negro e dare anche principio ad ima popolazione sulle 
sue rive. 

L'il Aprile con due navi e relativi uomini salpò 
dal Porto San José, in direzione dell'ambito fiume, 
lasciando sopraintendente suo fratello Antonio. Il 18 
entrava nella bocca del Bio, e pernottava' a 15 migha 
verso l'interno a pie di alcuni monti. Questa si- 
tuazione gli parve eccellente. La dimane seguitò a 
rimontare il fiume, scandagliandone di frequente la 



I 



64 LA. FATAGONIA 

profondità fino ad un'ampia svolta della sponda destra, 
le cui acque tranquille, la vegetazione e la boscaglia, 
gli parvero a proposito per istabilirvi la Colonia. 

Lì sbarcarono i valorosi Spagnuoli, pieni di balde 
speranze, e dopo alcuni giorui impiegati nel cercare 
il sito migliore e studiare i mezzi di fortificarlo, il 23 
di Aprile del 1778 diedero principio alla nuova fonda- 
zione circondandola di un fosso per impedire qualunque 
improvviso assalto degli Indi. 

Sedotti dalla leggiadria del paraggio, non aveano 
considerato che quella pianura era aperta alle inonda- 
zioni della marea, o delle piene del fiume che nel miste- 
rioso suo mormorio pareva loro dicesse : Cercate le mie 
dirupate rive della sinistra, ed io non allagherò le vostre 
case di legname che vengono ad onorare i miei margini, 
per sì lungo tempo solo calpestati dal piede selvaggio 
che non seppe apprezzare le mie onde cristalline. 

Infatti due mesi dopo, quando giù si ergevano orgo- 
gliose le prime case, sventolando sopra quella del 
Comandante la bandiera spagnuola, una marea traditrice 
inondò le fortificazioni e le capanne, obbligandone gli 
abitanti a salire vergognosamente sopra i tetti (13 di 
Giugno). Dileguata la marea, una piccola imbarcazione 
partiva col comandante in traccia di sito migliore sulla 
sponda sinistra, che per la sua altezza non andrebbe 
soggetta ad inondazioni. 

Studiato bene il terreno, si concluse che la Colonia 
avesse a trasferirsi alla parte opposta, circa un chilo- 
metro più innanzi, sui fianchi di alcune colline in 
pendìo, con strati d'arena di colore azzurro (lat. 
40^ 18' Sud e 62^ 56' all' 0. di Gr.). 



Caricata gran parte del tagliato legname ed imbar- 
catisi sulle due navi, il 16 di Giugno dello stesso 
anno D. Francisco Biedma inalberava sopra un piccolo 
rialto d' arena la bandiera Spagnuola, qual segnale 
della nuova popolazione, dedicandola alla " Vergine 
del Carmine „. 

In seguito si provvide a costruire fortificazioni che 
dominassero il Rio, e case di terrori (argilla cruda) e 
di tavole a riparo degli spedizionarì. 

Sotto l'egida di cosi benefica Protettrice, si diede 
realmente principio alla colonizzazione della Pata- 
gonia, fin allora solo visitata. 

L(t Seìiora Espahola che i selvaggi di Nahtiel- 
Huap) condannavano al rogo per timore di venire con- 
quistati dagli Spagnuoli , rientrava nuovamente nella 
Patagonia, per istabihrsi non alle sorgenti del Rio 
Negro donde era stata bandita, ma vicino alla sua foce 
provvidenzialmente prescelta, possiamo dire, per redi- 
mere quelle misere orde selvaggie. 

Quanto misericordiosamente tenaci sono i disegni 
della Provvidenza e quanto amorose le secreto pre- 
dilezioni di questa Vergine, che ama le selve, le 
montagne ed i boschi ! 

Terminate le fortificazioni, che si estendevano in 
un quadrato di oirca quaranta metri e che consistevano 
in un'alta piattaforma (di cui si trovano ancora le traccie), 
su cui collocarono i cannoni per difesa delle case fon- 
date a' suoi piedi, Biedma inviò a Buenos Aires rag- 
guagli della fondata Colonia affine d'ottenere soccorsi. 

Giimgeva contemporaneamente a Buenos Aires un 
altr'ordine reale, col quale raccomandavasi altamente 



0<) LA rATA«inMA 

I immediata esplorazioiK' e popolazione del Bio XegvOj 
se ancora non orasi efV(»ttiiata. 11 Viceré impertanto ac- 
colse tavorevolmonte le relazioni di Biedma, e confennò 
la sua lbndazi(me proclamandolo Comandante, e com- 
mettendogli di oc('iii)arsi to.-'to dell' esplorazione del 
liio, in compagnia del piloto i'aìhjas^ che inviavagli 
colle necessarie istruzioni. 

Callejas venne a Patairones, ma })er deficienza di 
cqiii])aggio. volle ritornare a lUienos Aires affine di 
meglio (U)ncertare l'esplorazione. Biedma non ebbe la 
pazienza di aspettarlo e credendo di guadagnare tempo 
con maggiori vantaggi, confidò l'impresa al valoroso 
piloto D. lìa^iUo Viìlarino, 

55. — Esi^Iorazione di tutto il Rio Negro. — 

II 2(S di Settembre del 1782, con quattro piccole im- 
barcazioni e sessanta nomini, partiva Villarino in 
cerca delle sorgenti del gran iìume che lambiva le 
fondamenta del baluardo di Patagones. 

La jnccolezza delle scialuppe, i banchi d'arena, la 
nessuna conoscenza dei canali e la rapidità delle cor- 
renti unitamente a grosse radici e tratti pressoché 
mancanti d'acqua, rendevano penosissima la naviga- 
zione. Non di rado le barche incagliavano in un banco 
d'arena, per causare le radici dei grandi salici che om- 
breggiavano le acque. 

Confortavano tuttavia il piloto l'orgogliosa vegeta- 
zione boschiva ed il bel verde delle pittoresche isole, 
che sovente sparti\'ano la corrente in due canali, senza 
lasciar intravedere (juale sarebbe il migliore per il 
passaggio delle navi. 



^^^^^^PP LIBRO I- KOTE SIORICUIt: UT 

Detenuto da queste esplorazioui, e da altri contrat- 
tempi, trascorsero quasi due mesi (58 giorni), prima di 
approdare alla grande isola che gli Indi colà stabiliti 
chiamavano Choele-Ckoel. Temendo che gli venissero 
a difettare i viveri, e saputo dagli Indi che restava 
maggior tratto ancora che il percorso per giungere 
alle sorgenti del Curà-Leubù, come essi cliiamavano 
il Bio navigato da ViUarino, inviò ima imbarcazione 
a Patagones per domandare vettovaglie e dare contezza 
del ,suo viaggio e delle difficoltìi che lo ritardavano 
ad ogni tratto. Frattanto costruì un fortino, e s' inforinfj 
presso gh Indi degli ostacoli che lo aspettavano ancora. 

Arrivati i viveri, partì verso la confluenza dei 
fiumi Sanquel o Neuquen e Lima/z-Leufà, distanti 
secondo gli Indi circa quaranta leghe da Choele-Chofl. 
A misura che rimontava il Rio, crescevano i pericoli : 
i banchi d'arena si facevano più frequenti, i passi piti 
ardui e piii vorticosa la corrente ; ma nulla scorag- 
giava il valoroso marinaio, disposto a tutto affrontare 
pur di coronare !a sua impresa. II 23 di Marzo giimge 
alla sospirata confluenza, e indeciso qiial corrente 
avrebbe dovuto rimontare, alla flne si determiny di 
esplorare quella del Neuquèn. Se la rapidità delle cor- 
renti avevano raflentato tanto il suo viaggio, in questa 
non gli fu permesso di procedere per quanto impie- 
gasse energici sforzi nel superare le tumultuose masse 
d'acqua. 

Di fronte a tale difficoltà, e piìi ancora per la scarsa 
profondità del canale, diede volta alla nave e lascian- 
dosi trasportare a vele ammainate ritornò al punto di 
partenza, dove aspettavanlo le altre imbarcazioni. 



4 



08 



Riunitele alla confluenza si determinò di ritnoi 
tare il Limay, facendosi sempre precedere da un bafl 
tello afSne di scandagliarne il fondo. Improbe fii-ìl 
rono le fatiche sostenute per superare l'impeto dellftl 
correnti: una massa di acque da 80 a 100 metri dì 
larghezza, interrotta sovente da sterili isole coperte 
di pietre, spesso tortuoso il canale, roocìe a fior dì 
acqua, anfratti perìoolosi, cascate violentissime, secche 
ghiaiose, banchi d'arena, e massi di pietra precipitati 
nel canale dai monti ; tutto questo cumulo di guai fu 
vinto nel rimontare il Liraaj dall'eroica tenacità del 
pilota Spagnuolo. finché arrivò ad un grande affluente 
del margine sinistro, il Catapulichc (lat. 40' 31' Sud, 
e long. 70^ 2-i' O. Gr.). Di là volle ancora inoltrarsi, 
ma una corrente fortissima a poca distanza del 
oonfluenza io mise in dubbio di continuare (lat. 4tS 
32', e long. 70' 24' 40" 0. Gr.). Quivi gli Indi g 
lane del lago Nahuel-Buapl, e di un varco attravera 
le prossime Cordigliere per il Chili, e Villarino aox^ 
si perita a proseguire, nonostante la spossate 
personale e le cattive condizioni dei battelli. EimoutB 
alcune leghe ancora, ma poi deve retrocedere, perei 
il fiume non gli concede piti il passo. Sempre colli 
speranza di poter seguitare si trattiene tuttavia alci 
giorni per ottenere precise informazioni dagli Indi, i 
quali non gli dissero tutta la verità, né mantenner 
la parola di accompagnarlo dopo che lì avrebbe aiuta^ 
a combattere contro ima tribù nemica. Avvertendo i 
già scarseggiava di viveri volse la prua, ed il 25 di 1 
gio (1783) rientrava nel porto di Patagones quando g 
' lo credevano perito per sempre, vittima degli Indi. 



^t ruiarlm 



- SOTB BTORIUflE 



w 



dopo aver presentato il suo duirio, 
Siedma, narrò le traversie della navigazione, e gli feoe 
conoscere il poco frutto che potevasi ricavare pel mo- 
mento dalla fondazione di nuove Coionio sui margini 
lei fiurae. 






56. — Foutlazìoue ili San Juliau e Porto De- 
scado. — La Colonia Snn José che lasciammo nell'A- 
prile del 1779, andava sviluppandosi, ma tra i disai 

stenti, decimata dallo scorbuto causato dall'acqua 
.mastra che bevevano, mancando la potabile, A tale 
'^malore si aggiimsero altre sofferenze, la peniu-ia dei 
Tiveri, l'abbandono del fondatore, la lontananza degli 
Indi, e la sterilità del suolo stesso che pareva crescesse 
a misura che crescevano le necessità. 

Alcuni morirono, altri ritornarono a Montevideo, ■ 
il medesimo J). Antonio Biedina si diede a cercare ^ 
al Sud im posto più fertile e sicuro, e con tal animo ^ 
visitf) gli antichi porti di San Gregorio, Santa He- J 
lena, Deseado, San Jtilian, Sanla Cruz, e proba- 
bilmente anche Galkgos. Dopo tali esplorazioni, stimò 
opportuno edificare una piccola fortezza in San JiiUan, 
e stabilirsi al Porto Deseado che presentava più 
favorevoli condizioni per una colonia ed era inoltre più 
prossimo a San José e Patagones. 

Correvano gli anni 1782 e 83 ; gli Inglesi avevano 
abbandonati i loro preparativi, con la pace incomin- 
ciata nel 1782, firmando nell'anno seguente il ricono- 
scimento della indipendenza degli Stati Uniti, I tesori 
della Spagna erano esausti con tante guerre ; lo 

!So Vicercime del Bio do la Fiata, stante le lotte 



70 LA I»ATAG<»MA 

contro i Portoghesi, erasi impoverito ; le colonie della 
Patagonia costavano solo uomini e danaro. 

Il Viceré del Piata impertanto, per indicazione delle 
Cortes, determinò di abbandonare tutte le colonie della 
Patagonia, ordinando che lo guarnigioni si trasferis- 
sero colle navi alla Capitale, e solo lasciassero alcuni 
coloni che avessero preferito fermarvisi. 

57. — Si abbandonarono perciò Piierto Deseadoy 
Santa Jlelena, e San Josr pressoché totalmente; solo 
Patagones ad istanza di De la Fiedray F, Biedma, e 
ViììarinOj restò con tutta la sua guarnigione, occupata 
nel lavoro pacificjo dell'agricoltura che già aveva dato 
ottimi risultati. 

58. — Tragica fine di Villarino e di De La Pie- 
dra. — L'aiuto prestato da Villarino ai Neuqmgni in 
mi combattimento contro lo tribù del Cacique Curày 
signore di tutto il Ilio Xegro, accese una sollevazione 
generale di tutti gli Indi contro i nuovi venuti, che mi- 
nacciò di distruggere la popolazione ai primi del 1785. 

Juan (le la Piedra già restituito alla Soprainten- 
denza di Patagones, partì col bravo esploratore Vilr 
lavino a punire gli arroganti provocatori. Già si erano 
riuniti gli Indi in grossa colonna formata dai migliori 
guerrieri e più feroci cacichi, ed aspettavano i pochi 
Spagnuoli che venivano al combattimento S0nza la 
minima preparazione. 

Questi tuttavia irritati assalirono terribilmente le 
file selvaggie menando grande strage, ma poco a poco 
furono stretti da tutti i lati fino a vedersi chiusa ogni 



LIBRO I-NOTE STORICHE 71 

via (li scampo. Presto cominciarono a cadere i soldati 
crivellati da migliaia di freccio, che da tutte parti 
scoccavano sicure. Villarino si difende da forte cam- 
pione, e la sua spada atterra quanti se gli accostano ; 
ma la morte decimava i suoi compagni. De la Piedra 
cade, cadono molti soldati, cadono gli ufficiali; ma 
Villarino è là che resiste, ferisce, atterra, ammazza, 
vendicando la morte de' suoi. Gli Indi lo circondano ; 
tra i cacichi ciascuno si contende la gloria di com- 
battere col valoroso spagnuolo, e contro di lui dirigono 
le picche, le freccio e le fiondo, e lo stringono con 
furore terribile. Ma il braccio del piloto non si stanca 
di infliggere, qual remo contro le onde, colpi mortali 
sopra quelle fiere accese d'ira, che vorrebbero divo- 
rarlo vivo, mentre alcuni gli mostrano le teste dei 
suoi compagni spiccate dal busto, come per preavvi- 
sarlo che farebbero altrettanto con lui. Stanco di 
combattere, dopo tante ferite e con soli alcuni com- 
pagni che tuttavia gli rimangono a fianco, riceve un 
colpo mortale, e dopo questo un altro ed im altro 
ancora. Gli Indi si avanzano colla rapidità del fulmine 
non appena lo vedono barcollare, procurando di sviare 
quella terribile spada ancor vibrata da quel braccio 
stanco che ferisce l'imprudente, bramoso del vanto di 
essere il primo nel calare l'ultimo fendente fatale. 

E probabile che caduto per mano di qualche cacico, 
gli sia stata recisa la testa e con quella di De la 
Piedra sia rimasta trofeo della vittoria. 

Triste, ma gloriosa fine di sì intrepidi marinai 1 
Cosi terminò la vita del primo Sopraintendente di 
Patagones e primo esploratore del Rio Negro ! 



72 LA PATAGONIA 

59. — Malaspina. — Il compito riuscito di Qui- 
roga e dei fratelli Biedma e la necessità di una esplo- 
razione realmente scientifica per assicurarsi delle nuove 
scoperte e rettificare le anteriori, indusse la Spagna ad 
inviare una commissione scientifica sotto la . direzione 
deirillustre ammiraglio Malaspina. 

Nel 1788 approdò alle coste della Patagonia la 
squadra esploratrice giovandosi delle ultime carte trac- 
ciate da Biedma e da De la Piedra : percorse tutte 
le coste Patagoniche, determinando con maggior esat- 
tezza i porti più esplorati ; impose il nome ad alcuni 
piccoli porti ; tragittò lo stretto, e proseguì studiando 
tutte le coste sul Pacifico fino air America centrale. 

» 

60. — Menendez. — Dopo questa spedizione nessun 
nuovo esploratore venne a visitare la Patagonia, fino 
al 1792, in cui il P. Francescano Francisco Menendez 
valicando la Cordigliera sulle traccie del P. Laguna, 
si diresse al lago Nahiiel-Iluapì con animo di fondarvi 
una Missione. 

La cattiva accoglienza avuta dagli Indi lo obbligò 
a desistere dal suo generoso intento, e fece ritorno 
al Chili. 

61. — Azara. — Assai più proficuo fu lo studio 
del Naturalista Spagnolo D. Felix Azara, che nella 
circostanza della delimitazione di frontiera tra il ChDì 
ed il Governo Territoriale del Ttccmnàn, potè prendere 
informazioni sulla natura fisica della Pampa e Pata- 
gonia Settentrionale, descrivendone in generale^a 
Paima e la Flora (1795). 



LIBRO I - XOTE STORICHE 73 



§ IL Dev^astazioni degli Indi 

K Spedizioni Militari. 

1810-1832. 



62. — Scorrerie degli Indi. — Dopo Azara e 
Menendez, che richiamarono alquanto l'attenzione 
sopra la Patagonia, essa entrò in un letargo, solo inter- 
rotto da assalti e stragi per parte degli Indi, vie più 
arditi a misura che meno si vigilava. 

Vedendo aumentarsi intorno il numero degli ìnci- 
viUti tutti gli Indi della Pampa del Sud soggetta alla 
Provincia di Buenos Aires e della Patagonia Setten- 
trionale, si collegarono in una specie d'unione strin- 
gendo relazione fra tribù e tribù, e coUpcando alla 
loro testa cacichi tanto audaci quanto scaltri, per diri- 
gere sicuri i loro colpi contro le nuove popolazioni. 

Con questa unione si evitavano le guerre intestine 
e si rinforzavano le colonne che percorrevano le cam- 
pagne, per impedire che i Cristiani fondassero colonie 
nei loro domini. 

Molti degli Indi di Buenos Aires erano stati istruiti 
nella medesima capitale da cittadini che li aveano te- 
nuti con loro fino dalla loro, fanciullezza, ma poi, fatti 
adulti, tornarono a riimirsi co' propri conterranei. Altri 
Indi, chiamati mansos (mansueti), perchè avevano rela- 
zione cogli Spagnuoli e creoli^ non erano se non astute 
spie che riferivano alle loro tribù ciò che avveniva 



74 li.V l'ATAUONIA 

in JJueiios Aires e le intenzioni del Governo a loro 
riguardo. Era (questa una fine tattica non del tutto 
ignota al Governo Spagniiolo. 

Nella Pampa e nel Sud di Buenos Aires fino a 
Patagonorf incutevano timore ai coloni, derubandone 
spesso il gregge, e saccheggiando ed incendiando le 
case. 

Le continuo lagnanze dei poveri coloni determina- 
rono il tiovorno Provvisorio dell'Indipendenza ad in- 
viare un messaggio agli Indi per regolare le relazioni 
coi Siurnori del deserto. 

Il (.'olonnello Andrrs (iarda, fu eletto per mettere 
in esecuzione con una i)iccola spedizione i disegni del 
Governo (1811); ma la sua commissione non ottenne 
il risultato che si sperava, e gli Indi benché venissero 
costrutti parecchi nuovi fortini, continuarono ì consueti 
loro latrocini. 

Le devastazioni prendevano proporzioni sempre più 
disastrose, ed il Governo del Generale Rodriguez (1822) 
tentò di entrare in nuovi accordi; ma gli Indi non 
cedettero. Si determinò d'inviare una spedizione for- 
male nel deserto del Sud, per edificare nuove piccole 
fortezze e punirò alcune tribù temerarie. 

La spedizione marciò verso il Sud della Provincia 
di Buenos Aires, e la sua influenza si estese fino a Pa- 
tagones, sì che gli Indi di quei diiitomi si allontana- 
rono per timore che si procedesse contro di loro. 

Addetto alla spedizione venne nella Patagonia 
soitentrionale il Colonnello Cramer, per esplorare il 
.Rio Colorado di cui potò solo studiare la foce, non 
permettendogU la poca profondità di rimontarlo. 



w 



Con queste piccole spedizioni gli. Indi si avrantag- 
giaTano d'assai, diveniv^ano più forti, e seguitavano a 
depredare ed assassinare con perfidia. Nessuno in Pa- 
tagones poteva uscire oltre il tiro del cannone, eenz? 
esporsi alla rapina ed alla morte quando mono se l'avesse 
aspettato. Gli stabilimenti che andavano aprendosi a 
varie leghe dalla popolazione, specialmente verso la 
Bahia Sa7i Bios o lungo la costa del Bio Negro, si 
trinceravano ed armavano come una piccola fortezza, 
disposti a difendersi se gli assalitori erano pochi, ed 
a fuggire a Patagones se fossero stati numerosi. 

63. ~ Distruzione della Colouia Sun José. — 

La colonia San José mal difesa e piti abbandonata, 
era sempre in procinto di soccombere. I selvaggi ne 
maturarono il disegno a meraviglia. Forse alcimi Indi, 
loro spie, li tenevano informati di tutto, ed il progetto 
del saccheggio e della disfatta totale dei coloni me- 
dita vasi sempre con maggior precauzione. 

Si accorsero che nei giorni festivi le guardie e 
la popolazione, stavano meno in vigilanza che nei 
giorni di lavoro, e che tutti si radunavano senz' armi 
nella Cappella per assistere alla santa Messa. Le stesse 
guardie che non si portavano alla Chiesa, passavano quel 
tempo in compagnia d'altre persone, in divertimenti 
e conversazioni, senza pimto darsi pensiero degU Indi. 

II cólpo prometteva ed era sicuro. I granai erano 
pieni, ed i magazzini della colonia ben fomiti di li- 
quori, vestimenta e di altri artìcoli congeneri; non vi 
mancava il biscotto, il pane fresco, la carne, le fnitta e 
diversi commestibili assortiti ; vi avevano scorto altresì 



^divei 



molte armi, che potevano loro servire. Avrebbero in- 
somma trovato provvigioni, danaro, e quanto poti 
vestirli, arricchirli, e procurar loro molti giorni di 
legria, ben pa3ciuti e briachi. 

Forse tutte queste particolarità gli Indi traERcanti 
in pelli di guanaco e piume di struzzo, le avevano 
sapute dagli indios mansos, da coloro che dicevansi 
amici e compagni dei coloni. Per non incorrere nel 
pericolo di venire scoperti gli Indi avevano fatto cor- 
rere la voce nella colonia, che in quei giorni tutte 
le tribù cattive eransi allontanate, e che non si sapeva 
avessero male intenzioni contro i coloni. 

Frattanto i caciehi si erano ritmiti a discutere il 
progetto d'assalto : non ignora^'ano inoltro che spesso 
usciva una commissione esploratrice a perlustrare i 
luoghi un po' discosti e constatare se vi fossero 
Indi accampati in atteggiamento di guerra. Così pure 
sa])evano che ogni sera im'altra commissione percor- 
reva le vicinanze, per assicurarsi che non si intentassero 
imboscate; altrimenti avrebbero dovuto invigilare di 
piti e custodire meglio le entrate del fosso ohe circon- 
dava il fortino. Gli Indi erano stati informati di tutti 
questi provvedimenti nei giorni antecedenti al gran 
malon, com' essi chiamavano un loro assalto, e tutti si 
erano ritirati, dando luogo alla piii completa calma nelle. 
famiglie indiane attendate nei dintorni della col 

Fra un sabbato, e verso sera il Cappellano 
annunziato pel domani. Domenica, una Messa soli 
con discorso, a cui tutta la colonia dovea intei 
non esclusi i soldati, e dopo seguirebbe ima ricreai 
generale passando la testa come buoni cristiani in 03 



I 



LiBiiO i-soTB sroBiuiiii 



'aCegria. Tutti promettevansi un giorno felice, ed ane- 
lavano di vederlo spimtare, parendo loro forse la notte 
troppo Uinga, 

Anche i selvaggi si ripromettevano una festa allegra, 
ina feroce e sanguinosa. 

La commissione esploratrice uscendo secondo il con- 
sueto, nulla avrebbe scorto certamente che potesse 
svegliar sospetti, ed anzi neppure il minimo indizio. Gli 
Indi si erano ritirati, e quindi in questa come nelle altre 
notti si poteva rincasare tranquilli. 

Tutti si abbandonarono al riposo, tranne le guardie 
del piccolo forte che sebbene sicure non vi fossero 
Indi nelle adiacenze, dovevano sempre vigilare col fu- 
cile in ispalla per la sicurezza degli abitanti. 

Gli Indi che eransi imiti alla distanza di una 
notte di cammino, stavano probabilmente rimpiattati 
nelle selve, e giunta la sera si misero m marcia verso 
la Colonia camminando tutta la notte, per trovarsi di 
buon mattino a' formarvi una imboscata in attesa del- 
l'ora convenuta colle spie, dell'ora cioè in cui tutti i 
coloni si fossero trovati raccolti in Chiesa, nel piEi so- 
lenne momento della Messa, quando nessuno vagasse 
per le vie, e le sentinelle fossero distratte. 

Apparve T aurora finalmente, colorando in oro e 
rosso fiammeggiante le nuvolette increspate sull'oriz- 
zonte. La campana della Cappella suonò IMiie Maria, 
i, vecchi si alzarono e si incamminarono all'orazione; 
si scambiò Ja guardia comunicandosi che nessuna no- 
■\'!tà era avvenuta durante la notte. 

Dal folto delle selve gli Indi spiavano tutti i movi- 
menti, ed anelavano che si levasse il sole e volassero 



78 LA PATAGONIA 

le ore. Combinavano frattanto meglio i loro progetti 
ed il modo di entrare ; osservavano le loro lancie, e 
disponevano le scuri, i coltelli e le freccio. 

Spuntato il sole, la colonia si pose in movimento, 
si abbassò il ponte e cominciarono a vedersi le donne 
intese alle faccende del mattino. La Messa era fissata 
per le nove e mezzo. Le campane fecero echeggiare 
il primo, il secondo ed il terzo segno, e tutta la colonia 
accorse alla Cappella. Gli Indi si posero in marcia 
silenziosamente, occultandosi dietro le piante. Le spie 
si affrettarono a recar avviso che era tempo, e che 
già tutti stavano in Chiesa, tranne alcune gviardie 
distratte, che facilmente si potevano uccidere prima, 
in un con altri popolani poco divoti. 

La, colonna selvaggia arrivò spedita al ponte, che 
fu passato in tutta fretta. S'introdussero nel recinto, 
e diedero principio ai loro iniqui attentati. Corsero 
alcuni ad assalire le guardie, altri si diressero dove 
sapevano trovarsi famiglie, e la maggior parte volò a 
circondare la Cappella perchè nessuno riuscisse ad 
evadere. 

Sorprese le prime guardie, piene di terrore e conscie 
del pericolo imminente si diedero a far fuoco, e si dife- 
sero accanitamente; ma inutile ogni resistenza, che 
parecchie freccio ammazzarono le une, ferirono le altre 
le finirono a colpi di scure e di bastoni. Le loro grida 
disperate probabilmente giunsero all'orecchio di coloro 
che si trovavano in Chiesa, ed alcuni uscirono per ve- 
dere che cosa avveniva. 

Non avevano forse ancor varcate le soglie, che già 
i loro occhi s' incontrarono nella turba d' Indi assassini 



soliti a portare i viveri. Per conseguenza chiaramente 
si scopre la premeditazione di sì nero delitto. Per im- 
pedire di essere uditi e scoperti durante le perlustra- 
zioni serali nei dintorni, si allontanavano o si nascon- 
devano. Quest' ultima tattica si scoperse più tardi, 
quando le continue aggressioni venivano precedute da 
un allontanamento degli Indi vicini. 

Saputa quest'astuzia, le Colonie si disponevano 
pronte ad attenderli colle armi alla mano, certe di un 
attacco improvviso, che allora diveniva terribile ed 
atroce. 

G4. — Il colpo riuscito a San José, e la quiete in 
cui vennero lasciati diede ansa agli Indi di allestire 
nuovi assalti contro Patagones. 

Durante il ISSI e 32 pare avessero deciso di disfarsi 
di tutte le fondazioni coloniali, e dello stesso Patagones, 
Una colonna di varie tribù riunite cominciarono dalle 
case sulle coste del mare e nella baia San Bìas, a 
depredare, uccidere ed incendiare, fino a giungere sotto 
Patagones, che assediarono con animo di costringerlo 
alla resa. Solo i cannoni del baluardo li trattenne, e 
. quindi dovettero ritirarsi di fronte ad una forte com- 
pagnia di uomini ben armati, e disposti ad uscire loro 
contro per attaccarli in campo aperto. Per siffatte 
vicende e per la miseria dei coloni fu spopoiato Puerio 
Deseado nel 1831, e le fondazioni del litorale rimasero 
abbandonate fino a Patagones. 

65. — Spedizione tiel Generale Rosas. — I la- 
menti delle popolazioni per tante stragi e devastazioni 



i 



80 LA PATAGONIA 

tare. Scorse a torrenti il sangue, e macchiò le pareti e 
la mensa delF altare. 

Consumata l'orribile strage si divisero le case, invo- 
lando tutto il meglio che vi era e crapulando sopra il 
corpo dei morti con quanto capitava di commestibile. 
Nelle cantine e nei negozi si contendevano le bottiglie, 
ed i barili che avessero contenuto liquori, acquavite o 
vino. Si divisero i vestiari, e s'impossessarono delle armi 
e del danaro, e allestendosi ciascuno una carica di quanta 
avrebbegli potuto giovare, partirono la dimane, dopo 
d'aver incendiata la Chiesa ed abbattuta la fortezza, 
trascinando seco i cavalli e le vacche come poterono. 

Tale fu la fine della Colonia San José, in una delle 
prime Domeniche del 1829. Solo un uomo potè fuggir© 
a piedi, arrivando a Patagones a recare la funesta no- 
tizia. La descrizione che abbiamo dato dello scempio 
e distruzione della Colonia San José, la ricavammo 
in sostanza da vecchi popolani di Patagones che vi- 
vono tutt' ora, e che allora erano nella prima gio- 
ventù. Il dare l'assalto alla colonia in una Domenica, 
quando tutti si erano radunati in Chiesa per il Santo 
Sacrifizio; il non aver lasciato evadere nessuno, meno 
quest'uomo che probabilmente sarà stato un lavora- 
tore se pur non era già uscito di buon mattino per 
la provvista di legna da fuoco nelle vicine selve, rivela. 
un disegno d attacco ben concertato, non meno ohe la 
sicurezza di venirne a capo, mediante spie che tene- 
vano informati i selvaggi di quanto succedeva nella 
colonia. 

Gli Indi inoltre -diedero l'attacco in un momento in 
cui non c'era nel porto alcuno dei legni da guerra. 



I I - SOTB «ORICH. 



bl 



soliti a portare i viveri. Per conseguenza chiaramente 
si scopre la premeditazione di sì nero delitto. Per im- 
pedire di essere uditi e scoperti durante le perlustra- 
zioni serali nei dintorni, si allontanavano o si nascon- 
devano. Quest'idtima tattica si scoperse più tardi, 
quando le continue aggressioni venivano precedute da 
im allontanamento degli Indi vicini. 

Saputa quest'astuzia, le Colonie si disponevano 
pronte ad attenderli colle armi alla mano, certe di un 
attacco improvviso, che allora diveniva terribile ed 
atroce. 



64. — Il colpo riuscito a Sun .Tosi'; e la quiete in 
cui vennero lasciati diede ansa a-^li Indi di allestire 
nuovi assalti contro Patagones. 

Durante il 1831 e 32 pare avessero deciso di disfarsi 
di tutte le fondazioni coloniali, e dello stesso Patagones. 
Una colonna di varie tribù riunite cominciarono dalle 
case sulle coste del mare e nella baia San Blas, a 
depredare, uccidere ed incendiare, fino a giungere sotto 
Patagones, ohe assediarono con animo di costringerlo 
alla resa. Solo i cannoni del baluardo li trattenne, e 
. quindi dovettero ritirarsi di fronte ad una forte com- 
pagnia di uomini ben armati, e disposti ad uscire loro 
contro per attaccarli in campo aperto. Per siffatte 
vicende e per la miseria dei coloni fu spopolato Pileria 
Dcseado nel 1831, e le fondazioni del litorale rimasero 
1 abbandonate fino a Patagones. 

^^ 65. — Spedizione del Generale Rosas. — I la- 
K^enti delle popolazioni per tante stragi e devastazioni 



82 LA PATAOOXIA 

mossero finalmente il Governo di Buenos Aires ad in- 
viare mia forte spedizione militare. Il Generale D. Juan 
Manuel Eosas, poi tiranno sanguinario, ebbe il comando 
della divisione della sinistra. Partendo da Buenos Aires 
debellò gli Indi di Azid, Bahia Bianca e Sud di Buenos 
Aires, e si mosse verso il Bio Negro (1833). 

66. — Giunto al Rio Colorado, spedi uno squadrone 
delle sue milizie sotto il comando del generale Pacheco, 
col mandato di espugnare gli Indi del Pais de los 
demonios (Paese dei diavoli) e passando il Bio Negro 
attraverso risola Choele-Choel, sorprendere gli Indi di 
Balcheta, dov' era Y accampamento principale delle 
tribù Blonegrine. 

L'esercito di Rosas, come destinato ad ammazzare 
Indi, componevasi in massima parte di soldati fiioru- 
sciti e di gaucho s i più audaci. 

Il naturalista inglese Carlo Darwin che viaggiava 
allora per la Patagonia, a bordo della corvetta Beagle 
della spedizione Fitz Roy e King, così ritrae questo 
esercito ch'ei visitò nell'accampamento del Rio Colo- 
rado : 

" L' accampamento deP Generale Rosas si stende 
assai vicino al Bio, E un quadrato con carri d'arti- 
glieria, tende, ed apparati relativi. Non vi si trova 
che cavalleria; e credo che non si sia mai formato 
un altro esercito simile a questo che va parago- 
nato piuttosto ad una banda d'assassini. Quasi tutti 
gli uomini sono di razze diverse: negri, indigeni, spa- 
gnuoli. Io non so perchè, ma uomini di tal fatta di 
rado hanno buona cera „. 




LinilO I-SOTE STORKllE b3 

Dì tali eoldati coraponevasì l'esercito di Pache^'o, 
che doveva soggiogare gli Indi del Bio Kegro. 

Bosas trasmise inoltre un avviso a Patagones. 
con cui ordinava di allestire una buona compagnia 
di baqttmnos, (guide) per consegnarla a Pacherò e dare 
principio alla grande impresa. . . 

Oltre la divisione di terra, ima goletta armata 
doveva espiorare il Bio Negro. II piloto Nicolas Dc- 
scahis dirigeva il battello. La colonna di Pacheco 
arrivò a Choeìe-Choel in Ottobre, contemporaneamente 
ad im' altra compagnia di Patagones, comandata dal 
tenente colonnello JbaJies. 

Gli Indi che avevano subodorato l'arrivo della spe- 
dizione contro di loro, si ritirarono all' interno, e, 
secondo la relazione del Comandante di Patagones, 
il numero delle loro lancio giungeva a 2300, comprese 
quelle delle tribù di NahiiPÌ-Hiiap'ì. al comando del 
feroce Cacico Chocorì. 

Oltrepassata l'isola Cfioele-Choel, parte della divi- 
sione si pose in marcia verso Baìchda, giimgendo le sue 
avanguardie fino a vista delle Sierras San Antonio; 
e l'altra parte costeggiò il Bio Negro verso la con- 



In nessun luogo si incontrarono con Indi disposti a 
combattere, né essi presentarono V occasione. Ritor- 
nando dall'escursione di Balclieta, trovarono in ima 
valle solitaria una tribù in massima parte di donne e 
giovani, che si arresero senza resistenza. 



ÉJta " E 



67. — L'esplorazione fluviale sì fece colla go- 
Encarnacion „ che in due mesi potè appena 



^^^ lan( 

i_ 



84 tA riTABOTflA. 

passare di poco l'isoLi Cìioeìe-Choc!, retrocedendo poi 
nell'i Qipossibilità di proseguire la navigazione stante 
la scarsezza d'acqna, e più ancora a cagione degli osta- 
Roli che si frapponevano ad ogni tratto. 

La spedizione a Patagones si compì da Giugno a 
Novembre del 1833. Basassi spinse fino a Patagones, 
e di là ritornò a Buenos Aires ad assumere il Governo 
che venivagli offerto, per tiranneggiare sinistramente 
pel corso di 18 anni fino a cadere maledetto ed esecrato 
a Monte Caceros {1854). 

La dispersione generale degli Indi consenti che la 
popolazione di Patagones si estendesse cinque leghe 
pili al Nord sul margine destro del Bìo Negro, edifi- 
candosi un fortino a San Jarie>', assalito di poi so- 
vente dagli Indi. 

68. — Fitz-R»y. — Quasi oontemporaneamente 
alla spedizione di lìosas, arrivò alla Patagonia la spe- 
dizione scientifica dell'ammiraglio inglese Fttz-lloi/, 
tra i cui membri va segnalato Carlo Danoin che ebbe 
un abboccamento con Mosas al Colorado. 

La spedizione avea visitato il porto di Bahia Bianca, 
e Darwin studiava di passaggio le sierras de la Ventano, 
del Tandil e Bahia Bianca. La spedizione nell'appros- 
simarsi alla Patagonia avea riconosciuto e studiato idro- 
graficamente la baia San Blas ed il porto ITnion. 
Seguitando al Sud. visitarono i porti San Antonio e 
San José, la foce del Chiibut e tutti i porti abitati 
dalle Colonie Spagnuole. Passato lo stretto dì Magel- 
lano, la spedizione attraversò quello di Le Maire, e 
costeggiando la parte Sud della grande isola ddla 



LIBRO I - NOTE STORICHE 85 

Terra del Fuoco, scoperse il canale che separa la 
Terra del Fuoco dalle isole Australi, e che per rendere 
immortale il nome del proprio bastimento, denominò 
Beagle. 



§ III. — Progressi della Colonizzazione 

E TATTICA DEGLI INDÌ. 

1833-1858. 

69. — La spedizione militare represse di molto i 
selvaggi, ai quali fece comprendere che da un giorno 
all'altro, ove persistessero nelle loro scorrerie, per- 
derebbero financo i deserti, conquistandoli con un 
esercito Argentino. Perciò gli Indi cambiarono tattica 
mostrandosi più mansueti e depredando senza trucidare, 
per quanto era loro possibile. 

Nel 1840 pel riawicinamento al comandante di 
Patagones si potè ottenere il sommo risultato di lasciarli 
praticare perjBno colla popolazione e commerciare tran- 
quillamente senza che contravvenissero menomamente 
alle leggi dell'onoratezza. Gli stessi coloni si ricon- 
fortarono e si animarono ad estendere i loro possedi- 
menti sulle rive del Bio Negro fino a Cubanea, a dieci 
leghe da Patagones. 

70. — Sventuratamente la pace non durò molto: dal 
1845 al 1848 ripigliarono le aggressioni spadroneggiando 
€d ammazzando a tutto potere. 



8n LA l'ATAliOXIA 

Un carro uscito da Patagones con vettovaglie per 
il fortino del Colorado, venne assalito e sterminata la 
carovana di otto viomini in mi coirufficiale C Liscerò; 
e ciò a due leghe e mezzo da Patagones, potendo 
scampare come per prodigio solo la sposa deirufficiale, 
che fuggita col favor della notte perveniva a Patagone& 
per partecipare la triste fine della compagnia. 

Nel 1850 il Comandante di Patagones Garda fece 
prigionieri quattro cacichi, che improvvidamente furono 
messi in libertà dal suo secretario. Da allora al 1857 
si moltiplicarono assalti in vaste proporzioni menan- 
dosi schiavi molti cristiani e devastandosi le aziende 
dalle Saline fino alFultimo porto dell'Ovest. 

Un nuovo Comandante 1), Jìilian Miirga^ imprende 
una forte campagna, ma senza risultati sia per la sua 
inesperienza nel combattere cogli Indi, sia per lo 
sviluppo della loro stessa potenza e scaltrezza. 

71. — Alla foce del Rio Chihid, riconosciuta fer- 
tile come quella del Bio Negro, andò a stabilirsi la 
■prima Colonia GaUense condottavi ds.1 osipitaxio Elsegood 
(1856) ; ma la penuria di viveri e degli altri elementi 
indispensabili, obbligarono ad abbandonarla dopo due 
anni (1858). 



LIBRO I - NOTE STORICHE 87 



§ IV. — COLOISIIZZ AZIONE ChILENA 

DELLO Stretto 'di Magellano. 
1843-1853. 

72. — Dopo la disgraziata fine della colonia di 
Sarmiento de Gamboa nello stretto, il Chili non aveva 
più pensato a colonizzare quella sterile regione. 

Il continuo traffico di bastimenti stranieri ed i suoi 
interessi nella pesca dei cetacei ed anfibi non meno 
che nel commercio di pelli cogli Indi mosse il Governo 
a creare almeno una Colonia Penale, giacché non si 
era potuto in via ordinaria popolare quelle terre de- 
solate, dove perivano di fame i coloni di Gamboa. 

Nel 1843 bandiva una esplorazione allo stretto, e 
già in Ottobre, il 21, fondavasi il porto Bulnes, sulle 
rovine del porto Ilamhre (fame) o di San Felipe. Il 
funesto ricordo e l'infelice posizione del porto indusse 
a trasportar dopo sei anni la colonia a 50 chilometri 
più airEst, in una punta arenosa, ma più sorridente. 
Questa colonia si chiamò Punta de la Arena o sem- 
plicemente Punta Arenas. Composta la colonia di 
condannati e gente di mal affare doveva produrre i 
suoi frutti. 

Nel 1851 un Ufficiale, il Tenente José Cambiaso, 
ribellavasi insieme ai condannati e soldati banditi, 
facendo prigioniero il proprio comandante, il bravo 
marinaio Capitano D. B. Gomero, che fucilò con altri 
ufficiali. 




LA PATAGONIA 



immisero i più micidiali eccessi e la 
|rse rischio di essere distrutta affatto; 
mtura giunse truppa del Governo a 
(rdine, arrestando Cambiaso che venne 
di Aprile del 1852 a Valparaiso. Nel 1853 
ìT'Snferno confermò con un decreto lo stabilimento 
della colonia e vi nominò un comandante. D'allora in 
poi Puntarenas aumentò lentamente, senza però fon- 
dare nuove popolazioni. 



§ V. — Impero deoli Indi. 
1858-1879. 

73. — Cacichi principali e loro terrìtopi. — 

Occupato il Governo Centrale nel soffocare le continue 
rivoluzioni dei partiti, non poteva badare agli Indi per 
quanto fossero disastrose le loro devastazioni. I selvaggi 
dal loro canto si erano organizzati e tra le loro bande 
contavano cristiani rinnegati, banditi fuggiti dai presidi, 
che sapevano leggere e scrivere e stipulavano trattati 
col Governo. 

Le tribù del Rio Negro, come quelle della Pampa, 
avevano costituito una specie di governo, colla sua 
gerarchia. Il gran Cacico Valentm Sa//hiieqiiej teneva 
il governo di una parte del territorio del Neuquén, col 
suo accampamento principale nella regione de Las 
Manzanas vicina al lago Nahuel-IlKapì. A lui erano 
subordinati altri Cacichi inferiori, signori di piccole 



M0de 



tribù, ed a questi i Capltanejos, specie dì ufficiali che 
potevano comandare una legione di 60 a 10<) lanee,' ' 
Sftyhuegue coi Caciohì da lui dipendenti aveva circa 
2000 uomini d'armi, formava il Governo Supremo più 
e temuto della Patagonia. . ' 

Dopo Saj/hiKqitP, veniva l'orgoglioso Cacico Yan- 

',ruz, che dominava su tutto il Rio Colorado fuio 
a Mendoza, con altri Cacicbi subalterni. 

Al Rio Negro governavano, con dipendenza pure di 
Yanqiieiruz, i Caciohi ChocJiort, e Quinigital in Choele- 
Choel; i Cacichi Coyul, Cai/upan e Bmiqiie da quel- 
l'isola alle Coste dell'Atlantico. I sudditi armati di 
questi Cacichi oltrepassavano il migliaio. Con le vac- 
che, i cavalli e le pecore rapite ai coloni, i Cacichi si 
erano fatti ricchi proprietari, e mantenevano così le 
loro tribìi. 

Al Sud del Sio Negro fino al Chihid, le tribii 
10 meno numerose ed i loro Cacichi più mansueti. 



K 



'■ 74. — Trattati di pace. — Contro a questi 
eseroiti permanenti di selvaggi, il Governo non trovò 

altro partito che di passare a transazioni e trattati di 
pace, non altrimenti che se si avesse a fare con qua- 
lunque altra forma di governi civili, 
^^ Nel 1857 il Governo del Dr. Alsina concluse 
^BU trattati cogli Indi o fra gli altri con Sayhieque e 
^HKn$u«^/^, al quale ultimo concedeva di esercitare 
^^rSnpremo dominio sulle campagne situate a sei leghe 
da Patagones ^'erso l'Ovest, comprendendo pressoché 
50.000 animali che pascevano in queste terre. Sayhiieque 
governatore supremo del Neuquéu, e posses- 



90 LA PATAGONIA 

sore di copioso gregge. Il riconoscimento per parte 
del Governo Federale di questi Governi selvaggi, elevò 
i Cacichi ad un grado di superiorità che le stesse 
popolazioni dovevano rispettare. Conchiusi i trattati, 
i Cacichi entravano nelle popolazioni circondati da 
guardie a comprare viveri e vestimenta a guisa di ogni 
altro comandante di campo. Il medesimo Governo 
notificava alle popolazioni quanto erasi stipulato nei 
trattati, inculcando si rispettassero, sebbene stipulati 
con infedeli. 

Alla morte di Yanqtcetrtiz in Bahia Bianca, Pata- 
gones presentò al Governo una istanza per la restitu- 
zione delle terre perdute nel trattato del 1857. Il 
Governo rispose in Gennaio del 1861, in questa forma: 

" La fedeltà che deve osservarsi ai trattati, sebbene 
sieno stati fatti con selvaggi, esige che la cessione 
fatta alle tribù di Yanqiietruz venga religiosamente 
rispettata. Se nella cerchia dei terreni concessi resta- 
rono comprese alcune proprietà particolari, devono 
considerarsi espropriate a titolo di utilità pubblica, ed 
i padroni delle stesse avranno il diritto di sollecitarne 
altre in compenso, se non preferissero di aspettare che 
i terreni perduti ritornino per qualche evento al do- 
minio pubblico, nel qual caso ricupereranno ciò ohe 
avevano perduto „. 

Tanta importanza loro data dallo stesso Governo, 
doveva insuperbire altamente i signori Cacichi, i quali 
inviavano al Supremo Governo Nazionale note ufficiali, 
in cui comunicavano lo stato della loro amministrazione. 

Yanqiietruz non comandava solo presso il Rio Negro, 
ma il suo consiglio veniva spesso richiesto dalle tribù 



SOTE STORICUE 



lìraitrofe, quando pur non fosse intervenuto per con- 
chiudere la paco o dichiarare la guerra, 

lo. — Morte di Yanquetruz. ^ Essendo stato 
invitato dagli Indi di Bahia Bianca e yatichos amici, 
ad assistere a lui'assemblea generale per scambiarvi 
idee rispetto al Governo, accettò ed intervenne accom- 
pagnato da un numeroso seguito come im Principe 
del deserto. Vi fu ricevuto col cerimoniale dovuto al 
suo rango, e con ogni dimostrazione di simpatia. 

Passati vari giorni in banchetti, arrivò il momento- 
di decidere ima questione importante, nella quale oc- 
correva il parere di rm capo principale. Ynnquefrnz, 
come il piìi poderoso capo della riunione, volle imporre 
la sua volontà minacciando di venire a una rottiu'a 
se non accedevasi alla sua proposta. Gli Indi erano 
pressoché ubbriachi; alle grida di Yanquetrtiz accor- 
rono i suoi ; il tumulto diviene generale ; gli altri 
cacichi impugnano le loro lance e mazze, e piombano 
sull'arrogante che si difende con brio e serenità. Volano 
le tavole, si odono gli spari d'egli archibugi e l'acuto si- 
bilo delle palle; la lotta si fa generale, e cominciano a 
rotolare per terra i più avvinazzati ed anche i valorosi : 
Yanquetniz tenta di avvicinarsi ai suoi; ma invano; 
le lance e gli archibugi si dirigono verso di lui, che a 
guisa di tigre si slancia raeravigHosamente, menando 
colpi terribili d'ogni banda colia sua mazza. I suoi più 
prodi guerrieri soccombono mentre tentano dì salvare 
il loro capo; le ordinanze si stringono, e si riaccende 
l'odio, l'ardore e !a rabbia a misura che il sangue scorre 
e tinge le lance ed ì pugni. Nessuno perdona né 



1 



92 LA PATAGONIA 

bada a salvarsi, ciascuno vuol morire colla soddisfa- 
zione della vendetta. 

Yanquetruz lotta ferito, colla faccia e le mani in- 
sanguinate, ed ancora è temuto perchè la sua lancia 
non falla colpo, ed ora s'apre il passaggio in una di- 
rezione, ora in un'altra; ma i circoli si fanno sempre 
più stretti finché una boia perdida lo ferisce nell'istesso 
tempo che una traditrice lancia gli penetra il fianco 
e l'obbliga ad abbassarsi per strapparsela colla furia 
d'un selvaggio disperato. Ma ahi ! che l'ora s'avvicina, 
ed i nemici se gli gettano sopra coi pugnali minac- 
ciosi cercando il suo petto ed il suo cuore, che gli 
dilaniano colla fierezza inesorabile di un implacabile 
odio. Yanquetruz cade finalmente sotto la mazza d'un 
cacico che ambisce la gloria di spaccare quel cranio 
superbo, colpendolo a tutta furia. Morta così la tigre 
del Sud, il Cacico principale ordina che lo calpestino 
€ riducano in pezzi gridando: Muoia l'assassino ladrone 
del Sud! muoia l'affamata tigre del Rio Negro!... muoia 
l'orgoglioso Yanquetruz!... 

La gente dello sfortunato Yanquetruz fuggì al Sud, 
perseguitata dai BahiensL 

Nonostante questo sconcerto ed assassinio del loro 
capo, gli Indi per non interrompere il proprio governo 
si elessero a capo un fratello di lui, Chingolef, di ca- 
rattere pacifico ed in buone relazioni coi cristiani. Per 
cattivarsi il loro affetto, il nuovo Cacico permise che 
molti di essi abitassero nelle terre concesse dal Governo 
a suo fratello, e che egli avea ereditate col comando 
della tribù. 



LIBRO I - NOTE STORICHE 93 



§ VI. — .Nuove fondazioni 

ED ULTIME SCORRERIE DEGLI INDÌ. 

1860-1877. 

76. — L'avvenimento di Chingholef al governo 
degli Indi costringe il comandante di Patagones a co- 
struire un nuovo fortino a 20 leghe dalla popolazione 
sul Rio Negro, dopo aver combattuto contro gli Indi 
di Rauque. 

Il comandante D. Julian Mtirga getta le fonda- 
menta del fortino, che chiamò del Generale Miti*e 
(1864), a due leghe dall'antica fortezza Constitucion, 

n Generale Villegas nel 1880 cambiò il nome di 
Mitre con quello del Colonnello Pringles, che porta 
tuttora. Poco dopo la guarnigione, composta di banditi 
e soldati indisciplinati, si sollevò, ammazzando il pro- 
prio capo Capitano Diaz e l'alfiere GozanOy e messa 
a sacco la popolazione, fuggì (1865), ma fu inseguita 
e se ne catturarono alcuni. Per sostituire Diaz si no- 
minò il maggiore Seguì, che diede battaglia agli Indi 
di Cagni e di Rauque il più ardito t^acico di que- 
sVepoca. 

77. — Nel 1866 i Gallensi si ristabiliscono al Chubut 
dando principio ad una colonia agricola stabile. 

78. — Per estendere la colonizzazione ed assicurare 
il tralBSco di Bahia Bianca con Patagones, si costruirono 
in quella direzione i fortini de los Primeros e Segundos 



Pozon, tra il Rio Negro ed il Colorado. Come giù conta- 
vasi in Patagones con im buon numero di soldati e stra- 
nieri, i signori Af/itiri'c e Murga introdussero le prime 
pecore mefinos, che gli agricoltori comprarono con 
frumento ed orzo, cangiandosi cosi da allora l'agri- 
coltura, che era stata fino a qnel tempo la risorsa prin- 
1 della vita, in pastorizia. Anche i vigneti presero 
alla loro volta maggiore incremento con nuovi ceppi 
portati da Buenos Aires. 

70. — Dal IStiOal 18(iò il Governo Argentino tenta 
di dare principio ad una colonia nello stretto di Ma- 
gellano, nella baia di San Gregorio, ed il coman- 
dante Z(MÌ.s Piedra Biiena h incaricato dì fondarla; ma 
per impedimenti opposti dal Governatore Chileno di 
Pimta Arenas, si trasferì all'isola de Los Estadoi, 
dove pure non essendo riuscita se ne passò a SaiUi 
Cruz, incomineiandovisi coll'industria di pescare lupi 
marini. 

80. — La Patagonia C'entrale ed Australe fino 9 
quest'epoca non avevano mai avuto esploratori nel loro 
interno, quando pure ne andava crescendo il bisogno^ 
il capitano /. Musters della marina inglese ne im- 
prende l'esplorazione. Nel 1S67 parte da Punta Arenas 
in direzione a Santa Crttz; ih. dimora un anno, con 
residenza speciale nell'isola Paron, e nel 186!) si dirige 
per l'interno della Patagonia al Rio Negro, accompa- 
gnato da Indi Tehuelches ; e giungono nel Giugno del 
1870. Questa esplorazione animò il Governo Argentino 
a farne delle altre. 



LIBRO I - NOTE STOIUCHE 95 

81. — Le esplorazioni fluviali erano cessate fino 
dal 1833, per cagione degli Indi, nonostante che alcune 
si fossero imprese al lago Nahuel-Huapì dalla parte 
del Chili. 

Nel 1856 due viaggiatori Hers e Fonk vennero 
dal Chili fino ai dintorni del medesimo Iago visitandosi 
probabilmente anche il lago chiamato Gutietrez dal 
Dottor. F. Moreno nel suo viaggio del 1876; 

Sei anni più tardi (1862), un altro viaggiatore Chi- 
leno, D. G. Cox, visitò in battello il lago Nahuel- 
Huapì ed il lago LIanquihue situato presso il vulcano 
Osorno della Cordigliera nella parte Chilena. 

Dal lago NaJmel-Huapì dal punto dove trae la sua 
origine il fiume Limay , discese verso il Rio Negro ; 
se non che una cattiva corrente gli impedi non solo 
di passare più innanzi, ma Io fece anche naufra- 
gare. 

Nel 1869 il colonnello Ze ferino Bamirez compi 
una esplorazione lungo il Rio Negro fino a Choele- 
Cìioel, la quale veniva ripresa nel 1872 dal Colonnello 
Martin Guerrico. 

Fuori di queste esplorazioni e quella di Musters, il 
resto della Patagonia rimaneva incognito ed inacces- 
sibile. 

82. — Nel 1870 il Maggiore M. Buiz edificava il 
Fortin Conesa, a 40 leghe da Patagones ed a 22 da 
Pringles. 

83. — Gli Indi di Bcmqt^e in quell'anno si rendono 
insopportabili; Tanno susseguente imprendono una gran 



96 LA PATAGONIA 

campagna da Bahia Bianca fino alla bocca del Rio 
Negro, devastando, uccidendo e saccheggiando aziende ; 
Bùiz li insegue ed ottiene di ritogliere loro sul Colo- 
rado parte della preda. 

lìaiique comincia ad avvedersi che il suo governo 
va perdendo terreno e prestigio. Nel 1873 sollecita di 
venire a trattati di Pace con Patagones, ed indica 
Pisola di Choele-Choel quale centro di convegno. 

Il Comandante di Patagones Don Liborio Bernal 
accetta Finvito, e con 90 uomini va ad attendere 
Raiique in un punto strategico, disposto all'uopo ad 
appiccargli battaglia. Batiqtie si fece aspettare vari 
giorni, finché con 500 indi si presentò al campo della 
discussione pacifica stipulando un trattato di pace. 

84. — Nel 1875 la tribù di Catriel si sottomette 
al comandante Bernal, il quale fissa loro per dimora 
il Rincon Grande sul Rio Colorado, mettendo tutta la 
tribù sotto la protezione del Fortin Mercedes. 

Nel 1879 la tribù fu trasferita a Conesa, per dedi- 
carla airagricoltura cui mostrava propensione. 

Durante gli anni 1870 al 77 le popolazioni rurali 
si erano estese assai verso la baia San Blas, tra i 
fiumi Negro e Colorado, nella valle del Rio Negro fino 
a Pringles, sulle coste atlantiche, il Chubut. Nessuno 
però si allontanava dai centri popolati o dai Fortini 
più di dieci dodici leghe, per timore degli Indi che 
in previsione quasi della fatale loro caduta rincrudi- 
vano più scaltri le loro scorrerie e latrocini; e massima 
perchè molte buone tribù si collegavano ai civili, per 
combattere gli stessi loro compagni d'altro tempo. 



LIBRO I - NOTE STORICHE 97 

Parimenti si erano arresi Catriel al Colorado, al 
Rio ^egvoLinareSf discendente del famoso Yanquetruz, 
ed altri Capitanejos prossimi a Conesa e Pringles. Nella 
Patagonia solo restavano i fieri caciohi Eauqtie e Gayiil. 
Qiiest' ultimo, nel 1877, trae fra il Rio Colorado e il 
Negro una invasione furiosa, saccheggiando le aziende e 
menando via schiavi. Il Comandante di Patagones li 
insegue, ed ottiene di dar loro una rotta tra Pringles 
e Colorado alle Tres Lagimas. Bauquey grazie al trat- 
tato con Bernalj raostravasi più tranquillo, se pur i 
suoi Indi non avessero talvolta rapito agli abitanti piìi 
lontani alcuni animali. 

L'elevato valore delle piume di struzzo e delle 
pelli di guanaco li stimolò a imprendere un commercio 
pacifico coi negozianti di Patagones e Biedma, che 
seppero opportunamente approfittare deiroccasiono per 
risarcirsi di tante rapine subite. 



Cahhajal — La Putagonia. Voi. I. 



CAPITOLO QUARTO 



Periodo Terzo. 
Conquista ed Esplorazioni Nazionali. 



§ 1. — La Gkande Spedizione Militare. 

1879-90. 

85. — Nonostante questa tregua, pessima era la 
condizione degli abitanti della campagna: nessuno po- 
teva ^^iaggiare tranquillo; né la colonizzazione, né la 
pastorizia potevano estendersi con vantaggio; giacché 
la notte, all'impensata, discendendo una tribù dalla 
Cordigliera portava via tutto il gregge traendolo ai 
suoi agguati della Pampa o del Neuquén, quando non 
lo menava a vendere nel Chili. • 

La Rep. Arg. su 1.200.000 chilometri quadrati di ter- 
reno, che comprende la Pampa, ' parte della Provincia 
Sud di Buenos Aires e tutta la Patagonia, non rica- 
vava profitto neppure sopra una millesima parte, poiché 
il resto era degli Indi riconosciuti dallo stesso Governo 
Federale. 



Si doveva perciò porre un termine a questo stato 
■di cose, 36 si voleva entrare per la vera via del 
progresso, distruggendo questa barbarie o converten- 
dola in elementi primitivi d'incivilimento. Questo pro- 
blema veniva preoccupando il Governo fino dal 1875, 
ed appena potè sbrigarsi da altre questioni si diede a 
scioglierlo praticamente, impegnando i mezzi efficaci 
per farla finita una volta con questa remora delprfl? 



80. — ■ Messaggio del Presidente. — L' illustre 
Presidente Dr. Nicolas Arellanfda, ebbe il merito della 
soluzione del problema. Nel Messaggio al Congresso 
Nazionale del 14 d'agosto 1878, esponeva: " 11 Potere 
Esecutivo crede giunto il momento di presentare alla 
sanzione dell'Onorevole Congresso l'imito progetto, 
in esecuzione della Legge di Agosto del 1867 (del 
Dr. Alsina), che risolve di una maniera positiva il pro- 
blema della difesa delle nostre frontiere verso l'Ovest 
e il Sud, adottando risolutamente il sistema che fino 
dal secolo passato viene consigliato dall'esperienza e 
dallo studio, come l'unico che ad una grande economia 
unisce una completa sicurezza : l'occupazione de! Rio 
Negro, quale frontiera della Repubblica contro gli Indi 
della Pampa. 

,. 11 vecchio sistema delle occupazioni successive 
legato dalla conquista, obbligandoci a disseminare le 
forze nazionali, in una estensione dilatatissiraa ed aperta 
a tutte le scorrerie del selvaggio, ha dimostrato essere 
impotente, per garantire la vita e la fortima degli 
abitanti della frontiera , minacciati costantemente. 



100 LA PATAGONIA 

E necessario abbandonar una volta questo sistema e 
andar direttamente a cercare l'Indio nel suo nascon- 
diglio, per soggiogarlo o cacciarlo, opponendogli in ap- 
presso non un fosso scavato nella terra dalla mano- 
dell'uomo, ma la grande ed insuperabile barriera del Ria 
Negro, profondo e navigabile in tutta la sua estensione^ 
dall'Oceano alle Ande. 

„ Abbiamo perduto molto tempo (ed aveva ragione) 
e può affermarsi, che qualunque degli sforzi fatti negli 
avanzamenti successivi che si realizzavano, a misura 
che la popolazione cresceva e senti vasi stretta ne' suoi 
limiti anteriori, sarebbe bastato per Toccupazione del 
Rio Negro ,, 

87. — Pare inverosimile che una Repubblica che 
già contava due milioni d' abitanti, si vedesse nella 
necessità di marcare le sue frontierey perdendo un 
terzo della sua superficie totale per lasciarla a circa 
25.000 Indi selvaggi, privi di armi moderne, senza go- 
verno, ne la minima idea di giustizia ed onestà. 

Questi 25 mila Indi potevano avere al massimo 
4.500 uomini d'armi, muniti di lance in legno, di holas^ 
freccio, e di qualche vecchio fucile ed irrugginita scia- 
bola, inesperti d'ogn'arte strategica e sforniti d'ogni 
disciplina. 

Contro queste orde, il Governo vedeasi obbligato 
a mantenere una linea di frontiera di quattrocento e 
settanta leghe, con un esercito forte di sessanta capitani^ 
trecento e settantadue ufficiali e sei mila duecento sol- 
dati, che costavano annualmente alla Nazione in vestiti, 
armi, alimenti, stipendii, cavalli, 2.400.000 pesos in oro^ 



Btre il valore delle costmzioni di fortini, fossi, ecc. 
E nonostante cjuesto numero di soldati e dì fortezze, 
gli Indi continuaviino nei loro maloncs colla stessa arro- 
ganza, insidiando l' esercito che voleva opporre una 
diga alle imperversanti loro scorrerie. 

Lo stesso Governo di Avellaneda stimava piìi ardua 
'impresa di francarsi dalla barbarie; giacché propone- 
solo di inoltrarsi vie più fino al Rio Negro, con- 

itrando gli Indi nella Patagonia al Sud di questo 
Fmme, 

La proposta di conquiatsi per parte del Governo 
solo riferivasi alta zona compresa tra le presentì sue 
frontiere e la lìnea del Rio Negro fino alle Ande, in 
una Superficie di 15.000 leghe; mentre il risultato della 
conquista fu dì 50.000 leghe, inclusa la Patagonia e 
la Terra del Fuoco. 

Secondo il Dr. Avellaneda , la nuova frontiera 
ibbe occupato 2.000 soldati, i quali doveano difen- 
dagli Indi che restassero al Sud del Rio Negro: 

bene l'esito fu cosi completo, che gifi nel 1883 piti 
non occorreva la presenza dì alcun soldato per difen- 
dersi dagli assalti degli Indi, dispersi completamente 
o dedicati alla vita pacifica della pastorizia. E va 
untato, che non essendosi inteso dì conquistare la Pa- 

;onÌa, questa nondimeno restò conquistata indiret- 

lente, giacchò l'esercito solo arrivf), com'era il suo 
IO, fino al Rio Negro. 

Il Governo credeva che t selvaggi resterebbero 
respinti al Sud; ma essi fuggirono al Chili per le Cor- 
digliere, ovvero si aiTesero o si dispersero come pnte- 
nell'intento di incorporarsi fra gli inciviliti. 



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102 LA PATAGONIA 

88. — Sanzione del Potere Esecutivo. — Ideato 
il progetto della campagna contro gli Indi, il Governo 
sanzionò' la legge seguente, il 4 di Ottobre del 1878 : 

" Art. V Si autorizza il P, E. ad investire la somma 
di un milione e seicento mila pesos^ per Tesecuzione 
della legge del 23 Agosto 1856, che decreta lo stabi- 
limento della linea di frontiera sopra la sponda sinistra, 
dei fiumi Negro . e Neuquèn, previa sottomissione od 
allontanamento degli Indi barbari della Pampa dal 
Bio Quinto e Diamante, fino ai due suddetti fiumi. 

Art. 2' Questa spesa si imporrà sul prodotto delie- 
terre pubbliche nazionali, che si conquistino nei limiti 
determinati da questa legge ; potendo il P. E. nel caso 
di necessità, disporre sussidiariamente delle rendite 
generali a titolo d'anticipazione. 

Art. S"* Si dichiarano limiti delle terre nazionali 
situate air estemo delle frontiere delle Provincie di 
Buenos Aires, Santa Fé, Cordoba, San Luis e Men-- 
doza, le seguenti linee generali, prendendo per base^ 
il Piano Ufficiale della nuova linea di frontiera sopra 
la Pampa del 1877. 

P La linea del Rio Negro, dalla sua foce nel-»' 
rOceano percorrendo la sua corrente fino ad incontrare- 
il grado 5*^ di long. Occidentale del Meridiano di 
Buenos Aires. 

2^ Quella di detto grado 5*" di long, in prolim* 
gazione al Nord, fino alPintersecazione del grado 36" dì 
latitudine. 

3"^ Quella del menzionato grado 35*" di latitudine^ 
fino alla sua intersecazione del grado 10"* di longitu- 
dine occidentale di Buenos Aires. 



LIBRO I - NOTE STOKICIIE 95 

81. — Le esplorazioni fluviali erano cessate fino 
dal 1833, per cagione degli Indi, nonostante che alcune 
si fossero imprese al lago Nahuel-Huapì dalla parte 
del Chin. 

Nel 185G due viaggiatori Hers e Fonk vennero 
dal Chili fino ai dintorni del medesimo lago visitandosi 
probabilmente anche il lago chiamato Gutierrez dal 
Dottor. F. Moreno nel suo viaggio del 1876; 

Sei anni più tardi (1862), un altro viaggiatore Chi- 
leno, D. (t. Cox, visitò in battello il lago Nahuel- 
Huapl ed il lago Llanqiiihue situato presso il vulcano 
sorno della Cordigliera nella parte Chilena. 

Dal lago Naliiiel-Iluapl dal punto dove trae la sua 
origine il fiume Limay , discese verso il Rio Negro ; 
se non che una cattiva corrente gli impedi non solo 
di passare più innanzi, ma lo fece anche naufra- 
gare. 

Nel 1869 il colonnello Ze ferino Bamirez compi 
una esplorazione lungo il Rio Negro fino a Choele- 
CJioel, la quale veniva ripresa nel 1872 dal Colonnello 
Martin Guerrico. 

Fuori di queste esplorazioni e quella di Miisters, il 
resto della Patagonia rimaneva incognito ed inacces- 
sibile. 

82. — Nel 1870 il Maggiore 31. Btiiz edificava il 
Fortin Conesa, a 40 leghe da Patagones ed a 22 da 
Pringles. 

83. — Gli Indi di Bcniqne in quell'anno si rendono 
insopportabili; Tanno susseguente imprendono una gran 



104 LA lATAGOìflA 

razioni fino ai fiumi LihmhCalel e Chadì-Leufùj com- 
presi al Sud della Pampa fino al Rio Colorado, del 
quale è affluente il Ghadì-LeufÌL T^^arH-Lanquèn è 
un paraggio air Ovest del sito in cui oggidì giace 
General Acha, Capitale della Pampa. 

La 3' Divisione fu affidata al Colonnello Edoardo 
Bacedo. Il centro delle sue operazioni era in Paitahuè 
al Nord di Levalle, e presso il paraggio dovi© al pre- 
sente sorge Vidorica della Pampa. Di là dovea spe- 
dire soldati verso la Sierra Payen de Mendoza, per 
esplorare la Pampa Occidentale. 

La 4' Divisione fu messa agli ordini del Colonnello 
Napoleon Uì^iburii, Fartenào da San Bafael di Men- 
doza, doveva costeggiare il corso del Bio Atuel, attra* 
versare il Fortin San Martin, il Bio Grande, il Bar- 
rancas, e dirigersi a stabilire il suo accampamento 
al di là del corso superiore del Rio Neuquèn, un po' 
più alto dal sito dove ora giace Chos-Malal, Capitale 
del Territorio del Neuquén. 

Da questo punto dovea esplorare e debellare gli 
Indi situati presso la Cordigliera, sulle rive del Neu- 
quén, airOvest della Pampa, ed in tutta la zona del 
corso superiore del Neuquèn e suoi affluenti. 

La b^ Divisione al comando del Colonnello JET. Lagos 
prenderebbe posto a Ltian'Lauquèn , partendo da 
Trenque-Latiquèn. Questo sito trovasi alcime leghe 
all'Est deirintersecazione del meridiano 6" di Buenos 
Aires e del parallelo 36^ di latitudine. Dovea mettersi in 
relazione colle Divisioni Bacedo e Levalle e la brigata 
del Comandante Godo]/ situata in Naincò, al Sud di 
Luan-Lanquèn, 



LIBRO I - NOTE STORICHE 105 

Di questa maniera la Pampa sarebbe percorsa da 
tre Divisioni nel suo interno, e da una nel suo limite 
Occidentale. La Patagonia benché avesse una sola 
Divisione, avrebbe la più numerosa e interessante, 
giacché trattavasi di debellare i poderosi Cacichi 
Satfhtieque, Pioràn, MeUcurà e Baiique, 

90. — Divisione del Rio Negro e Neuquèn. — 

Quanto alla Divisione del Rio Negro, cosi esprimevasi 
il Generale C. Villegas in ima relazione air Ispettore 
generale dell'esercito: (1) 

" Il r di Marzo 1880 dovevano porsi in marcia le 
tre brigate, delle quali è composta la Divisione : la 
prima, fiancheggiando il lato Orientale della Cordigliera, 



(1) Marcia delV esercito : « Il 16 di Aprile 1870 partì da 
Buenos Aires, il 22 arrivò a Carliuè, e il 29 continuò la sua 
marcia, dopo fissato il piano di campagna e fatte le Divisioni. 

Verso la Patagonia seguitò solo la prima Divisione. 

Il giorno 11 di Maggio la Divisione accampavasi sul Rio 
Colorado, nel paraggio denominato Rincon Graiide," dopo 
d'aver costeggiato il medesimo fiume fino al Coda Chtclana, 
al Sud della Sierra Choigue Mahuida (Sierra dei Avesfruz) 
(lat. 38' 47*). Il 23 si partì da questo punto, ed il 25 la prima 
Divisione salutava il sole di Maggio dalle sponde del Rio 
Negro, di fronte all'isola Choele-Choel. 

Il 2 di Giugno parto da questo accampamento verso la 
Confluenza del Limay e Neuquèn, alla quale giunge il 
giorno 11. Il 12 torna indietro verso Choele-Choel. arrivan- 
dovi il 17. 

Il 24 di Giugno il Generale Roca suddivide la Divisione 
nelle tre Brigate già menzionate e parte per Patagones: il 
2 di Luglio arriva egli stesso. Dopo d'aver passato alcuni 
giorni in Patagones, parte per Buenos Aires, lasciando il Ge- 
nerale Villegas come Comandante definitivo della 1* Divisione. 



106 LA PATAGONIA 

percorrerebbe e s'impossesserebbe nel suo passaggio 
di tutti quei luoghi nei quali potevano esistere Indi, 
e seguitando la sua marcia dovea trovarsi il 30 dello 
stesso mese sul lago Nahiel-Huapl ; la seconda pas- 
sando il Neuquèn per la Confluenza, percorrerebbe il 
Limay dalla parte Nord in due colonne, seguirebbe 
la maggiore di esse lungo la sponda Nord del Pichi- 
Piciim-Leufù, cercando gli antichi accampamenti di 
Ranque-Curà nel cui territorio dovea dare una bat- 
taglia, e continuando la sua marcia al Sud riunirebbesi 
nuovamente all'altra colonna, la quale avrebbe se- 
guito sempre al Nord del Limay verso l'Ovest e in 
direzione al lago NaJmel-Iluapì, debellando nelle sue 
marcie gli Indi soggetti al Cacico Sayhueque, stabi- 
litosi presso il fiume Caleofù, La prima e la seconda 
si metterebbero in relazione per mezzo di compagnie 
staccate dai propri fianchi, e si presterebbero soccorso 
in caso di necessità. 

La terza passerebbe attraverso la isola di Choele- 
Choel al Sud del Eio Negro, e discendendo per il detto 
margine 18 leghe, prenderebbe la travesia de Bai' 
cheta, seguitando la sua marcia fino al gran Lago, 
esplorando ed occupando colle sue milizie la maggiore 
estensione di terreno possibile. Il movimento di questa. 
Brigata al Sud dei fiumi Negro e Limay avea per 
oggetto di esplorare questi territori, e forzando le sue 
marcie occupare alcuni passaggi dell' ultimo, affinchè 
gli Indi del triangolo, venendo attaccati dalla prima 
e seconda, non potessero passare al Sud del Limay; 
nello stesso tempo questa Brigata dovea passare al 
Nord di questo fiume e marciando sopra il Caleofùy 



Meno I -soTbi s 



K orrore a striugere gli Indi che si vedrehbero allora 
ndati da tre fuochi „, 
La Divisione componevasi di 1.370 uomini: 22 Ca- 
pitani, 74 Ufficiali, 1.574 soldati. 

1. — Il piano di campagna si compiè in 25 giorni, 

inendo il risultato di esplorare ed impossessarsi dal 
Jfeuquèn, del Liraay e del lago Nahuei-Huapì. Fra 
gli Indi si contarono 44 morti, o prigionieri 3 Capi- 
inmjos, 45 Indi da lancia (guerrieri), 92 di plebe, 
(vecchi, donne, ragazzi), e sì liberarono molti schiavi cri- 
stiani. Inoltre si tolsero loro 2.325 animali equini, 1.717 
bovini e 6.57G lanari. L'esèrcito perdette solo sette 
domini ed un ufficiale, e non ebbe ohe alcuni feriti. 

Tra i personaggi catturati, la 1° Brigata ebbe Ìl 

ico P}irròn al Nord del Bio Agrio. 

iati i oacichi dell'attacco che si sarebbe loro 
dato, fuggirono al Chih passando per le Cordigliero 
<:o\\q proprie tribti e greggi che poterono coHdiir via. 

Tra essi figuravano Sai/huf.qur, Namuncurà, Bau- 
qtie-Curà, Aìbarito, Ituman, Leiipi't, Zuràga, Udalman, 
od altri, che andarono a stabilirsi alle sorgenti del 
Bio-Bìo del Chili, Le tre Brigate percorsero circa 
2000 Km. oltre il percorso dalle Compagnie esploratriei. 

L'esito fu completo; gli Indi perdettero per sempre 
la propria dimora, ed emigrarono nello Stato che per 
tanto tempo avea fomentato le loro scorrerie. II 10 di 
Aprile del 1881 riunironsi le Brigate coi loro trofei sui 
margini del lago Nahud-Huapì, e rendendo grazie 
all'Onnipotente, intuonarono un Te Deitm ad imita- 
Hbfò degli antichi conijuistatori SpagnuoH. 



103 LA PATAGONIA 

Il 29 di Maggio, di ritorno, si accamparono alla 
confluenza del Neuquèn e Limay; il 1"^ di Giugno 
giungevano al Fortin Roca, dove si coronò la spedi- 
zione. Avevano distrutto Timpero dei selvaggi, che 
tante vite ebbero a sacrificare, e per tanto tempo 
mantennero in iscacco un esercito agguerrito, ed il 
progresso deirincivili mento ; avevano conquistato alla 
Nazione immensi terreni vergini, ricchi e feraci ; ave- 
vano assicurato la vita e gli averi degli Argentini e degli 
stranieri, abitanti di questi contorni; avevano esplorato 
terreni, dove giammai erasi posato piede di uomo 
incivilito; avevano aperto al commercio, all'industria 
ed all'agricoltura nuove sorgenti a vantaggio del benes- 
sere comune; infine avevano avuto la gloria e la 
soddisfazione di compiere ^bene la propria missione, 
senza contaminarla con rivi di sangue ne c^rnificine, 
come si pretese far credere. Lo scarso numero di morti 
in entrambi gli eserciti, dimostra con quanta umanità 
procedettero i discendenti di San Martin. 

92. — La Patagonia e la Pampa si studiarono 
allora completamente, sia dalla Commissione scien- 
tifica che accompagnava la spedizione di Roca, coi 
naturalisti Lorentz, Doering, Niederlin, SchulZj sia 
da quelle che vennero dopo. 

Si costruì una linea di fortificazioni (oggi abban- 
donate) che costò £. LGOO.OOO alla Nazione, e si fonda- 
rono numerose piccole popolazioni nella Pampa, al Rio 
Negro, ed al Neuquèn, che oggi già formano im nucleo 
d'incivilimento e di progresso. Più degno risultato non 
avrebbe potuto sortire tale impresa che onorerà per- 



" "'Pili }\ . "- IJH 

i.rnKo r- SOIE uTOKiciiB lOlt 

petuameiite la memoria del Dr, .UeUanida, dei ge- 
nerale lìvca e AfiWEscrcitQ Argentino. 

Per meglio apprezzare le sane intenzioni del Go- 
verno rispetto al destino degli Indi, va notato che la 
spedizione avea oon sé una Miesione di Sacerdoti, pre- 
sieduta dal Vicario Generale dell'Archìdiocesi di Buenos 
Aires Mr. M, Espinosa. A questo avventurato drai>- 
pello si aggregava il P. Giacomo Costamagna Salesiano, 
. Vescovo oggi e Missionario in Bolivia. La Missione 
compì con zelo apostolico e spirito di sacrifizio il suo 
cdmpito, istruendo, redimendo e battezzando gran nu- 
mero d'infedeli conquistati alla religione. 

Dopo questa data, memorabile per gli abitanti della 
campagna, la Pampa e la Patagonia convortironsi in 
nuovi eentri d'incivilimento, ed i loro terreni solo atten- 
dono braccia, che ne facciano conoscere i tesori riposti 
ed estraggano la fertilità di molte sue regioni. 

Il viaggiatore piti inerme può oggidì percorrere la 
campagna in tutti i sensi, senza timore che un'orda di 
selvaggi Io assaltino per derubarlo, trucidarlo o menarlo 
schiavo. I superstiti, che si arresero all'esercito spedizio- 
nario, o ritornarono in appresso dal Chili per consegnarsi 
come cittadini pacifici, ispirarono piti compassione che 
timore, dato l'infelice loro stato d'ignoranza e miseria. 

Peraltro non dissiratdererao che al presente molti 
inciviliti ed al e ime autorità inferiori abusano della 
propria preponderanza per maltrattarli e privarli dei 
pochi loro beni. 



I 



93. — Compiuta la spedizione, l'ùra dello esplora- 
zioni Argentine nella Patagonia si inaugurò con brillante 



i 



risultato, dovuto ail'inHuenza dell'Istituto Geografico 
Argentino fondato nel Maggio del 1870 da un nucleo 
d'uomini illustri od amanti sinceri del progresso del 
proprio paese. 

Il Dr. JCstanisìao ^eòallos, iniziatore fecondo, ed 
anima di così benemerita Associazione, aprì le porte 
del suo Istituto ad un gran numero di giovani Ar- 
gentini e stranieri che avevano per fine delle nobiJi 
loro aspirazioni: il conoscimento certo del paese. I 
Capitani F. P'iedra Biiena e C. Moyano, esplorarono 
con felicissimo risijtato quasi tutta la Terra del Fuoco, 
l'Arcipelago di Magellano e la Patagonia Australe, 
segnalando i loro passi con incontrastabili scoperte 
etnografiche e geografiche. 

Le spedizioni del valente Capitano Moicano hanno 
il merito di essere le prime intraprese da! Governo 
per lo studio particolareggiato delle Terre Australi, 
non già alle loro coste abbastanza conosciute, ma al- 
l'interno fino allora quasi affatto ignorato. 

Winter partendo da Biedma esplora il deserto, ohe 
si estende fino al Deseado; Obligado, G nerico, O'Conaot 
ed Albarracin studiano nuo\'amente la navigazione del 
Eio Negro, che solcano con vaporetti fino al corso in- 
feriore del Limay; i colopnelli Solier e Fawvety rin- 
novano le spedizioni alla Patagonia Australe ; il natu- 
ralista Argentino F, Moreno visita le regioni esplorate 
per completare scientificamente lo studio generale della 
Flora, Faima e Geologia; il Commendatore Italiano 
Antonio Onetto studia il Porto Deseado; il Tenente 
Bove della Marina Italiana è incaricato dal Governo 
fli organizzare una spedizione scientifica alle Terre 




LIBRO I - NOTE STORICHE IH 

Australi; il Tenente Colonnello Sig. Lino Roa si interna 
nella Patagonia Settentrionale e Centrale fino al grado 
47°, dal 40°, per tacere di tanti altri viaggiatori illustri. 
Le spedizioni si moltiplicarono a misura che si an- 
davano conoscendo queste regioni, e fino al 1800 non 
cessarono di attraversare la Patagonia in tutti i sensi. 
Lista, Fontana, Olascoaga, Tello, Castillo, Popper, 
Moreno, Boneagli, Wysocki, ed i Missionari Salesiani 
specialmente, hanno cooperato a rimuovere il velo che 
occultava la Patagonia agli occhi dell'Europa e della 
stessa America. Bastarono venti anni di esplorazioni 
(1878-1898), dopo di aver vinto i selvaggi, perché la 
Patagonia e la Pampa si arricchissero di Colonie e 
popolazioni floride, dove già cresce ed ingrandisce 
l'albero dell'incivilimento e della religione cristiana, 
irrigato dai Missionari Salesiani. 



§ IL Creazione dei Territorii. 

94. — Ma di poco sarebbesi progredito, ove il Go- 
verno non avesse impegnata Fopera sua a stabilir 
bene i nuovi suoi territori, la cui conquista oltre- 
passò le sue stesse mire quanto all'estensione e al- 
l'esito completo. Si riprometteva solo di soggiogare o 
disperdere i selvaggi della Pampa e del Neuquèn, 
per incorporare queste terre ne' suoi domini, ma per 
giunta debellò tutti gli Indi fino alla Terra del Fuoco, 
e si fece padrone non già di 16.000 leghe quadrate, 
bensì di 60.000. 



112 LA PATAG05IX 

Era pertanto una misura di saggia amministrazione 
il dividere questa immensa superficie in territorii, 
perchè fossero meglio amministrati, e premiare ad im 
tempo gli onorati Capitani che li avevano conquistati. 

Creati quindi i Territorii e posti a loro governo 
gli stessi che avevano esplorato e toccato con mano 
le fonti di "ricchezza naturale dei medesimi, si trattò 
tosto di farli fruttificare per la Nazione, giacché ridon- 
dava a suo onore ed interesse il prosperare .di ima 
pronta e buona colonizzazione. 

Se alcuni Governatori non corrisposero alle alte 
mire del Supremo Governo, deve imputarsi all^abuso 
e negligenza in cui tosto caddero i pochi che non 
compresero la loro grande missione. 

La creazione dei Territorii della Patagonia e Pampa 
fu sanzionata nel 1883, quattr'anni dopo la Spedizione 
Militare, e nel 1884 già erano al loro posto i designati Go- 
vernatori. Provvedimento accortissimo : questi Ter- 
ritorii saranno un giorno Provincie Argentine, dove si 
aggrupperanno centri agricoli di sommo momento. 

Rimettendo la descrizione dei loro Confini, Popo- 
lazione e Topografia ai capitoli corrispondenti accen- 
neremo intanto che la totale superficie della Patagonia. 
Argentina è di 852.686 chilometri quadrati; la popola- 
zione ascende a 35 mila abitanti all'incirca, i quali per 
altro potrebbero anche moltiplicarsi mille volte più 
fino a 35 milioni e vivere agiati, attesa Festensione e- 
feracità della superficie mentovata. 



LIBRO II 



TOPOGRAFIA 



Carbajal — La Patagonia. Voi. I. ^ 



CAPITOLO PRIMO 



Limiti e superficie. 

§ I. — Divisioni Generali. 

1. — Patagonia Argentina. — La Patagonia 
Politica constava anteriormente deirimmensa regione 
che si estendeva dal Rio Negro (la cui foce trovasi 
ai 4V 2' di lat. e 62^ 45' di long, occidentale) fino allo 
stretto di Magellano, col suo estremo meridionale a 
53^ 54', e dalle cordigliere Andine (72^ long.) fino al- 
TAtlantico, abbracciando più di 35.000 leghe quadrate. 

Diciamo la Patagonia Politica, perché sotto l'aspetto 
fisico e geologico, ed anche secondo la consuetudine, 
la Patagonia Argentina od Orientale, cominciava dal 
Rio Colorado, come erasi stabilito fino dalla sua sco- 
perta. (La foce del Rio Colorado nelP Atlantico, trovasi 
a 40^ 11' di lat. e 62° 00' di long.). 

Avremo più innanzi ripetute occasioni di confer- 
mare quest'asserzione. 

Ritènevasi che la Patagonia incominciasse al Nord 
col Rio Negro, perchè il Governo Argentino aveva 
dato alla Provincia di Buenos Aires come confine al 



116 LA PATAGONIA 

Sud, la linea del Rio Negro, quando si determinarono 
i limiti di ciascheduna provincia. 

Da tal epoca fino all'anno 1884, quando si crearono 
i Governi territoriali, la Patagonia ebbe per confini : 
al Nord, il Rio Negro in tutto il suo corso, seguendo 
poi per il Neuquén fino alla Cordigliera; all'Est,- le 
Cordigliere ; al Sud, lo stretto di Magellano ; all'Ovest, 
FAtlantico. 

La regione venne naturalmente divisa in Set- 
tentrionale , Centrale e Meridionale ; la Settentrio- 
nale si estendeva fino al parallelo 44^, la Centrale fino 
al 48^, e la Meridionale occupava il rimanente. 

2. — Un comandante militare con residenza prima 
in Patagones e poi a Biedma, amministrava e gover- 
nava quest^mmenso territorio, la cui popolazione, quasi 
esclusivamente india, non oltrepassava i 30.000 abitanti. 

3. — Non si ritenga tuttavia che il Governatore 
comandasse su tutti gli Indi, poiché questi avevano i 
loro possedimenti territoriali, riconosciuti dal Governo. 

I Cacichi tenevano, può dirsi, il governo della parte 
intema del territorio, e facevano valere la propria 
autorità colle forze di cui disponevano a seconda della 
importanza del dominio. Non vi erano tuttavia fra gli 
Indi grandi Nazioni, ma si dividevano in molte tribù, 
le più numerose delle quali non oltrepassavano le 
6 p 10 mila anime. 

I Grandi Cacichi, abitavano il Neuquén, o il ter- 
ritorio del Misterioso Triangolo, che conteneva il lago 
dei Cesari immaginari. 




Lia creazione dei Territorii, diede fine alla società 
dei selvaggi Patagonicì, e fu degno frutto delle Spedi- 
zioni ed Esplorazioni del 1879-84. Grazie alle mede- 
sime si venne a conoscere la grande importanza di 
queste zone, e la necessità di amministrarle con ordine 
e con senno, per conseguire i migliori risultati dal- 
l'opera di colonizzazione. 

Il Governo dell'illustre Presidente, General Roca, 
promulgò le leggi di queste ben ideate divisioni 
territoriali, ripartendo la Patagonia in cinque Ter- 
ritorii. 



4. — Limiti generali dei Tcrritorli. — La legge 
1532, divideva i terreni nazionali, che erano le terre 
inesplorate, in nove Territori! i cui confini erano i 
seguenti, adottando per meridiano iniziale quello di 
Buenos Aires. 

I. La Pampa. — Al Nord ha il parallelo 36" che 
lo divide dalle Provincie di Mendoza e di San Luis, 
ed il parallelo 35" che lo divide da quella dì Cor- 
doba. All'Est, il meridiano 5" di Buenos Aires che 
lo separa da questa Provincia. All'Ovest, il meridiano 

10" che lo separa da Mendoza fino a toccare il Rio 
Colorado, ed al Sud, il corso di questo fiume, 

II. Neuqnén. — Al Nord confina colla Provincia di 
Mendoza nel corso del Rio Barrancas ed in continua- 
zione del Colorado fino a toccare il meridiano 10". 



118 



l^ FÀIAAOHU 



All'Est, la prolungazione di questo meridiano e la con- 
tinuazione del corso del fiume omònimo, fino alla sua 
confluenza col Limay. Al Sud, il fiume Limay ed il 
lago Nahuel-Huapi. All'Ovest, la linea della Cordigliera, 
che lo separa dal Chili. 

HI. Rio Negi-o. — Al Nord ha il fiume Colorado. 
Ad Est il Meridiano 5" fino al fiume dell'istesso nome, 
seguendolo poi fino all'Atlantico. Al Sud, ha il paral- 
lelo 42'. All'Ovest, ha la Cordigliera che divide l'Ar- 
gentina dal Chili, il corao de! Limay, del Neuquén, 
e la prolungazione del meridiano 10' fino al Colo- 
rado. 

IV. Chabttt. — Ha per confini: a! Nord, il paral- 
lelo 42'; all'Est, l'Oceano Atlantico; all'Ovest, la linea 
divisoria del Chili, ed al Sud, il Parallelo 46'. 

V. Santa Cruz. — A Nord ha il parallelo 46''; 
all'Est, l'Atlantico; all'Ovest, il Chih, ed al Sud, il 
parallelo 52' fino alla punta Dungeness. 

VI Terra del Fuoco. — I suoi confini sono in 
buona parte naturali, e comprende l'isola de Los Ei- 
tados. È limitata: al Nord, dallo stretto di Magellano; 
all'Est, dall'Atlantico; al Sud, dal canale di Beagle, 
che divìde la Terra del Fuoco dall'Arcipelago del SuJ 
appartenente al Chili; all'Ovest, dalla parte Chilena 
delltSola (giusta la divisione convenuta nel 1881), coru- 
presa all'Ovest dal meridiano 68" 35', che partendo 
al Nord dal capo Espiritu Santo, quasi dì fronte al 
Capo Virgenes, corre a! Sud fino al canale Beagle, a 
18 miglia circa all'Ovest di Ushuaia. 

VII. Misiones. — Compreso a Nord ed a N-O ri- 
spettivamente tra ì fiumi Paranà ed Iguazii. 



LrBRo n-ToroGEAKiA 119 

"Vili. Formosa o Chaco Central. — Al Nord ha 
per confini il fiume Pilcomayo e la linea divisoria 
dalla Bolivia; all'Est, il fiurae Paraguay; al Sud, il 
Bermejo, seguendolo lungo il ramo chiamato Teuco- 
fino all'affluenza nel Paraguay; ed all'Ovest una linea 
verso Sud che, per il yiorto Belgrano, hÌ estende fino- 
ai fiume Bermejo. 

IX. Chaco Anstràle. — All'Est ha i fiumi Para- 
guay e Paranà, incominciando dallo sbocco del Ber- 
mejo nel primo, fino alla foce del fiumicello Upt 
Rey nel secondo. Al Nord è limitato da una linea 
che partendo dalle Bnìranras, sopra il fiume Salado, 
arriva al Bermejo precisamente nel suo punto corri- 
spondente al Sud del forte di Belgrano, Al Sud ed 
all'Ovest, il fiumicello del Rey fino ad incontrare il 
parallelo 28" 16', poi questo medesimo parallelo ed 
una linea che partendo da San Miguel, aopra il fiume 
Salado, passa per Otumpa fino a trovare il parallelo 
menzionato. 

I limiti sopra segnati sono stati conservati da questi 
Governi infino ad oggi salvo hevi modificazioni. 

5, — Posizione GreogPafica. — La posizione geo- 
grafica di ciascun Territorio della Patagonia, secondo 
!a longitudine Ovest di Greenwich, è la seguente. 

Neuqnén. — Tra i 36" 15' e 41" 8' di lat. Sud, ed 
i 68" 9' e 71" 58' di long. 

Rio Negro. — Tra i 37" e 42" di lat., e 62" 47' 
e 72" 16' di long. 

Chnbat — Tra la lat. 42" e 4(i", e long. 62' 50' 
e 78" 20'. 



1 

1 



CAPITOLO PRIMO 



Lìmiti e superficie. 

§ I. — Divisioni Generali. 

1. — Patagonia Argentina. — La Patagonia 
Politica constava anteriormente dell'immensa regione 
che si estendeva dal Rio Negro (la cui foce trovasi 
ai 4r 2' di lat. e 62' 46' di long, occidentale) fino aUo 
stretto di Magellano, col suo estremo meridionale a 
63" 54', e dalle cordigliere Andine (72^ long.) fino al- 
l'Atlantico, abbracciando più di 35.000 leghe quadrate. 

Diciamo la Patagonia Politica, perchè sotto l'aspetto 
fisico e geologico, ed anche secondo la consuetudine, 
la Patagonia Argentina od Orientale, cominciava dal 
Rio Colorado, come erasi stabilito fino dalla sua sco- 
perta. (La foce del Rio Colorado neir Atlantico, trovasi 
a 40^ 11' di lat. e 62° 00' di long.). 

Avremo più innanzi ripetute occasioni di confer- 
mare quest'asserzione. 

Ritènevasi che la Patagonia incominciasse al Nord 
col Rio Negro, perchè il Gk)vemo Argentino aveva 
dato alla Provincia di Buenos Aires come confine al 



122 LÀ PATAOOKIA 

8. — Altri dati statistici più esatti del 1896 danno : 

Neuquén 192.425 Km.* 

Rio Negro 207.379 „ 

Chubut 249.100 „ 

Santa Cruz 294.000 „ 

Terra del Fuoco 20.819 „ 



963.723 Km.* 



Ammessa la probabilità dell'aumento di queste cifroj. 
coU'andare del tempo, quando siansi misurate tutte le 
terre pubbliche che ancora rimangono, si può affermare 
che questi cinque Territorii i quali abbracciano la Pata- 
gonia antica, possederanno più di 960.000 Km.* 

E una superficia immensa che equivale a 8/25 o 
quasi V:ì della superficie totale della Repubblica Ar- 
gentina, 3.000.000 di Km.'', approssimativamente. 

Questi dati, come abbiamo detto, non sono ancora 
esatti, essendosi riscontrate grandi differenze tra i 
primi saggi di apprezzamento ed i risultati delle più 
recenti esplorazioni. 

9. — Uniamo una tavola di questi calcoli, perchè 
sì avverta quanto si sono allontanati alcuni autori dagli 
altri, cominciando da quelli del De Moussy fino ai re- 
centi dati ufficiali. 



LIBRO II - TOPOGRAFIA 



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Nei calcoli surriferiti, si riscontrano tante diver- 
genze, come in quelli di tutta la superficie deìla Eo- 
pubbliea, che da 4.195.620 Km.*, discesero a 2.499.222, 
giusta i calcoli del Sig. Burmeister, il quale propende 
sempre a diminuire. Presentemente si accetta la cil'ra 
media ottenuta da Cosson, dì 3.070.693, sebbene ne! 
1885 siasi giunti a soli 2.795.300, impegnandosi tutta ì& 
possibile diligenza. 



I 



10. — Uipartiiuenti di Villarino o Patagones. 

Nel calcolo della superficie della Patagonia, non ab- 
biamo compreso l'area della Regione Patagonica appar- 
tenente aila Provincia di Buenos Aires, né quella del 
Territorio di ■ Magellano e della Patagonia Chilena od 
Occidentale. 

La regione patagonica della Provìncia di Buenos 
Aires abbraccia due dipartimenti, quello di Villarino 
e quel di Patagonea. II primo è limitato al Nord 
dipartimento dì Bahia Bianca e in parte da quelli 
Puan; all'Est, dall'Oceano atlantico; al Sud, dal di] 
tìmento di Patagones, all'Ovest dalla Pampa ed ha' 
una superficie di 12.500 Kra.\ Il dipartimento di Carmen 
di Patagones, compreso tra il fiume Colorado al Nord, 
l'Oceano Atlantico all'Est, il Rio Negro al Sud ed il me- 
ridiano 5" di Buenos Aires all'Ovest, conta 13.200 Km.'. 
Perciò la Regione Patagonica di Buenos Aires 
25.700 Km,-, secondo i dati statistici ; e più pi 
bilmente 26.000. 

11. — Territorio Ulagellauico. — 11 territori* 

Magellano è formato dalla Patagonia Occidentale, t 



« 



Irina ■., 

1 tio'-'" 



l'Arcipelago Fiieghino e da tutte le isole ed arcipelaghi 
subfueghini fino al grado 56° di lat. Sud. La superficie di 
tutto il Territorio è di 195.000 Km.'. L'Arcipelago Fue- 
ghino è composto dalle isole : Terra del Fuoco, Dawson, 
OlarencB, Santa Inés e Desblacion. separate dal conti- 
nente dallo stretto di Magellano. L'isola della Terra del 
Fuoco misura -18.000 Km.', dei quali 28.000 apparten- 
gono al Chili, ed il restante alla RepubbHca Argen- 
tina. 

Le altre isole dell' arcipelago , Clarence , Santa 
Inés, Desolacion e Dawson formano una superficie 
di 12.000 Km.'. Di modo ohe tutto l'Arcipelago Fue- 
ghino avA 60,000 Km.', comprese le piccole isole che 
lo circondano. 

L'arcipelago Fiieghino è limitato al Sud dal Canale 
di Beagle, al Sud del quale si trovano distribuite le 
varie isole ed arcipelaghi AustraU, o Subfueghini. Il 
Capo Horn, il piii Australe, del Continente Ameri- 
cano, situato alla lat. 55' 58' 28" è in un' isola del pic- 
colo Arcipelago L'Hermite. 

La vera Patagonia Occidentale è all'Occidente della 
Cordigliera delle Ande, dal grado 47' di lat. fino allo 
Stretto di Magellano, abbracciando le isole della me- 
desima latitudine. 

I calcoli basati sulle misurazioni delle isole sono 
assai imperfetti, come quelli dei terreni del continente, 
dando luogo a continue controversie a cagione degli 
errori commessi. 

La statistica del 1895 diede la cifra di 195.000 Km.-, 
per il Territorio di Magellano. Essa è assai probabile, 
ma non esatta, essendoché molte isole non sono stato 




I 



I2ti 

esplorate bene nell'interno, a motivo dei loro grandi 
pantani e delle intricato montagne. 

Unendo la parte Argentina della Terra del Fiiocn 
a quella Chilena della medesima regione, può ammet- 
tersi che l'Arcipelago Fueghino con le altre isole, con- 
tenute dallo Stretto di Magellano e dal Canale di Beagle, 
abbiano una superiicie di (il. 500 Km.' ; le isole al Sud 
del Canale di Beagle (isole subfueghine) 10.000 Km.', 
e la Patagonia Occidentale con tutte le sue isole 
Km.= 145.000. 

12. — Isole Malvine, — Le isole Falkland o Mal- 

vine, in potere deiriughil terra, ed appartenenti per 
diritto alla Sovranità Argentina, hanno una supertìcif 
di 7.800 Km.-. 

L'Arcipelago delle Malvine risulta di duecento { 
più isolette, e di due maggiori, la Malvina Orienta'e 
e l'Occidentale. Quest'ultima h la più 

Le isole di lason al Nord -Ovest delle Malvùie 
(lat. 51" 5', e long. 61° 16' 0. Or.) appartengono al 
gruppo delle Malvine, come le isole de fos Leonet 
(lat. S. 52° 32', e long. 69" O. Or.), al Sud deUa Mal- 
vina Orientale. 

L'Arcipelago delle Malvine ò compreso tra ì gradi 
51° e 53" di lat. Sud od i gradi 57° e 62° dì long. QyeSt 
di Greenwich. 

Oltre queste terre non se ne danno altre conosciute 
e popolate, al Sud ed Ovest dell'Argentùia e Chili 

13. — La superficie totale inipertanto della Pa- 
tagonia e Terra del Fuoco, Argentina e Chilena , 



delle isole subfLieghine Chileue e delle Malvine è di 
1.08H86 Km.-. Queste sono le cifre statistiche, ma 
crediamo che in numero rotondo possiamo ritenere 
1.100.000 Km.-. 

Per formarsi im'idea piti chiara, direbbesi grafica 
della regione, basta notare che la sua superficie supera 
l'estensione dell'Europa Occidentale, la quale, secondo 
Yylnnuaire pour Van 1899 piiblié par le Bureau des 
hngitudes, somma a Km.- 915838 in Stati; è pa- 
rimenti superiore a quella dell'Europa Settentrionale 
con Km, ' 987TT5 in 3 Stati, e quasi uguale a quella 
dell'Europa Meridionale, meno la Turchia, la Serbia 
t la Rumenia; è cioè uguale alla somma della super- 
fìcie della Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, Bosnia, 
Herzegovina, Novi-Bazar (amministrati questi tre dal- 
l'AustriaJ, Bulgaria, Rumelia Orientale, piccoli stati di 
Montenegro, San Marino, Andorra e possedimenti in- 
glesi di Gibilterra e Malta, le quali nazioni tutte 
contano una superfìcie di Km.- 1.103.150. 

E maggiore pressoché 4 volte dell'Italia, 2 della 
Penisola Iberica e 16 della classica Grecia. Questi 12 
Stati mentovati hanno una popolazione di 60,000.000 
di abitanti inciviliti, mentre la Patagonia e regione ma- 
gellanica non ne hanno ohe 56,000 oltre a 10.000 
selvaggi. 

Figuratevi ora qual deve essere il carattere del 
deserto patagonico magellanico, e quante braccia aspet- 
tano quelle terre per estrarne tutte le ricchezze che 
giacciono disperse sulla superficie o riposte nelle vi- 
scere del suolo. 



128 



LA PATAQOiriA 



SUPERFICIE IN .CHILOMETRI QUADRATI. 

DELLA PATAGONIA, TERRA DEL FUOCO 
ED ISOLE AUSTRALI ARGENTINE E OHILBNB. 



TliJHRITORII 


ARGENT. 


CHILE 


TOTALE 


Patagonia Orientale 

a Sud Prov. di B. Aires 
„ Occidentale 

Totale 


831.187 
25.700 


145.000 


^1.187 
25.700 
145.000 


856.887 


145.000 


1001887 


Arcip. Pueghino — Terra del Fuoco 

„ „ Altre isole 
Isole Subfueghine 
Isole Malvìne — Est dello Stretto 

Totale delle isole 
Totale Generale 


20.819 
680 


28.000 
12.000 
10.000 


48.819 
12.680 
10.000 _ 
7.800 jl 


21.499 
878.386 


50.000 
195.000 


79.299 ^ 
1.081.186 



La tavola ci dimostra che la superficie delle isole 
ed arcipelaghi, situati al Sud dello Stretto di Magellano 
fino al Capo Hom, è di 71.499 Kra.^; aggiungendo 



LIBRO II - TOPOGRAFIA 129 

la superficie delle isole Malvine, di T.SCk) Km.^, si 
otterranno 79.299 Km.^ 

Abbiamo assegnato alla superficie delle isole Au- 
strali cifre rotonde, per mancanza di misure esatte,^ 
attenendoci il più possibilmente alle presunzioni della 
realtà. 

Un errore in più od in meno di cinquecento o 
mille chilometri in questi calcoli, non altererebbe di 
troppo il calcolo totale dell'estensione di queste spo- 
polate, fredde ed inesplorate isole. 



Carbajal — La Patagonia. Voi. I. 0' 



CAPITOLO SECONDO 



Orografia. 

§1. — TopoGRAPiA Generale. 

14. — Il suolo della Patagonia forma parte del 
piano inclinato di tutta TAmerica del Sud, dalle più 
alte cime andine fino alle coste deir Atlantico, essendo 
questa parte la meno elevata del suolo Argentino, sia 
nel centro di questa zona come nelle Cordigliere, che 
cominciano a declinare gradatamente dal parallelo 32" 
fino a disperdersi in piccole isole al capo Horn. Ec- 
cetto le vette della Cordigliera Reaì, che non sor- 
montano i 4000 metri dal grado 35" al 52", le altre 
prominenze variano dai 2500 m. ai 900 all'Oriente 
del meridiano 71" 30' 0. Gr. verso la cui longitudine 
scaturiscono a un di presso le sorgenti di tutti i fiumi 
Patagonici. 

15. — Zone. — Prendendo per limiti generali della 
Patagonia, come abbiamo indicato innanzi, al N tutto 
il corso del Rio Negro e del. Neiùquc% alPO la Cor- 



digliera, e al Sud Io stretto dì Magellano, possiamo 
ripartirla in tre regioni longitudinali che denomineremo : 
Zona andina o montuosa, Zona centrale o piana 
e Zoìia litorale o della costa dell'Atlantico. La- 
sciando a parte il territorio del Neuquén come una 
regione particolare, possiamo ammettere per la zona 
andina o montuosa il meridiano 72" 30' per limite orien- 
tale, ed il 73^ psr limite occidentale dal parallelo 41" 
fino al 52". La zon* centrale comincia dal parallelo 
40", si estende al Sud, ed abbraccia cinque gradi di 
longitudine fino al parallelo 44", tre fino al 48", e da 

fa due fino al 52" di latitudine. 
La costa dell'Atlantico, colle sue elevazioni, for- 
k il restante del suolo. 
Abbiamo preferito questa divisione, a quella di 
Patagonia Settentrionale, Centrale ed Australe, perchè 
la crediamo più generale, abbracciando in una sola 
occliiata tutta la Patagonia nel suo senso longitudinale. 



§ JT. — Zona Andina. 



ÉÌ6. — Questa zona è formata da ima striscia di 
a stretta e lmiga, tra la Cordigliera Heal all'Ovest 
, Precordigliera all'Est, Nell'Argentina per Pre- 
cordigliera o prima cordigliera, intendesi la catena di 
montagne che corre parallela alla linea principale 
delle Ande, detta Cordillera de los Andes, che a sua 
volta si estende parallela alla Cordigliera Beai o della 
Co sta Pacifica del territorio del Chili. Nella Patagonia 
li si estende la Cordigliera Beai. 




17. — Il chiarissimo Autore Paz-Soldan, scrive a 
questo riguardo : " Il Sistema Orografico Argentino può 
oonsiderars! diviso in tre gruppi. Il 1" de los Andes, 
che forma le Cordigliere situate nelle provincie di 
Jujuy, Salta, Tucuraan. Catamarca, !a Rioja e San 
Luis. I! secondo gruppo à formato dalla grande Cor- 
digliera Occidentale o Real che corre dal Nord al Sud, 
a 20 leghe circa dall'Oceano Pacifico fino allo stretto 
di Magellano. Ed il 3', risulta dalle varie catene di 
monti al Sud della Patagonia. — Ciascuno dì questi 
gruppi si ramifica più o meno in estensione, eolla par- 
ticolarità, che la Cordigliera de los Andes ha in qualche 
parte catene di montagne che corrono parallelamente 
allaprincipaIe,sebbeneBÌerio piti basse, ma sono unite da 
nodi contrafforti alla Cordigliera Beai. I tre rami delle 
Ande Argentine li classificheremo coi nomi di Orien- 
tale, Centrale e Precordigliera o prima Cordigliera ,. 

18. — Può dirsi che dal gran lago Nahueì Huapit 
cominciano le altezze Patagoniche del vulcano Tro- 
nador (lat. 41" 14' 5") di 2628 a 3000 ra., ed una serie 
di elevazioni che si estendono all'Est fino alla long., 
71 0. Or., intersecate da valli fertiU e di rigogliosa 
vegetazione. Piti al Sud le altezze vanno diminuendo 
fino al picco Mln-Ckhnahiiida a 42'' 48' di iatitud-, alta 
da m. 24(>0 a 2440 corrispondente alle altezze delli 
più alte cime del Chili, Corcorado (2250 m.) e Y^ 
teles (2020 m.). 

19. — La Precordighera a questa latitudine d 
ad alcuni pìccoli laghi sugli altipiani", chetisi 





LIBRO II - TOPOGRAFIA 133 

dalla separazione delle cime della Cordigliera; così i 

laghi Chig-Chigy Calaja, Quatrin, al Sud del monte 

Tristeza. Verso la lat. 44' 15' e la long. 72' 20' Gr., 

che racchiude il lago Fontana j la Precordigliera forma 

una bella valle, rìh^ di boschi e d'una lussureggiante 

vegetazione che la rendono preziosa per Tagricoltura 

e la pastorizia; chiamasi Valle 16 de Octuhre ed ha 

una lunghezza da 165 a 220 Km. Al Sud del lago 

Fontana elevasi il monte Katter-Feld (1790 m.) che 

serve come di guida per una nuova direzione della 

Cordigliela da Nord-Est al Sud-Ovest, fino alla lat. 46°, 

prendendo poi la via fino a Magellano. 

20. — Le altezze principali comprese tra i gradi 
42*^ e 46', da N a S sono le seguenti: 



Cordigliera 


Altezze in metri 


V. Min chimahuida 


2400 


V. Corcovado 


2250 


M. Yanteles 


2020 


M. Milimoyu 


2580 


M. Macà 


2960 


M. Katterfeld 


1790 


V. San Clemente 


2300 


V. San Valentin 


3870 


Precordigliera 




M. Situación 


1830 


M. Conico 


1200 


M. Herrera 


1200 


M. Morrò 


1950 



134 



LA FATAOOiaA 




M. Central 


1200 


M. Glacier 


2260 


M. Detales 


1500 


M. Desnudo 


1260 


M. Thomas 


1550 


M. Pico Nord 


1355 


M. Pico Sud 


1420 



Tra i 44'^ e 4T s'incontrano le maggiori elevazioni 
della Cordigliera nella parte Argentina, e sono: il 
m. Milimuyu (2580), il monte Macà (2960), S. Clemente 
(2300 m.), ed il vulcano S. Valentino (3870) che è 
il pmito più culminante. 

21. — Da questi dati ricavati dalle misure del- 
Plngegnere civile P. Ezcurra, si vede che la Pre- 
cordigliera è più bassa della Cordigliera Real, e forma 
l'antemurale delle Ande Reales. La media delle prin- 
cipali altezze è di 2460 m. per la Cordigliera, e di 
1520 per la Precordigliera ; calcolando per le altezze 
medie del massiccio totale, 2200 per la prima e 1400 
per la seconda, abbiamo uno slivello intermedio di 
800 metri per l'altipiano Andino del Chubut. Dal 46® 
al 52^ sono le seguenti altezze: 



Cordigliera 


AlTKZTÌR in HUTKl 


V. Pita Roy 


1834 


M. Talito 


2000 


M. Stockes 


1950 


M. Guido 


1880 


V. Payne 


1770 


M. Bumey 


1915 



Libito 1! • TOFOURAFI* 



' Pbbcordigijbra 
M. Cerro de D 
M. Zeballos 
M. 

M. Levalle 
M. Pana 
M. Castle-Hill 
M. Inclinado 
M. Frias 
M. Moyano 
M. Guerrico 



1000 

1500 

1160 

1260 

920 

-1490 

1000 

910 

890 

1375 



' La media delle primo altezze, è di 187K, e delle 
seconde, 1162; i loro massicci, sono rispettivamente 
-1600, e 1000 metri, da cui risulterebbe un altipiano 
di 600 metri per Santa Cruz, in sei gradi di latitud. 
In questa striscia lunghissima di terra si sten- 
dono, come nel territorio di Chubut, le raigliori 
valli e boschi, i piU notevoli laghi, e le sorgenti di 
-tutti i fiumi Australi. I laghi Buenos Aires, Misterioso, 
S- (Martin, [Biednta e Argentino (questi ultimi tre 
hanno comunicazione tra loro) formano una depres- 
sione continua di circa 350 Km. fino al grado 51" 30', 
in cui ha fine questa serie di grandi accumulazioni 
d'acqua frenata aU'O della Cordigliera. 

22. — Prima d'arrivare alle sorgenti del Rio Gal- 
legos, dalle Cordigliere si stacca un ramo che si dirige 
al SE; è la Cordigliera di Lalorre, i cui principali 
monti non giungono a 1000 m. d'altezza. In complesso 
questa zona andina abbraccia 12" gradi di hmghezza 
' 30' di larghezza e presenta im altipiano intemo 



138 LA PATAGONIA 

che discende da 900 a 600 metri muragliata dalle due 
catene dei monti andini: TOccidentale, di 2400 a 1600: 
POrientale, di 1400 a 1000, e rilevate da cime e creste 
culminanti. 

Continuando più al Sud, si entra nel territorio del 
Chili, incontrando le alture della Tierra del Rey-GuU- 
lermo, la penisola di Brunswick q risola Clarence, circa 
la latitudine 55^ Le sorgenti di fiumi e la presenza 
di laghi, indicano già una zona ricca di vegetazione 
ed atta all'agricoltura. I faggi ed i pini formano 
boschi che, messi a profitto, offrirebbero grandi risorse. 
Questa regione è del tutto disabitata, perfin dagli 
Indi i quali preferiscono le coste del Nord alle rive 
dei laghi. 

L'origine delle Precordigliere è vulcanica, come Io 
dimostrano le trachiti, i basalti ed i graniti meta- 
morfici. 



§ IIL — Zona Centrale. 

23. — Abbraccia quattro gradi o mezzo in media, 
per dodici di lunghezza. Gli altipiani, le terrazze, la 
povertà di vegetazione, la solitudine dei fiumi nel loro 
oorso medio, e le lagune che si formano nei tempi di 
pioggia ne sono i tratti caratteristici. 

24. — Il centro del Territorio del Rio Negro, 
non è una regione cosi piana come si riteneva. Col- 
line vulcaniche, o una Serrania delF istessa origine 
lo attraversano da NE a SE. La catena si diparte 



dalle sorgenti dui Limay, e lo costeggia fino dì 
froute al rivo Jlechicero del margine destro. Il Cerro 
Perdido (monte perduto) alto 280 metri sopra il 
fiume segna la biforcazione della catena; un ramo di 
arene rossiccie costeggia il fiume fino alla sua con- 
fluenza col Neuquén, e l'altro di carattere trachitico 
e basaltico , ondula in direzione NE. Dopo daver 
percorso ora quella direzione, ora verso E e SE co- 
steggia il rivo Balcheta da SO a NE, passato il 
quale e tracciando quasi una gran curva tra 68" e 66" 
di long, e 40" e 41" di lat, ritorna al SE fino ad in- 
contrare alcuni rami della Sierra Roca. Tutta la 
Sierra componesi di roccie trachitiche, di porfidi me- 
tamorfici e dì altre roccie vulcaniche, avendo osservato 
gli Ufficiali della terza Brigata esploratrice (ISSI) 
alcune vene di marmi. Se ciò venisse conwirovato, 
darebbesi luogo a serie riflessioni sopra l'orbine ed 
apparizione geologica di questa Sierra. In vari punti, 
si spartisce in due o tre rami che corrono paralleli 
nella stessa direzione, lasciando valli coperte di laghi 
salati. L'altezza maggiore non ascende a 400 metri, 
ed : tufi vulcanici occupano le parti più piane, alla 

K4r e long. 67". 
(8 Sierra. Balehda si unisce circa la lat. 41" e 
, 6T' eoUa Sterra Baca, ohe corre parallela circa 
' 90 miglia colla Sierra San Antonio, la quale co- 
steggia il Golfo San Matias. 

La Sierra Roca si dirìge al Sud, e prende i nomi 
di lltfak, Fetsen, Victorica e Pickalao, all'approssimarsi 
I ^ Bio Chubut. La sua altezza è pressoché eguale a 
■^■Bia di Balcheta. 



Al Sud del parallelo 42", fra la long. 70' e 68", 
corro un'altra sierra da a E chiamata Zehalìos, di 
cui alcuni rami costeggiano il Rio Clinbut, ed altri 
giungono fino a quella di Pichalao, 



25. — Fra queste sierras si estendono yalli ed 
altipiani scaglionati a misura che discendono verso 
l'Oceano. Dai loro fianchi partono piccoli rivi che si 
sperdono nelle stesse valli. Il terreno, nella Tra- 
vesia dii Balchcla, b sterile e gli arbusti popolano 
foltissime selve donde le sìerìas si dileguano o s'al- 
lontanano le une dalle altre. La 'fravesia de Sakheta 
è compresa tra la valle del Rio Negro, partendo dalla 
popolazione Conesa, e la sim'va del suo nome, in 
una zona dì 100 Km. da E ad ed una larghezza 
di 100 a 130 Km, 

E coperta d'arbusti rachitici, di tufi vulcanici, 
lagune salate e piante salate (Salicorniae). Nessun 
rivo l'irriga, nessun filo d'acqua dolce la ricrea, e la 
solitudine piìi solenne regna in quello sterile deserto. 
Penetrandovi si sente una indefinibile tristezza, e 
vi assale im continuo timore di morir di sete se il 
cavallo avesse a stancarsi. Ordinariamente si traversa 
in un giorno ed una notte, galoppando quant'è pos- 
sibile. Nell'estate si sviluppa un'afa soflfocante, mentre 
i miraggi figurano di lontano fonti cristalline e placidi 
laghi, dove estinguono la sete greggi ideali. La sete 
vieppiii si eccita a tali immagini, e nella fantasia si 
calma l'ardore, pensando giungerà, il momento di gu- 
stare le fresche acque di quelle illusorie lagune, ci» i 
s'involano e si dilungano a misura che uno 



approssima. Né giova il sapere che là non esistono 
tali onde cristalline, perchè il dubbio si risveglia e 
si fa più vivo coH'ardente desiderio di bere. Se si 
solleva il vento ed agita la polvere salata, le labbra 
s'impregnano di sale, ed aggiungesi un nuovo tormento 
alla sete. 

Ma poiché d'ordinario il viaggiatore reca con sé 
dell'acqua in bottiglie, cosi non giunge a provare tutti 
gli stimoli della sete, accesa dal calore e dalle lusìn- 
^^^ere prospettive dei miraggi. 

^^P 26. — Il centro del Territoro del Chubut, si compone 
^ìn generale di altipiani di terrazze fino ad arrivare a 
600 metri sopra il livello del mare, verso la Precoi^ 
digliera, alternandosi con colline che s'innalzano pro- 
gressivamente da E ad 0. In questa zona i pascoli 
sono scarsi e gli arbusti in generale intisichiti. 



27. — Dal grado 46' di lat. fino al 52°, tra i 
quali si estende il territorio di Santa Cruz, le eleva- 
zioni del terreno degradano notevolmente, presentando 
Serranias che corrono da NO a SE e da ad E 
nelle vicinanze dello Stretto di Magellano, Può dirai 
che sono catene di poggi, di cui i principali non si 
elevano a 500 metri, tranne il monte Inclinado (lat. 
50' 37': long. 71= 38'J che raggiunge i 1000 m., se- 
condo alcuni viaggiatori. Queste catene corrono accanto 
ai fiumi, limitando così te loro regioni idrografiche. Tra 
i monti meglio studiati vanno segnalati il Mawaisch 
(260 m.), sulle sponde del fiume Belgrano; For- 

tza (300 ra.), sullo stesso fiume; i Tres Cerros 



140 LA PAIAGONIA. 

(Tre monti) (350 m.) sulle sponde del fiume Santa 
Cruz. 

Al sud del lago Maravilla si diparte dalla Cor- 
digliera una Sierra chiamata Estrada in direzione di 
SE che va a congiimgersi alla Sierra Latorre, tra 
i fiumi Chico e Gallegos terminando alla Costa. La 
sua altezza varia da 500 a 300 metri. 



§ IV. — ZoxA Litorale. 

28. — La costa di tutta la Patagonia, dal Rio 
. Colorado fino alla Terra del Fuoco, è frastagliata da 

catene di monticelli che sovente intercettano la vista 
del viaggiatore, e gli occultano il centro del continente. 
Non si possono chiamare catene di monti, nel senso 
stretto della parola, sì per la loro piccola altezza, che 
per la corta loro estensione. Solo al Rio Negro, acqui- 
stano, queste elevazioni, un carattere di catena. 

29. — Dalla latit. 41" circa, fino ai 43" s'estende la 
così detta Sierra di S, Antonio con un'altezza media 
da 400 ai 500 m., e picchi di 520 m. Questo nucleo 
di elevazioni corre parallelamente alla costa del Gk)lfo 
S. Matias, ed a 150 Km. dalla Sierra Roca già men- 
zionata. Fra le stesse, si aprono valli fertili e ben ripa- 
rate con vari piccoli corsi d'acqua. 

A 6 Km., al Nord dal porto S. Antonio, sorge il 
colle della Division di 112 m. d'altezza, che segnala 
il principio della Sierra; a 40 Km. al SO altro colle 



LIBRO II - TOPOGRAFIA lil 

di 133 m., ed a circa 100 Km. al Sud il picco San 
Antonio^ di 520 metri, che è il punto più culmi- 
nante della Sierra, e trovasi alla lat. 4P 42' Sud, e 
long. 65"' 8'0 Gr. 

30. — Dalla foce del Chubut fino a quella del 
Deseado si succedono i monticelli dai 90 a 300 ra. 
come il Triste, di 90 m., il Pinedo, 200 m., Salamanca, 
215, gli Azules, di 200 m. Prossimi al fiume Deseado 
sorgono i monti Spur, Biver e Dirección. Da questo 
fiume, a quello di Santa Cruz, si presentano i monti 
Brown, Montevideo, Espejo, Wood (289) e Shol (290), 
intorno al celebre porto San Julian. Dal Rio Santa 
Cruz al capo Virgenes dello Stretto di Magellano, il 
terreno è piuttosto piano quantunque conservi altezze 
notabili, come i colli Leon, Observacion, Tigre e Tres 
Hermanos, al Sud del porto Gallegos. 



§ V. — SiT^ETTO DI Magellano. 

^31. — Tutta la parte Nord dello Stretto è come 
murata da una serie di monti e vulcani che costituì^ 
scono da sé soli una Cordigliera, sull'orlo delle Acque 
Magellaniche ; la Costa Sud parimenti è come murata, 
ma con una elevazione inferiore. 

Queste altezze sono dovute a forze vulcaniche. 
Roccie trachitiche, basaltiche e laviche, rivelano la 
loro origine, e l'epoca in cui poterono fare la loro 
comparsa sulla faccia delle acque; giacche, in quel- 



l'epoca, soltanto le aeque dell'Oceano dovevano domi- 
nare in quelle regioni. Sarebbe importantissimo verifi- 
care l'età geologica in cui ebbe luogo l'apertura dello 
Stretto, la quale senza pronunziarci rispetto all'epoca, 
credianio sia dovuta al lavoro incessante dei due 
Oceani Atlantico e Pacifico. La forma medesima dello 
Stretto lo conferma, L'Oceano Atlantico dovette co- 
minciare giungendo fino all'estremo meridionale della 
penisola Brunswick, donde lo Stretto prende la dire- 
zione del NO; il Pacifico avrebbe fatto il resto, 
assai probabile che avesse a coprire le penisole j 
. drilleros, Cordoba e la stessa Bnmswìck, 

Ammesso il tatto che rOceano abbia occupati 
regione Australe della Patagonia, alla fine del perid 
glaciale, si può congetturare parimenti che le i 
eiensi ritirate quando incominciarono a manifesti 
gii effetti endogeni delie forze vulcaniche. 

Sono opinioni queste vaghe e generali, ma < 
tolte a disamina, porgerebbero la spiegazione di m^ 
incognite d'alto interesse scientilìco. 



32. ■ — Parte Xord. — Costeggiando lo StK 
dal Capo Virgenes, si presentano alla Costa Nor^ 
prime roccie basaltiche non superiori a 40 metri, ì 
che vanno elevandosi gradatamente fino al monte a 
nero (danaro) [83 ra.] e quindi al monte Aym 
200 metri (lat. 52" 9' e long. (i9'' 29' 0. Gr.). 

Le altezze poi continuano a declinare fino a gli 
gere alla seconda Angosfttra, dalla quale lo Stretl 
dirige al Sud, all'isola Dawson,. rirapetto al Capo | 
Isidro. 



143 



Punta Arenas è circondata da elevazioni, ohe al 
Nord variano da 395 a 444 metri; all'Ovest prospetta 
U monte Faeton di 604 ra., ed al Sud altri di 615 e 
622 m., e da questo punto !e altezze non sono al di sotto 
di 300 ra, fino al monte Tarn di 815 m,, prossimo al 
Capo S. laidro. Di (ini la catuna prende la direzione 
del SO e si incontrano i monti Nodales di 760 m,, 
e Victoriea di 883 m., di fronte al Capo Frowar. Le 
altezze allora volgono a NO, costeggiando lo Stretto 
e sempre anmentaudo fino al monte Tres Plcos di 
1120 metri, passato il quale i monti variano da 700 
a 1000 metri e terminano con quello di Batchelor 
(986 ra.l, prima di attraversare il canale San Jero- 
nimo, per passare alla penisola di Cordoba. 

Arrivati alla penisola, mentre si ammira il citato 
canale all'È ed il rumoroso Stretto al Sud, la vista 
si arresta sulle prominenze vulcaniche che danno luogo 
alla Punta Jeronimo, la cui estremità culminante è 
formata dal monte Thornston di !J20 metri. 

Da questo punto, le catene di monti si accostano 
senza perdere molto in elevazione, presentando vari 
picchi conosciuti, come Woldron (570 m.} e Wyndham 
(1230 m.J, che è il punto piti prominente di tutta la 
penisola. Seguitano poi in alternativa gli adusti monti 
ed i bianchi e freddi ghiacciai, terminando la penisola 
a 373 metri d'altezza. 

La penisola ha il Golfo Xalfegua al N, ed il lago 

^Botella al centro, e comimica col canale Jeronimo su 

^Bk&i naviga all'interno (loJfo Oficny. 

^^BColl*entrata del Golfo Xaltegim lo Stretto acquista 

^^U^iore am]iiezza ed i monti, diriasi, si abbassano 



144 I.A P&TtOOHIA ' 

per lasciar libiiro Ìl corso alle acque. Attraversata 
l'entrata del Golfo por l'isola Santa Ami, ed appena 
messo piede su terra ferma, si scorgono monti di i30i) 
a 1000 metri d'altezza dalie cui gole (rachitiche di- 
scendono massi enormi dì ghiaccio. Il freddo, i venti 
e l'aspetto medesimo grandiosamente triste non com- 
portano un prolungato soggiorno, ed il viaggiatore vago 
dì siti migliori preferisce attraversare il Canale Silvia, per 
portarsi ad osservare gli estremi monti dello Stretto, 
quali il Muggeridge dì 730 metri ad il Masse;/ di 8G0. 

Proseguendo all'Ovest, in direzione all'isola Tamar, 
ai possono già scorgere gli ultimi limiti delle altezze 
Magellaniche. E superfluo avanzarsi più oltre : i monti 
sono terminati, sì presenta lo Stretto ed il Pacifico, 
ohe trasmette liberalmente quelle acque, si distenda 
appena oltre ìl Capo Filar delia Punta 0Gciden'.al6 
dell'isola, il cui nome Desoìaciun (Desolazione) rici.rdfl 
tutta la sua triste istoria. 

33. — Parte Sad. — Dall'isola Tamar tragittia- 
moci all' isola Desoluclon e sbarchiamo nella baia 
Wòds-Wortk; il primo monte che ci para innanzi è 
ìl Waterfall, di 310 metri; da esso può scorgersi al 
SE ì! Hart-Dìjke, di 1150 m., il CanipheU, di 763, 
ed il Anchoraje di 618. Proseguendo all'isola Santa 
Inés, una serie di monti, con nome e senza, rammen- 
teranno il parallelismo dei monti della parte Nord dello 
Stretto; nessuna elevazione tuttavìa oltrepassa i 1000 
metri. 

Nell'isola Santa Inés, rimpetto quaai al men- 
tovato monte Wi/ndham, al grado 72' óT di longitif 



dine e 53° 29' di lat., sorge il monte Marsh, di 840 m., 
e quattro miglia piìi al Sud, il monte Warton di 1325 m. 
L'isola non comprende monti piii alti, e per trovarne 
superiori ai 900 metri ò necessario tragittare il canale 
Barbara, visitare l'isola Caf/efano con picchi di 582 m,, 
ed entrare nell'isola Clarence. 

Lasciando i monti Pond (750 m.), Holdmis (834 m.), 
dopo d'aver passato l'angusto canale Actvalisnal, si 
incontra il piU alto monte dell'isola, il Kempe di 952 

Il nietrì. 

^^LSi avverta che si prende la direzione Sud-Est. 

§ VI, — Terra dkl Fuoro. . 



21. — ■ D canale Magdalena separa l'isola Clarence 
dalla grande isola Terra del Fuoco, ed appena si è passati 
neirindicata direzione, prossima al Capo Twn, sì pre- 
senta il monte piìi alto di tutte le terre ed isole del 
Sud dello Stretto, il Sarmiento, di 2235 metri, sulle 
cui vette biancheggiano le nevi perpetue. A 25 miglia 
all'Est, si eleva wa altro monte rilevante, il Biickland, 
di 1220 m. 

I due monti segnano il princìpio della Cordigliera 

irlos Darwin, che ha altezze da 1200 a 1800 me- 

;rt, in direzione SE terminando coi monti Darwin 

{2135 m.) F Frances (2151 m.). Le nevi perpetue sulle 

sommità, ed i ghiacciai alle sponde del Canale di Beagle, 

o ai burrascosi venti tm freddo veramente gl.i- 

'e, senza impedire per altro lo sviluppo d'una vege- 

.zione arborea ben distribuita, 



t46 LA l'&TAUt)NU 

22. — Dal monte Franceae, la Cordigliera costeggia 
il Canale di Hcjagle da Ovest ad Est, e prendo i nomi 
di Sterra Piramides e Marlial con picchi di 1330 m., 
tra i quali il Maritai (lii24 m.), Ushuaia (1019, m.), 
Olhma (1320 m.) e PiramUhs {1200 ni.); S. Sarondo, 
coi picchi Camu (1388 ni.), e Beli (790 m.), tra la baia 
Valentin ed Aguirre. La Sierra termina alla punta 
Orientale della Terra del Fuoco, rirapetto all'isola de 
Los Estados, coi piccoli monti la cui serie forma la 
catena dei Nodaks o 7Ves Hermanos (tre fratelli) in 
direzione di S a N. I picchi più alti portano il nome 
Victor Hugo (420 m.), Mitre (505 m.), Tres Hermanos 
(330 m.), e Tabla de Orosco. 

23. — Prima di seguitare al Nqrd dell'isola Pue- 
ghina, attraversiamo lo Stretto Le Maire per visitare 
l'isola montuosa de Los Estados, che {mò cousiderarsi 
come l'appendice orientale della patria degli OnaS. 

L'isola è tutta im monto il cui punto centrico à 
rappresentato dai monti Fliton, (850 m.) e Sttcklaiid 
(916 m.J, alle spiaggie dol Porto Parry. 

24. — Facendo ritorno all'isola Fueghina, conviene 
seguitare quella della Sierra de los Nodales, perohÈ, 
nell'interno dell'isola grande, il terreno è boscoso e popo- 
lato a tratti di faggi fino alla baia San Sehastiatt. I 
pascoli buoni ed abbondanti del Rio Grande alimente- 
ranno grandi quantità di greggi. In fondo alla bai» 
citata, l'altezza maggiore raggiunge ì 200 metri; la 
pampas (pianure) Fueghiue si estendono, nonosti 
fino alla baia Iniiiil. 




Per trovare monti si deve proseguire verso il Capo 
Espiriiìi Santo e volgersi all'Ovest. Una catena di 
colline ascende gradatamente da 60 a 290 metri, fino 
al Pico Gap. Le colline prendono allora la direzione 
SO terminando al Nord della Bahia Inutiì, al Capo 
■e monte Boqueron, ài 545 metri, 

25. — Una imbarcazione qualsiasi conduce all'isola 
Dawson, la cui parte Nord e NO ò montuosa. Il primo 
monte che s'incontra è il Graves, di 467 metri; dopo, 
tra la BaJiia Lomas e la Punta Hillock, s'aggruppano le 
maggiori altezze. La più culminante, al Sud della punta 
nominata, è di 714 metri; il resto dell'isola è coperto 
di folti boschi secolari con colline minori. 



§ VII. — ISOLK SUHfUEi.lHtNI!. 



26. — Le isole che si trovano al Sud del canale di 
B eagle sono egualmente montuose : nell'isola Navarin, 
il picco piJi alto dei monti Codrington, sale a 1183 
metri; della rrastagliatissima isola Hoste, le altezze 
maggiori si trovano nella penisola Dumas (monti Sam- 
pffi'o), di cui i due principali picchi misurano 1200 m. 
uno, e 1740 l'altro d'altezza. Nelle restanti numerose 
penisole si elevano egualmente picchi di differenti 
altezze che superano i 500 metri. L'isola termina al 
Sud colla penisola llardij, nella cui estreraitii australe 
si riscontrano tuttavia picchi di 570 m. All'Est della 
penisola, il gruppo di isole WoUaston racchiude, nel 



148 LA PATAGONIA 

centro dell'isola principale, monti di 640 metri d'altezza, 
e nelle restanti isole i monti non sono inferiori a 300 
metri. Il canale di Franklin divide il gruppo di Wolr 
laston dalVHermitey dove pure si presentano monti di 
610 metri, come il Picco Kater. Finalmente si arriva 
all'isola più australe del Gruppo, all'isola Hornos^ dove 
si incontra il Capo omonimo; l'isola ha due picchi, 
uno al Nord, di 266 metri, e l'altro al Sud, di 420 
metri. E qui termina l'ultimo monte del mondo Sud 
Americano. 



§ Vili. — Isole Malvinb. 

27. — Sono parimenti montuose. Nella Malvina 
Occidentale, la più estesa, i monti più alti non giim- 
gono a 760 m. Da Ovest ad Est si trovano i monti 
Adam (705 m.), Edgewordth (680 m.) e Maria (665 m.) ; 
al Sud, i monti Moody (661 m.), Sulivan (408 m.) e 
Young (340). La Malvina Orientale non è cosi mon- 
tuosa. Nel centro ha il monte Usbarne (677 m.), Simon- 
(486 m.) e al NE il Salvador (672 metri). 

Oltre le due maggiori isole separate dallo stretto 
di Falkland, ve n'ha airintorno disseminate più di 200 
altre di varie proporzioni, tutte comprese fra il 61^ 
e 63^ di latit.. Sud ed i 67^ 62^ di long. O..Gr. L'esten- 
sione delParcipelago è calcolata di circa 7800 Km.^ 



F 



§ IX. — Nruquèn. 



1 



28. — K formato da luia zona di terreno che 
misura nella sua maggior larghezza, dalla confluenza 
del Neuquén col Limay lino alle cime Andine, 245 Km, 
dall'E al per 470 Km. dal N al S misurata dalla 
Laguna Curi-Lauqtien (lat. 36" 15') fino a Limay, a 
15 Km. circa al Sud della foce del Rio Coìión-Curà. 
Questa zona puf> dividersi in tre striscie longitudinali. 

29. — "La prima dì queste, che arriva al Chili, 
misura in media 40 Km. di larghezza, ed è il tratto che 
chiamasi Veranada : alto, aspro, accidentato e che 
progiedisce vieppiù a misura che s'avvicina alla Cor- 
digliera Andina. Le nevi lo coprono da Maggio fino 
agli idtimi di Settembre e ne cangiano talmente la 
figura che qualsivoglia apprezzamento si facesse delle 
sue curve di livello, sarebbe affatto lontano dalla sua 
vera configurazione. Collo scioglimento dei ghiacci 
quest'immenso lenzuolo dì neve scompare e quella 
regione che sembrava inabitabile per gh esseri dei due 
regni viventi, si trasforma come in un giardino pit- 
toresco. Tosto appariscono boschi di pini e querele e 
folte macchie di arbusti. La vegetazione copro tutta 
la superficie, anche le parti elevate ; l'acqua corre per 
ogni direzione e sorgono le fonti termah, causa pre- 
cipua senza dubbio dell'ingrassar rapido e perma- 
nente del bestiame che presentemente viene condotto 
a quei pascoli. 



Li. l'ATAOOHU 



Le altezze di questi terreni variaiio da 2000 a 
metri, verso il lago Nahnd-Uuapì. 



30. — La seconda striscia longitudinale, abbraccia 
quel territorio in cui incominciano a formarsi valli di 
regolare estensione ed vmiformità di livello. In questa 
regione le acque che nella precedente si riducevano 
in cascate e scorrevano fra roccie e profondi burroni, 
si uniscono formando fiumi e rivi che attraversano le 
valli internandosi di poco nella terra e seguendo un 
cammino assai tortuoso, come se accennassero di venire 
applicate all'agricoltura. Misura questa striscia da 
100 a 125 Km. 11 suolo si presta per buone strade. I 
boschi secolari di pini, di querele, di cipressi, che ap- 
partengono alla striscia occidentale, s'internano in 
queste quattro o cinque leghe. È limitata dalla Cor- 
digliera Beai, e dalla Precordigliera che accompagna 
parallelamente il gruppo centrale verso E., suddiviso 
in vario ramificazioni. Su questa striscia, alle sorgenti 
del fiume Neuquén nella CordigUera Reaìy si bicontrano; 
ì vulcani spenti: Domuyo (lat,, 36" 35') e Long\ 
(38' 18'). li Monte Guaydof dà principio alla cai 
chiamata Controforte Saino, che esteudesi da N< 
S E formando angolo con quella di Chmhil da S] 
NE. verso la latit. 39' e long. 71" Gr. Da qu< 
latit. al lago Nahuel-Kimpl si succedono ir£ numero 
considerevole piccoli laghi, dai quali nascono altret^ 
tanti fiumi che discendono dalla CordigU 

31. — La terza regione parte dal pie della '. 
cordigliera e dalle sue ramificazioni più lontane 



genti 
jraooAV 

i 

mero I 



LIBRO II - TOPOtìBAFIA 15! 

al limite orientale del territorio. La retj;ione meno 
ineguale i'; formata da un triangolo quasi equilatero, 
compreso tra i 37" e 30" e 40" 30' di latit. ed i 70" 
e 30" e 68" di long. Qr., dove si trova la confluenza 
del Neuquén e del Limay. Le elevazioni maggiori 
non eccedono i 600 ni-, per alcuni monti isolati. Questi 
dati corrispondono alle informazioni del Colonnello 
M. F. Olascoaga, Grovematore nel 1884, il quale, come 
semplice esfdoratore, fece vari viaggi a queste regioni 
dal 1880 al 1883. E dessa la più fertile e boschiva 
regione della Patagonia Settentrionale, e conta i piii 
alti monti della Cordigliera. 



§ X. — Oaratteke GkNEKAJjH 
lìGLLK OOHDIGURRE. 

32. — Le piti alte cime delle Cordigliere si tro- 
vano sul Territorio Chileno, e conservano un' altezza 
m'edia di 2500 metri. I vulcani si alternano coi monti, 
le cui cime nevose biancheggiano perpetuamente sotto 
i raggi del sole, presentando ima linea quasi retta 
nelle prospettive in lontananza. 

Da tutti i lati, le Cordigliere delle Ande destano 
una profonda impressione, quando si contemplano, ora 
irradiate dalla luce solare, ora cognate d'oscuro nubi; 
ma nella Patagonia, assumono tale maestà, si rive- 
stono di tanto mistero e grandiosità, che Tiiorao si 
sente come atterrato, dinanzi a quelle immense moli 
superbamente giganti. 



LA l'ATAUOSlA 



Scoppiano ai loro fianchi le forti burrasoh^ 
mugghiano gli uragani noUe loro gole ; ma esse i 
là inalterabili, o solo ripercuotono il terribile scoppi 
dei tuoni, lasciando, di tratto in tratto, rotolare una 
valanga od una frana per abbattere e sradicare le 
colossali piante che le burrasche rispettarono. 

Dal monte Lougovi, corrono verso Sud, tra i me- 
ridiani 7r e 72", per 440 Km. fino al vulcano Tro- 
ttador, aprendosi in questo tratto nove grandi crateri 
vulcanici. 

Al Sud del V. Tronador, si volgono all'Ovest J 
corrervi fino allo Stretto, tra i meridiani 72" e i 
Acuti picchi, acuminate creste, monti immani, atl 
vulcani, nevi perpetue, antichissimi, ghiacciai, goln 
abissi senza numero caratterizzano le grandi Coi 
gliere in questo tragitto, dove imperano maestà 
mente sull'Oceano che ne lambisce Io piante allv 
cidente, mentre guardano superbe il piano patagoa 
cho dilatasi all'Oriente. 

Cumulo grandioso di fenomeni i piii sublimi ( 
natura, che rivelano la terribile Maestà del Gre 
il quale " sfatti it ea in adernum , dove " ignis, ffrai 
nix, glmies , splrìhts proceììariim firmunt 

£ÌUS „. 

Le loro nevi perpetue danno vita ai fiumi, ed I 
mentano gli argentei fili d'acqua, che ne adornano t 
fianchi allo scioglimento annuale delle nevi. Allora 
esse cambiano il candido ammanto coli 'abbigliamento 
delle verdi frondi dfegU alberi ed arbusti, calzando e 
cingendosi 1 lati d'un ricchissimo verdeggiante tap- 
peto ; i fiori schiudono i profumati loro calici, diate 



LIBRO li -TOPO(,ltAFEA 153 

dono i loro steli le rampicanti, gli uccelletti cantano, 
si alterna il ronzio delle api, e sorvolano irrequiete le 
farfalle. Allora, veramente, si rallegrano i monti ed 
esultano gli arbusti delle selve, in presenza dell'estate 
le cui tepide brezze soavizzano il clima. 

33. — E in questa stagione, da Novembre a Feb- 
braio, che si può parimenti attraversare la Cordigliera 
da una Repubblica all'altra, fra i Boquetes (gole) e passi 
accessibili. 

Occorre provvedersi di muli forti e mansueti per 
valicarle, poiché i cavalli non servono in questi viaggi 
pericolosi tra le roccia ed il suolo pietroso, I valichi 
conosciuti, oltrepassano i 39 nel solo territorio del 
Neuquén, -ed è assai probabile che al Sud aieno piii 
numerosi, sebbene forse non così agevoli, 

Gli Indi Araucani, che conoscevano molto bene la 
Cordigliera, pare non abbiano tuttavia scoperto altri 
varchi oltre quelli del Neuquén, meno uno o due di 
fronte al proprio territorio, I Patagoni, sia che loro non 
convenisse dar a conoscere i passaggi scoperti nei propri 
territori del Chubut e Santa Cruz, sia che in realtà 
non si curassero di rintracciarli, non attraversarono 
mai la Cordigliera verso il territorio Araucano, pre- 
ferendo il viaggio dello Stretto di Magellano per giun- 
gere al Pacifico, 

I Patagoni oltracciò sono stati poco amici delle 
montagne, ed il loro carattere pacifico confaceasi 
meglio colle pianure e le selve della Patagonia, 

Non era prudente soprattutto mettersi in relazione 
■coi bellicosi Araucani, i quali avrebbero potuto muo- 



164 



vere loro guerra e conquistarli. Di questo modo, man- 
tennero l'indipendenza propria e !a purezza della loro 
schiatta. Nondimeno non tutti i Patagoni abitarono le 
pianure, poiché si conoscevano le tribh chiamate hui- 
Hches ohe popolavano le Cordigliere, da! lago Nahuel- 
Huap\ alle sorgenti del Fiume Deseado. Questi Indi, ohe 
furono veramente montanari e forse gli uomini più gi- 
ganteschi di tutti i Patagoni, dovettero mantenere mm 
cotale relazione cogli Indi Questrudugos del territorio 
Valdìviano. Il Sig. Brosse già riteneva ne' suoi temj 
(1775) che cotesti Patagoui montanari fossero gli uoi 
più alti, ma che non istessero in relazione cogli Ai 
ra«i, proferendo im vivere tranquillo all'Est delle Ande, 
anziché uno glorioso all'Ovest. Gh huUìches non erano 
certamente uomini timidi, come non sono tutti ì monta- 
nari, però neppure tanto coraggiosi da serbare relazioni 
coi conquistatori Araucani, Crediamo pertanto ohe gli 
Indi non abbiano conosciuto molti, o al piii ben pochi 
di questi aditi nella regione di Santa Cruz e Chubut. 









34, — Nei quadri seguenti riportiamo i passi ] 
conosciuti del Neuquén, ed i monti e vulcani di t 
la Cordigliera fino allo stretto. 

Le loro posizioni geografiche sono contrassegnate 
interrogativamente, non conoscendosene con cert-ezna 
il vero sito sebbene sia stato determinato d» diversi 
esploratori Andini. 

L'ultimo quadro presenta le altezze più culminanti 
dello Stretto e Terra del Fuoco, completando la serie 
delle elevazioni principali, che si distinguono nel rilievo— 
orografico della Patagonia e Zona Pueghina. 



a - TOPOGRAFIA 



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166 



LA. PATAGONIA 



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LroRO II - TOPOGRAFIA 



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CAPITOLO TERZO 



Idrografia. 

§ L — Coste marine in Generale. 

35. — La Rep. Argentina possiede più di 2 500 Km. 
di costa suir Atlantico, dal capo S. Antonio fino al 
canale di Beagle. Può dirsi che appartengono alla 
Patagonia i Vs di questa costa, lungo la quale si aprono 
larghi e profondi seni e bare, come pure da essa met- 
tono foce nell'Atlantico i sei fiumi principali della 
regione con pochi altri corsi d'acqua di minore im- 
portanza. La direzione di questa costa è dal NE 
al SO a misura che il continente si stringe coU'av- 
vicinarsi alle terre australi. I punti più orientali sono 
situati sul meridiano 62^ Gr. e 40^^ 11' lat. S. (Bocca 
del Rio Colorado), ed i più occidentali verso 69^ 10' 
long, e 50^ 56' di lat. S. (Cala-Coy); vale a dire che la 
costa va ritirandosi in un col continente di sette gradi, 
internandosi nella terra gradatamente dai punti più 
salienti di questa. 

36. — I seni maggiori dell'Oceano in queste coste 
sono formati dal golfo di S. Matias, di 170 Km. di 
profondità di seno, per 110 Km. di bocca, dalla punta 



160 LA PATAGONIA 

Bermeja alla punta Nord della penisola Valdes, nel 
Territorio del Rio Negro. Il Golfo Nvsvo, al S della 
penisola Valdes, di 63 Km. di fondo per 13 di bocca, 
nel Governo del Chubut ; il S. Jorge, tra il Chubut e 
Santa Cruz di 230 Km. di profondità per 160 di aper- 
tura. Nello stretto di Magellano, al S del Monte Ay- 
mondy si apre la baia di Posesión, e nella Terra del 
Fuoco, la baia di S Sebastiàn, tra il capo dello stesso 
nome e Punta de la arena. Oltre questi grandi golfi 
si trovano piccole baie e porti in gran numero. 

37. — Porti. — ^ I principali sono : P, nel governo 
del Rio Negro, Puerto S. Antonio, al fondo del Golfo 
San Matias ; 2', nel Governo del Chubut, San José, al 
N del Golfo Nuovo, Madryn, alPO del Golfo ante- 
cedente, Santa Helena e Malaspina, al Sud del Rio 
Chubut ; 3 ', noi Governo di Santa Cruz, discendendo 
da Nord a Sud, Puerto DeseadOy San Julian, Santa 
Cruz, Gaìlegos e Cala-Coy. 

Tutti i porti nel Territorio di Santa Cruz, eccettuato 
quello di S. Julian, sono situati alla foce dei fiumi 
omonimi. 

38. — Capi. — Dal Rio Negro allo stretto di 
Magellano sporgono un gran numero di punte e capi 
che segnano le aperture dei golfi, baie e seni. Fra i 
principali citeremo i capi Bermejo. Dos Bahias, Bianco, 
Watchman, San Francisco de Paula e Virgenes, 
all'entrata dello stretto di Magellano. Nella Terra del 
Fuoco si hanno i capi: Espiritu Santo, 5. Sehastian, 
Pehas; S. Diego, nell'estremo Or., di fronte all'isola 



LiBiio ir-TorotìRAFfA 161 

de Los Estados (lat. 54" 40' e long. 65" 12' 0. Gr.}, b 
il piìi orientale della Terra Fueghina; il piìi australe, 
sporge nell'isola di Horn alla lat. 'ìó" 58' e long. 67" 
17' O. Gr. 

39. -T Isole. ^ Di fronte a questa costa tanto 
estesa non sorge alcuna isola abitabile, e così diffe- 
risce dalle coste del Chili, seminate di isole abitabili ; 
se pur tali non vogliansi cliiamare certi isolotti od insi- 
gnificanti emergenze di terra circondati da poco fondo 
d'acqua. Nella costa Patagonica re n'ha di abitate 
ma di limitata estensione ed arenose, poco elevate e 
sprovviste d'acqua. Le maggiori sorgono tra il fiume 
Colorado ed il Rio Negro, è sono : Biacho, Gaino o 
JabaU, nel porto S. Blas. AI S della baia di Los Ca- 
marones e del capo dos Bahias, s'incontrano le piccole 
isole Leones, Arce, Rosa, Tova e Eohìedo, che ebbero 
importanza un tempo a cagione del guano che se ne 
esportò. Della stessa importanza furono le isolette 
Pingiiines, al nord della Baia Spiring. Si hanno an- 
cora altri isolotti con guano che ó di pregio inferiore 
a quello del Chili e Perii, perchè i suoi sali ammo- 
niacali si sciolgono sotto le pioggie, Queste isole perE) 
sono il rifugio di grandi torme di lupi marini, pin- 
guini ed altri iiccelli acquatici. L'isola maggiore Ar- 
gentina è quella de Los Estados, separata dalla Terra 
del Fuoco per mezzo dello Stretto di Le Maire, largo 
da 29 a 30 Km. L'isola misiu-a 70 Km. di lun- 
ghezza, da ad E, per 15 Km. o 20 di larghezza, 
E montuosa; le maggiori altezze raggiungono gli 850 
^ o 9t)0 ra. con burroni e lagime ; frastagliata da prò- 



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fondi Fiordi (piccoli golfi ramiflcati in molte e diverse 
direzioni), che servono di ricovero a molte specie di 
pesci, pennipedi e aptenoditi, D'estate le piogge sono 
quasi giornaliere, e cosi d' inverno le nevi. La sua 
vegetazione è antartica e possiede alberi secolari. La 
Terra del Fuoco è l'isola maggiore di quelle al Sud 
dello Stretto di Magellano; la sua superficie è di 
48,000 Km.'. Le restanti isole dell'Arcipelago Fueghino 
e le subfueghine appartengono al Chili. 

Le isole Malvine, ora Falkland, appartennero alla 
Eepubblica Argentina fino al 1833, anno in cui se ne 
impossessarono gli Inglesi, allegando antichi diritti, 
n Gtovemo Argentino nondimeno seguita a compren- 
derle in carte geografiche di carattere ufficiale, I 
Suoi reclami sono stati e saranno vani per lungo tempo. 
Le più prossime distano 500 Km. dal Capo Virgenea. 



§ II. ■ 



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40. — Sistemi idrografici. -^ La Repubblica 

gentina presenta cinque sistemi idrografici: quello del 
Piata, il Centrale, quello della Cordigliera, della Pia- 
nura, della Patagonia. Alcuni autori moderni conside- 
rano solamente due sistemi : quello dol N e quello 
del S, comprendendo in questo gli ultimi tre sistemi della 
prima divisione. È preferibile la prima classificazione, 
per la descrizione particolareggiata delle zone argen- 
tine, che hanno Ì loro caratteri speciali, si geografi< 
che fisici. Inoltre, attenendoci a questa, ai ft 



corrispondere i sistemi idrografici agli orografici. Dato 
il carattere di quest'Opera, limitato alia Patagonia, 

non possiamo entrare in considerazioni rispetto agli 
altri siatemi, che completano 1" idrografìa generale 
della Repubblica, Nonpertanto, diremo che il 1^ si- 
stema, del Piata, è formato dai fiumi che versano 
le loro acque nel grande estuario dell'America Me- 
ridionale: il Parauà e l'Uruguay coi loro affluenti. 
II secondo sistema Centralo, è formato dai fiumi che 
raccolgono le acque dell'interno discendenti dal sistema 
orografico centrale. I suoi fiumi principali sono: il 
Saladino, ed i fiumi denominati l"-,2"-,3%4"-,5° coi loro 
affluenti. Il terzo sistema, è composto dai fiumi che 
nascono nella Cordigliera Occidentale e scendono nelle 
pianure in cui si disperdono. Al quarto sistema spet- 
tano i fiumi del S della provincia di Buenos Aires che 
mettono ftJce nell' Oceano. Il quinto sistema, o Fata- 
genico, racchiude i fiumi che irrigano questa regione 
quelli che passiamo a descrivere, Il carattere generale 
di qnesti fiumi, le cui sorgenti sono ai piedi delle 
Precordigliere, è di presentare letti di poca larghezza 
e scorrere per un terreno di poca inclinazione ; il loro 
coreo tende a SE ai nascere, per dirigersi ad E, 
all'avvicinarsi all'Atlantico, Non serpeggiano gran fatto 
ed hanno il letto profondo con un sottosuolo argil- 
loso. Comprende questo sistema sei Dumi principali : 
11 Colorado, il Negro, il Chuhaf, il Dcseado, Santa 
Cruz ed il Gallegos. Pressoché tutti hanno contem- 
poraneamente la loro piena periodica all'epoca dello 
squagliamento delle nevi sulle Ande, che dura da 
Agosto a Dicembre ; ma, poiché, nell'inverno, d'ordinario 



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piove as^ai alle sorgenti di questi flurai, cosi acqui- 
stano una seconda piena da Aprile a Giugno. 



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41. — Rio Colorado. — E formato dai Gi 
Grande (di Mendoza) e dal Barrancas; questi 
discendono entrambi dalia Cordigliera finché sì rìi 
scono circa la lat. 37" 14', dove ha principio il Coli 
rado, il cui nome si deve al colore delle sue acque, 
alquanto cariche di argilla ferrugginosa ; da questo pimto 
scorre verso il SE fino alla Sierra Barranca ; dì là 
si dirige all'È e continua i! suo corso verso il NE 
descrivendo una curva spiccante presso il cerro Anca- 
Mahuida; quivi riprende la sua direzione verso il SE 
fino al Cerro Choique- Mahuida (!at. 38' 40'), donde 
precipita ad ESE riversandosi nel)' Oceano circa i 
gradi di lab. 40' 11". Il carattere tipico dì questo 
fiume, come quello di quasi tutti gli altri della Pa- 
tagonia, consiste nel non ricevere lungo il suo corso 
di 1 300 Km., nessun affluente e nemmeno rivi ; le 
sponde sono povero di vegetazione ed il Ietto poco 
profondo, sì da non prestarsi alla navigazione se non 
per poche leghe, partendo dalla sua foce; a cagione 
della natura arenosa, molle e nitrosa del suo fondo, 
trasporta gran quantità di sabbia che deposita presso 
la foce, formando un delta che lo bipartisce in due 
diramazioni principali. Il primo a visitare questo fiume, 
dopo del P. Falkner, fu il valoroso pilota B. Villartno 
(1781) che ne percorse buon tratto; il Colonnello Cra- 
mer nel 1822, e Descalzis nel 1833, poterono fare- 
qualche scoperta rispetto alla sua navigabilitìi, 
però ottenere alcun dato positivo; gli studi idrogral 







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LIBBO U- TOPOGRAFIA 165 

!ù riusciti della sua foce e della sua baia Union, che 
trova al Sud, sono opera degli illustri Capitani 
della Corvetta ^cagf/c (1832-33); il governo argentino 
eziandio inviò a questo fine varie spedizioni, che ebbero 
risultato. Ma se il fiume Colorado non è navi- 
tbile, è molto atto all'irrigazione ; il terreno piano per 
IVO scorre si presta mirabilmente a mettere in co-. 
municazione col fiume canali senza numero, che fe- 
conderebbero le terre oggidì steriU e deserte, con- 
vertendole iu centri agrìcoli. 



42. ■ — Rio Liniay. — Il suo nome indigeno arau- 

cano primitivo era Limay leufù: ìeufii, fiume; Limay, 

delle roccie. Nasce con una larghezza di 25 metri 

all'estremo Sud del lago Nahuel-Huapì e nel gomito 

le forma al NE il famoso lago, circa la lat. 41" 7' 

long. 70" 49' di Gr., ad una altezza di 800 metri 

livello del mare; oggi è considerato come la 

parte superiore del Rio Negro, li suo corso si divide 

in Alto Limay o corso superiore, e Basso lAmay o 

corso medio; la sua lunghezza è di 480 Chilometri, 

ed incontra il Bio Neuquén circa la lat. 38" 58", e 

long, G8" 0, Gr. Nella prima parte del suo corso 

■esenta una larghezza di 60 metri, e scorre impetuo- 

ente con una velocità di 5 metri per secondo, in 

tratto di 18 Km. e '/, con direzione NE; a questo 

.to le spumanti sue acque prendono la direzione N 

IO al fiume Trafììi, verso cui si precipita con una 

di 70 metri ed una velocità non inferiore ai 

metri per secondo. 

Da questo affluente della sua sponda sinistra de- 



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scrive un nuovo cammino SO, fino ad incontrare U ' 
fiiune Collon-Curd o Catapuliche, dove ha fine il suo 
corso superiore; la sua profondità in questo tragitto 
varia da 3 a 12 piedi d'acqua, scorrendo per un letto 
petroso nel mezzo di colline d'origine vulcanica, che 
incassano la sua rapida e limpida corrente, interrotta 
qua e là da piccole isolette. Alle sue sponde si ele- 
vano orgogliosi secolari alberi andini, intrecciati da 
varie piante i cui fiori e foglie offrono ombre e profumi 
soavi al viaggiatore, che trova per riposare un ricco e 
molle tappeto di tenere ed eleganti graminacee. 

Là si annidano i canori uccelletti , e vengono 
pure a cercar ricetto il maestoso Condor e le cerulee 
aquile. L'udito si ricrea al tenero tubare dell'amorosa 
colomba, al placido susurrio della brezza tra le frondi, 
al sonoro mormorar de' ruscelli nascosti tra l'erbe. 

Al giungere al Collon-Curà volge ad Est la sua di- 
rezione, che poi corre al NE fino a trovare il Neu- 
quén; da ColIon-Curà alla confluenza nel Neuquéu la j 
sua velocità è di 1 a 2 metri per secondo, e la sua | 
larghezza di 100 metri, massime in alcuui punti aperti^ 
a spiaggia con profondità da 3 a 15 piedi. Le sue" 
sponde ben presto si mostrano libere lungo uu terreno 
piano, coperto di salici, arbusti, alte erbe; poi si re-.J 
stringono tra altissime barrancas d'arena rossiccia, ■ 
dura e sgretolante, che danno occasione a fantastim I 
panorami, tracciando piramidi e palazzi di stravagante J 
architettura, dove nidificano il Sarcorhanpkus e nu- 
merosi pappagalli barranqueros, il cui disarmoniosO' 1 
gridio stordisce ed eccita a strana meraviglia. La cor- S 
rente resta, come nel corso superiore, ripartita in canali 1 






a cagione delle isole niimeroae che si elevano pittore- 
scamente sopra le acque, interrompendone l'argentea 
superficie col verde smalto delle erbe e degli arbusti 
che in esse abbondano. 

Il tragitto da Collon-Curà ai Neuquén misura circa 
280 Km., e 20C) dal Collon-Ciirà al Lago. 

43. — Afnnentl. — Gli afSuenti principali ver- 
sano le loro acque sulla sponda sinistra, sempre pih 
piana e ondulata che non la destra. 

Il primo, partendo dal Lago, è il Traful, di 140 Km. 
di corso, che si getta nel Limay dopo 50 Km. circa dal 
Lago. La sua larghezza è dai 50 ai 60 metri; con 
rapida corrente; il fondo, dai G ai 12 piedi; e le sue 
sponde, ora si aprono il passaggio fra colline arenose, 
ora s'addentrano in pianure coperte di vegetazione 
boschiva, dove il melo silvestre offre le saporose sue 
frutta. 

A 170 Km. circa dal precedente, segue il maggior 
affluente del Limay, il Rio Collon-Curà oCatapuliche 
(lat. 40" 31' e long. 70" 24'); nasce a 400 Km. daUa 
sua confluenza, nella Laguna Allunine o Trant-Lau- 
quen, ai piedi delle Ande, presso il 39" di latit. 

Fu acoperto dai valente pilota Spagnuolo D. Ba- 
silio Villarino, nel Settembre 1782, e navigato da lui 
stesso per 60 Km. Dall'origine sua, nella citata La- 
guna, fino al suo affluente Uataluin porta il nome di 
Aluminé, e da questo punto fino al Limay chiamasi 
ColIon-Curà; CoUon, maschera, Curd, pietra. 

La sua larghezza oscilla tra i (iO e 100 metri, e 
la profondila è da 4 a 20 piedi; il letto è ghiaioso, la 



l PATAOONIA 



corrente rapida e le sponde presentano grandi esten- 
sioni di vegetazione arborea, variata e secolare. 

In altri tratti, capricciose catene di monti imprigio- 
nano le sue sponde, formando oataratte e cascate 
rapide, il cui fragoroso rumore indica l'impossibili 
della navigazione. 

Numerosi affluenti gli danno le limpide loro a 
fira i quali, alla sponda destra, il PaUtué, il Suicha-i 
il huliche, il Quem-quem-trem ed il Coleofu; ed | 
sinistra, il precipitoso Catahiin, di 160 Km. di ool 

A 120 Km. dalla confluenza del Neuquén porti 
proprie acque al Liraay il fiume Picim-Leufd o I 
del Nord {Picun, Nord, Leufu, rio), che offerse l'ula 
ospitalità al bellicoso Cacico Reuque-Curé. La guad 
rente è rapida, il letto incassato, i margini coperti 
arbusti o compressi da alte haiTancas ; il suo corso I 
trepassa i 100 Km. 



44. — Rio Neuqnéo. — Forma il lato ùnisl 
Settentrionale dell'ex-terrìtorio misterioso del Triangt 
Nasce presso il Voìcan (vulcano) Dommjo, alla lati- 
tudine 36" 25' ad una altezza di 1200 metri. 11 suo 
nome indigeno è Nuvctln-leufé, che suona : fiume 
aurato a braccia: Nuvciin, braccio; leufii, fiume: il 
corso totale non è inferiore a 650 Km. 

Corre fra spaccature delle Cordigliere in direzi 
da N a S al principio, con ima larghezza dai 
60 metri ed ima velocità impetuosa, ricevendo grani 
Simo numero d'affluenti precipitosi che discendono 
Berpeggiando quali fili d'argento, dai fianchi delle Oor- 



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Xie sue sponde, ora s'allargano, or ai restringono; 
•qua presentano alberi secolari, là si cangiano in aride, 
Tocoiose harrancas, dalle quali pendono massi di pietra 
tappezzati da una infinità di graminacee o piante ram- 
picanti, che salgono, diriasi, verso la parte superiore 
della harrmtca, intimorite di fronte al turbolento ru- 
more delle acque impetuose e balzanti in piccole cascate. 

Al giungere alla lat. 37" 20', torce il suo corso 
all'È fino a Chos-Malal, Capitale del Territorio; da 
Ohos-Malal corre al SE fino ad incontrare il Lìmay, 
nella Coordinata Geografica già menzionata; in questa 
parte de! suo corso riceve vari grandi affluenti, al- 
ilarga il suo alveo, diminuisce !a sua velocità, ed i suoi 
margini diventano meno pittoreschi ed arborescenti. 

Alla sua destra si elevano catene dì monti formati 
di gres rossiccio, che le acque corrodono facendo pre- 
'Cipitare nell'alveo quantità immense dì materiale are- 
noso che intorbida ed intercetta la corrente. Alla 
sinistra, il terreno è più piano ed in alcuni tratti per- 
mette che il fiume si dilati fino a 150 metri; nel centro 
dell'alveo emergono isole per quasi tutto il suo corso 
che Io scompartiscono in vari canali dì poca profon- 
■dità, disseminati di grandi radici e banchi d'arena. 
Arrivato alla Confluenza si divide in tre bracci, pre- 
sentando due isole boscose, frammezzo alle quali scorre 
il braccio principale, di una profondità di piedi 3 a 4 '/=, 
al riunirsi dei tre canali per incontrarsi col Limay, il 
qnale si ò regolato similmente co' suoi due canali. 

Pel connubio dei due fiumi si genera ima massa 

-d'acqua di 220 metri, che corre direttamente all'Est; 

. Limay-, prima di cedere le sue acque, va da sé 



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per 1500 metrij con una larghezza di 160 ed una pro- 
fondità minima di piedi inglesi 4 '/t »d 8 '/t- 

Confusesi le due correnti, seguitano per due chi- 
lometri e mezzo fino al paraggìo detto Cahesa de Leon 
(testa di leone), donde comincia a correre, senza rice- 
vere più alcun affluente, il Rio Negro. Tra Cabeza de 
Leon e la Conflueoza, grandi banchi d'arena diminui- 
scono la profondità dell'alveo. 



45. Affluenti. — Il Meuquén ha gran numero d'af- 
fluenti nel suo corso superiore. 

II principale ed unico del margine sinistro è H 
Curi-Leufé, che riversa le sue acque a poche migL'a, 
al NO di Chos-Malal (lat. 37" 20', long. 70" 28' O. Gr). 

Tutti gli affluenti si trovano sulla sponda destra, 
al SE della Capitale. Il primo ad incontrarsi è il 
Pichl-Neiiquén , che corre frammezzo le sierras del 
Carhon. 

A 50 Km., più o meno, si trova il Uio Agrio, il 
più lungo e copioso affluente del Neuquén. Nasce neUa 
laguna Trapa-trapa, a 45 Km. all'O della fortezza 
Norquin, dalla quale passa a 6 Km. più verso Sud; 
riceve molti affluenti; la sua direzione al n 
Sud Est, che conserva fino a trovare il fiumicello^ 
dihue, donde corre all'Est fino all'affluente Liam 
lamil, della sua sponda destra, per continuare al j 
e riversarsi nel Neuquén, ad ima altezza di 658 i 
sopra il livello del mare. 

Il suo corso misura cùca 260 chilometri, variando 
in larghezza da 50 ad 80 metri all' unione do' 
affluenti; è irregolarissìma la sua profondità, ed' Ì.l 



margini sono quasi sempre ombreggiati da alti pini 
andini e da svariate piante della zona. 

Un altro affluente dell'Agno, alla sponda destra, h 
il Travun-curé, di 90 Km. di lunghezza. 

Feraci valli rallegrano i margini degli affluenti, che 
formano airunirsi al fiume comune, folti boschi, dove 
non sai se ammirar di pìii, la Tegetaztone esuberante 
od i bei prospetti delle verdi colline, che a guisa di 
muraglie cingono le strette conche nel cui centro si 
ode il turbinoso fremito delle correnti. 



A 25 Km. al SE della conQuenza dell'Agrio nel 
Neuquén, s'incontra il fiume Covimó, formato dal Gor 
nadon Grande e da altri affluenti. 

Dal Covinoli alla Confluenza col Limay, non riceve 
il Neuquén altri affluenti d'importanza. 

46. — Gli Lidi che abitavano le valli. — Alle 
sponde del Limay e suoi affluenti abitavano i piti po- 
derosi cacichi moderni, che obbedivano al Superiore 
Governo del Gran Cacìco, D. Valentin Sayhueque. 

Tra il Rio Cataluin ed Aluminé fino al Palitué, il ' 
terribile Cacìco Nanciicheo ed i suoi CapUanejos Qhv- 
helaf ed Huin-cau; tra il Palitué e Luliche il Cacico 
Nimaleo; questi due cacichi alleati avevano remingtotts, 
lancie e spade d'acciaio, avendo lottato accanitamente 
contro la 1" Brigata che li debellò nel 1881, non senza 
aver perduto per mano dei sudditi di Nancucheo, un 
sergente, due caporali, sei soldati e vari feriti, fra i 
quali un ufficiale. Alle sponde del Cheniehuin risiedeva 
1^ Cacico Curu-Huinca, consigliere principale di Say- 

tane; tra il Luliche e Qimn-quem-trem, il braccio 



destro del Gran Cacico, il Cacico Molfinqueo; tra il 
Quem-quem-trera e Caleofù, il valoroso Tacoman, figlio 
maggiore di Sayhueque ; tra il Caleofù e Trafili, nel 
paraggio più fertile, difeso, pittoresco e strategico, il 
Gran Cacico, circondato da un seguito dei più terribili 
e addestrati guerrieri; sullo stesso lago Nahuel-Huapi, 
il Cacico Hvinca!, cognato e fedele consigliere di Say- 
hueque; al Sud del Limay, come prime avanguari 
dei domini Sayhuenches, i vagabondi Capitanejos Pi 
rayan ed Ayeles. 

All'Oriente di tutto il corso del Cataluin e Collon- 
Curd fino al Picun-Leufu, dominava il temuto Cacico 
Beuque-Curd ed i CapHanejos Fraiman e Trai-neiu. 

In mezzo alle deliziose valli, formate dagli affluenti 
del Neuquén, numerose tribù indigene conducevano la 
loro vita selvaggia e nomade, trasportando continua- 
mente da un pimto all'altro le loro tende, secondo la 
necessità e le circostanze belliche. 

II Gran Cacico Purrùn, sovrano signore di 22 
Cacicazgos, teneva le sue avanguardie e ricchezze di 
greggìe tra il Cnri-Leufiì e la parte superiore del Neu- 
quén; co' suoi più fedeli Cacichi, quali Saturno, Ckau- 
quellan (suoi fratelli), Guiai-quiUan, Thipainan, Giian- 
ten, Quinchao, ei dominava dall'affluente Bangi Leufii 
alle sorgenti del Neuquéo, nel centro di una zona 
ricca di miniere (che pare sfruttasse), fertile nei tejv 
reni, di clima aggradevole, boscosa ed intersecata 
abbondanti ruscelli. 

Al Sud del citato affluente, avevano i loro rxcatum 
o paraderos (accampamenti) fino a trovare gli affluenti 
dell'Agrio, i Cacichi Yancaqitco, Cvsichc, Humtillaa, 



ctia^ 



n 



173 



Gurillan ed altri; negli affluenti superiori dell' Agrìo, 
Yeldaltndn e Cheiiquel, prossimi a Sorquin; piii al Sud, 
Huaiquipai/, Henichultln. Cheuqiieya; fra il Travun- 
curà ed Agrio, Zuhiga e Jancamil; e tra l'Agrio e 
Covincó, Humup!/, Queupó e Meìiqiteo ed altri ancora. 

Durante la campagna della Pampa fuggirono a 
nascondersi in queste valli molti Cacichi sudditi del- 
l'odioso Gran Cacico Batgorrita. Fra gli stessi, emi- 
grarono alle tolderias (accampamenti) di Zuniga, i 
Cacichi Giiarquiher, Patriantl e Natemnu; ed alle 
tolderias dell'alto Agrio, Marilìan, General, Necuìquio, 
Caneiique e Faine che fu fatto prigioniero. 

Il medesimo rinomatissimo Namitncurd, che aveva 
i suoi domini alle Snìinas grandes della Pampa Me- 
ridionale, fuggi con vari Cacichi e col suo Secondo 
Vicmilas agli accampamenti dell'amico Saifhueqtie, il 
quale parimenti trovavasi agitato e peritoso di fronte 
alle sconfitte dei guerrieri Pampas. 

Tra gli affluenti del Sud dell'Agrio e quelli del 
Nord delFAluminé si stendevano gli accampamenti 
delle tribh Mekitelches, col Cacico Meli-Curd per su- 
premo signore. 

Dipartendoci dalle considerazioni puramente idro- 
grafiche, che avremmo dovuto riservare nella tratta- 
zione dei fiumi, abbiamo aperto questa parentesi dei 
passati popolatori di codeste rive, affinchè, scorrendo 



lii Carta Geografica, si raccomandi 
i centri dove venti anni innanzi 
del misterioso Territorio del Tri 
varaente scomparsi o senza un 
terrore. 



no piii alla memoria 
erravano i selvaggi 
iangolo, oggi definiti- 
nome che incuta 



Non la sola convenienza di possedere un terri- 
torio esteso e solitario fu quella che chianiò al Neuquén 
le tribù più ricche e audaci, sibbene la soavità del 
clima, la fertilità del suolo, l'amenitA dei paesaggi 
e la facilità di poter valicare le Cordigliere per com- 
meroiare cogli Indi vicini, sotto ÌI Governo Chileno. 

Nessun Territorio offre maggior numero di fiumi, 
né alla feracità accoppia migliori condizioni strate- 
giche di questo celebre Triangolo, che la faiitiastìca 
tradizione supponeva popolato da città indiane, la 
cui capitale dovea essere la residenza dei Cesari, ai 
margini del gran lago Nahuel-Huapl. 



47. — Carattere comane dogli nfHnenti del Li- 
may e Nenqnéo. ^ E degna di nota la prerogativa 
«omune ai due fiumi, lati del triangolo; ricevere 
.affluenti solo in entrambe le sponde interne, moQtn , 
sono lìberi quasi completamente alle esterne. 

Altro carattere comune presentano le loro e 
una velocità quasi egualmente impetuosa e somigli] 
larghezza e profondità. 

Il Neuquén nella sua confluenza col Curi-La 
all'Est di Chos-Malal, si trova ad 860 metri soprfl 
livello del maro; ed il Limay all'uscire dal lago è 
pressoché alla medesima altezza; per la comune l on- 
gitudine 70", latitudine 38" il Rio Neuquén, 
Limay, entrambi si trovano ad im'altczza me( 
600 metri, mentre nello spazio intermedio il suol^ 
eleva a 700 metri; al giungere alla Confluenza si tro- 
vano a 260 metri sopra il livello del mare, lasciaiMlf! 
fra se un'altezza media di 350 metri. 



une l on- 
e ^H 

suoIfflP 



TOPOGRAFIA. 



175 



Le sorgenti degli affluenti del CoUon-Curà ed AIu- 
miné 9ono a 1200 metri circa, e quasi alla stessa 
altezza quella del Rio Agrio, affluente maggiore del 
Neuquén; tali sorgenti si trovano alla long, media 
di 71" 30' 0. Or.; il parallelo 39" è la latitudine equi- 
distante dei paralleli 37" e 41", che segnano il limite 
superiore ed inferiore della base del Triangolo Neu- 
queno. Se invece della long. 68" della Confluenza dei 
fiumi, lati del Triangolo, prendiamo la long. 68" 30' 
nel parallelo 39", abbiamo un triangolo isoscele perfetto 
con ima base di quattro gradi, ad una altezza di 1200 
metri e con lati che avrebbero tre gradi geografici di 
lunghezza, con un'altezza media di 450 metri. 



48. — Sierra Cura. — Gli affluenti deirAgrio e 
del Oollon-Curd sono separati da im'alta sterra, che 
partendo verso Ovest dal cerro Guaidóf corre fino 
alla confluenza del Limay e Nouquón, dividendo la 
conca dell'Aluminé e Codihué, del Catalnin e Covincó, 
del Picun-Leufii e del Cahadon grande, per terminare 
alla Sierra Roca della Confluenza, circa il parallelo 39" 
o long. 68°; questa sterra nel suo insieme non ha 
nome, malgrado sia la parte centrale del Territorio 
Neuqueflo. 

D'altra parte, essendo essa la linea divisoria degli 
affluenti del CoHoii-Curd e di quelli dell'Agrio, ed 
avendo abitato nella parte superiore il Cacioo Meli- 
Citrd (tra il CoJihue ed Aluminé), e nella parte infe- 
riore il Cacico Reiique-Curd, può benissimo battez- 
zarsi col nome storico di Colina a Sierra dei Cura, 
o seraplicementi3 Sierra Citrd, senza che perciEi si 






I7tì LA PATAGoirm 

cambino i nomi parziali di Saino, Chuchil e Roca, ch^f 
ha ricevuto in differenti parti della sua estensione. 

La Sierra Cure formerà naturalmente la linoj 
idrografica media delle due Conche dei fiumi Neuqutì 
e Limay. 

Uno studio geologico servirebbe a caratterizzai 
la Sierra, sotto l'aspetto orografico. 

49. — Rio Negro. — Il suo nome indigeno Arau- 
cano, quando gli Spagnuoli lo scopersero nel 1778, era 
Curu-Leufu, la cui traduzione letterale importa : Vurti^ j 
negro; Leufii, fiume: negro fiume. ^ 

Non si sa se anteriormente avesse avuto altro nome, 
perchè pare assai probabile che in questo tempo por- 
tasse tal nome, in ossequio al Cacico principale del cui 
nome si conosce solamente la terminazione Curii, negroJj 

Una piccola spedizione inviata da D. Ffanciso* 
Biedma, dalia recente Colonia 8an José, i 
un miglior sito per fondare una nuova e più sicura 
Colonia, ebbe la fortuna di scoprire il ricco fiume, i 
cui margini popolati da verdeggianti erbe e salici piau-l 
genti mossero gli scopritori, il Piloto D. Manuel BrutteU 
ed il Tenente D. Fedro Garda, che guidavano l'im- ^ 
barcazione " Antonio Olivera „, a battezzarlo col nome 
di Gran Rio de los Sauces, Rio Grande ("gran fiume 
dei salici), ignorando che gli indigeni delle sue sponde _ 
già aveangli imposto il nome del terribile loro SignoK 



60. — Carattere generale. — I) Rio Negro co-?!! 
nincia a ricevere tal nome dalla conlliienza dei fiumi^ 



LIBRO II - TOPOGRAFIA ITI 

Limay e Neuquén (Lat. 38' 58', long. 68* 0. Gr.), e lo 
conserva finché sbocca nell'Atlantico ai gradi 41" 2' di 
lat. e 62*^ 45' di longitudine Ovest di Greenwich. Am- 
mettendosi il Limay come parte del suo corso supe- 
riore, può dirsi che il Rio Negro prende le sue acque 
dal lago Nahuel-Huapì, a 41' 7' di lat. e 70' 49' di 
long. 0. Gr. e misura 1200 Km. di lunghezza Con- 
siderato dalla sua foce fino alle sorgenti nel lago Na- 
huel-Huapì, (col nome di Limay superiormente) de- 
scrive una gran curva di 2" 5' di seno per 8' 15' di 
longitudine. Anziché ripetere ciò che corrisponde al 
suo corso superiore, tratteremo di quanto riguarda 
il suo cammino medio ed inferiore. In tratti generali, 
diciamo che in tutto il suo corso, dalla confluenza 
airOceano Atlantico di 720 Km., non riceve assolu- 
tamente alcun affluente, conservando un declivio di 
ra. 0.38 per ogni chilometro; la sua valle, ora si re- 
stringe fin presso le acque, ora si dilata da un fianco 
o dalFaltro senza giammai oltrepassare i 25 Km. ; nel 
mezzo delle sue correnti si elevano piccole isole, co- 
perte d'esuberante vegetazione ; le suo sponde sono 
ricche di fresche erbe, di salici e di arbusti patagonici. 
Dividiamo il suo corso in due sezioni : L Corso 
medio, dalla Confluenza alla popolazione d'Avellaneda. 
IL Corso inferiore, da questa alla sua foce. 

51. — I. Corso medio. — La direziono gonorale del 
corso medio è direttamente da O ad p], variando 
airESE appena 20' minuti di latitudine, 2' 17' di 
long. ; vale a dire : dalla. Confluenza, lat. 38" 58' e 
long. 68" 0. Gr. , alla popolazione di Avellaneda ^ 

Carbajal — La Patagonia. Voi. T. 12 



r 



^^ 



178 



lat. 39" 16' e long. 65" 45' O, Gr. Questa sezione del cora 
misura quasi 240 Km., o presenta un declivio cagi* 
nato dall'altezza di 260 metri dalla confluenza f 
dalla menzionata popolazione. 

La valle è limitata da colline arenose di 70 a i 
metri sopra il livello de! fiume, ed in generale non e 
allarga piti di 14 a IT Km, dall'uno o dall'altro mai 
gine del fiume; poiché, quando le colline s'accos 
ad una sponda, dalla parte opposta si allontana la t 
mentre il fiume non tiene quasi mai la linea centralajj 

Seguitando il margine sinistro al partire dalla coq-^, 
fiuenza, la valle sì dilata soavemente per 15 Km. circa 
di larghezza, e si conserva cosi con poche alterazioni, 
fino alla popolazione di Roca fiat. .SU° 7' e long. 67" 31'), 
dove acijmsta maggior larghezza, con un'altezza media 
di 230 ni. sopra il livello del mare; Roca giace a 212 m. 
sopra Io stesso livello; da questa popolazione la valle 
corainciaa restringersi fino al Fortin (fortino) Chichinal, 
dove le colline s'approssimano alle aeque de! fiume e 
continuano fino a Chel-foró; fra questi due punti si 
estende l'arida travesia di Chichinal, sparsa d'arbusti 
squallidi, oscuri, spinosi, ordinariamente brulli e tristi 
da qualunque lato sì riguardino, dal ruvido loro tronco ( 
fino ai ritorti ed intrecciati rami, fra i quali sporgoiu 
fuori i carnosi, lunghi e spinosi loro bracci le cadaci 
ed opuntiacce, volgarmente chiamate tiuias. 

Ciò che piii sconforta in questa, come in tutta ì 
travesias, è la scarsitJi di vegetazione erbacea, la r 
canza totale d'acqua, la secchezza dell'aria, ed il ( 
kire soffocante, nell'estate, tra quegli arbusti per < 
serpeggia il cammino: la solitudine, il silenzio i 



w 



- TOPOGRAFl\ 17!) 



indefinibile timore si impongono al viaggiatore ap- 
pena vi è penetrato. 

La Travesia è limitata al Sud dalle colline della 
Talle, che celano il rapido corso del fiume e non com- 
portano che lo si costeggi, per lo ardue loro eleva- 
zioni a guisa d'erte barrancas a perpendicolo dell'acqua; 
quest'è la ragione per cui si deve scegliere il cammino 
della Travesia, o come dicono i creoli, hacer (fare) 
la travesia. 

Questa frase spiega la parola iravesia, che altro non 
significa se non attraversare forzatamente ima distesa 
deserta e senz'acqua. 

Prima d'arrivare a Cfiel-foró, il cammino discende 
nella pianura della valle, nel cui mezzo scorre ampia 
la corrente Rionegrina, formando seni e presentando 
ricche isole che competono colla vegetazione d'ambi 
i margini. 

Nulla di pili caro e desiderabile che vedere le cri- 
stalline onde del fiume dopo ia Irat'esìa, respirarvi 
un'aria fresca e balsamica, e godere la vista delle 
acque argentine, della vegetazione verdescura, dei 
fiori e degli uccelli variopinti. 

Passato questo punto, la valle acquista una lar- 
ghezza di tre a sei chilometri, che conserva fino 
all'isola Pacheco, frazione della grande isola Choele- 
Choel (Spauracchio giallo), ed alia quale si giunge dopo 
aver toccato il Fortin Chinifai/, situato nella parte 
orientale dell'isola Pacheco; dopo due o tre chilometri 
dì viaggio si giunge alla nuova popolazione d' Avelr 
laneda, sulla sponda sinistra del braccio Nord. L'isola 
Choeìe-Choel ripartisce il fiume in due canali, dal pa- 



I 



raggio conosciuto per Estancia di Belisle (long. 05'' 25') 
fin dove tornano a riunirsi, cingendo l'isola colle liquii 
braccia (long. 66' 15).- 

Se durante il nostro viaggio, lungo la sponda 
nistra, mi altro viaggiatore a cavallo avesse percorso 
]a destra, avrebbe notato che il fiume alla Confluenza 
è diviso in vari bracci da basse isole, coperte d'erbe 
ed arbusti, che con regolari intervalli giungono fino 
alla popolazione di Roca, situata sulla sponda già per- 
corsa. Avrebbe egualmente notato, come le colline di 
rosse arene corrano costantemente sul letto del fiume, 
fino al gomito che la corrente forma prima d'arrivare 
rimpetto al Fortin Chichinaì. 

Da questo punto s'apre una larga ed amena valle, 
che va restringendosi di fronte all'isola Pacheeo, mentre 
al margine opposto le colline fiancheggiano il fiume, 
occultando così le tristi selve della travesta Chichinaì. 

Ai lati della parte centrale, dell'isola anteriore, le 
colline prendono la direzione del SE allontanandosi 
dal fiume e dando luogo ad una pittoresca valle, eh© 
va a finire rimpetto alla popolazione d'Avellaneda. 

f)2. — II. Corso inferiore. — Nel suo corso i 

feriore' il Rio Negro si tiene all'ESE finché confoiu 
te sue acque con quelle dell'Oceano; le colline i 
sponda sinistra si allontanano di poco dall'orlo del fiutf 
fino al paraggio denominato Nrgro Miierto, • 
s'estende alla sponda destra, terminando al ForH^ 
, Castre. Colà si presentano colline in entrambi i lati del 
fiume, le cui acque corrono nel mezzo per un buon 
tratto fino a perdere quasi completamente 



41 



[te k v.alI^B 




^^^ 



LIBRO II-TOPOIJttAII 



181 



dall'una e duU'altra spouda, al passare per la seconda 
Angostiira igoìa), dove le colline pare vogliano oppri- 
mere il fiume coi rocciosi loro fianchi. 

Più innanzi, la valle, le colline ed il ilunie non 
serbano piii nfe regola ne ordine, giacché, con pari ia- 
cilità, si accostano e ai allontanano, s'innalzano e si 
abbassano, s'allargano e girano. 

II corso medio misura 480 Km., con un declivio 
medio di m. 0.22 a 0,25 per chilometro : la corrente 
è meno rapida, e divisa da numerose isole. 

Lasciata la popolazione Avellaneda, il viaggia- 
tore puf) seguir costeggiando il Rio Negro tra l'isola 
Ckoele-Choel e le colline, che permettono il passaggio 
tra loro ed il braccio del fiume; al termine dell'isola, 
si presenta luia valle angusta, tappezzata d'erbe aro- 
matiche e graminacee, chiamata Trafjua'Traguu. 

Oltre questo punto non è più possibile seguitare 
il cammino con veicoH tra il fiume e le colline, che 
queste pendono a picco sulle acque; occorre quindi 
valicar le colline che raggiungono un'altezza di 50 
metri circa, e fare una travesia, per mezzo delle 
selve ; tale travesia porta il lunereo nome di Negro 
Mtierto e si estende per 50 chilometri, cogli stessi 
caratteri di quella di Chichmal; più, sogliono for- 
marvisi in tempi di pioggia laghi salati, per la riu- 
nione delle acque pluviali in piccole pozze il cui 
sottosuolo è salitroso. 

Il cammino discende poi in una valle costeggiando 
il Fortin del Nero Morto, e le colline si ritirano; il 
fiume dà ima piccola volta quasi al Sud, accostandosi 

jpelle del margine opposto; quindi ritorna a SE, 



182 



per continuare, siniiosameute nel mezzo della valltìj 
maestoso, tranquillo, adorno ai lati di esuberante 
Tegetazione e con isole piantate di frondosi 
bianchi e rossi. La vista si ricrea allora , in quel 
panorami d'isole, di fresca vegetazione, e dell'ampio 
orizzonte che si spiega da ogni lato del fiume nel 
dilatare i suoi capricciosi circoli, dove i miraggi, nel- 
l'estate, presentano svariate forme aeree. Oh ! allora si 
comprende l'arcano di quelle soavi e sublìmi emozioni 
che eccita la natura ne' suoi maravighosi contrasti. 

Riflettendo sopra la bellezza dei paesaggi del Rio 
* Negro, il viaggiatore giungerà all'abitato di Conesa 
del Norie, passato il quale troverà vari toldos (atten- 
damenti) di Indi mezzo cristiani, sopra im terreno di 
forma strategica che la guida gl'indicherà essere un. * 
sito consacrato al Camarucui), dove si riunivano i 
vaggi co! fine di spaventare il maledetto Gualic, 
ed imp.3trare dal buon Gne-cke la pioggia e la benéi 
dizione per la cara loro valle. 

Spingendo uno sguardo all'opposto della spondt 
distinguerà la popolazione di Conesa. 

Dal campo di Camaritcuij, tornando le colline ^ 
costeggiare il fiume dalla Estancia Sarmiento , ' 
risale per passare in mezzo ad una piccola 
vesia che porta il nome del Turco, dal sito in ( 
termina seguendo la corrente. Le colhne non solo s'a 
costano al margine che andiamo esaminando, ma all'o 
posto altresì, per cui chiamasi questo sito Segutu 
Angostura. 

II cammino rientra, poi, nella valle per attraverss 
la travesia del Turco e continuare, lunghesso il centP 







^^^jni 



LIBRO II ■ TOPOQItiFI* 183 

dell'angusta valle, fino alla popolazione dì Pringles. Il 
fiume descrive alcune leggere curve e comprende 
varie isole ; la valle si restringe, e al giungere presso il 
paraggio conosciuto col nome di Alamo Bianco, il 
iggiatore risale le colline pietrose della valle e con- 
ica fino alla popolazione di Patagones. 
Da Patagones il cammino seguendo il margini:^ 
[el fiume, va alla stazione dei Practlcss (Pratici), da 
cui si ammira la spumeggiante barra. Al giungervi, 
tenuto conto delle distanze, computando i giri, le di- 
le salite, in tre giorni, da Avellaneda, si saranno 
■corsi oltre 500 chilometri, attraversando amene valli 
iterili iravesias, per im terreno che gradatamente 

ide da 120 metri. 
È supponibile, che U viaggiatore della sponda destra 
sia venuto alla pari, camminando • per i sentieri delle 
valli. Avendo incominciato la sua via di fronte alla 
popolazione di Avellaneda, la sua direzione sarà stata 
SE fin dove l'isola termina in angolo retto, col suo 
cateto verso il fiume: gli si aprirebbe subito aU'Est 
la vallo di Choele-Choel ; dopo una corsa di poche ore 
sarebbe arrivato alla Isla Chica o falsa isola di Choelr- 
Choel. situata alla parte orientale dell'isola Orando, e 
separata da essa per un breve tratto. La valle,' larga al 
principio, va restringendosi insensibilmente, per termi- 
nare presso il Fortin Castre, 11 Km. al Sud del Fortin 
Negro Muerio. Sebbene s'accostino allo sponde, le col- 
line olTrono tuttavia un varco suflàciente al cammino, 
per entrare dopo alcime miglia nella valle di Coneaa, 
percorsa dal fiume nel suo centro. Seguitando sempre 
largine popolato d'alberi, s'incontrerebbe col pmito 




184 



chiamato Caòeza de Bue// (testa di bue). « quindi colla 
popolazione di Conesa, non lasciando, 30 Km, piii in-i 
nanzi, di andare a salutare il cristiano e ricco Cacica- 
Pai/leman, da cui accommiatatosi sarebbe passato perJa^ 
Gohnia Fria, entrando nella Segimda Angosiura. Uscito 
dalla medeaima, gli ai presenterà prima ima valle a 
foggia d'angolo, poi un'altra angosiura, quindi im'altra 
valle, e finalmente, prima di giungere a Pringles, l'id- 
tiraa angosiura, che, essendo la prima per chi viene 
da Biedma, porta il nome di Prima Angostura. All'Est 
della Prima Angostura, la valle comincia nuovamente 
ad allargarsi fino a misurare 15 Km. di fronte alla 
Colonia Italiana Cuhanea, a 50 Km. da Pringles; quindi* 
Ja vedrebbe restringersi di nuovo, finché arriva al3 
Fortin San Jarner, da cui parto un braccio del Eio^ 
che racchiude la valle di Biedma, con una larghezza 
media di 18 Km. per 60 di lunghezza, terminando all^ 
dune dell' Oceano. Il nostro viaggiatore seguirebtH 
il suo cammino lunghesso il fiume, passando per i g 
di fermata pressoché inevitabile : Estandas del sìgnoril 
Bukland, di fronte a Pringles, Colonia Cuhanea, PotreraM 
Cerrado, San Jamer, e finalmente la capitale deljl 
Territorio Rìonegrino, Biedma. In due ore e mezzo &m 
galoppo giimgerebbe alla foce del Rio, per salutare colfl 
bianco fazzoletto il suo compagno della sponda sinistro;*! 
La valle da Pringles a Biedma non è si ricca di ' 
getaaione, ed in qualohe paraggio appaiono piccoh tratti'V 
delle selve Patagoniche; i margini ostentano tuttariàTv 
uua fiorente vegetazione nei salici, e la corrente 6 ( 
minala di isole, abitate e coltivate per lo piti da lia 
. Aiani. 




Da San Javier ha principio nell'interno della valle 
i serie di médanos, che si atendono verso il grande 
Oceano. 



53. — Fiume CUubut. — Nasce alla Precordigliera 
circa i 12" long. Gr. ed i 42' 30' di lat., scorrendo dap- 
prima al SE e poscia all'È per gettarsi in mare presso 
i 43" 20'. Il suo bacino b compreso fra i 42" e 44' 20 
di lat. e fra i 64" 72' di long,; la Eua estensione è di 
circa 700 Km. e la sua larghezza varia dai 50 ai lOtì m., 
crescendo ancor più nello stagioni delle ijìene da Ot- 
tobre a Dicembre. *• La sua profondità è variabile come 
il fondo del suo letto, avvallato da incavature, profonde 
voragini, aspre depressioni . alternate da tratti estesi di 
minor fondo : queste irregolarità unite a quelle più 
gravi delle numerose roccie che si elevano nel mezzo 
della sua corrente, restringendone il passaggio, cosi 
che le ucque precipitano con rapidità, tolgono al fiume 
Chubut tutti i requisiti per la navigazione. La sua ve- 
locità nelle rapide, che si ripetono frequenti, è da 7 
a 9 miglia. Le acque sono cosi pure e trascinano sì 
poca quantità di sostanze minerali disciolte che rie- 
scono quasi insipide „ (Rea). 

Alla foce il fiume presenta alcuni ostacoli per la 
navigazione, a causa della barra che vi forma, dando 
solo passaggio ad imbarcazioni che non peschino piii 
di nove piedi; nasconde, inoltre, alcuni scogli al lato 
Sud. Oggi è navigabile fino a 3 Km., e lo potrebbe 
essere fino ai 12 e 15 se si esportassero alcuni ostacoli 
-di non grande entità; la marea è sensibile fino a 

m. dall'entrata, e la differenza tra la bassa e l'alta 



I 



marea raggiunge i 4 metri. Le valli del fiume sono 
alluvionali come quelle degli altri fiumi della Pata- 
gonia ; godono fertilità ed in alcuni luoghi 8Ì estendono 
da 5 ad 8 Km, di Jarghezza; la principale è quella 
occupata al ]>resBnte dalla Colonia del Chubut ohe pos- 
siede 400 chacras (tenute), su 100 ettari all'incircadì 
ambo i margini, con un'amjiiezza maggiore di 70 Km. 

54. — Affluenti. — Il più importante affluente 
del Chubut è il Jt'w Chico, che trae la sua orìgine dal 
lago Musters. Si estende 250 Km. dal^ SO al NE; 
le sue acque presentano, in certi tempi dell'amio, uu 
colore giallastro dovuto all'effetto delle pioggie sul 
banchi sedimentarii dei dintorni; il suo letto misurB 
ordinariamente da 10 a 15 ni. di larghezza e la sua 
vallata da 100 a 500, riversandosi nel Chubut circa l 
43' 40' di lat. ed i 08- 27' di long. 

Il Senger è un altro fiume del territorio del Chubtit, 
formato da varii rivi e dal fiume Ayones, e nasce nei 
lago Fontana situato fra i 44" 50" — 45" 10' di lat. 
e 71" 10' — 72 40' di long. La sua corrente tende a 
SE; al principio, poi descrive ima curva ai 45" 55' di 
lat. e 69" 15' di long,, e scorre verso il NE per 
gettarsi nel lago Coìhtié, che oonuuiica col lago Musters. 
Il suo alveo si rassomiglia a quello del Chubut; eia 
9ua valle, che varia da 500 a 4000 m. di larghezza, 
si presta assai all'agricoltura, avendo ima superficie 
di 600 Km.-. Affluente del Senger, è il Gifltua che nasce 
ai 44" di lat. e 71" 40' di long,; ha im corso dì circa 
200 Km., e si allarga da 15 a 20 m.; possiedo una 
valle ricchissima per l'agricoltura, di 400 Km.'. Il fiume 




LiBBQ li - lOPOOBAFIi 187 

) o Aì/ones è un affluente del Senger, in cui si 
riversa ai 45" 50' di lat. ed ai 70° circa di long,; la sua 
larghezza è di 20 m. con una valle di 60 Km. di lungo 
per 1500 di largo. 

65. ^ Rio Deseatlo. — Nasce vicino al lago 
Buenos Aires al 46' 63' di lat., al Sud del cerro de 
Bios (long. 7r 35').; corre dapprima verso NE fino 
alla lat. 46' 28', volgendosi all'È al toccare il grado 
di long, 70', per discendere al SE in vicinanza della 
sua foce in forma di estuario; deve avere un'estensione 
di 500 Km, con una larghezza dai 60 agli 80 m. 
L'estuario si allarga di 40 Km, per formare un porto 
navigabile; i grossi vapori possono navigarlo fino ai 
20 Km. e dopo per altri 6 o 10 Km. i bastimenti che 
peschino più di 12 ovvero 15 piedi; il resto, qualunque 
imbarcazione minore. Però s'incontra lungo il suo corso 
un gran numero di pericolosi scogli. La sua valle è 
stretta, circondata all'imboccatura da monti che le 
danno un aspetto pittoresco. 

Questo fiume non ha affluenti d'importanza, e scorre- 
per un terreno irregolare e d'alluvione; ha la foce 
presso i 47" 46' di lat.. e 65' 49' di long. 0. Gr, 

56, — Rio Cliico di Santa Cniz. — Deriva dal 
lago San Martin, al Sud del Monte Levalle (lat. 49") : 
al principio corre al NE, ed all'incontrare il fiume 
Belgrano (lat. 46'^ 25', e long. 70' 40' O. Or.), torce al 
SE, seguitando a delineare alcune curve fino alla foce 
dell'Estuario di Santa Cruz, al parallelo 49' 43' e me- 
ridiano 68' 38' 0. Gr. 



chiamato Caheza de Bmy (testa di bue), e quindi colla 
popolazione di C'onesa, non lasciando, 30 Km. piti in- 
nanzi, di andare a salutare il cristiano e ricco Camoo 
Payhman^ da cui acconimiatatosi sarebbe passato perla 
Colonia irto, entrando nella Segunda Angostura. b'sciui 
dalla medesima, gli si presenterà prima una valle a 
loggia d'angolo, poi un'altra migosturn, quindi un'altra 
valle, e finalmente, prima di giungere a Pringles, l'ul- 
tima angostura, che, essendo la prima per chi viene 
da Biednia, porta il nome di Prima Angostura. All'Est 
della Prima Angostura, la valle comincia nuovamente 
ad allargarsi fino a misurare 15 Km. di fronte alla 
Cnlouia Italiana Cubanea, a 50 Kra. da Pringles ; quin<B 
la vedrebbe restringersi di nuovo, finché arriva al 
Fortin San Javier, da cui parte un braccio del Rio, 
che racchiude la valle di Biodraa, con una larghezza 
media di 18 Km. per tiO di lunghezza, terminando alle 
dune dell' Oceano. Il nostro viaggiatore seguirebbe 
il suo cammino lunghesso il fiume, passando per i siti 
di fermata pressoché inevitabile : Estandas del signor 
Buliland, di fronte a Pringles, Colonia Cubanea, Fotrero 
"rado, San Javier, e finalmente la capitale 

megrino, Biedma. In due ore e mezso] 
a fungerebbe alla l'ocdi del Rio, per salutare 1 
B»BzoIetto il suo compagno della spoiida sinis 
I da Pringles a Biedma non fe si ricca di ^ 
(, ed in qualoho paraggio appaiono piooolì t 
Vive Patagonìche; ì margini ostentano tutta 
reute vegetazione nei salici, e la corronto è | 
i di isole, abitate e coltivate per lo più da ] 




^20 1 



187 



o Atfones è iin affluente del Senger, in cui si 

■ersa ai 45" 50' di lat. ed ai 70° circa di long.; la sua 

.ezza è di 20 ra. con una valle di 60 Km. di lungo 

1500 di largo. 



55. — Rio Deseado. — Nasce vicino al lago 
■uenos Aires ai 46' 53' di lat,, al Sud del cerro de 
Dios (long. 71" 35'J.; corre dapprima verso NE fino 
alla lat. 46' 28', volgendosi all'È al toccare il grado 
di long. 70', per disc(;ndere al SE in vicinanza della 
sua foce in forma di estuario; deve avere im'estensiooe 
di 500 Km. con una larghezza dai 60 agli 80 m. 
L'estuario si allarga di 40 Km. per formare un porto 
navigabile; i grossi vapori possono navigarlo fino ai 
20 Km. e dopo per altri 6 o 10 Km. i bastimenti che 
ichino piti di 12 ovvero 15 piedi; il resto, qualunque 
larcazione minore. Però s'incontra lungo il suo corso 
gran numero di pericolosi scogli. La sua valle è 
stretta, circondata all'imboccatura da monti che le 
danno un aspetto pittoresco. 

Questo fiume non ha affluenti d'importanza, e scorre 
per un terreno irregolare e d'alluvione; ha la foce 
presso i 47" 46' di lat., e 65' 4fJ' di long. O. Gr, 



^ 56. — Rio Chico di Siinta Cruz. - — Deriva dal 
lago San Martin, al Sud del Monte Levalle fiat. 49°) : 
al principio corre al NE, ed all'incontrare il fiume 
Belgrano (lat. 46" 25', e long. 70' 40' 0. Or.), torce al 
SE, seguitando a delineare alcune curve fino alla foce 
dell'Estuario di Santa Cruz, al parallelo 49' 43' e me- 
ridiano 68' 38 0. Gr. 



190 LA PATAGONIA 

scaturisce neirinterno dell'isola; scorre dalFO all'È e 
mette foce nell'Oceano Atlantico al parallelo 53^ 47', 
e long. 67*" 49' 0. Gr. Alla sua entrata durante l'alta 
marea è navigabile fin dove è stabilita la Missione 
Salesiana; le sue sponde e i dintorni sono eccellenti 
per la pastorizia, ma spogli di vegetazione arborea fino 
alla distanza di circa tre ore, dove si comincia a 
trovare qualche boschetto. I Missionari Salesiani vi 
scopersero nel 1894 alcuni banchi di torba, ma non di 
gran conto; risalendo, fino a 15 Km. circa, le sponde, 
si presentano estesissime praterie senza un albero né 
un cespuglio, percorse da branchi di velocissimi gua- 
nachi, abitate da miriadi di tucu-tucu. La bocca del 
fiume, solcata da banchi di conchiglie, lunghi talvolta 
parecchi chilometri, è frequentata da innumerevoli 
uccelli acquatici. La marea alta alla foce da 10 a 15 ed 
anche 20 piedi, è sensibile fino a 7 od 8 Km. Il letto 
del Rio Grande è di natura ghiaioso con grossi ciot- 
toli ; le harrancas che lo recingono dannò luogo tratto 
tratto a depositi marnosi da 20 a 25 m. di larghezza, 
d'una tenacità cosi glutinosa che rendono ben difficile 
il passo. La bocca del R. Grande è di basso fondo da 
non permettere il passaggio alle navi che ad alta 
marea, ed occorre perciò gettare le ancore alla di- 
stanza di 5 Km. circa. 



LIBRO II - TOPOGRAFIA 191 



§ III. — Fimn CHE SCOMPAIOXO 
E SI RIVERSANO NELL'INTERNO. 

Nella Patagonia dopo i citati grandi fiumi e loro 
affluenti, sono pochi i corsi d'acqua che mettano al- 
l'Oceano. 

Nel centro s'incontrano piccole correnti che si di- 
leguano nelle paludi, o negli arenales (sabbie). 

62. — Neirinterno del Territorio del Rio Negro, 
circa i 4P 20' di lat. ed i 70' di long., da im terreno 
piano e ricco di sorgenti, nasce un rio che porta il 
nome di Balcheta ; si dirige dapprincipio da SO a NE 
per piegare da S a N dopo oltre un centinaio di Km. 
di percorso, confondendosi in fine colle paludi verso 
i 4P 31' di lat. e 66' 56' di long.: la sua larghezza 
media misura 2 m. con profondità oscillante da m. 0,30 
a m. 2,50. Questo fiume forma un' oasi in mezzo alla 
Travesia Balchetaj e scorre per un terreno piuttosto 
elevato, ai piedi delle Sierras omonime; la sua an- 
gusta valle ha buoni e forti pascoli; al Sud se ne 
scorge un altro della limghezza di 100 Km. chia- 
mato Arroyo de Las VisperaSj il quale parimenti si 
perde nel terreno. 

63. — Il rivo Senger può dirsi che è puramente 
di scolo, poiché venendo dall'interno, giunge soltanto 
fino al lago Colhué che ha comunicazione in certi tempi 



192 LA PATAGONIA 

col lago Musters, il quale dà origine al Rio Ohìco, che- 
a sua volta entra nel Chubut, alla stagione delle piene. 
Circa i 47° 35' di lat., dal piccolo lago GiOy nasce un 
fiumicello che scompare al NE dopo 60 ovvero 70 Km. 
Altro fiumicello somigliante perde la sua corta esistenza 
tra i 60^ 50' ed i 5r 35' al S della Valle de hs Gua- 
nacos nel Dipartimento Gallegos in territorio di Santa 
Cruz. Se ne incontrano altri molti, distribuiti nei 
diversi Territori. 



§ IV. — Laghi k Saline. 



Già abbiamo accennato al principio che i laghi 
della Patagonia si estendono tra il meridiano 71" e 73*, 
negli altipiani formati dalla Precordigliera ; trovarsi 
solo nel centro, fra i 45' 7' — 45'^ 30' di lat. e 68^ 20' — 
09" long., i laghi Musters e Colhué al S del territorio 
del Chubut. 

64. — Lago Nahnel-Hnapì. — E il più gran lago 
della Patagonia Settentrionale e Centrale; è situato ai 
piedi delle Ande, al Sud del Territorio del Xeuquén, 
alla lat. S. 41" 03' e long. 71'' 09' 0. Gr., ad 886 metri 
sul livello del mare, secondo gli esploratori Argentini 
del 1884. 

Gli esploratori Chileni, Fonck ed Hess, che lo vi- 
sitarono nel 1856, trovarono che la sua altitudine è 
di 583 metri. 




193 

66. — È di forma bislunga e q\iasi rettangolare, 
estendendosi da NO a SE con una lunghezza massima 
di 82 Km, e 1 1 di larghezza; nella sua maggior ampiezza 
misura 18 Km. e nella minore 9, prossimamente alla 
lat.41''. La sua superfìcie totale va dai 910 ai 930 Km,\ 

Dalle sue acque sorgono isole pittoresche, di cui 
alcune di dimensione regolare ; la maggiore si estende 
da NO a SO, con 40 -Km. di hmghezza per 3.700 m. 
di larghezza, coperta d' ima lussureggiante vegeta- 
zione e di picchi montuosi. Portava il nome di Nahuel- 
Huapl, impostole dai missionari Gesuiti che la scoper- 
sero ed abitarono: oggi denominasi Vidorka, dagli 
Argentini, e Menendfz e Larga dai Chileni, 

Nahuel-Huapi significa isola della tigre : Kakiie.I^ 
tigre. Huapì, isola. 

66. — Il nome, esteso a tutto il Iago, data dall'abban- 
dono della missione, per parte dei Gesuiti nel 1718. 
I medesimi stabilitisi nell'isola di Chiloé del Chili, sco- 
persero il lago nel 1010; gli Indi Po//o!S ed Araucani 
lo chiamavano Huanajue, e gli Hmìiches mare o la- 
guna Alomini; altri Indi lo chiamarono Tehud-Malal, 
dalle siefras che portano questo nome, situate al Sud 
dello stesso lago. Ne' suoi dintorni abitavano gli Indi 
Poyas, d'origine Araucani, i quali al principio accolsero 
bene i Missionari permettendo loro di gettare le fon- 
damenta d'una popolazione al Sud del lago, sulla sponda 
destra presso la foce del Limay. I Missionari con pic- 
cole interruzioni continuarono fino al 1656, anno in 
cui gli Indi tutto distrussero, assassinando e uccidendo 
Saionarì e probabilmente molti neofiti. 



l 



Quattr' anni dopo , altro Missionario Gesuita , H 
P, Nicola Mascardi, ritornava ad evangelizzare i ri- 
belli e sanguinari Poyas, 

La sicurezza, probabilmente, o la situazione migliore 
e pittoresca nello stesso tempo, Io incoraggiò ad aprire 
di nuovo la Missione nel mezzo dell'isola Nahuel-Huapi, 
erigendovi una Cappella alla SS. Vergine. 

La sua dolce ed ardente carità non valse a ridurra 
quei fieri selvaggi , istigati probabilmente dai m^- 
vagi .[loro stregoni (Mackis), invidiosi della pace che 
godevano i neofiti attorno alla Missione. 

Il fuoco distrusse la casa e la Cappella, e le avvele- 
nate freccio, che trafissero il P, Mascardi^ diedero 
fine alla Missione, mentre saliva all'eterna gloria lo 
spirito eroico dell'intrepido apostolo (1663). 

I Missionari nondimeno poterono lasciare non poche 
idee cristiane fra quei selvaggi, che presto si manife- 
starono in molti costumi religiosi. Furono parimenti 
istruiti nelVagricoltura, trapiantando alberi fruttiferi, 
come il melo che anche oggidì dà vita a folti pomarii. 

E altresì probabile che gli Indi, sotto la direzione 
dei Missionari, abbiano costruito capanne sui margini 
del lago in numero tale da presentare l'aspetto d'y 
popolazione incipiente ; popolazione che diede ori 
alla favolosa città dei Cesari indiani. 

I Missionari vi tornarono nel 170.5, e l'abbandona- 
rono completamente nel 1718. Il P. Guel, gesuita, fece 
un viaggio nel 1776, e 2G aimi dopo (1792) l'esplorò di 
nuovo il P. Menendez francescano, esplorazione che ri- 
mase celebre. Nel 1856 visitarono il lago alcuni viaggiaF*. 
tori Ohileni, quali Fonck ed Hess, e nel 1803 il Sìg. i 






Gli Argentini vennero ad esplorarlo completamente 
nel 1884. 



^B 67. — Il Iago a NO si intema nelle Cordigliere, 
^^nel resto è circondato d'alti monti. È profondissimo, 
poiché misura fino 880 piedi inglesi, e si calcolano 
profondità anche di 1000 piedi. 

Il letto è formato da rottami di roccie, nella sua parte 
di mezzo, ed i suoi margini presentano baie, seni e 
bellissime spiaggie arenose, dove vanno a frangersi e 
sciogliersi le ultime onde. La tinta delle acque è az- 
zurrognola, e contrasta piacevolmente coi grigi massi 
■vulcanici che posano sui margini. 

Osservato dalla sorgente del Limay, presenta il più 
■bel panorama, in una prospettiva di linee capricciosa- 
mente tracciate dal profilo dei monti, delle isole e 
limpide acque che penetrano nelle gole. 

Vari ruscelli che sgottano dai fianchi delle Ande, 
riversano nel lago le fresche loro acque, mentre altri 
le prendono per irrigare e fecondare fertili valli, come 
quella del Limay. 

La vegetazione ai margini e nelle isole forma in- 
tricati boschi d'arbusti secolari, dì alberi giganti, di gra- 
■rainacee, rampicanti, felci arborescenti, e d'una infinità 
■di piante varie, che torna impossibile attraversare senza 
aprirsi un adito colla scure. 

Al Sud si incontrano el boquete de Barihche ed il 
Vulcano Tronador. 



i 



Al Sud dello stesso lago si presentano i tre 

ighetti Usquedogioa, Chig-Cìng e Caìaja-Cnafrin, i 



quali alla lor volta danno origine ad alcuui alllueulì 
del Chiibut. 



I 



69. — In questa medesima zona (44" 50' — 45" 10' 
di lat. S., e 72' 2' — 71" 35, di long.), va notata il kga 
Fontana, con 800 Km,- di superficie, circondato da 
montagne, al Sud del quale si vedono banchi di lavi 
calcarea, azzurro-scura. 



lapM 



70. ^ Inoltrandoci piìi verso il Sud troviamo i lag! 
Buenos Aires e Glo, già citati, finché si giunge ad 
una serie di laghi che si comimioano tra i 48' 40' ed 
i 51" 10' e prendono nomi differenti, quali il Misteriosa 
al N., il Biedma a] centro, V Argentino al Sud: proba- 
bilmente comimicano col Pacifico, giusta il paren 
alcuni viaggiatori. 






71. — Dopo i laghi abbiamo le paludi od i salUrales 
questi sono depositi d'acqtia salata, e talvolta vere 
miniere di sale chiamate saline ; se ne incontrano varie 
nel centro del Territorio del Rio Negro ed anche nel 
Chubut. Il lago Anìin, di 100 Kra.^ di superficie (lat. 
44° 30' e 69" 50'), non è altro che una salina. Il Ter- 
ritorio del Rio Negro, possiede molte di queste lagune 
salate, le quali d'inverno si convertono in veri pantani, 
e d'estate sono terreni sterili, dove appena nasce qua 
e là qualche rachitico lichene; da alcune di queste sa- 
line si esporta il sale ; ma per non essere ben dii 
il lavoro, non sì harmo grandi risultati. Tra i fiumi 
lorado e Negro, i quali corrono quasi paralleli per 
60 leghe, si trovano le migliori saline, dalle quali 



LiBiio it-TOfooRinA un 

«ssiccate si esportano grandi quantitìi di sale a Bue- 
nos Aires. 



72. — Biassunto retrospettivo. — Riepilogando 
quanto abbiamo fin qui esposto riguardo alla Topografia 

della Patagonia, dedurremo che ii suo aspetto generale 
è quello di un terreno deserto si, ma non sterile, irri- 
gato da grandi fiumi con fertili valli, adorne di una 
vegetazione, se non ricca, almeno sufiìciente, e d'un 
carattere tutto suo proprio; nel centro non sorgono 
montagne, e l'altezza media dell'altipiano patagonico 
si può calcolare da 150 a 200 m., con un declivio 
generale verso l'Atlantico. 

Non vi sono boschi, ma vi suppliscono le selve di 
arbusti chiamate Patagoniche. 

Contansi tre zone ben distinte : quella della Cor- 
digliera, la Centrale e la Litorale. La prima è ele- 
vata, fertile e boscosa ; la seconda è pressoché piana, 
con poche elevazioni ; la terza k ondulata ed in parte 
montuosa e frastagliata da golfi e baie profonde. Con 
tutti questi dati generali, e nonostante tante esplora- 
zioni, esistono ancora nella Patagonia molte plaghe 
poco mal conosciute. 

Nà conchiuderemo senza far rilevare la feracità delle 
valli, specialmente quelle del Rio Negro, Chubut, Neu- 
quén e suoi affluenti, fecondate due volte all'anno dagli 
straripamenti, che direbbesi le convertano in mari dolci, 
depositandovi un benefico fimo. 

A queste bellissime valli devono dirigersi le emi- 
grazioni di agricoltori. 



UBRO III 



ETNOGRAFIA 



CAPITOLO PRIMO 



Popolazione. 

§ I. — Origine. 

1. — La popolazione Patagonica odierna si com- 
pone di quattro elementi, con due origini : 

L Popolazione Europea ed Ispano -Americana, 
con origine nelle diverse nazioni d'Europa; 

IL Popolazione indigena incivilita e selvaggia, 
con origine dalle diverse tribù che popolavano la Pa- 
tagonia quando giunsero i conquistatori Spagnuoli. 

2. — I. Razza Europea. — La vera popolazione 
patagonica d'origine Spagnuola esordi colla fondazione 
delle Colonie San José e Patagones (1779). Gli Spa- 
gnuoli continuarono fino al 1811, epoca in cui fu di- 
chiarata, rindipendenza Argentina, a cui toccò la terra 
Tehuelche. Verso quel tempo i Patagoni erano più 
Spagnuoli che Americani, ma da codesta memorabile 
data lo spirito libero e virile Sud-Americano s'infuse 
nel cuore di tutti. 



^ 
% 

^ 



202 LA PATAOOSIi 

Era il sangue e la nobiltà spagnuola che rifluiva' 
nei loro atti ; ma, come in tutte le altre partì, erano 
figli adulti che reclamavauo l'emancipazione per en- 
trare nel ruolo dei popoli che aveano forza ed intel- 
ligenza sufficienti per governarsi da sfe, senza necei 
sita di tutela materna. 

La popolazione patagonese continuò così isolata fini 
al 1854, anno in cui giunsero le prime famiglie italiane 
in traccia di lavoro e fortuna. Dieci anni dopo vennero 
le prime famiglie e colonie inglesi, prendendo post 
nel Chubut e Rio Negro. In appresso arrivavano alci 
lavoranti francesi, austriaci e di varie altre nazioi 
Nord-Europee. 

Tale è il principio e la data della popolazione 
origine Europea. 



3. — II. Razza Indigena. — La razza indigei 
patagonioa ebbe sua origine nell'istessa regione. Noa' 
ci pare d'esagerare se affermiamo che sia venuta a 
popolare la Patagonia prima dell'epoca in cui principiò 
l'impero loca, senza darvi molta priorità. Qualche en- 
tusiasta e novello antropologista si diede a credere di 
trovare nella Patagonia resti dell'uomo fos 
ziario 1 nel qual caso i primi popolatori sarebbero giunl 
almeno migliaia di secoli prima del diluvio. Pare a m 
che costoro affermino troppo e prematuramente. 

Se h certo che si trovarono dei resti, direbbesì, i 
fossilizzati, atteso il loro stato ed il luogo dove voi 
nero rinvenuti, non è meno certo che al principio 
parlò e scrisse con precipitazione. 

La mania di andar a cercare il secreto dell' 






lero 

jsta^_ 

luid^H 

iod^H 

endl^H 



dell'uomo nei deserti e nelle regioni inesplorate e mi- 
steriose, non è ignorata nel campo della vera scienza 
antropologica. 

Al centro dell" Africa ed alle steppe della Russia si va 
collo stesso fine, e sempre sì crede di aver trovato 
vestigia di quel misterioso passato dell'uomo preisto- 
rico. 

Gli entusiasti si pronimziano con leggerezza alle- 
prime apparenze, gli scienziati sì riservano di giudi- 
care alla fine di studi fatti con matiua critica e rifles^ 
sione. 

D'altra parte non discutiamo sulla questione del- 
l'uomo fossile americano, sebbene incliniamo a pen- 
sare che non sarà la Patagonia dove si scopriranno i 
testimoni di cotesta rispettabile età, che a tutto potere 
vogliono assegnare ai Sud-Americani audaci paleo^ 
etnologi, 

Senza alfermarlo con certezza, possiamo assegnare 
ottocento anni alla popolazione quasi storica dei sel- 
vaggi patagonici. Più in là dì questa età, tutto è 
oscurità ed incertezza e difficilmente sì giungerà a 
fissare la data. 

Se i Tehuelches furono una tribù completa, venuti' 
colle forme e statura con cui si conobbero, non vi è 
necessità di protrarre molti secoli l'immigrazione alla 
Patagonia; ma se essi furono alcune famiglie o indi- 
vidui di gigantesca statura, che si appartarono sia per 
convenienza, sia per contrarietà dalla massa della po- 
polazione Brasilo - Guarani ti ca, allora non sarebbe te- 
merità assegnare loro una tripla età per giungere alla, 
costituzione della razza attuale. 





W" 



Con queste ipotesi ci siamo diluQgati dalla sem] 
nostra esposizione; ritorniamo quindi ai tempi stoi 

La presente popolazione indigena incivilita non sale 
a 9000, inelusi gli Indi Teimelchea, i Puelches, i Pampaa, 
i Neuquenos ed i Fueghini. 

Le famiglie puramente indigene incivilite rappre- 
sentano la metà probabilmente del numero loro asse- 
gnato, giacché nell'altra metà entra l'elemento orèolo 
Ispano -Sud- Americano. Al Neuquén e Rio Negro ei 
trova il maggior numero di famiglie genuinamente 
patagoniche, tra le quali convivono quelle di alcuni 
Cacichi e Capitanejos d'altro tempo; come Payleman, 
YancHche, Linares, Sayhueque, Namunourà... ed altre. 

L'incivilimento di queste famiglie si ottenne quasi 
Completamente per opera in gran parte dei Missioj 
dopo essere state soggiogate dall'esercito Argenta 

Se ammettiamo 60.000 Indi esistenti ai primi 
del secolo presente, dal Rio Colorado alle isole Fueghlne, 
non si può a meno di deplorare l'ingrata loro sorte nel 
venir condotti allo sterminio per molte cause naturi 
ed umane: Tinolemenza del elima, la siccità di nu 
almi, le infermità, la fame, le guerre interne 
mente le lotte cogli uioivilitì che decisero l'estrema loro" 
rovina e dispersione. 

Alcuni scrittori hanno incolpato totalmente i Go- 
verni Argentino e Chileno della sparizione delle tribù 
Patagoniche e Fueghine; ma essi non hanno conside- 
rato molte altre cause che vi influirono, 

E certo che ì soldati dovettero togliere di mezzo 
molti Indi, ma altri che non sono né furono soldati ne 
-assassinarono in maggior numero, specialmente nsUB 






Terra del Fuoco, dove i Missionari protestano contro 
l'attentato di lesa, umanità, che molti concessionart 
crudeli attualmente commettono contro i miseri Fue- 
ghini. 

Al presente gli Indi selvagge della Patagonia sono 
in numero di 5.500, e 4,200 quelli della Terra del Fuoco, 
Nel 1880 calcolavansi 31.000 dal Colorado al Capo 
Hom, 23.000 nella Patagonia, ed 8.000 nella Terra 
del Fuoco. Dei 23,000 furono seminciviliti fl.OOO nella 
Patagonia, e solo 300 al più nella Terra del Fuoco. 

Se passiamo al Neuquén, dove vennero ultimamente 
gli Indi Araucani già seminciviliti, possiamo calcolare 
che sieno 10.500 gli indigeni in via di completare il loro 
incivilimento, ed altri 9.400 in istato selvaggio. Se la 
popolazione selvaggia non avesse aofferto questa dimi- 
nuzione per le cause precitate, e fosse aumentata in- 
vece solo il 2 7o circa nei vent'anni, conterebbe ora 
30.000 individui la Patagonia e 12.000 la Terra del 
Fuoco, dei quali 10.500 sarebbero gl'inciviliti. 

Ma le vicende non andarono cosi: 20.000 indigeni 
devono essere spariti, computando il loro aumento na^ 
turale. 

Attenendoci puramente al numero che rimaneva 
nel 1879, si ottiene questo risultato: 



Ielvaggi 1879 


1899 


binvn,iTi 1899 


Pntagoni 23.000 


6.50O 


10.200 


Fueghini 8.000 


4.200 


300 


ToTAUi 31,000 


9.700 


10,600 



LA PATAOOKrA 



I 



Era il sangue e la nobiltà spagnuola che rifluiva.'! 
nei loro atti; ma, come in tutte le altre parti, erano I 
figli adulti che reclamavano l'emancipazione per en*i 
trare nel ruolo dei popoli che aveano forza ed intel- J 
ligenza sufficienti per governarsi da sé, senza nece»< 
sita di tutela materna. 

La popolazione patagonese continuò così isolata f 
al 1854, anno in cui giunsero le prime famiglie italiana^ 
in traccia di lavoro e fortuna, Dieci anni dopo vennertf • 
le prime famiglie e colonie inglesi, prendendo poste 
nel Chubut e Rio Negro. In appresso arrivavano alcuni^ 
lavoranti francesi, austriaci e di varie altre nazioni 
Nord-Europee. 

Tale è il principio e la data della popolai 
origine Europea. 

3. — II, Kazza Indigena. — La razza indigea 
patagonica ebbe sua origine nell'istessa regione. NoJ 
ci pare d'esagerare se affermiamo che sia venuta ) 
popolare la Patagonia prima dell'epoca in cui prìncipe 
l'impero Inca, senza darvi molta priorità. Qualche en- 
tusiasta e novello antropologista si diede a credere di 

trovare nella Patagonia resti dell'uomo fossile 

ziario I nel qual caso i primi popolatori sarebbero g 
almeno migliaia di secoli prima del diluvio. Pare a b 
che costoro affermino troppo e prematuramente. 

Se è certo che si trovarono dei resti, direbbesi^ mezz< 
fossilizzati, atteso il loro stato ed il luogo dove ■> 
nero rinvenuti, non è meno certo che al principio I 
parlò e scrisse con precipitazione. 

La mania di andar a cercare il secreto dell'el 






dell'uomo nei deserti e nelle regioni inesplorate e mi- 
steriose, non è inorata nel campo della vera scienza 
antropologica. 

AI centro dell'Africa ed alle steppe della Russia si ya 
collo stesso fine, e sempre si crede di aver trovato 
itigia di quel misterioso passato dell'uomo preisto- 






Gli entusiasti si prommziano con leggerezza alle- 
prime apparenze, gli scienziati si riservano dì giudi- 
care alla fine di studi fatti con matura critica e rifles- 



I 



D'altra parte non discutiamo sulla questione del- 
l'uomo fossile americano, sebbene incliniamo a pen- 
sare che non sarà la Patagonia dove si scopriranno i 
testimoni di cotesta rispettabile età, che a tutto potere 
vogliono assegnare ai Sud -Americani audaci paleo- 
etnologi. 

Senza affermarlo con certezza, possiamo assegnare 
ottocento anni alla popolazione quasi storica dei selr 
vaggi patagonici. Più in là di questa età, tutto è 
oscurità ed incertezza e difficilmente si giungerà a 
fissare la data. 

Se i Tehuelches furono una tribù completa, venuti' 
colle forme e statura con cui si conobbero, non vi è 
necessità di protrarre molti secoli l'immigrazione alla 
Patagonia; ma se essi furono alcune famiglie o indi- 
vidui di gigantesca statura, che si appartarono sia per 
Gonvenienza, sia per contrarietà dalla massa della po- 
polazione Brasilo-Guaranitica, allora non sarebbe te- 
merità assegnare loro una tripla età per giungere alla, 
istituzione della razza attuale. 



I 



ppre. , 

i 



Con queste ipotesi ci siamo dilungati dalla semplice 

nostra esposizione; ritorniamo quindi ai tempi storici. 

La presente popolazione indigena incivilita non saii 

a 9000, inclusi gli Indi Tehueichfs, i Puelches, i Pampas, 

i Neuqueiios ed i Fueghini. 

Le famiglie puramente indìgene incivilite rappre^ 
sentano la metà, probabilmente del numero loro 
gnato, giacché nell'altra metà entra leleraento ci 
Ispano -Sud- Americano. Ai Nouquén e Rio Negi 
trova il maggior ninnerò di laraiglie genuinam* 
patagoniche, tra le quali convivono quelle dì alcuni 
Cacichi e Capitanf^'os d'altro tempo; come Paylem! 
Yancuche, Linares, Sayhueque, Namuncurà... ed 

L'incivilimento di queste famiglie si ottenne qi 
Completamente per opera in gran parte dei Hissii 
dopo essere state soggiogate dall'esercito Argenl 

Se ammettiamo 50.000 Indi esistenti ai primi 
del secolo presente, dal Rio Colorado alle isole Fuegl 
non si puf) a meno di deplorare l'ingrata loro sorte-! 
venir condotti allo sterminio per molte cause nai 
ed umane: l'inclemenza del clima, la siccità di molti 
anni, le infermità, la fame, le guerre interne o final- 
mente le lotte cogli inciviliti che decisero l'estrema 
rovina e dispersione. 

Alcuni scrittori hanno incolpato totalmente i 
verni Argentino e Chileoo della sparizione delle ti 
Patagoniche e Fueghine; ma essi non hanno coi 
rato molte altro cause che vi influirono. 

È certo che i soldati dovettero togliere di 
molti Indi, ma altri che non sono nfe furoòo ao] 
assillarono in maggior numero, specialmente 



Terra del Fuoco, dove i Missionari protestano contro 
l'attentato di lesa umanità, che molti concessionari 
crudeli attualmente commettono contro i miseri Fue- 
ghini. 

Al presente gli Indi selvaggi della Patagonia sono 
in numero di 5.500, e 4.200 quelli della Terra del Fuoco. 
Nel 1880 calcolavansi 31.000 dal Colorado al Capo- 
Hom, 23.000 nella Patagonia, ed 8,000 nella Terra 
del Fuoco. Dei 23.000 furono seminciviliti 9.000 nella 
Patagonia, e solo 300 al più nella Terra del Fuoco. 

Se passiamo al Neuqnén, dove vennero ul (.imamente 
gli Indi Araucani già seminciviliti, possiamo calcolare 
che sieno 10.500 gli indìgeni in via di completare il loro 
incivilimento, ed altri 9.400 in istato selvaggio. Se la 
popolazione selvaggia non avesse sofferto questa dimi- 
nuzione per le cause precitate, e fosse aumentata in- 
vece solo il 2 "/„ circa nei vent'anni, conterebbe ora 
30.000 individui la Patagonia e 12.000 la Terra del 
Fuoco, dei quali 10.500 sarebbero grinciviliti. 

Ma le vicende non andarono cosi: 20.000 indigeni 
devono essere spariti, computando ì! loro aumento na- 
turale. 

Attenendoci puramente al numero che rimaneva 
fel 1879, si ottiene questo risultato: 



1 

I 



ÌBLVAGGI 1879 


1899 


Inciviliti 1899 


Patagoni 23.000 


5.600 


10200 


Fueghini 8.000 


4.200 


300 


TOTALK 31.000 


9.700 


lO.BOO 



LA PATAGOKIi 

La tavola seguente darà un'idea più completa. 



INDIGENI 


Indi 


Anno 1899 


1879 


Spariti 


SBlvag. 


civilit[ 


TotaiR 


EaislBD. 


1879-98 per "|, 


Patagani 
FuBghiijj 


5.51)0 
3,900 


10.2IH) 
300 


15.700 
4.200 


23.000 
8.000 


7.300 
3.800 


315 

47 .E 


Totale 


9.400 


10.500 


ia.900 


31.000 


11.100 


3S.8 



I 



Tra i Fueghinì comprendiamo quelli che appartffll- 
gono al Chili politicamente. 

Dal numero dei Fueghini del 1879 si ricava che 
dovette essere maggiore anteriormente, sparendo gli 
individui a causa delle continue epidemie di scorbuto 
ed influenza, e le comunissime polmoniti ed encefaliti 
moderne, a cui furono e sono sempre soggetti oodw 
infelicissimi esseri umani. 

Inoltre guerre atroci e disperate fra le tre i 
mortalmente nemiche, Yaganes, Onas ed Alacalufes, 
devono avere contribuito a diminuire il loro numero. 

Secondo la fisonomia dei linguaggi e la costitu 
zione anatomica, le tre fibìi vennero alla Terra i 
Fuoco una appresso l'altra, giungendo dalla parte « 
cidentale delle Cordigliere. 

La tribù Yagana sarebbe la più antica, discendendo 
dai Chonos; la Alacalufa, d'origine altresì isolana, 
l'avrebbe seguita; la Ona sarebbe penuta ultima, discen- 
dendo da alcuna tribù Araucana meridionale, alla quale ^ 
"imironsi probabilmente alcuni Indi ] 



Jodie^H 

ufes, 
nero. 

> ^1 



Nel capitolo sopra gli Indi torneremo a questa que- 
stione, bastando ora il detto per determinare l'origine 
dei popolatori indigeni. 



4. — UI. Schiatta Creola. ^ I creoli Sud-Americani 
non formano una razza nel senso stretto della parola, 
ma ima sintesi piuttosto di varie razze, che adat- 
tandosi alle circostanze di clima e costumi e confon- 
dendosi reciprocamente, diedero frutti d'un carattere 
che s'allontana notevolmente da quello dei propri padri. 

Creolo significa l'oriundo dì un paese che si con- 
forma in tutto ai costumi locali; la linea della sua 
ascendenza può essere indigena o straniera, del Nuovo 
o Vecchio Mondo. Si comprende che nel primo caso 
si ha un creolo indigeno e nel secondo uno meno ge- 
nuino: i creoli Sud-Americani posseggono queste due 
origini, ma specialmente l'ultima che abbraccia la 
maggioranza; perciò può affermarsi, che i creoli Sud- 
Americani patagonici procedono dalle differenti schiatte 
straniere che popolarono queste immense regioni. 

Nondimeno nelle Repubbliche del Piata, si consi- 
derano veri creoli i figli della seconda generazione di 
Spagnuoli solamente, o di indigeni con stranieri. Un 
matrimonio spagnuolo darà un figlio, che la legge ha 
in conto di cittadino naturale; ma nell'opinione gene- 
rale questo tìglio non è un creolo vero, quantunque i 
suoi genitori lo abbiano dato alla luce dopo molti anni 
di residenza; è necessario che questo figlio contragga 
matrimonio con altra, delio stesso grado di naturaliz- 
zazione; allora si otterranno veri crèoh, I figli di questi 
^^oli, saranno ancora più puri e legìttimi. 




WPWJS. ■ * 



I matrimoni di altro nazionalità Europee produ^ 
egualmente creoli in questa maniera, ma nella coni 
accettazione, si ritiene essere questi creoli meno piuT" 
che i risultanti da famiglie Spagnuole. Quesfopinione- 
fe fondata nella priorità della stirpe spagnuola, che j 
dusse i primi creoli, e quindi gli altri creoli d*orifl 

Inglese, Francese, Italiana , sono considerati 

meno genuini, e più disposti a seguire i costumi] 
loro antenati, senza conformarsi del tutto ai oosi 
Ispano- American i. 

D'altra parte il Gaucho è il Creolo 
cano, che abita la campagna, e con costumi paj 
lari dovuti alle sue occupazioni ed all'elemento inj 
vive; e questo Gaucho è il tipo più puro del crà( 
le cui consuetudini meritarongli rinomanza. 

Or bene, Gauchos d'origine Francese, Italiai^ 
Inglese, non esistono, e coloro che si adattarono 
questa vita, sempre si distinsero col nome della i 
zione a cui appartenevano ì loro padri. Cosi si dia 
Gaucho Inglese, Francese, Italiano; giammai per6| 
rono considerati Gauchos col carattere tipico dei crf 
ÌSpano-Sud-Americani. 

Quando "tratteremo del carattere e dei costumi i 
ciali del Gaucho, avremo occasione di ritornare i 
questo argomento, facendo risaltare meglio queste sq| 
marie indicazióni. 

L'origine impertanto della razza creola, data dalla 
seconda generazione della schiatta Spagnuola che 0(U^B 
quistb ed abitb primieramente la Patagonia. I pi^^H 
Spagnuoli colonizzatori vennero, come abbiamo dé^H 
nelle note storiche, nel 17T!J. Una parte dì easi er^^H 




1 






Spagnuoli genuini venuti dalla Spagna, e l'altra parte, 
in minor aiiraero, Spagimoli dal più al meno crfeoli di 
Montevideo e Buenos Aires. L'anno decimo (18I0J, già 
doveano i figli dei primi Coloni dare la loro genera- 
zione, e questa fu la prima generazione creola pata- 
goniea. 

Essendo giunte le prime famiglie italiane nel 1854, 
e le Sassoni nel 64, si può caloolare in media che 
nel 1880 cominciò la seconda generazione dei creoli 
figli d'Italiani e Sassoni {Gaìenses del Chubiit). 

Jn tutte le epoche, dall'anno ISIO, esistettero fa- 
glie e indivìdui di queste razze, e di altre Europee 
Americane : giammai però formarono agglomera- 
zioni, che potessero considerarsi come parti notevoli 
della popolazione, alla maniera degli Italiani e Qa- 



I creoli veri doveano essere i figli degli indigeni 
inciviliti, ma l'uso di chiamarli Indi, fa che tuttora si 
considerino, dopo inciviliti, piuttosto quali Indi inciviliti 
che non quali crfeolì, malgrado l'indiscutibile diritto che 
hanno a questo titolo. 

II loro scarso numero ed ima certa fisonoraia di 
razza selvaggia, d'altra parte, non permette che si 
confondano coi creoli discendenti di schiatte non ameri- 
cane, ai quali sì applicò fin da principio tale tìtolo. 

Il numero di creoli, computando gli indigeni inci- 
viliti, da Bahia Bianca alla Terra del Fuoco, è di 40.000 
circa. 




ny 




■ IL — RjSULTATi SrATltJTICI. 



5. ^ Dati anteriori al Censo «lei 1895. — Se 

rispetto alla superficie dei torritori abbiamo trovato 
divari ai notevoli, non minori se ne hanno riguardo 
alla popolazione della Patagonia Argentina e Chilena. 
Fino dal 18U5 la popolazione della Patagonia Argen- 
tina calcolavasì a 30,000 abitanti, quantunque alcuni 
apprezzamenii l'avessero fatta salire a 62.500, nel 1803, 

Or bene, il censo del 1895 venne a determinare 
ufBcialmento e definitivamente che la popolazione della 
Patagonia era dì 30.000 abitanti : ossia il numero t 
deaimo supposto 30 anni prima dal De Mousay, e quj 
cosa di meno, giacche il De Moussy calcolava 30.0 
popolazione selvaggia e 3.000 circa gli inciviliti i 

Nel 1809 il Censo diede 30.[X)0 selvaggi e 3.0 
(sviliti, Ville a dire 33,000 in tutti. Nel 18T5 i miri 
erano diminuiti lino a 24.000, ed i civili aumenta 
iìno a 0.000, ottenendosi così il totale di 30.000. 

Le esplorazioni dal lS7tì all' 83, notarono um 
polazione di 30.800 per il Rio Negro e Neuquéa, e 4 
circa per gli altri Territori della Patagonia e Terrt 
Fuoco, in tutto 34,00<.) abitanti. In tale epoca i 
colavano 18.000 Indi. D'allora la popolazione indijl 
è andata diminuendo, aumentando gli inciviliti. 

Noi 1890»s! giudicava che la popolazione oivìle d 
Patagonia e Terra del Fuoco ascendesse a 60i0 
quella dei selvaggi alla decima parte. 



LIBRO HI - ETNOGRAFIA 211 

Fino al 1895 le geografie argentine davano alla 
Patagonia Argentina una popolazione che variava da 
62.000 a 65.000. Il Censo incominciato nel 1895, e pub- 
blicato con le cifre definitive nel 1896, ha dato queste 
cifre : 



Neuquén 


14.517 


Rio Negro 


9.241 


Chubut 


3.748 


Santa Cruz 


1.058 


Terra del Fuoco 


477 


Totale 


29.041 



6. — Differenze dei dati del 1894-95. - E si 

osservi che mentre si eseguiva il medesimo Censo, i 
dati della popolazione erano i seguenti : 



Anno 1894 


Gei 


sso 1895 


Difperen! 


Neuquén 


25.000 




14.517 


— 10.483 


Rio Negro 


26.000 




9.241 


— 16.759 


Chubut 


6.000 




3.748 


— 2.252 


Santa Cruz 


2.000 




1.058 


— 942 


Terra del Fuoco 


3.500 




477 


— 3.023 


• 

Totale 


62.500 




29.041 


— 33.459 



Nella Patagonia non curavasi il censo a dovere, 
poiché si ebbero persino dipartimenti intieri, come nel 
Rio Negro, non censiti. Il Governatore del Rio Negro 
di quell'epoca supponeva 12.500 gli abitanti del suo 
Governo, computando 2500 i non compresi nel censo ; 



^^^ 212 



^ 



LA PATj\GO(rTi. 



l'attuale Eco.""' TeUo (1898) li calcolava 20.1 
Quello del Neuquén riteneva che il censo del suo 
verno non fosse completo , ed altrettanto gli ; 
Governatori ed altre persone che conoscevano 
rettamente la popolazione della Patagonia, 

Il piii probabile è che la Patagonia contasse 35.1 
abitanti, così ripartiti : 



Gtoii 



I 



Neuquén 


15.400 


Eio Negro 


13.000 


Chubut 


3.800 


Santa Cruz 


2.000 


Terra del Fuoco 


SOO 



Totale 35.000 



II 



7. — Anniento probabile, 
monto della popolazione Patagonica in questi tre a 
dal 1895 al 1898, è di I,5'V„, cioè '/., dell'aumento della 
popolazione totale Argentina ohe risulti) di 4,6 "/^. 
giusta il censo del 1895. Con questo aumento e col- 
l'emigrazione la popolazione presente della Patagonia 
Argentina ascese a 37.600. La regione Patagonica della 
Provincia di Buenos Aires nel 1895 aveva 8135 ab^ 
tanti, nel 1898 deve essere giunta a 10.342. 

8. — Distribuzione della popolazione in Urbai 
e Rurale. — Queste cifre danno 47.950 abitanti ; 
la Patagonia e Terra del Fuoco Argentina, distrìbuìa 
in urbani e rurali, come segue : 




) rn - CTKOOBIFIA 



tbhritokì 
Neuquén 
Kio Negro 
Sud della ProT. | 
di Buenos Aires ) 
Chubut 
Santa Cruz 
Terra del Fuoco 



UHBANA RURALE 'TOTALB 



1285 
2930 



14.896 
10.752 



16.130 
13.682 



798 
542 
3(i6 



S362 

2195 

534 



4160 
2737 



Totale 8430 89.520 47.950 



^^Sar 

1 

^^^fLa. popolazione rurale è 4,5 yolt« maggiore della 
■popolazione urbana, e rispettivamente 18"/,, ed 82"/„ 
del totale, L'occupazione della popolazione rurale è la 
pastorizia poiché abbiamo collocato tra la urbana la 
popolazione agricola o coloniale, rappresentata da 3500 
persone. 



9. — Le popolazioni realmente agricole trovansi al 
Chubut e nelle colonie Rawson, Trelew e Madryn. 
Al Rio Negro la popolazione agricola non giunge a 2000 
persone, occupate nelle chacras di Patagones, Biedma, 
Pringles, Conesa e Roca. — Le colonie di San Javier, 
Oubanea, Choele-Choel, Conesa e Frias sono ridotte a 
poche famiglie. 

I migliori terreni ai trovano nelle isole del Rio 
Negro, e perciò sono piccole le colonie come piccole 
I le isole del Rio. 



PO. — Nella seguente tavola 
Sti dati: 



LA PXT&aOKU 



SUPERFICIE E POPOLAZIONE 
DELLA PATAGONIA ARGENTINA 



I 



TERRITORI 


ScperOcie in Km.' 


POPOLAZIONE 


PaliSgonia Pr. B. Aires 


Asmm 


MLITIVA 
Km; parlali, 


ISSflLUTA 


DESSm 


25.700 


a.4 


10349 


o,4t:s 


Seuquin 


!07,?(B 


(1.7 


lfl.130 


0,147 


Rio Nearc, 


Itì'J.fSS 


I4,H 


13.582 


0.089 


Chubut 


2tì.ano 


68.2 


4ieo 


0,017 ^ 


Bantu Orui 


383.™ 1 


ice,s 


2T37 


0.016 


Terra del Fuoco 

TOTALE 


21.4!tì 


23,9 


m 


ftoe) 


MTaasii 


18,3 


47.!)50 


0,(B5 



11. — Densità e Snperficie relativa. — I quattro 
Territori che formano la Patagonia territoriale, il Neu- 
quén, Rio Negro, Chubiit e Santa Cruz hanno una 
densità di 0.044, ed una superfìcie relativa di 22,6 Km. 
per abitante. 

La popolazione assoluta di questi territori è di 36,1 
sopra una superficie di S29.187 Km.* secoodoie 
definitive del censo 18*05. Aggiungendo la regi 
Patagonica della Provincia di Buenos Aires, la 
perficie completa della Patagonia Argentina fe 
Km.' 854,887, La Terra del Fuoco per la sua posizione e 
natura fisica forma una regione a parte, come notammo, 
e l'abbiamo inchiusa nella tavola solamente per coi 
pletare i totali della superficie e della popolai 



I 



215 



territoriale dell'Argentina. La densità di 0,055 e la 
superficie relativa di 18,3 si riferiscono ai totali della 
popolazione e delLi superficie. 

Attenendoci al totale di popolazione data dal censo, 
i quattro Territori della Patagonia, più quello della 
Terra del Fuoco, avevano una densità di 0,034. Il oal- 
oolo medio della densitìi di ciascun territorio fu di 0,056, 
e di 0,081 la densità totale dei nove territori creati 
nel 1883. Consultando la tavola, si ricava che Santa 
Cruz e Chubut sono i territori che presentano mag- 
giore superficie per ogni abitante, e conseguentemente 
minore densità. Il primo offre una superficie di 103,3 
Km.' per abitante, ed il secondo 58,2, in ragione di 
una densità rispettiva di 0,009 ed 0,017. 

La superficie relativa indica che al presente ogni 
abitante di Santa Cruz e Chubut, potrebbe avere una 
proprietà di quasi quattro leghe ed un quarto, qua- 
drate, nel primo territorio, e di due nel secondo. 

La densità c'indica qiial solitario deserto sieno la 
Patagonia Australe e la Centrale, che non contano 
neppure un abitante per ogni 100 Km.'. Dire che la 
Patagonia Australe ha 0,009 di densità è quanto dire 
che dovrebbe frazionare i suoi 2737 abitanti, per distri- 
buirli in ragione di 0,009 per chilometro quadrato. 

La Terra dei Fuoco Argentina non fe piti spo- 
polata e solitaria della Patagonia Centrale ed Australe, 
come già si presumeva; giacché in proporzione della 
sua superficie offre ima maggiore densità di popolazione 
ed un minor numero di chilometri quadrati per ogni 
abitante. Il censo le assegnò una popolazione, di 477, 
la densità di 0,022. 



12. — La causa di questo grande divario tra b 
popolazione uomuDemente assegnata e quella reale de- 
vesi al carattere di codeste genti sempre in moto e 
vagabonde, miste di stranieri, pescatori, oercaturi di 
oro, avventurieri, montanari e di ogni classe di per- 
sone difficili a comprendersi nel censo, viventi qua e 
là per le spiaggie, montagne e deserti di codesta isok. 

Pilli 1* notificatone del censo non fu bene accolta 
da quelle popolazioni erranti ; poiché parte passi) al 
Chili, altri si imbarcarono sulle loro navi da peBca, e 
non pochi fuggirono in luoghi reconditi, .o fra te 
sélve, così che si fece il censo solo della gente onesta 
e stabile. Altrettanto avvenne nel censimento del Neu- 
quén, concorrendovi inoltre la scarsezza e Tirregolarità 
del personale impiegato per fare il censo. 

Quanto al Rio Negro sappiamo da fonti dìreCle e 
dai medesimi Censori, che si omisero alcune migliaia 
di abitanti nei dipartimenti di Moca, 9 de Julio e Ba- 
rileche' per incuria delle Commissioni. 

Tali risultati poco felici si dovettero alia negli- 
genza, al poco interessamento delle Commissioni (com- 
poste di soldati neghittosi], alia mala disposizionQ ed 
ignoranza degh stessi abitanti, sospettosi che naif 
avesse col censimento a fornire al Governo un mW 
spedito di conoscere gh interessi di oiascimo, per j 
gravarh con imposte e contribuzioni. 

I giovani paesani ed altri che non erano 6am 
argomentavimo che il governo volesse sapere il r 
di ciascuno per meglio poterli arrolare al servizio mi- 
litare ; e perciò si sottrassero ancor essi, per quanto fu 
loj'o j)ossÌbile, alle Commissioni dei Censori, 



:>ne ed 

iqmH 

ler^^^l 

1 noin^^ 



I! sospetto h la caratteristica dell'ignoranza, e un 
tìmido allontanamento dall'oggetto temuto, ne è l'evi- 
dente manifestazione ; e sella Patagonia non poteva 
non realizzarsi tale verità, fra tanta ignoranza : teme- 
vano il maneggio del fucile e le imposte goTeraative 
senza alcmi fondamento. Generalmente. nell'America 
si suppone il 2 "/„ di errore nei censi delle città ; 
il 6"/|, in quello delle popolazioni poco istruite; il 
X6 "/„ nelle campagne ; e crediamo doversi ammet- 
tere il 20 "/„ almeno nella Patagonia Territoriale, nel 
qual caso la popolazione sarebbe stata di 36.300 per i 
territori; 10.110 per la regione patagonica di Buenos 
Aires e 46.411 per tutta la Patagonia. 

L'aumento della popolazione patagonica, se ci atte- 
niamo al censo, è stato negativo, stazionario ed anche re- 
trogrado, giacché in 30 anni ha dato i medesimi risidtati. 

Diciamo retrogrado, perchè se le cifre di apprez- 
zamento, date nel 1883 da una persona di autorità 
ecclesiastica, per il Neuquén ed il Rio Negro in 30.800 
furono approssimativo, e solo calcolando gli abitanti 
delle sponde del Rio Negro, Limay e Neuquén, i 23.758 
abitanti compresi nel censo per la popolazione com- 
pleta dei due Territori, accuserebbero chiaramente una 
diminuzione di popolazione, che non solo non aumentò 
per nulla in questi 12 anni (1883-1895) ma sarebbe 
anzi diminuita. Però fe voce comune tra gli abitanti 
del Rio Negro, che non sia diminuita la popolazione, 
ma che anzi sia andata lentamente crescendo, mal- 
grado l'abbandono di alcune colonie agricole. 

I coloni d'altrpade che lasciarono le colonie agricole, 
per la siccità o per la sterilità del suolo si dedicarono 



I 




tA FATA Q OSI* 

alla pastorizia o si elessero altri paraggi migliori nei 
medesimi territori, e solo una pif/cola parte emigrò al 
Nord dell'Argentina ; a noi pare porciti siasi esagerala 
la cifra se pur nel censo non si incorse in un errore 
raaggiore del 60 V,,- 

Supponiamo che invece di 30.800 abitanti fossero 
stati solo 23,000, avremmo sempre un aumi^nto così 
meschino che potrebbe considerarsi come negativo: 
tuttavia a questo riguardo solo ci è dato di con- 
getturare, in vista della poca probabilitìi della ei&a 
di 30.800 del 1883. 



13. — Ai'cliivio «li Patagones. — Un dato piii 
sicuro, e forse Viuiico attendibile, lo presenta l'archivio 
del Mimicipio di Patagones, sopra la popolazione del 
dipartimento dì cui è capitale Carmen di Patagones. 

L'archivio possiede i dati della popolazione del 1864 
e degh anni 1869, 1881, 1888, e 1896. 

Dal 1854 al 1869 l'aumento fu di 897 abitanti, e 
0,.59 7,i- In quell'epoca era impossibile aumentasse la 
popolazione rurale, a cagione delle scorrerie e degli 
attacchi degli Indi turbolenti. Anche l'immigrazione 
era scarsa, e solo si dedicava alla coltivazione 
terreni prossimi a Patagones e Biedma. 

Nel 1881 la popolazione di Patagones era di 
abitante essendo diminuita di circa 0.35"/,, per essere' 
stato il Fortino di Biedma scelto a capitale della Pa- 
tagonia mentre fino a qupl tempo dipendeva dal dipar- 
timento di Patagones. 

Nel 1888 la popolazione del dipartimento di Pi 
tagones era di 3028 abitanti, essendo aumentato 1, 



sione 

4 




LIBRO III- BTROGRAFIl 



219 



filialmente ; nel 1895 era di 5026, con aumento annvio 
r2,86 7u- Dal 1854 al 1880 l'aumento non giunse a 
El587n' causa la difficoltà di popolare la campagna, 
rchè gli Indi invadevano tutto. Dal 1880, data della 
conquista del deserto, o della rotta, dispersione ed 
eaterrainio generale degli Indi, la popolazione di Pata- 
gones crebbe ogni anno in ragione di 1,04 "/„■ 

Queste cifre possono dare un'idea dell'aumento pro- 
gressivo della popolazione della Patagonia ; si avverta 
tuttavia che Patagones non è imo dei paraggi di mag- 
gior aumento di popolazione che deve essersi accre- 
sciuta altrove in ragione del doppio, massime nei 
ritori del Neuquén e Rio Negro. 
' Mettiamo che invece di avere 30.000 abitanti i 
s soli Territori del Neuquén e Rio Negro nel 1883, 
^sero avuto quest-a cifra, nel 1885, tutti i cinque- 
ritort che costituiscono la Patagonia e Terra del 
"Uoco, la popolazione del 1895 sarebbe stata almeno 
di 36.000, con un aumento di 1,5 a 1,7"/,,. 

Senza dubbio la popolazione, dopo l'espulsione d( 
Indi e la formazione dei Governi Territoriali e delle 
Colonie, dovette aumentare ogni anno pili del 2 "/,„ e- 
probabilmente anche del 3 "/„■ 



14, — Oggidì l'aumento armuo è in media di 1.5 
ad 1.87,11 ed in base a questo calcolo, crediamo di non 
dipartirci dal vero se prevediamo per la Patagonia una 
popolazione di 49.700 nel 1900. 

Se non occorsero errori nel censo, il che non è pos- 
sibile, e se la popolazione aumenta in ragione di 1,5, 
gli abitanti della Patagonia saranno 40.000 per il 1900. 



Ammettendo un errore semplicemente del 20"/,, nel 
censo, e aumentando sempre colla stessa percentuale, 
la popolazione sarà di 50.000 abitanti, compresa la re- 
gione patagonica di Buenos Aires e la Terra del Fuoco. 

Assegniamo tal numero riCerendoci a un andamento 
regolare, perchè se per una ragione qualsiasi sì alterasse, 
aumentando o diminuendo straordinariamente lo stato _ 
normale, senza dubbio queste cifre riuscirebbero errate 

Asserendo che per il 1900 la popolazione della I 
tagonia e della Terra del Fuoco oscillerìi tra ì 4Sim 
i 50.000 abitanti, sembra meno arrisohìata la previ 
e piti probabile il risultato. 

Non a\'endo dati sufficienti sopra la relazione e 
nascite, delle inorti e de' matrimoni, è difficile ìndtJ 
la media di tutti gli elementi d'aumento della pdj 
lazione per via naturale o iraraigratoria. 

15. — Laiunento artificiale o iinmigratorio è m(j 
incostante ed in media molto limitato. Alcimì 
giunse fino al 2 "/(„ ed in altri fu nullo. 

La i in ni ig l'aziono coloniale cominciò nel 1854, i 
l'introduzione delle prime famiglie italiane in Patagool 
Da quest'epoca fino al 1865 non vi fu introdotta alti 
popolazione. Nel 1866 si aumentò l'elemento coloniale 
ooU'arrivo al Chubut di 156 coloni Galensi. 

La vera corrente iramigratoria . ebbe principio 
nel 1885, introducendo visi l'elemento Sassone e il set- 
tentrionale Europeo. 



16. — Popolazione Urbana e Rurale giastaj 
censo del 1895. — La popolazione rurale è più t 




LIBRO III - ETMOdBAflA 221 

quadrupla della urbana, giacché la fluviale non è stata 
considerata debitamente nel censo; mentre la maggior 
parte delle agglomerazioni degli abitanti della Pata- 
gonia e di altri Territori, vive alle sponde dei fiumi. 
Per la confusione delle liste avvenne che si elimi- 
nasse la popolazione fluviale addizionata alla rurale. 
Di conseguenza la popolazione della Patagonia risultò 
quale riportiamo : 



1 



TEERITOEI 


POPOlj AZIONE 


1 




URBANI 


RURiLE 


TOTALE 


2 


Patagonia - Pro- ì 
vinoia B. Aires \ 


2096 


5.992 


8088 


Neuquén 


903 


13.614 


14.517 


5 


Rio Negro 


2626 


6.615 


9241 


7 


Chubut 


618 


3.130 


3748 


3 


Santa Cruz 


443 


616 


1068 


4 


Terra del Fuoco 

TOTAM 


225 


262 


477 


4 


6911 


30.281 


37.139 


25 



Questa piccola popolazione lu-bana era divisa in 12 
paesi, il maggiore dei quali, Carmen di Patagones, 
contava 2096 abitanti. Seguiva Biedma con 1362, e 
Roca con 848; dei rimanenti paesi nessuno oltrepassava 
i 500 abitanti. Il Territorio di maggiore popolazione 
. .urbana era quello del Rio Negro, con 2626 anime : 



r 



e quello di maggiore popolazione rurale era il Neu-, 
quéo, contandone 13.614. 

17. — Popolazione Dipai-tiiiientale. — Unumei 
dei Dipartimenti è di 25, ed i più popolati sono 
del Neuquén allo Cordigliere. I Dipartimenti di : 
gior popolazione, al Rio Negro, sono quelli nelle 
più prossime al fiume omonimo ed al Colorado, qual'e" 
quel di Avellaneda, nella regione piìi stretta, e Prin- 
gleg che gli è limitrofo. Ma nel Dipartimento di 
Biedma sì ha la maggior popolazione del Rio Negi 

Nel Chubut i Dipartimenti sono popolati 
presso in eguali proporzioni, quantunque quello del! 
Capitale, Rawson, conti maggior numero d'anime in 
.grazia delle Colonie Galensi, quivi stabilite fino dal 
1866 sulia sponda sinistra del Rio Chubut, 

In Santa Cruz i Dipartimenti piìi popolati so] 
l'omonimo e quello di Gallegos, presso i cui poj 
sull'Atlantico, visitati da Magellano, presero stanza 
due popolazioni di questo Governo. 

La popolazione del Dipartimento di PuertoDesi 
la quale per il censo risiiltt) di 44 persone, 
reggiare almeno quella di San luliau, 

Nella Terra del Fuoco la zona ed il dipartimeal 
più popolato trovasi sullo spiaggie del Canale di 
con Ushuaia per Capitale. 



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18. — La popolazione delle Capitali, giusta il censo 
del 18[)5, si conosce da questo specchio. 



mRIIORl 


DlPlfilMMl 


CAPrmi 


ABITARI 


Reg. Pat. B. A Patagones 


Carmen de P. 


2096 


Neuquén II 


Cho3-MaIal 


495 


Rio Negro Biedraa 


Biedma 


1380 


Chubut Rawson 


Rawson 


500 


Santa Cruz Galiegos 


Gallegos 


150 


Terra del Fuoco TJahuaia 


Ushiiaia 


225 


Totale 






4.82? 



La Capitalo del Territorio di Santa Cruz, era pri 
la stessa popolazione di Santa Cruz ; dopo il ISOf 
Gallegos. Le altre Capitali si conservarono Ben] 
le medesime , dalla formazione dei Governi (In 
in poi. 

La città piti antica di tutte queste è CarmM 
Patagones, fondala nel 1779, e dopo Patagones sej 
Biedma dichiarata tale fino dal 1854, nel qual anno 
venne creato il suo Municipio, esistendo tuttavia la 
popolazione fino dall'epoca della fondazione di Pata- 
gones. 

Biedma fino al 1879 chiamavasi Mercedes o Mer- 
cedes de Patagones. Nel 1881 fu eretta Capitale della 
Patagonia con un Comandante militare, e nel IÌ&^ 
Capitale del Rio Negro. 



^'T. 



-TTI 



- ETSOtìRAFIA 



^^Hnella stessa epoca si crearono le Capitali degli altri 
^^Brri torli. 

Rawson, Capitale del Chubut, prima della creazione 

(3ovemi e fino al 1890, chiamavasi Chubut. Fu 
ita nel 1866 dal Comandante Julian Murga. 
hoB-Malal è la popolazione più moderna, poiché 
esse all'epoca della creazione dei Governi. 



10, — Le Capitali di tutti i territori, e le rispettive 
.zioni erano nel 1885 cosi distribuite: 



TERRITORI 


CAPITALI 


ABITANTI 


ABITANTI 


Misiones 


Posadas 


4061 


2969 


Formosa 


Formosa 


1637 





Pampa 


General Acha 


1823 


ino 


Chaco 


Resistencia 


1165 


1177 


Neuquén 


Chos-Malal 


495 


408 


Rio Negro 


Biodma 


1260 


1360 


Chubut 


Rawsoii 


500 


118 


Santa Cruz 


Gallegos 


150 


293 


Ter. del Fuoco 


Ushuaia 


226 





Totale 




10.716 


7435 



r Al presente le popolazioni sono aumentate di molto 
icialmente nella Pampa e Neuquén. 



226 



LA PATAGONIA. 



La superficie e la popolazione totale dei Territori 
viene rappresentata dalla tavola seguente: 



TERRITORI 


SUPERFICIE 
In Km.' 


POPOLAZIONE 


ASSOLUTA 


SPECIFIGà 


Misiones 


29.229 


33.163 


1.134 


Formosa 


107.258 


4.829 


\ 


Chaco 


136.636 


10.422 




Pampa 


145.907 


25.914 


1 


Neuquén 
Rio Negro 


109.703 
190.095 


14.517 
9.241 


j 1 0.056 


Chubut 


242.039 


3.748 


0.084 

1 


Santa Cruz 


282.750 


1068 


\ 1 

; 


Ter. del Fuoco 


21.499 


477 


Totale 


1.271.715 


103.369 


0.081 



Il Territorio più popolato è quello di Misiones, cui 
segue la Pampa Centrale. 

Prima del censo, ritenevasi che il Territorio della 
Pampa fosse il più popolato, come è in effetto; ma 
giusta il censo eseguito con precipitazione, per tutta 
la Repubblica e sovente nella campagna, da ufficiali 
inetti o poco competenti, risultò di popolazione minore 
che Misiones. 



w 

^Pm data 28 



227 






20. — Nel 1896 il Commissario di questo territorio, 
29 Marzo, pubblicò un atto dichiarativo nel 
Giornale " La Prensa „ di Buenos Aires; e noi ne 
rileveremo qui la somma: 

" Dati di fonte amministrativa fondati sul movi- 
mento commerciale, industriale, agricolo e pastorile, 
sul prodotto delle rendite nazionali e municipali, fluì 
ruoli elettorali formati nei dipartimenti che godono 
di regime mimicipale, e specialmente sul risultato pub- 
blicato dal censimento effettuato nell'anno anteriore 
fl894), che assegnava una popolazione di 4812 uomini, 
infermano l'opinione del Governo locale, che la po- 
l^lazione effettiva del territorio non deve sottostare 
Ik cifra di 45.000 abitanti. 

Il notevole divario che si riscontra tra questo 
itale e quello pubblicato dal censo, viene spiegato 
,lla mancanza di ufficiali idonei in parecchi Diparti- 
lenti rurali nel mandare ad effetto con saggezza e rego- 
larità la delicata operazione ceiisuaria, e dalla difficoltà 
delle comunicazioni nella vasta estensione di 142.675 
Km," su cui si trovano dispersi gli abitanti, in pro- 
porzione di meno di '/^ per chilometro quadrato. 
„ Tribù indigene non si incontrano in questo terri- 
irio. Gli individui e le famiglie che le componevano 
ino segregati dal dominio degli antichi loro Cacichi, 
essendo i primi arrolati nella Guardia Nazionale, e 
trovandosi tutti disseminati per il territorio, a lavorare 
nei centri delle popolazioni e negli stabilimenti rurali „. 

!1. — Errori percentnali della Pampa e Pata- 
Onia, — Questa differenza di quasi 20,000 abitanti 



1 




I 

I 
I 




rispetto alla cifra data dal censo, accuserebbe un er^M 
rore di 44 "/„. 

Non è da meravigliarsi quindi ohe nella Patagonia, 
dove le distanze sono maggiori, i mezzi di comuni- 
cazione più diffìcili e più imperfette le cognizioni del 
Territorio, con selvaggi tuttora nomadi, siansì commessi 
errori di un 20 7i,i per non dire 45 7„ come risulterebbe 
dal paragone colla popolazione ritenuta esistente prini 
del censo. 

Calcolando un errore per difetto del 35 "/„ 
censo, la popolazione sarebbe come presuraevasì di 
140.000. In caso diverso ritenendo esatte le cifre del 
censo, bisogna conchiudere che la popolazione dt^ 
territori o è diminuita od almeno è rimasta staztd 
naria. 



ebb^^^ 
rind^^l 

, ne^^^ 
li di 
del 

M 



22. — Anmento della Popolazione ArgentiDàì 

— Questo arrestarsi dell'aumento di popolazione nei 
Territori non concorda col notevole moltiplicarsi nel 
resto dell'Argentina, che arrivE» in 25 anni a raddop^ 
piare la popolazione assoluta del 1869. 

I dati statistici suppongono in 25 anni e 7» 
crescimento di 2.218.776, come presenta il prospetta 
seguente : 



C<Iisi)(Mt869 


CeDSoMWS 


AUMENTO 1 


issoiro 


m-/, 1 


1.830,214 


4.009.299 


2.218.776 


120 1 




Chiaro appare l'aumento annuale del 4,6"/„ ed anche 
llquanto di più del doppio dell'aumento verilicatosi 
negli Stati Uniti, che solo arrivò a 2,4 "/„. 

Può dirsi tuttavia che l'accrescimento h stato par- 
ziale, e che si avverò piuttosto in alcune provinole e 
non nei territori, i quali rimasero stazionari, se pur il 
.loro censo non fu mal eseguito. 



^23. — Elemento iadigeno e sua eatinziooe. - 

B motivo poi di tale differenza consiste nelI'eBSersi 
estinto l'elemento indigeno dei Territori in ragione dì 
oltre i 7s di quella esistente nel 1869. Il censo di 
quell'anno computava a circa 96.000 le animo della 
popolazione indigena, e quello del 1895 a 30.000, 

Per poco che fosse aumentata questa popolazione 
in 25 anni, supposto anche im aumento minore di 1 "/^, 
al 0, 5 "/„ dovrebbe pur essere presentemente di 120.000. 

Certo è che la popolazione indigena è dimititiita del 
68 7o ù" 25 anni, e di 2,7 "/„ annualmente, suppo- 
nendola senza aumento o stazionaria dal 1869; co8Ì 
può dirsi che mentre la popolazione civile acquistava 
annualmente il 4,6 "/„ la indigena perdeva in pari 
tempo il 2,7 7,. 

Della cifra 68 "/,„ il 5 "/„ emigrarono, ed il 15 "/„ 
i^,oaddero sotto il piombo, la spada e la dispersione; il 
^' 7« perirono di miseria, di tristezza e di epidemia ; 
.□enti fecero causa comime coH'incivìlìmento con 
cui quasi si fusero, sebbene però sempre quale ingre- 
diente oscifro, poco solubile, che trattando dì combi- 
narsi con altro bianco di maggiore quantità, lo si toglie 
■ari recipiente o si procura di isolarlo perche non faccia 



^^P 230 
^^È SV&: 

^V che 



rv} 




I 



svanire la purezza della prima sostanza, essendo 
labile solo dopo molteplici manipolazioni. 

Qualche cosa di analogo avvenne oogli Indi: coloro 
che idearono dì fonderli colf incivilimento, scorsero 
impossibile porli sulla via media, e dopo di 
averli fatti passare per i centri inciviiiti di casa in 
casa, senza ottenere una riforma radicale nei costumi 
e nelle attitudini, li abbandonarono di fronte alle 
polazioni, sul limitare dell'incivilimento, dove la 
scienza della loro sventura, la miseria, la fame e Tfr' 
nostalgia dei loro campi e selve li hanno consumati 
fino a trarli prematuramente al sepolcro. 

Dopo la conquista de! deserto gli Indi trasportati 
a Buenos Aires e ad altri centri d'incivilimento soc- 
combettero in poco tempo, parte nei miseri suburbi 
delle popolazioni e parte di melanconia in mezzo 
stesse agiatezze. 

Se invece dì fonderli prematuramente fossero stàtf 
predisposti coH'istru^ione religiosa, adusandoli al lavoro 
ed alla virtù, non sarebbero periti vittime dei vtgj. 
de! disprezzo, e dell'oppressione dei civili 

La colpa per altro non fu solamente de! gov» 
ma degli stessi Indi, i quali non accolsero i Missioi 
che per ucciderli, come fecero sul lago Nahuel-Huapì. 

Attualmente gli Indi soggiogati sono considerati 
come cittadini Argentini, dopo d'essere stati battezzati 
ed inscritti presso qualche ufficio del Registro civile. 

In conseguenza del decreto d'arrolamento del 1894, 
gli Indi Argentini tutti doveano essere cristiani, per 
prestare il servizio militare obbligatorio quali cittadini 
Argentini. 



imi 

i&ti 

tati 

bOC- 

burb^^ 

stati 
ivoro 

sioiOT^^ 




LIBRO III - 



Nella Patagonia sono ridotti alla quinta parte, e 
1 Chaco e Misiones alla metà ; dalla Pampa sparirono, 
ducendosi a un decimo i dispersi nelle varie Pro- 



Coloro che tuttavia vivono vita nomade e selvaggia 
Bella Repubblica, dopo il 1869, vanno cosi distri- 
buiti : 



TERRITORI 


Sii IS89 


Sei 1855 


Sfinii pr 7, 


Ohaco e Miaionea 


40.000 


22.300 


44,3 


Pampa Centrale 


16.000 


- 


tutti 


Patagonia 24.0(X) 


6.600 


77,1 


Terra del Fuoco (Argentina! ™I0 


1.200 


80,0 


Dispersi in diverse Provincie 


10.000 


1.000 


90,0 


Totale 


95.000 


30.000 


68,40 



Questa diminuzione lascia prevedere che fra 25 
non si estendei^à più il censo agli Indi dell'Ar- 
gentina, spariti per estinzione amministrativa, per 
fusione cogli abitanti rurali e per emigrazione. 

Nella Patagonia e Pampa, oltre gli Indi nomadi e 
'aggi vi sono molte famiglie semieristiane ed inoi- 
ite, grazie all'istruzione evangelica del Missionari 
isiani. Varie famiglie vivono nei suburbi di Pata- 
di fiiedma, dì Pringles, ed altre adiacenze. 
icandosi a tessere lana a modo loro. 



232 LA'PATAOOldA. 

Altre vivono disseminate nei campi sulle sponde 
dei fiumi Colorado, Negro, Limay, Neuquén, e presso 
il lago Nahuel-Huapì, dediti alla pastorizia. 



§ III. — Territori nazionali in generale. 

24. — Territopì del Nord. — I Territori sono 
nove, divisi in Territori del Nord, del Centro, del- 
l'Ovest, e del Sud. I territori del Nord sono tre : Mi- 
siones, Chaco e Formosa. 

Questi due ultimi formavano prima il territorio 
denominato Chaco Argentino : la sua totale superficie 
è di 273.119 Km.^ con 48.414 abitanti, dei quali 
10.848 sono urbani e 37.566 rurali. 

25. — Tepritorio del Centro. — Il territorio del 
Centro è la Pampa Centrale, con 145.907 Km.* e 
25.914 abitanti secondo il Censo. 

26. — Il territorio deirOvest è il Neuquén, chia- 
mato prima Araucania Argentina, Pampa Occidentale, 
Neuquén, e Misterioso Territorio del Triangolo. Nel 
crearlo Governo gli fu annessa parte della Pampa 
Occidentale. Della sua popolazione e superficie già 
abbiamo parlato; quella dei due Territori Pampa e 
Neuquén è di 255.610 Km.^ con 40.431 abitanti: 3336 
di questi sono urbani, e 37.095 rurali. 



LIBRO III - HTNO GRAFIA 



233 



TERRITORI (Censo 1895). 





S»3 


SUPERFICIE 
in Km.^. 


POPOLAZIONE 


TERRITORI 

• 






DBBàNà 


RURALE 


TOTALE 


DENSITÀ 


Nord 










• 




Misiones 


14 


29.229 


6969 


26.194 


33.163 


1,13 


Formosa 





107.258 


1537 


3,292 


4829 




Chaco 

Totale 

Cent ITO 


7 
26 

1 


136.635 


2342 


8,080 


10.422 


0,17 


273.119 


10.848 


37.566 


48.414 










Pampa ì 15 


145.907 


2433 


23.481 


25.914 




Ovest ! 




. 








Neuquén 1 5 


109.703 


903 


13.614 


14.517 


0,15 


Totale 
Sud 


20 


255.610 


3,336 


37.095 


40.431 










Rio Negro 


7 


196.695 


2626 


6615 


9241 




Chubut 


3 


242.039 


618 


3030 


3748 




Santa Cruz 


4 


282.750 


443 


615 


1058 




Terra del Fuoco 
Totale 


4 
18 

64 


21.499 


225 


252 


477 


0,02 


742.983 


3912 


10.612 


14.524 


Totale generale 


1.271.712 


18.096 


85.273 


103.369 


0,081 



liPU — ^-^ 

27. — Territori del Sud. — I Territori del SiiS 
sono: Rio Negro, Chubut, Santa Cruz, e Terra d^ 
Fuoco. I tre primi, come abbiamo accennato, costiti 
Bcono la Patagonia Orientale od Ai^entiiia: Itiltìtf 
forma parte dell'isola della Terra del Fuoco. 

Questi sono i territori di più estesa superfioie ■: 
minor popolazione. Ipiii popolati sono quelli del Nord 

28, — La popolazione specifica era di 0,081 duranij 
il censo; oggidì dev'essere elevata a 0,11, ammetteiu 
la popolazione di 145.000 abitanti. (Vedi retro). 

Per la fine del secolo 1900 la popolazione dei I 
ritori sarà di 150.000, aumentando in ragione di lj5^ 



§iv. 



Terhit, di Maueixano ed Ib. Malvu 



Questo Territorio, secondo il censo Chileno, con- 
tava nel 1895 una popolazione civile di 5168 anime, 
ovvero di 6000 ab., secondo l'apprezzamento di persona 
ìk stabilite. La popolazione indigena fu calcolata a 



29, — La popolazione selvaggia è rappresentata 
Patagoni Onas, Alacalid'es e Yaganes. I Patagoni o 
Tehuelches, rampolli delle antiche tribù Inakenes, 
Yakanah-Ohés e Pilma-Chés vivono nel continente 
della Patagonia Occidentale e sidle coste al Nord 
di tutto lo stretto di Magellano. 11 loro numero ai 
(Calcola a 300. Gli Onas popolano tutta l'isola della Terra 
del Fuoco, ma specialmente la regione Orientale. 
Nella parte Chilena dell'isola si computano 






Gli Alacalufes abitano alcuni nella parte Occiden- 
"■ tale dell'isola Terra del PaocOj e gli altri nelle altre 
isole dell'Arcipelago Pueghino, Si fanno ascendere a 
500 persone. 

I Yaganes vanno errando d'isola in ìsola, e di canale 
in canale, nelle terre Australi situate al Sud del Canale 
-•di Beagle. Arditi marinai e primitivi, su piccoli canotti 
foatruiti di corteccie d'albero od incavati in tronchi, 
Lavigano fino alle isole di Diego Ramirez al Sud del 
Japo Horn. Si ritiene che non oltrepassino il nu- 
mero di 550. 

La popolazione urbana del Territorio di Magellano 
I concentrata in Punta Arenas sul continente, con 
) abitanti circa. 
Di recente si è dato principio ad una nuova popo- 
lazione neir isola della Terra del Fuoco, chiamata 
Pervenir, di fronte a Piuita Arenas, attraversato Io 
stretto di Magellano. I cercatori di oro e l'incremento 
della pastorizia vi diedero origine. 

ìO. — Poiiolazione Rurale e Urbana. — La popo- 
Izione rurale viene così distribuita: 

Patagonia Occidentale 1371 

Terra del Fuoco 382 

Dawson, ed altre isole Fueghine 400 

Isole Australi ITO 

Totale 2323 

La popolazione del territorio di Magellano, in con- 
llìderazione del suo aumento naturale ed imraigratorìo 



236 LA. PATAGONIA 

dal 1896 al presente, e dell' errore di un 157© sulla 
cifra data dal censo, va cosi ripartita: 

Punta Arenas 3000 

Patagonia Occid.le e Stretto 2000 

Terra del Fuoco Chilena 600 

Arcipelago Pueghino 500 

Isole Australi 300 



Totale 6400 

Riassumendo: la popolazione Chilena del Territorio 
di Magellano consta di tre elementi, distribuiti in 
numero pressoché identico: 

/ Urbana 3000 

Popolazione | Rurale 3400 

( Selvaggia 3300 

La sua densità è di 0,050, e la superficie relativa 
per ciascun abitante è di 20 Km.^ Ma poiché gli 
Indi sono considerati senza diritto di proprietà, il ter- 
reno relativo per ogni incivilito è di 30,5 Km.^. 

La popolazione di Magellano cominciò nel 1854, 
quando si fondò Punta Arenas. 

31. — Le isole Malvine annoverano una popola- 
zione di 2500 abitanti, ripartiti nelle due isole prin- 
cipali ed in quelle di media grandezza. 

La capitale ne è Stanley, e non vi ha altra popo- 
lazione maggiore; conta 1200 abitanti. Alle Malvine 
non vi sono indigeni. 



Ei.LBBO ni- ETiroiiBiKu 237 

— Quadri generali. — Riassumendo infine 
[a popolazione e superficie della Patagonia, della 
*Perra del Fuoco, Argentina e Chilena, delle isole 
Australi e Malvine, otterremo il prospetto seguente : 



TERRITORI 


siipiìiimt 


POPOLAZIONE 




Il Kiir', 


URBiM 


ROHAIE 


TOTJLE 




PATAGONIA 










Orientale 


856.887 


8.065 


S8.9S6 


47.061 




Occidentale 

Totale 
TERRA del FUOCO 


146.000 


3.0OO 


2.000 


6.000 




1.001.887 


11.066 


40.986 


52.061 










Argentina 


21.499 


365 


634 


899 




Chilena 


28.000 


— 


600 


600 




ISOLE FUBGHINE 


12.000 


— 


600 


600 




ISOLE AUSTRALI 


10.000 


— 


300 


300 




ISOLE MALVINE 

Totale insulare 

■ Totale obnehale 


7.80O 


1.200 


1.300 


2.600 




70.239 


1.666 


3.234 4.799 


1.051.188 


12.630 


44.220 ' 66.850 




^^^H 






^^B 


^■■^1 



^ 



STATI 


wma f°^o^^^™- 


in Kffl^ 

ma 


IDRIII 


smiMi 


rami 


Argentina 

Chil\ 

Colonia Inglese 


878.386 8430 38.520 

195.000 SOOO: 3400 

7807 1200! 1300 


6400 
3300 


54.360 
9700 
250O 


Totale 


1.081.186 12.G30 44.220 


9.700 


m.m 



Le tre grandi divisioni dei selvaggi Neuquegniy 
Patagoni e Fueghinì formano la seguente tavola ri- 
cavata dai dati già esposti. Sotto il nome di Neuquegni 
comprendemmo tutti gli Indi delle tribii diverse ci 
abitavano il Neuqiién. 



1 



imi 

1 



SELVAGGI SRGEHmA 


cmi' 


iimit 


Neuquegni Ì500 
Patagoni 3700 
Fuegliini 1200 


300 
3000 


1500 
4000 
4200 


Toi'Ai.E 6.400 


3.300 


9.700 j 



LIBRO IH - ETNOGRAFIA 



239 



Togliendo la popolazione selvaggia della seconda 
Tavola, per riunire la popolazione civile solamente, 
abbiamo il quadro seguente: 



STATI 


SGPERFICIE 
ìq Km*. 


POPOLAZIONE CIVILE 


ASSOLUTA 


PER 7o 


DRBANA 


RDRAIE 


TOTALE 


URBANA 


RURALE 


Rep. Argentina 
Rep. Chilena 
Colonia Inglese 

Totale 


878.386 

195.000 

7800 


8430 
8000 
1200 


39.520 
3400 
1300 


47.950 
0400 
2500 


18 
47 
49 


82 
1 58 

1 

^ 51 


1.081.186 


12.630 


. 44.220 


56.880 


22 


! 78 



CAPITOLO SECONDO 



Demografia. 

§ I. — Patagones. 

33. — E questa la popolazione più antica della Pa- 
tagonia, il centro ed emporio (ci si permetta Tiper- 
bole) del commercio Patagonico. 

Fu fondata sotto la dominazione spagnuola da 

* 

D. Francesco Biedma il 17 di Giugno 1779, con im 
nucleo di persone tratte dalla Spagna e da Montevideo. 

Lo scopo della sua fondazione fu di far riconoscere 
nella Patagonia la sovranità della Spagna, a dispetto 
della quale alcune potenze d'Europa e specialmente 
l'Inghilterra, macchinavano di appropriarsela. Appena 
fondata si converti in una terra d'esilio per incriminati 
e sovvertitori politici fino al 1866, anno in cui popo- 
lazione e municipio richiesero si revocasse tale decreto. 

Carmen di Patagones, cosi denominata per essere 
stata dedicata alla Vergine del Carmine nel paese degli 
Indi patagoni che vi dimoravano, giace sulla sponda 
sinistra del Rio Negro, a 35 Km. dalla bocca, sopra 
colli arenosi di color azzurro, la cui maggiore altezza 
dal livello del fiume non oltrepassa i 36 metri. 










> 111 - ETNOGRAFIA 241 

34. — Le case sono disposte dalla sponda del Rio 

sulla vetta della collina, peroorse, nel centro del 
paese o città da vie rette e pendenti ; tortuose ed 
ineguali nei dintorni. 

Tranne Ì marciapiedi lungo i selciati della parte 
centrale tutte le vie si presentano nello stato loro na- 
turale, coperte di materiale arenario azzurro che costi- 
tuisce il suolo e sottosuolo di tutta la collina ; le case, 
eccettuate cinque o sei; sono ad un solo piano. Nel 
mezzo della popolazione se ne ravvisano alcune ben 
intonacate e dipinte; le altre non hanno che l'intonaco, 
molte neppure l'arricciatura. Nel centro domina la 
piazza principale attorniata d'alberi, di forma quadran- 

are con 100 metri per iato, ed un monumento nel 

tro alla memoria del fondatore D, F. Biedma. Il mo- 
imento b di calce e porlhmd ad imitazione del marmo, 

ha ad ogni angolo una statua simbolica. La base è 
un quadrilatero di 4 x 3 ra. di lato, con un' altezza 
di 12 metri a forma di piramide. 

E circondato da im piccolo giardino chiuso da una 

loellata di ferro. 

La piazza principale corrisponde ai gradi di latitu- 
'ilìne 40" 48' e 62" 56' di long. 0. di Gr., e nei pressi si 
elevano gli Uffici di Posta e Telegrafo, l'unica Farmacia 
e confetteria, due Orologerie, varie botteghe e magaz- 
zini, il Municipio e la Chiesa. 

Gli Uffici di Poste e Telegrafo, la Casa Mimicipale 
la Chiesa sono i tre edi&zi che piii si distinguono 
la loro architettura e grandezza. 

Nel Municipio sono racchiusi gli ufflci del Giudice 

Pace, del Sindaco, delie Tasse di Abas/os (ammaz- 

CAnButt — to P-'lngiii-ia. Voi. 1. l'i 



^atoìo), la Ricevitorìa provinciale, la Rendita Mimica 
pale, le Sale per le seduto municipali e l'ÀroluTÌfl| 
Dipartimentale. 

L'edifìzio fu ideato e condotto a termine s\ilie iai^ 
cazioni del R. P. Fagnano nel 1885. 

La facciata prospetta al SE; è dì stile RomE^ 
-con vestibolo del medesimo siile ed una piccola piati 
forma davanti di 12 metri di luughezza per cinqua '^ 
larghezza. 

Attìguo alla Casa Municipale, a manca, risiede \ 
Commissariato cogli Uffizi relativi, più i Quartieri dej^ 
agenti di Polizia, che non oltrepassano il numero di.S 
con un Commissario, un Secondo ed un Ulficiale ; Te 
lizio è vecchio ed in cattivo stato. 



35. — A destra sorge la nuova Chiesa Parroocl 
costruita sotto la direzione di D. Pagnano nel 
K di forma rettangolare con 27 metri dì Imighezza, 
sette dì larghezza e 12 d'altezza. 

Ha ima sola navata e due cappelle laterali, abbi 
lite con gusto dai R. R. P. P. Bonacina ed Aceto. 
L'altare maggiore è consacrato alla Patrona della Popo- 
lazione, Nostra Signora del Carmine, rappresentata di 
una pìccola statua di 70 centimetri d'altezza, piuttoi 
antica, probabilmente del 1750. I Patagonesi la 
rano sommamente per varie grazie ottenute a sua in- 
tercessione. 

La principale, e quella ohe pìU accresce la divozione, 
fu di averli protetti nel 1827 contro una invasione 
ISrasiliana di 700 uomini e ili cinque navi armate di 
cannoni dì grosso calibro. La tradizione narra ohe 



ta de^^^ 



■ BTNO&BAFIA 



r 

^^^Bopolo fece ricorso alla celeste Patrona in si fiero 
^^l^nento, supplicandola non lasciasse profanare il suo 
paese da piede straniero invasore. Cinquecento guer- 
rieri sbarcarono non lungi dalla popolazione, ed il loro 
B.pitano James Skepherd intimò la resa. La guarni- 
bne del paese non constava che di 100 uomini, 
sai male armati, ma con alcuni piccoli cannoni ; una 
parte di essi resta a far fronte al nemico ; un'altra 
sopra piccole imbarcazioni si dispone a combattere 
contro le caravelle brasiliane ; e la terza parte, cogli 
pvalidi, le donne ed i fanciulli, si ferma nelle case. 
Una disfatta la più completa s'infligge al nemico 
~el primo scontro; \ma palla di cannone uccide il 
Capitano Shepherd ; le milizie di terra prive del loro 
Capo si arrendono a discrezione, e le golette patago- 
lalgono la squadra brasilena, se ne impossessano 
feteraraente, e calano a picco una nave. 

Vittoria più completa non si sarebbe potuto sperare, 
Cento uomini distruggere una squadra armata di 30 can- 
noni, tener fronte ad una colonna di 500 soldati facen- 
dola prigioniera con 36 Ufficiali, è un trionfo glorioso 
che i Patagonesi celebrano tutti gli anni il 7 di Marzo. 
^^_Qr bene la tradizione e testimoni oculari viventi affer- , 
^^Hfcino che i soldati brasiliani si arresero perchè vedevano 
^^^ma moltitudine immensa di guerrieri nella fortezza, nel 
ciù centro elevavasi la Chiesa. Questa moltitudine dava 
loro a supporre che in Patagones dovesse esistere un 
^^^numeroso distaccamento dell'Esercito Argentino, di cui 
^^^WiB piccola parte solamente fosse uscita a combattere. 
^^^■iiesta misteriosa apparizione e la splendida vittoria 
^^^nnza la perdita di un uomo, i valorosi Patagonesi 



■nr 



i 
I 



I 



24J LA l'ATAGONlA. 

l'attribuirono alla Celeste loro Signora, dinanzi al cui 
altare pregaTano le matrone durante il combatti- 
mento. I 
Oltre (juesti edifizi sorgono altri di più modesta ^ 
proporzioni, come quello della Società italiana di mutuo 
soccorso, della Società Spagnuola, del Club Sociale, 
ed alcune case di famiglie straniere nei dintorni della. 
popolazione. 

36. — Le adiacenze del paese offrono diversi panld 
rami: al SSO il tranquillo e copioso Rio Negro i 
360 metri di larghezza, solcato frequentemente ( 
vapori litorali da 500 a 700 tonnellate e di ! 
piedi di pesca, da tre vaporetti della piccola Squad^ 
Nazionale che percorrono il Rio verso l'interno, 
cinquanta Ckalanas (chiatte) per il traffico ed il tra- 
gitto giornaliero da Patagones a Biedma. Dirigend* 
lo sguardo oltre il Rio, si godrà il panorama di batta 
Biedma Capitale del Rio Negro eolla sua Ghie; 
due toni e l'Osservatorio in oostnizìone alto 33 meti{ 
dietro, la vallata del Rio Negro, piana, senza ondui 
zioni, sparsa di paludi e giuncheti e limitata da piocoli 
colline di altezza uguale a quelle di I 
chilometri dal fiume. 

Al Nord si stende l'abitato con vie regolari fino 
a 300 metri dalla riva, da cui si protrae irregolarmente 
per altri 300 metri circa, circondati già dalle macchie 
patagoniche. Al NEE e SE si dirama con case i 
alle stesse colline per 500 metri a un dipresso ; mol^ 
di quelle case sorgono sopra médanos, {colIinetW ( 
ei.1 altre frammezzo a roveti od arbusti. 



37. — Verso Est ed a circa 70() metri dalla piazza 
principale si ha il nuovo cimitero, in un quadrato 
di 20<J metri di lato. Campeggia nel centro una Cap- 
pella per le esequie, ed altre due per i sepolcri. Tranne 
Iuestì tre chiamati monumenti, in quel triste e gelido 
nadrato non si vedono altro che croci in terra, ìn- 
orno alle quali infoltiscono spine , cardi e ruvida 
rbaccia senza fiorì, nfe profumi. Le croci sono in 
lassi ma parte di ferro, sebbene in alcuni tratti solo 
di legno. Nelle pareti della muraglia al lato NO e S 
sono incavate le nicchie per le salme dei ricchi. Or- 
dinariamente una lapide di marmo suggella la nic- 
e ricorda con un epitaffio il defunto. Corone di 
Becchi e disadorni, di fiori artificiali ossidati, e 
i di fiori senza profumi pendono dalle croci e dai 
taglioni delle gelide lapidi funerarie. 
Qualche cancellata di ferro rinchiude fiori ed arbusti 
[blanconicìi da questo all'infuori non un albero, non 
1 verde cipresso od un salice piangente, ne una pianta 
talsiasi da cimitero adorna quella magione solitaria 
Ha morte. 
Privo il recinto dì alberi e di fiori, non si ode 
giammai colà sibilare la brezza tra i rami, né il com- 
passionevole tubare del torcaz (colombo selvatico) : 
^on volano di fiore in fiore le iarfelle ; non vi succhiano 
Bt* nettare le api laboriose; sempre silenzio!,., eemi»« 
Hjl- morte tra le croci cadenti ! sì ode solo il cupo strido 
BM giiff* notturno, posato sovente sopra il braccio di 
Pte croce I 

V Nei giorni di calore e di siccità grigi vortici di 
■jlolviscolo e d'arena lercorrono quel deserto dei morti: 




^ 



LA PATAGOSIJ 




I 



e d'inverno pozzanghere d' acqua, dove si annù 
schifosi rettili, allagano il suolo dì quella trìstissii 
necropoli. 

Nessuna separazione con sentieri di bianche sabbia 
cosparse di piccole conchiglie, nessuna aiuola o circolo 
di fresche erbe, di sempre-verdi o di bosso; in una pa- 
rola nessuna varietà, ma tutto è monotono là ed uni- 
forme, eccetto il tragitto dalla porta alla Cappella 
\m secondo all'intorno delle nicchie. Quando si esi 
da quel luogo sentesi l'aniraa amareggiata, il cuori 
oppresso e il ribrezzo della solitudine e dell' abban- 
dono dei morti. Lugubri pensieri rtvolgonsi nella fan- 
tasia nel dipartirsi meditabondi e con passo lento 
iiuel romitaggio, che giace sopra un piccolo altipiai 
della collina . 



38. — Ritoruando sulla piazza principale, ed uscena 
done al S e SE della popolazione si discende pej 
vie arenose e frane sgretolanti fino ai giardini, orti Ì 
vigneti sul margine del Rio Negro, unico punto dovi! 
coltivasi la terra secondo l'agraria. I vigneti e gli orti à 
estendono fino a 4 chilometri dalia popolazione, sempii 
lunghesso la sponda del fiume ; poi ira appezzameng 
deserti seguono terreni coltivabili fino a 15 chilometri 
dove crescono alberi fruttiferi ed ogni genere di ortaglia! 
A 15 chilometri da Patagones verso la foce del Rid 
prosperano grandi noci e folti ciliegi, guindos fi pesohj 

Oltre i vivai di piante fruttifere e di vigneti, 
mancano i boschi d'Eucaliptua e dì acacie, e le pia 
tagioni dei salici di Babilonia. È il paraggio pih.pid 
toresco. 



ni- • 




di 



LIBRO m-KTKOOKAFIA 2 4t 

Patagones è Capoluogo del Pariido (Dìpar- 
lento) omonimo, appartenente alla regione Sud della 
tvincia di Buenos Aires, ed ha per limiti diparti- 
itali al Nord il Rio Colorado, al Sud il Rio Negro, 
'Est l'Oceano Atlantico ed all'Ovest il meridiano 6" 
di Buenos Aires, con una estensione in superficie- 
di 15.000 Km.'. 

Dall' emancipazionf Nazionale dell'anno 1812 fina 
1837 fu amministrato militarmente come fortezza 
'avanzata e terra d'esilio, ed in quel frattempo vi fu 
nominala la prima Autorità civile col titolo di Giudice 
dì Pace. Questa amministrazione durò fino al 1854 in 
si eresse il primo Mimicipio, abrogando l'ammini- 
Lzione militare. 

La popolazione andò aumentando lentamente, essen- 

dato principio alla sua fondazione con lòO persone- 

, fino al 1790, anno in cui si eresse la Parrocchia 

Carmen di Patagones, come consta dagli Archìvi 

l'occhiali. 

40. — Nel 1812, data dell'emancipazione, la popo- 
lazione di Patagones e de' suoi dintorni ascendeva a 
900 abitanti; nel 1827, sarebbe stata di 1300; e nel 
1864, secondo i Registri Municipali, giungeva a 1672 
abitanti, che andarono poi amnentando nelle propor- 
zioni seguenti: 

1869 Popolaz. urbana 1690 + Rurale 877 Totale 2567 

1881 „ „ 1850 + „ 308 „ 2158 

1888 „ „ 2284 + „ 772 ,, 3056 

1895 „ , 2674 -I- „ 2352 „ 5026 

1897 „ „ 2890 + ,, 2535 ,, 5425 



248 LA PATAGONIA 

La popolazione dal 1881 è così distinta per nazio- 
nalità : 

Anni 1881 — 

Argentini 1721 

Americani diversi 60 
Nord Europei (10 Nazioni) 50 

Italiani 190 

Spagnuoli 80 

Portoghesi 3 

Francesi 39 

Africani 15 

Secondo queste cifre^ la popolazione nazionale e 
straniera fu così divisa : 

Anni 1881 — 1888 — 1897* 
Argentini 1721 1978 3426 

Stranieri 437 1078 1999 



1888 


- 1897 


1978 


3426 


40 


56 


84 


380 


503 


930 


362 


525 


5 


8 


74 


112 


10 


4 



Totale 2158 3056 5425 

Gli Italiani e gli Spagnuoli hanno formato la 
maggior parte della popolazione straniera. La diminu- 
zione di popolazione, che presenta Tanno 1881 in con- 
fronto del 1869, devesi alla creazione del Governo del 
Rio Negro, a cui si diede per Capitale Biedma che 
apparteneva alla giurisdizione di Patagones. 

41. — Il gregge nel Dipartimento è rappresentato 
da circa 1.000.000 di animali classificati come segue: 
lanuti 890.000 ; bovini 25.500 ; equini 2700 : suìbì e 
.caprini 780. 




ìì commeroio si esercita da 162 Ditte, più una 
iccursale del Banco Provinciale. 
Le case di commercio sono distribuite irregolar- 
nte nella popolazione, ma quelle di maggiore impor- 
tanza si trovano presso il Porto e sulla Piazza prin- 
-cipale. La Ditta piìi importante & italiana, dei Sigg. 
^^^prtorello e Cimeo, con un capitale di L. 500.000, 
^^^Ruata al Porto. 

^^^H Sono in attività due fabbriche di liqiiori, dove si 
^^H^ora il Guindado, che è la specialità di Fatagones. 

^^^1 42. — Per l' insegnamento scolastico vi sono due 
Scuole maschili e tre ferarainili, con un Consiglio Di- 
rettivo. 

Gli abitanti di Patagones, sebbene forniti di scarsa 
istruzione supcriore, si mostrano abbastanza ben edu- 
cati. 

Parlano tutti lo Spagnuolo, corretto assai. Vi si 
iblicano tre periodici : " EI Ferro-Carril „ ; " EI In- 
^^pendiente „ ; e " La Nueva Era „. 

Nella Casa della Missione Salesiana, da un lato si 

eleva l'Osservatorio Meteorologico di Patagones, diretto 

dai Padri della Missione, L'edifizio dell'Osservatorio è 

una torre a due scompartimenti di .5 X 4 metri, K fornito 

parecchi istrumenti grafici o degh altri apparati di 

Stazione Meteorologica di secondo ordine. 



1 



vau. 



m. 



43. — Non esistono teatri in città, raa sopraggiun- 
le Compagnie Drammatiche si adattano per la 
rappresentazione i saloni della Società Spagnuola ed 
iana e quelli del Club Sociale. 



I Salesiani tengono una sala destinata a teatro, 
sono uoloro che offrono più rappresentazioni durante? 
l'anno. 

Risiedono in Patagonea Viceconsoli Italiani, S] 
gnitoli, Francesi ed Alemanni. 



§ n. 



Rio Kbjro. 



4Ì-45. — Biedma è !a capitalo del Rio Negro 
seconda città della Patagonia Argentina; conta 1401J 
abitanti. Fu fondata da Francesco Biedma nel 17T9. 

Fino al 1879 portò il nome di " Mercedes de 
tagoncB , , scambiato con quello di Biedma a menu 
del fondatore. Gioverà avvertire, che il nome vero d( 
città fe Biedma e non Viedma; ma per un errore n 
fìcato già dall'uso e dagli stessi atti ufficiali model 
si adotta Viedma. Meglio sarebbe attenersi al vero 
nome, come già usano molti, affinchè gli stranieri non 
dicano che per deficienza di cognizioni ortografici 
non si è saputo neppure scrivere debitamente il noi 
del suo fondatore. 

La sua primitiva destinazione fu come quella dì 
Patagones, e ne sorti le medesime vicende, finche 
nel 1854 vi si creò la prima autorità civile, e si costi 
la Chiesa. 

Il nucleo originario della sua popolazione fu 
gnuolo, e tale si conserva fino al presente in 
maggioranza relativa. Nel 1879 si separò da Patagones, 
di cai faceva parte, e venne scelta a residenza del 
(rovernatore dH!a Patagonia, 



I 



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883 fu creata Capitale del Rio Negro, e Ca- 
Sluogo del suo primo Dipartimento. 

Biedma giace sul margine destro del Rio Negro, rim- 
petto a Patagones. Si trova nella vallata del Rio Negro, 
in una pianiu"a pressoché orizzontale. La sua piazza 
principale nel centro della popolazione, è a 13 metri 
sopra il livello minimo del fiume. K assai estesa nel 
senso longitudinale del medesimo, occupando sopra 
questo un'area di ló.'XM) metri. 

La prima via longitudinale, di circa 1500 metri, 
è a 150 metri dalla riva. La zona tra il fiume e questa 
via, stante il suo poco livello litorale viene allagata 
completamente nelle grandi maree; non ha edifici, 
ed è solo coltivata a piante fruttifere. 

Esistono altre vie longitudinali dell' estensione della 
prima. Alla metà delle vie anteriori, sopra una linea 
di 600 metri, la città si estende verso il Sud in tre 
isolati. Questo è lo scompartimento moderno e rac- 
chiude gli edifizi principali ; la Chiesa , i Collegi 
Salesiani, l'Ospedale, l'Asilo, una Torre di 33 metri 
per l'Osservatorio e la sede dell'Eoe. mo Vie. Aposto- 
lico Mons. Cagherò. 

Gli edifizi della Missione occupano tutto im iso- 
lato, che per la sua architettura, i dipinti, le proporr 
zioni e la solidità, riesce l'edifizio principale di Biedma. 

Agli edifizi Salesiani seguono quelli del Governo 
Territoriale e del Municipio Dipartimentale. Le nuove 
carceri occupano il terzo luogo, e presso le atesse v"è la 
caserma della polizia e guarnigione. 

Tranne queste costruzioni ed alcune case piii 

le altre sono tutte all' antica, in mattoni. 





Li 1-ATAOOSIA 

Il gnippo di tutti gli edifizi consterà di cinqueced 
case circa, distribuite in aessantacimiue marnai 
(isolati), che hanno quasi tutte attiguo un pioal 
giardino od orto. La città ha tre piazze con riaU;^ 
suolo delle vìe non è selciato, e diviene fangoso nelle 
intemperie. L'edifizio più alto b quello dei PP. Sale- 
siani, ed eccettuate tre case, tutte le altre sono ad un 
solo piano e senza intonaco all'esterno. In entrambi i 
lati della popolazione, ai margini del fiume, si trovano i 
campi e gli orti che forniscono i vegetali per la mensa. 
Può calcolarsi che la piccola città ha 2000 metri di 
lunghezza per 800 di larghezza nella sua estensione 
principale. Le vie longitudinali sono sei e quindici ] 
trasversali. A un chilometro circa dall'abitato ■ 
il Sud, si trova il cimitero, triste come quello di P^ 
tagones, se non di più, giacché b isolato nella parte 
deserta della valle. 



idioijfl 

diP^ 
; parte 



46. — In Biedma risiedono le Autorità Nazioi 
e Territoriali : il Governatore, il Giudice Letrado ( 
tore), il Fiscale della Nazione, il Ricevitore delle Ren- 
dite Nazionali, il Comandante della piccola Squadra 
del Rio Negro, il Fiscale Militare e le altre Autorità 
locali: Municipio, Giudice di Pace e Consiglio Soolastioo, 

Inoltre è la residenza doirBcc.mo Vicario Aposto- 
lico e il centro della Missione Salesiana della P« 
e Patagonia. 

L' alto commercio di Biedma circonda la piai 
Winter rimpetto alla Chiesa e l'isolato dei Missiei 
Salesiani. Le Ditte migliori sono di Spagnuolij 
avranno in giro un capitale di 350.000 fesos. Soni 




Dome 



Lvitk due tipografie, che stampano due periodici, 
l'una né l'altra è a vapore, e sono del sistema 
Marinoni. L'istruzione elementare viene impartita in 
due scuole maschili e due femminili, frequentate da 
circa 400 alunni, dei quali 300 sono istruiti dai Sale- 
siani e dalle Figlie di Maria Ansiliatrioe. 

Il continuo contatto con cittadini di Buenos Aires, 
le stesse Autorità Superiori, quasi tutte provenienti 
dalia Capitale Federale, i periodici, il Vescovo, i Mis- 
sionari, hanno sommamente influito a formar di Biedma 
la città più colta della Patagouia, Ad essa tuttavia, 
pome a quella di Patagones ed a tutte le altre delle 
,pas e Patagonia, manca l' istruzione superiore. 
"Non deve però credersi che la scarsità di istruzione 
[a tale da diventar ignoranza, perchè è piuttosto defi- 
cienza di cognizioui più sviluppate. 

In Biedma e Patagones tutti vestono alia foggia 
delle grandi città europee e lo donne principalmente- 
ostentano gran lusso. 

Biedma nou ha porto, perchè il fiume noi consente; 
il porto del Rio Negro è Patagones. Il tragitto da 
questa città a Biedma e viceversa si fa in chalanas 
fburohieJli). Fino dal 188-5 si progetta di costruire un 
ponte di ferro, che mettesse in comunicazione diretta 
due popolazioni. R probabile che un giorno si reahzzi. 
icentemente i Salesiani hanno collocato un grande 
igio sulla torre dell'Osservatorio, e studiano il modo 
'liitrodurre nell'abitato per mezzo di tubi l'acqua 
potabile. L'illuminazione di Biedma, come di Patagones, 
itrrjlio, ed occupa cos'i parecchi nomini, Ogni 
ha diritto a l'i fanali sui suoi quattro lati. 



■A^»* w 



alimentati da una lampada della forza di quatj 
candele. L'illuminazione non ha luogo nelle i 
luna chiara. La pulizia e la viabilità lasciano molto 
a desiderare. L'unico monumento pubblico sorge sulla 
piazza Winter, e consiste in una piramide di 16 me< 
d'altezza, imitazione di granito, sopra della quala{| 
collocherà il busto del Dr, Adolfo Alsina. 




47. — Frìngles. — Capoluogo del IJipartimej 
omonimo, fu fondato da D. IiJian Murga nel IS 
come fortino di presidio, sotto il nome di Goti 
Mitre. 

Noi 1881 il Generale Villegas cambiì) questo nome 
con quello del Colonnello Pringles, in memoria di questo 
illustre capitano dell'Indipendenza Argentina. 

Pringles dista 18 leghe da Biedraa e Patagones, 
sulla sponda sinistra del Rio Negro in una piccola 
valle fertile e strategica. Oggi ha ima popolazione di 
500 abitanti, con Municipio, Giudice di Pace, Sindaco 
e Commissario di Polizia. 

La pianta della popolazione presenta 20 isolati, al- 
cuni dei quali completamente disabitati. Le vie prin- 
cipali e frequentate sono dieci. Ha due piazze, ima 
sola delle quali è circondata di case. Non vanta edi- 
fìzì importanti, e tutte le case sono ad un sol piano, 
senza intonaco e labbricate la maggior parte in mat- 
toni. La Chiesa parrocchiale servita dai Salesiani è 
una Cappella a forma di salone, capace di 150 perse 
A destra della medesima sorge la povera casa <• 
Missionai'i colle scuole a loro carico frequentate .ij 
80 allievi, alla sinistra il Municipio e gU uffio! < 



Poste e del Telegrafo. Lo botteghe principali circon- 
dano la piazza, ed una delle Ditte dispone di un 
capitale di 150,000 pesos. 

Non vi si pubblica alctui periodico, né vi è tipo- 
grafìa, ma vi sono due scuole comunali oltre Io Salesiane. 
L'illuminazione, le vie, la pulizia, l'acqua, la vendita di 
commestibili, di carne e vegetali sono come a Biedma. 

La popolazione per la sua posizione sul fiume, pei 
gli orti, giardini e poderi che la circondano, e per 
l'aria sana e pura riesce una delle più pittoresche del 
Rio Negro, nonostante la sua piccolezza. 

Gli Indi le diedero l'assalto una volta, mettendone 
in serio pericolo la gLiarnigione (1874J, la quale com- 
posta di presidiar! e soldati indisciphnati, nei primi tempi 
si sollevò per due volte, in una delle quali (1863J uccise 
im Ufficiale, fece prigioniero il Comandante, derubando 
i poveri Coloni, e fuggendo poi nel deserto. 

La popolazione di Pringles consta di stranieri pel 
ooramercio e per l'agricoltura, e di creoli per la pa- 
storizia. 

Nelle vicinanze verso la valle, abitano varie fa- 
miglie indigene in capanne e casipole di mattoni. 

In Pringlea dimorano varie famiglie austriache, 
stabilitevisi da molti anni, ed ultimamente vi si stan- 
ziarono anche alcuni Polacchi. 



48. — C'onesa. — È una piccola popolazione sulla 
sponda destra del Rio Negro, a pifi di quaranta leghe 
da Biedma e ventidue da Pringles. 

Numera ima sessantina di case con trecento abi- 
liti circa. Fu fondata nel 1870 dal Maggiore D.M. Ruiz, 




256 



a uH 

oche 
te di 



come posto avanzato contro gU Indi del turbolento 
Cacico Ra\ique-Ciirà, che le diedero l'assalto a piì 
riprese. Si stende in una curva formata dal fiun] 
Quasi di rimpetto, sul margine sinistro, si trova ■ 
gruppo di case che formano la Colonia Conesa. 

Fino al 1877 Conesa riducevasi al fortino ed a poche 
capanne e case mal costruite, abitate da famiglie di 
soldati e da alcuni coloni italiani. Nel 1879 la pop 
lazione aumentossi coirarriro della tribli di Oatrìd 
inviatavi dal Governatore della Patagonia D. Alvarìi" 
Barros, per dedicarsi all'agricoltura. La tribù del famoso 
Cacico Catriel, che abitava al nord del Rio Colo- 
rado tra la Sierra Choique. Makuida e la foce del 
fiume, erasi arresa nel 18T5 al Governatore della Pata- 
gonia, chiedendo la protezione di im i'orte per esser 
difesa contro gli antichi suoi compagni del desi'rto, 
che pretendevano distruggerla per essersi data agli 
inciviliti. Passata a Conesa, la popolazione dì questo 
forte prese un carattere tutto indigeno, Il Governo le 
destinò appezzamenti di terreno per coltivarlo, e per^ 
mise che si tenesse un capitano proprio pel regima 
terno, ma soggetto alle autorità del fortino. Al prind 
si dedicarono all'agricoltura e costruirono perfino aa| 
regolari assai, ma ben tosto si abbandonarono all'i] 
nita loro noncuranza, preferendo la vita pastorile. 

Aldine ìndie si sposarono con crdoìi naturalizzati, 
perfino con qualche straniero. In questa maniera la 
popolazione tecesi mista, ed invece di progredire i 
rese stazionaria. 

Nei 1881 Conesa era una ranchcrìn (gruppo -i 
ranchos), anziché un villaggio. 



Ultimamente le oase si ristorarono ed oggi se ne 
contano una cinquantina in mattoni, oltre ad una 
Cappella e tre scuole, una maschile e due femminili. 
Vi risiedono un Giudice di Pace, un Commissario, a 
gli Uffici di Posta e del Telegrafo. 

I Salesiani vi hanno stabilito una Missione, e le 
Suore di Maria Aiisiliatrine \ma scuola fiorente. II vil- 
laggio è attorniato da alcuni orti, ma pare che il ter- 
reno non si presti gran fatto alla colti vazione. 



49, — Roca. — ■ Da Conesa a questa popolazione, 
capitale del Dipartimento omonimo, corrono ottanta^ 
leghe lungo Ìl Rio Negro, E situata sulla riva destra 
in un terreno piano e senza selve. Conta circa 900 abi- 
tanti, e fu fondata nel 1881 dal Generale Villegas. 
La sua posizione strategica, prossima alla confluenza 
del "Lìmay e Xeuquén, da cui dista solo dodici leghp. il 
suo incremento in pochi anni, la ferrovia che oggi vi 
mette capo, congiungendola con la Capitalo Federale, la 
sede di un forte distaccamento militare, le preparano 
lui avvenire importante, e probabilmente l'onore dì 
futura Capitale del Rio Negro, secondo le viste go- 
vernative. Le sue case sono di mattoni in gran parte,. 
ha una bella Chiesa nuova edificata dai Salesiani: ed 
i quartieri moderni della Brigata, Ifi stazionata. Yi 
risiedono un Giudice di Panp, il Sindaco e gli UHìci di 
Posta e Telegrafo. TI suo commercio progredisce ab- 
bastanza, ed è rappresentato da un capitale circolante 
di 600.000 pesos. t Salesiani vi hanno fondato una 
colonia agricola, con un motore a vapore ed operai 
Idonei. 




■mII" PVI 



Si sta scavando un canale d'irrigazione, che 
grande impulso all'agricoltura. Molti stranieri so; 
accorsi a stabilirsi là attratti dai lavori di oostruzìoi 
ed impianto della Colonia. 

E questa l'idtima popolazione del Rio Negro, 
la piìi distante da Biedma (120 leghe). 

Tra Conesa e Roca si sviluppano Ì germi di di 
future città,: Choele-Choel ed Avellanoda. L' 
può già considerarsi come un villaggio, poiché è 
denza di Autorità dipartimentali, sebbene non 
che 150 abitanti. 

Eccettuando Biedma e Patagones in nessuna di 
mentovate popolazioni ai hanno medici, avvocati, in- 
gegneri. La medicina viene esercitata ordinariamenti 
dai curanderos e curanderas (empirici). Gli eieraent 
medicinali vengono loro somministrati dalle erbe dfj 
■campo, G le regole loro terapeutiche sono unicaméal 
basate sull'esperienza. 

A Pringlos ima Suora esercita l'arte onorata d'Escii- 
laplo, con una perizia meravigliosa, avendo una clien- 
tela nel raggio di trenta leghe all' intorno. Sa( 
Maria Maddalena è Figlia di Maria Ausiliatrice, ed 
Missionaria di spirito virile e d'abnegazione. Frane* 
d'origine, conserva la tempra di.'lle eroiche mìsaìoi 
sue connazionali, alle quali tributano tanto onore ì 
dati francesi pei loro grandi servigi di carità all'È: 
cito, anche sui campi di battaglia. 



Iti 



fiO. — Fortini. — Da Conesa a Roca esistono a 
cova gli antichi Fortini, tutti circondati da un nu( 
di capanne, e formano centri di topografìe intlitartJ 



LIBKO 111 - ETNOIiBAFlA 



259 



^^aa1 



Tra Conesa ed Avellaneda sì elevano i Fortini 
Castre^ &ì\a. destra del fiume, Negro Muerio alla si- 
nistra, e Choeie-Choel di fronte airisola. Da Avellaneda 
a Roca alla sinistra del fiume si incontrano i Fortini 
Chimpaij, Ckeìforó e Chichinai. Presso la confluenza 
appartenente al Territorio del Rio Negro, si ha puro 
il Fortino e Colonia General Roca. A 35 leghe circa 
dal Fortino Castre verso il Sud, di fronte alla baia 
San Antonio trovasi il Fortin Balchèta ai piedi delle 
Sierras San Antonio. 

La popolazione urbana di tutto il Rio Negro, in- 
cludendovi Patagoues, sale al presente a 6000 abi- 

,ti. Nel 1895 valutavasi a 4920. 



§ m. 



Neuquèn. 



Le popolazioni del Keuquén sono due: Chos-3Iahìe 
Jtmin de los Andcs. 



61. — t'hos-Malal. — Giace ad 80 leghe dalla con- 
fluenza del Liniay e Neuquén, sul margine sinistro di 
quest'ultimo; conta 550 abitanti, e le sue case sono 
di mattoni nella massima parte. 

K la capitale del Territorio del Keuquén, e fu fondata 
■dai soldati della spedizione militare del 1881. Come 
capitale è residenza dell'Eccellentissimo Governatore, 
del Giudice Leirado e di tutte le altre Autorità Ter- 
iritoriali e Nazionali, Vi si pubblica un piccolo perio- 
dico " SI Neuquén „. 



LA PiTAOOSIi 

Sono notevoli due scuole maschili ed una ferair 
nile, gli Uffizi di Posta e Telegrafo, la Ricevitoria ì 
Dogana, e gli Uffici di Marche e Patenti. 

La situazione dei paese è tra le migUori; 
terreni sono produttivi. Gli abitanti sono d'origine Arai^ 
cana od Argentini indigeni. Non possiede alcun edifìstÉ 
d'importanza, tranne i summentovati. 

A 15 leghe circa da Chos-Malal al SO ed ai piedi 
delle Cordigliere, giace Norquin formato da un gruppo 
di case con (50 o 70 abitanti, 




52. — Janiu de los Aiules. — E capoluogo i 
quarto Dipartimento, e conia 450 abitanti. Dista I 
leghe da Chos-Malal ed altrettanto dalla couflueffW 

Si estende in un paraggìo pittoresco alle sponde i 
\m affluente del fiume Collón-Curà, il Ckemehuhi. Laj 
sua popolazione è d'origine Araucana. 



53. — Fortini. — A 55 leghe al Sud sui margts 
del lago Nahuel-Huap'i sorge il Fortin Chacabuco, 
via di formarrii villaggio. La fertilità del suolo, il olìna 
soave e la vaghezza del lago, non tarderanno 
attirarvi una popolazione laboriosa. Seguitando il '. 
may, verso la sua confluenza, a 50 leghe circa i 
Chacabuco, incontrasi il Forfin Nogneira; & 20 lej 
da questo, verso la confluenza, quello dì Alarcon. 
quarto Dipartimento, sulle sponde del Collón-Curi i 
eleva il Fortin Viìkgns e Oumcunic all'Est di Jui 
de los Andes. 

Costeggiando sempre il Neiiquén dalla confluenti 
1 Chos-Malal, si presentano i Fortini di V-idaì) Ckaftu^ 



LIBBO ta-VmOQRàSIA 



Traicujen, Vanguardia, Mangrullo e Paso de ìos 
Indios. 

La popolazione tirbana del Neuquén, compresa quella 
di alcuni Fortini, si calcola a 1000 e piìi abitanti. 



I 



§ IV. — CauBUT. 






Questo Territorio non ha altre popolazioni che quelle 
(li Rawson e delle vicine Colonie Gaiman, Trel&u> e 
■,dryn. 



^o 



.54. — Rawson. — E questa la Capitale del Go- 
Terno Territoriale, situata sul Rio ChubuÉ e prossima 
alla sua foce. Fu fondata nel 1 866 da una Co- 
lonia GaUense, da cui discendono quasi tutti i suoi 
abitanti. E la sede delle Autorità Territoriali e Na- 
zionali. Magnifica fe la situazione topografica del paese, 
■oui si augura un pronto aumento. 



65. — All'Ovest, si ha la Colonia Gaiman con 140 

abitanti, al NO Tnkw, e a 12 leghe da questa, verso 
il NE ed in un porto del Golfo Nuevo, la Colonia e 
il Porto Madryn. II totale delle popolazioni di queste 
Colonie è computato a 300 abitanti. 

Il Territorio del Chubut non ha altre popolazioni, 
nonostante le sue grandi aree di terreni coltivabili. 

In una bella valle della Precordigliera a circa 180 
leghe verso l'Ovest di Rawson. si fe iniziata la Colonia 
IG de Ocliibre, che già conta 80 abitanti. 



262 LA PATAGONIA 



§ V. — Santa Cruz. 

Quantunque sia stata conosciuta e siasi tentato co- 
lonizzare la parte litorale di questo Territorio iBno dal 
1779, quando da Biedma si colonizzò il Rio Negro, ri- 
mase disabitata e pressoché abbandonata fino al pre- 
sente. Prima degli Spagnuoli, come notammo nelle note 
storiche, gli Inglesi ed Olandesi impresero varie volte 
ad edificare Fortini ma non sussistettero al di là della 
provvisoria permanenza dei loro fondatori. 

66. — Presso la foce del Rio Deseado si presenta 
il Porto e la Colonia Deseado, oggi completamente 
abbandonata. Puerto Deseado dista una giornata di 
viaggio per mare (con vapore di velocità dalle 10 alle 
12 miglia per ora) da Rawson. 

Costeggiando più verso il Sud, a 60 leghe si tro- 
vano il Porto e la Colonia San Julian, varie volte po- 
polata e spopolata all'epoca della conquista. 

67. — Quindici leghe più innanzi segue Santa GruZy 
porto e colonia che oggi somma a 300 abitanti. Fu a 
suo tempo Capitale del Territorio. E una popolazione 
in bella postura, ma ha un terreno sterile e soggetto 
ai continui venti del SO. 

68. — Partendo da Santa Cruz, in 8 ore di viaggio 
per mare si giunge a Porto Gaìlegos, oggi Capitale del 



§ VI. — TEmtA DEL Fuoco. 



fritorio di Santa Cruz. C'outa appena 150 abitanti; 
"ino dei porti più antichi, visitato da Magellano. 

In questo Territorio non si hanno altre Colonie nò- 
popolazioni, ad eccezione delle rurali. 

I 

^stante si stabili presso il Canal Beagle, al sud del 
monte Ushaaia; e riunendo Indi, diede principio ad. 
1 popolazione, 

ta è l'origine del villaggio d'Ushuaia, oggi 
del Territoriale Argentino della Terra del 

Nel 1883, quando si crearono ì Governi territoriali, 
Ushuaia che allora numerava 150 abitanti fu scelta per 
Capitale. 

E lui porto sicuro e di facile accesso ai bastimenti 
che peschino da 5 a 9 metri. Giusta il censimento 
do! 1895 ascendeva a 225 abitanti, che durante la sta- 
gione della pesca aumenta Imo a 4(X), in grazia del- 
rafHuenza di pescatori di pinnipedi e cetacei. 

Colà risiedono il Governatore Territoriale e !e altre 
Autorità, Ha due scuole ed una mista. Dallo stretto 
Le Maire ad Ushuaia corre la distanza di 200 chilo- 
metri, e di 250 al Capo Virgenes sull'entrata dello 
stretto di Magellano. Dal Capo Virgenes al Capo San 
Diego sull'entrata nello stretto Le Maire si misurano 
30O chilometri in linea retta, e 450 costeggiando la 
Terra de! Fuoco. 



264 LA PATAGONIA 

Nella Terra del Fuoco Argentina non esistono altre 
popolazioni né colonie agricole. 

Le isole argentine, eccettuata quella di Los Estados 
dote elevasi un faro, sono disabitate. 

60. — La popolazione urbana della Patagonia Ar- 
gentina con Patagones e le Colonie più popolate, è 
perciò di 8800 abitanti attualmente. 

Le città sommano a dodici, comprese le cinque 
Capitali dei Governi Territoriali. 

Solo i Territori del Rio Negro e del Neuquén hanno 
popolazioni neirinterno loro, giacché le altre si tro- 
vano sulle coste d'elUAtlantico. 

I tre quarti di questa popolazione sono d'origine 
Europea ed Ispano- Americana. 

Includendo la popolazione chilena di Punta Arenas, 
e la capitale delle isole Malvine Starley risultano 
13.000 abitanti urbani. 



CAPITOLO TERZO 



Studii etnografici. 



§ I. — Feste e Riunioni pubbliche. 

61. — Non ritorneremo più sulla storia delle popola- 
zioni già sufficientemente esposta nel capitolo ante- 
riore; preferiamo occuparci della psicologia di codesti 
abitanti, intrattenerci nello studio della loro società e 
nelle loro manifestazioni intime e pubbliche. 

L'uomo delle grandi città, quando giunge alla Pa- 
tagonia e ne visita le popolazioni, resta meravigliato nel 
vedervi copiate come in miniatura le relazioni so- 
ciali delle primarie Capitali, esternamente manifestate 
collo stesso gusto, ma collegate nell'intima loro vita 
-coi nessi più puri, intimi ed espansivi. 

Il viaggiatore is'immagina di trovarvi popolazioni 
incipienti , composte d'uomini rozzi , zotici e privi 
d'ogni civiltà; invece è tutt'altro. Appena si giunge 
Ad ima popolazione, a Patagones p. es., ben presto si 
viene a constatare una gentilezza che in nulla cede a 
quella delle maggiori città; vecchi e giovani d'entrambi 



i sessi, uomini di commercio e di governo, tutti se gn 
presentano con modi cortesi v squisiti, manifestancfi 
cosi la franca cordialità dei loro atti con una generosa 
e sincera accoglienza, 

62. — Non vedrà, certamente, in tutte le parti 1 
in nessuna il cappello a cilindro, il soprabito nero attfl 
francese, i guanti di fino capretto, il giubbetto biaj 
ed il colletto inglese, ingioiellati di brillanti; ma m 
centrerà dovunque uomini vestiti decentemente, con 
elegante semplicità, con gusto e perfino con lusso ed 
ornamenti in oro. Se non hanno quel partamento cosi 
agile degli uomini di città, da imitare i figurini ingla 
e francesi, rileverà nondimeno nella loro personaj 
nei movimenti un non so che di finezza spagmiola, | 
nulla somigliante all'aftettata e servile imitazione dd 
moda odierna. 

Nelle signore e nei giovani troverà (luella seià 
plice eleganza, che dovrebbe esseie la caratterìstfaì 
delle persone civili : corrotta la persona, soavi i tran 
modeste nel presentarsi e nel parlare, si sono gui 
gnate l'ammirazione di tutti i viaggiatori. 

In alcime popolazioni, le giovani sono in generala^ 
modello di maniere semplici e pure. Se attratto a V, 
rificare le cause di quella graziosa modestia, l'OSfS 
vatore tìen dietro ai loro passi, intenderà ben pregai 
che la loro garbatezza h un eco fedele delle loro, a 
<lenze religiose : nella chiesa le troveiù riunite e 
colla stessa decenza come sulle vie pubbliche e l 
passeggi, Se indaga piìi a fondo, saprà che, meito l 
eccezioni, tutte le giovani sono cattoliche ed appai 



LIBltO 111 - BTNOGRiFlA 



261 



jeno alla benefica istifiuzionfi delle Figlie di Maria: in 
■"fiodesta Società le giovani rionegrine attinsero quella 
modestia cristiana, cosi soave ed attraente. 

Inoltre, per recare maggiore abbondanza di dati, 
riconoscerà ciò essere frutto dell'istruzione religiosa 
dei Missionari Salesiani, e dì quelle eroiche Suore che 
_li aintano colla loro abnegazione. 



^^P GH, — In tutte le popolazioni si trovano !e due di- 
vÌEÌoni, la classe ricca e la povera: questa piii mime- 
rosa ed originale, quella più colta e soggetta all'in- 
lliienza delle mode straniere. La classe ricca ti formata 
dai oommerciantì, dai grandi estancleros e dalle farai - 
ulie antiche spagnuole; la povera, dagli immigranti, 
dagli Indi e proletari; nondimeno entrambe bÌ avvici- 
nano, si appoggiano e ai mantengono in amichevole 
relazione. 

La mancanza d'istruzione superiore, e talvolta ele- 
mentare, li porta in molti punti a contatto: il com- 
merciante ricco traffica intimamente col povero; il 
proprietario è uomo semplice ed amico dell'eguaglianza 
sociale: le famiglie spagnuole sono piii patriarcali che 
aristocratiche, ed amano i poveri come tanti loro figli ; 
per queste ragioni, malgrado le differenze di fortuna, 

^^^te loro divisioni sociali sono pifi materiali che morali. 

^^^B 64, — Nelle fe^te patrie, nei giorni di solenne esul- 
^^Tanza generale, per qualche avvenimento di storia 
antica recente, tutti gli abitanti si riuniscono in una 
' ■ so la gran famiglia, dove si partecipa dell'allegria e 
^^HjLIa gioia in proporzione delta diversità dei caratteri. 



■ffDM 



I giorni di maggiore allegria e festa generale soi| 
il T di marzo, in commemorazione della TÌttoria ott< 
nuta contro la squadra Brasiliana; il 25 d'Agosto, 
25 di Maggio e il 12 d'Ottobre, che rispondouo a 
storici Nazionali, 

Dopo queste feste di carattere civile, vengono . 
foste religiose, il Patrono della popolazione e le alti 
dì precetto ecclesiastico di prima classe. 



135. — Jl 7 di marzo fe il piìi lieto dei giorni, quelw 
di maggiore entusiasmo, poiché alla vittoria delie armi 
si collega la protezione miracolosa della Vergine, la 
cui tradizione si è perpetuata, facendo si che i senti- 
menti patrio e religioso si accordino colla grandezza 
e sublimità dell'avvenimento. Le due città principali. 
Patagones e Biedma, lo commemorano colla mag- 
giore pompa possibile; anticipatamente, mediante sot- 
toscrizioni, si forma im fondo per sopperire alle spese 
della festa; tre giorni prima de! dì convenuto si dà 
principio a pavesare le vie principali, la piazza ei 
tempio; sì allestiscono fuochi pirotecnici, razzi voi 
e mortaretii in gran copia. 

Il tempo favorisce quasi sempre la festa: il 
sereno si colora di zaffiro; le brezze blande, l'aria 
perata, gli alberi e le erbe conservano la fresche! 
estiva. Le frutta sono mature, i fiori esalano gli ultimi 
loro profumi, incorainciasi la raccolta del frumentone 
o la vendemmia occupa i vlnicultori. 

Tutto il mondo Patagone presentasi allegro', 
pieno di speranze, ed accoglie la festa quale 
«ione propizia per manifestare il generale oontenj 



3i dà 

I 

teM^H 



1» ■■U^'ii 



Quando comincia a rosseggiare l'Oriente e ie ombre 
della notte si dileguano, quando la brezza agita soave- 
mente gli steli, e rompono l'aria i mattutini gorgheggi 
degli uccelletti silvestri, risunna il primo segno della 
sveglia: una salva di mortaretti ed alcuni sparì di 
cannone partono dalla giiarnigione di Biedma e dai 
vapori mercantili del porto. 

Segue tosto l'allegro scampanio dei sacri bronzi, 
lanciati a volo per suonar l'Ave Maria ; la popolazione 
corarauovesi tutta e tutti si alzano, alcuni per pre- 
cedere gli altri nell'osservare gli ornamenti delle piazze, 
ma la maggior parte per assistere al primo ineniento 
Sacrifizio che in tal giorno si offre per la prosperità 
della Patria. 

Ai sorgere in Biedma del " ministro maggior della 
natura „, si riuniscono sulla piazza principale le Scuole 
dello Stato e di D. Bosco, dispiegata la patria ban- 
diera e la banda musicalo Salesiana per cantare e 
Boonare l'Inno Nazionale. 

Le autorità con tutta la popolazione concorrono ad 
assistervi; si dà il segno, e succede un profondo si- 
lenzio: tutti si stringono attorno ai cantori: il sole sta 
per squarciare il suo cortinaggio, e non si tosto lascia 
contemplare il proprio disco di fuoco, il tamburo rad- 
)ppia i suoi colpi, ed un coro di voci soavi ed argen- 
intuona la prima strofa: 



(Udite, o Mortali, il sacro grido). Tutti si scoprono, e 
salutano con entusiasmo le prime parole; nessuno si 
, il respiro h sospeso ed i cori e Va solo con- 



tÌQuano alla pari colla maestosa musica il canto del- 
l'inno marziale. In seguito a questo ed all'esecuzione 
di alcuni pezzi di scelta musica, la comitiva si dirìge 
alla residenza del Governatore nelle cui aule si decla- 
mano poesie e discorsi allusivi all'atto, 

Nella recita si alternano i fanciulli ed altre persone; 
alla fine parla il Goi'ernatore, rendendo grazie ed augu- 
rando buona festa; si distribuiscono conietti e doloi j 
si sturano bottiglie di Oporto e Champagne per olii 
rare i convitati. 

Alle 7 7s tutto è terminato nella residenza Gover- 
nativa, mentre a Patagonea sì pensa dove la festa 
prenderà un carattere piìi animato e Boleime, 



loìfl 

OIlS 

3ver- 
festa 

J 



I 



60, ^ Là il comitato delle feste ordina un solei 
Te Deum, al cui canto intervengono tutte le Autorità. 
Nazionali, Territoriali e Municipali; i Rappresentanti 
delle diverse Nazioni, i Vice Consoli Italiano, Franosi 
e Spagnuolo; i Collegi col proprio stendardo, le CtS 
porazioni religiose ed il popolo. Si adoma il temj^ 
col massimo splendore, ed i celebranti uHiziano 
tutta pompa e solemiità; la funzione principia i 
alle 10 ant. L'immagine della Patrona (la 'Vergine deT 
Carmine) viene adornata e quasi coperta di seta e dì 
oro, e d'una infinità d'ex voli; ma ciò che nella Chiesa 
eccita l'ammirazione in tutto il popolo e l'entusiasma, 
sono i trofei; le due bandiere brasiliane, logore dal 
tempo e traforate dai proiettili vincitori, 
diete vengono spiegate con buon gusto (liiian2ij 
presbiterio, e le domina con orgoglio la bandìemj 
zionale, emblema della patria gloriosa. 



D^^az: 



lIBfiO Itt - ETSOGRWTA Ì71 

Altro oggetto di considerazione è un anziano no- 
nagenario, cui le Autorità ed il Comitato delle feste 
fan corona in un posto d'onore; é questi un eroe della 
giornata; ne! suo spirito cristiano vibra un ardente sen- 
timento patrio, argomento di domande e di commenti 
nella festa. L'eroe è il Sig, Marcellino Crespo, che oc- 
cupi» importanti posti negli avvenimenti politici dfl 
luogo, essendo stato varie volte alla direzione del Go- 
verno Municipale. 

Regolarmente, un oratore entusiasta sàie il pulpito 
per tessere la storia della solennità, mettendo in rilievo 
la celeste protezione della Patrona, a cui tributansi, 
in tal giorno, i più sinceri omaggi. 

Terminato l'inno di ringraziamento al Supremo 
Ordinatore degli umani eventi, ed impartitasi la Trina 
Benedizione, il popolo si ritira per il pranzo, dopo 
l'avviso di riconvocazione per la civica passeggiata e 
pel trattenimento musico-letterario che si terrà nella 

iza dalle ore 14 alle 15. 



67. — ■ All'ora determinata, già vi sono presenti tutte 
le Società, le Autorità, i Collegi ed il popolo in massa. 
Nel centro della piazza si eleva un palco e una tri- 
buna; vi si trasporta un piano, e vi sì riserva lo spazio 
per la banda musicale. Sventolano le bandiere di tutti gli 
Stati che hanno sudditi in Patagones, ed una infinità 
di pennoncelli, trofei e scudi acquistano varietà e 
bellezza all'insieme. Giunti al sito si ordina la sfilata : 
primi i fancÌLtUi colle rispettive bandiere, poi la banda 
musicale, le Autorità, le Società ed Ìl popolo. Si 
fanno due o tre giri intorno alla piazza, e finalmente 



I 



272 



destinato al canto e alla det^^H 



si entra nel recinto destinato al canto i 
mazione. 

Odi patriottiche aprono l'accademia; segue l'inno 
nazionale, cni tengono dietro discorsi e poesie alternan- 
dosi scelti pezzi di musica. !Non declamano soìameats 
i fenciuUi, ma ben anche persone adulte, e sopra i 
un poeta del deserto, un Gaucho cantar, patrioti 
entusiasta e persificatore. 

Sale questi la tribuna come il miglior declamatoci 
calza stivali, porta intorno al collo un fazzoletto ed ti 
panello (soprabito) da estate al braccio. La voce i 
non è né modulata, né argentina ; ma ì versi, 
rozzi nella forma ed incompleti nelle strofe, Ecorn 
armoniosi, sonori e sommamente marziali. Il svio i 
tar6 ha della declamazione e del canto, ed a 1 
gradisce, poiché sono produzioni sue proprie ed ' 
tiche: ha raggiunto quest'uomo la cinquantina, Ì>-3( 
buona costituzione, alto, aitante della persona, i 
fattezze corrette che acquistano vivacità od OSpf0l 
sione al tempo della recita. 

Generalmente attende l'ultimo momento, quando 
giìt sono passati i prosatori ed i poeti, per poter fare 
allusioni alle poesie e ai discorsi precedenti, alle Auto^_ 
rità ed al popolo: è il vero poeta del deserto, com'< 
medesimo s'intitola. 

Circa le 4 o 4'/,, lia fine quest'accademia a oii| 
scoperto, eJ i fanciulli, le Società e le Autwìtìt'J 
dirigono ai saloni del Municipio per im aemzÌQ jj 
liquori e confetture. 

L'animazione assume allora altro carattere; i 
quori ed i vini generosi fomentano l'eloquenaajl 



LIBUO III - ET»OGBA.FI\ 273 

cicalio si fe genwale, le felicitazioni non hanno termine, 
e, se avanza tempo, i fanciulli ripigliano i canti; si 
pronunciano alcuni discorsi di chiiisi.ua, e la banda 
suona i suoi ultimi pezzi più brillanti, 

Se la riunione ha termine ad ora conveniente, la 
città si dà al passeggio ed alle visite di cortesia. Su 
alcuno entra nelle famiglie principali, troverà che in 
tal giorno tutti festeggiano l'avvenimento con qualche 
extra di mensa e circolo particolare d'amici; e non 
soltanto le famiglie di creoli, ma le straniere ancora 
sì associano alla festa primaria della città: il buon 
umore e l'allegria, in una parola, regnano dovimque. 

Le altre feste patrie, non superano la descrìtta, 
lettuando quella del 25 Maggio. In tal giorno la mag- 
giore solennità ha luogo in Biedma, ed il canto dei 
Te Deum è reso piìi importante ordinariamente per 
la presenza deirEcc,™ Mons. Vescovo; le Autorità mi- 
litari intervengono in divisa di gala, e la guarnigione 
fa scorta ali'Ecc.'"" Governatore scortato dal Pretore, 
dal Fiscale civile e militare, dal Capitano della Squa- 
driglia, e da altri ufficiali ed autorità del Municipio. 

B9. — Nella solennità del 7 Marzo non si porta in 
processione la Patrona della città, ma bensì nel ll> 
d'Ottobre. La popolazione interviene per compiere 
anche un voto fatto per la pioggia ottenuta in tempo 
di grande siccità. 

La tauinaturga statua viene portata da uomini di 
ogni ceto e condizione, che si contendono l'onore di 
sottoporre le proprie spalle alle stanghe che sorreg- 

KCiEBW*^ — iu Palaijimia. Vul. T. is 



1 




succedono taIvoJ.|^^| 
iventi dispute, ói^^^ 



gono il trono della Celeste Patrona. Succedono t 
per tale privilegio, tènere e commoventi dispute, 
danno luogo a dialoghi del più amabile tenore. 

— Permettimi, amico, che sia io il primo a solle- 
i una delle stanghe, 

— Non posso permetterlo, giacché ho fatto pp{ 
messa di sollevarla io pel primo tratto. 

— Ma se io pure ho fatto questa promessa... 

— Tanto bene; ma io appartengo alla città, e e 
sidero portare la iBÌa Patrona per questa via in ^ 
abito. 

— Giusto; io però vengo dalla campagna, 
dorrebbe di non poter portare la Vergine, per alcd 
passi almeno. 

A questa conclusione, generalmente si cede,! 
l'uomo si addossa la stanga con divozione. Durante ^ 
processione si spargono fiori, che cadono ad ogni 1 
della Vergine : il popolo s'inginocchia ad ogni SOSn 
e viene benedetto colla Reliquia della SS, VergiiW 
se la processione percorre le vie del porto, i l 
menti che si sono appressati diinno il saluto 
bandiera e con una salva di artiglieria. 

70. — Dopo queste feste, occupano il primo poi 
quelle degli Spagnuoli, che soghono protrarle per ì 
giorni, divertendo la popolazione colle musiche loro 
speciali ed allegre passeggiate. Lo feste Italiane, pel 
20 Settembre, non risvegliano interesse alcuno, 
entusiasmo; sono pili animate le feste Francesi; j 
Alemanni e i sudditi di altre Nazioni Europea 
Nord hanno parimenti i loro giorni di festa. SoW 



^vi Inglesi non rallegrano Patagones; al Chubut 
nei loro aimiversari eccitano grande entusiasmo. 



71. — Oltre queste feste cos'i tranquille, dorè si 
concentra tutta l'anima del popolo, hanno luogo i 
festeggiamenti dì carattere politico nei trionfi delle 
Commissioni elettorali. 

Per la riuscita delle elezioni ogni partito cerca di 
farsi i più numerosi proseliti che può; i capi, general- 
mente, escono alla campagna a preparare, guadagnare 
e comprare i voti, conducendo alle elezioni ima legione 

Indi e di Gaiichos. 

■Le Autorità di polizia sorvegliano i movimenti di 
iti votanti, che sogliono presentarsi im po' brilli 
ifir votare con più coraggio. Le tavole e le lime elet- 
torali si preparano non lungi dalle porte della Chiesa, 
o ad un lato della medesima, dove lia luogo la vota- 
zione. I maggiori incidenti non si riducono che ad 
accalorate discussioni circa la validità di alcuni voti e 
lo stomo di qualche lista, 

I Ganchos si riuniscono in qualche salone o ne- 
gozio, di fronte al qiiale assicurano le loro cavalcature 
come uno squadrone di cavalleria. Al trionfo degli 
uni, e alla sconfitta degli altri, quando i fumi alcoolici 
eccitano i rancori ed infiammano i risentimenti, devono 
talvolta deplorarsi disgrazie sanguinoso. Coloro che 
hanno trionfato si danno ad una passeggiata in corpo 
coi propri partigiani; i Gauchos montano la loro caval- 
cature, e briosi come sono, in gruppi di 20 a 30 per- 
corrono le vie, per le quali fanno caracollare e scalpitare 

mzini gridando gli evviva a! proprio partito. 



L^ PUAQOKI^ 



II loro aggirarsi per le vie in tali condizioni, 
stesse loro fìsonoraie ispirano più timore che piacere; 
la popolazione passa per conseguenza una giornata 
d'angustiosa trepidazione. 



72, — Altre manifestazioni, dove si possono ritrarre 
i costumi pubblici, sono quelle di carattere religiosoL^' 
i Battesimi, i Matrimonii, le sepolture, i funerali. 

Le tumulazioni particolarmente offrono occasiona 
favorevole per istudiare il carattere delie popolazioni, 
In Patagones, Biedma e tutte le città della Patagonia, 
la sepoltura é del tutto religiosa: il Sacerdote ac- 
compagna sempre il feretro Ano al cimitero, e bene- 
dice la fossa che riceve il defunto, portato prima alla 
Chiesa per le esequie. 

L'accompagnamento è in rapporto colla fortui 
dignità dell'estinto; generalmente però ad ogni ft 
rale prende parte un numeroso corteo d'uomini, (foni 
fanciulli, vestiti in lutto, per quanto k possibile, 
ore del seppellimento variano; devono tuttavia eseguirsi' 
tutti tra le 10 e le 17; non vi interviene alcuna di 
quelle compagnie funebri, che accrescono tristezza e 
melanconia a questo finale atto della commedia umana. 
Il clero- ed i cantori precedono U feretro, recato a 
mano puramente da uomini, a motivo della grande 
distanza dal cimitero; non si usano carri funebri, né 
si fa pompa di corone, che si riducono a tre o quattro 
per i più distinti personaggi. 

Se il defunto fu uaa persona di grado, si usa ac- 
compagaare, in Biedma, colla banda musicale ; ed 
questo caso, si fa un giro attraverso la città, quasi 



1 



accommiatarlo dagli antichi suoi amici ; i sacerdoti into- 
nano i lugubri salmi di rito, alternati da preci ed ap- 
propriati pezzi di musica. Nella città tutti procedono 
a capo scoperto, ma nell' uscire alla campagna si 
coprono e si avanzano con religioso silenzio, interrotto 
dal singhiozzar delle donne. Rarissimi sono i seppel- 
limenti puramente civili, e sarebbero considerati quale 
grave affronto alla Fede religiosa. 

Devonsi rispettare i morti, dicono, e consegnarii alia 
Chiesa, affinchè la medesima, colle sue orazioni affretti 
loro quella requie perpetua non trovata sulla terra. 

Alla morte di alcuno, è di prammatica presso gli 
amici, i vicini ed ì parenti di portarsi a confortare la 
famiglia in lutto; il veuir meno a questa regola sa- 
rebbe ritenuto per segno di grande inimicizia, giacché 
perfino le persone che ricevettero dal defunto o dalla 
sua famiglia qualche offesa devono in questi momenti 
dimenticare ogni risentimento, recandosi a presentare 
le proprie condoglianze alla famigha immersa nel duolo- 



73. — Nella notte ha luogo il velor'w, e nessun 
defunto viene portato al Camposanto senza che la 
sua salma, durante una notte, rimanga circondata da 
velas {torciej accese, e vegliata da parenti ed amici. 

Quando l'estinto fe adulto, il velario è grave e 
triste; nella camera ardente si danno il cambio quelli 
che vegliano in gnippi di quattro o sei ; cercasi 
comunemente di mettere loro a capo persone an- 
ziane, perchè dirigano le preghiere da farsi durante la 
notte. La porta della casa, in cui trovasi il morto, 
rimane aperta tutta !a notte, e vi hanno libero ingresso 




LA PATAGONIA 



^ 



quanti desiderano passarvi un po' di terapo la 
zìone, anche ad ora avanzata. 

In una stanza più o meno contigua si raccolgo] 
le persone che passarono il loro turno, e là chiacoi 
rano, bevono e vengono serviti dell'immancabile mi 
e con qualche cena mortuaria, consistente in cibi frec 
e conserve; non vi manca il vino, cui si aggiunge un 
liquore stimolante, quasi antisonnifero, per mantenere 
tutti svegli, animati e di buon umore. Questo liquore 
suole sgraziatamente commuovere troppo i nervi; al 
principio eccita il cervello, dopo intenerisce tanto da 
produrre una tristezza fino alle lacrime che si mani- 
festa ora tra i compagni, ora dinanzi al defunto di 
si encomiano le virtù : a queste anormalità segue 1' 
casciaraento, lo sbadiglio ed un pesante sonno, con 
uno sconvenevole russare, dovuto alla posizione della 
testa caduta sul petto. Se l'individuo è ira parente, a. 
cut il bere non ispiaccia e sia d'altra parte sensil 
gli amici lo servono in modo da rimaner libero 
tale sconcerto. Siffette scene hanno alcunché di gì 
tesco e di compassionevole. Il dolente s'i 
cadavere che giace sopra una tavola in una ci 
leva il bianco lino che copre quella faccia livida, 
mobile e fredda, su cui la morte impresse i suoi 
distruttori; e trasportato dalla tenerezza e dal doloi 
abbraccia e bacia quelle labbra ceree e talvolta spi 
mose, mentre va chiamandolo coi nomi più teneri 
patetici. Lo si lascia sfogare alcuni istanti, e poi viene 
allontanato e menato fuori della sala finché si tran- 
quillizzi, e sorseggiato qualche altro bicchierino, 
in im sonno ristoratore. 



ini- ^H 




LIBRO ni - EIHOGBAFIA 






PI 



27& 

Se il mono è un banibino dell'uDO o dell'altro sesso, 
di sotto dei 10 anni, allora il velorio si cambia in. 
ricreazione ; SÌ giucca al gran lionete (giuoco di de- 
strozza, che consiste nel nascondere un gran berretto 
e indovinar dove si trovi), e ad altri divertimenti; si 
prende mate, e si beve nella stanza mortuaria, ed in 
Icuni luoghi danzavasi in ima sala attigua, se il bara- 
lo era inferiore ai ò armi. 

È un Angelo, dicono, volato al cielo, e già gode e 
prega per noi ; dobbiamo pertanto stare allegri, ornarlo 
di fiori e giuocare, festeggiando l'eterna sua felicità. 
Nei velorios di bambini, le persone ohe li vegliano 
sono in gran parte giovani d'entrambi i sessi, e la 
scena è veramente festevole ; questa costumanza è co- 
mune nelle Repubbliche del Piata, incominciando dal 
Paraguay fino alla Patagonia, Vi son però molti che 
hanno l'intenzione di portare a maggior serietà e re- 
|gÌosità queste veglie funebri. 



74. — Battesimi. — La legge civile stabilisce,, 
per tutti i bambini d'entrambi i sessi, nati in territorio 
Argentino, l'iscrizione nel Registro Civile, nei primi 
dieci giorni dalla nascita, comminando multe ai con- 
travventori, E sufficiente che il padre o un parente 
prossimo, con due testimoni, si presenti all'ufficio del 
Registro Civile coi dati necessari. 11 Battesimo, meno 
in extremis, deve farsi dopo l'inscrizione, e v'è mia 
fwna per il Sacerdote che, fuori de! caso citato, l'am- 
istrasse prima. 
Nella Patagonia non si hanno levatrici con diploma 
quest'ufficio lo esercitano alcune anziane di maggior 



l 



esperienza, e generalmente ciiranderas fniedichessfi) 
ma, nel maggior nmnero dei casi, sono le madri vicine 
che aiutano le partorienti. Quanto al Battesimo, i 
genitori sogliono differire lungo tempo il compimento 
di questo grande e indispensabile precetto cristiant 
dovendo cercare i padrini con giusto e interessato 
terio. Molti dicono di non poter presentare al battesimo 
il loro bambino, perchè non hanno un buon padi 
od è assai distante per poter venire presto ; e perciò ri- 
tardano le cerimonie, amministrandogli frattanto Vag\ 
de socorro (il Battesimo di necessita). I Battesimi 
fanno nelle Chiese dal tramonto del sole alle 9 ; è pi 
caso eccezionale che non segua in casa del neonal 
nn convegno, in cui si balli almeno im paio d'or»! 
-e quanto piti i genitori sono poveri, tanto piU si prtw 
Iimgherà il ballo, a spese del padrino e della madrii 
Bastano quattro o cinque coppie, un chilogramma d'eri 
mate ed un altro di zucchero, alcuni dolci e pool 
bottiglie di ginepro, guindado ed altri liquori spiritosi 
non mancherà il filarmonico, un suonatore di chitai 
■ed il ballo è già organizzato colla comune appro'" 
«ione. Non si fa caso se mancano le sedie, perchè 
supplisce un tronco di legno secco, od un cranio 
vacca, grossi massi ; né farebbe ostacolo il suoh 
d'una terra nera, senza pavimento di sorta; t'es 
ziale è che vi sia compagnia, del mate e ginepro 
tutta la notte, im buon chitarrista, ed un cantore 
■è possibile. Parhamo dei balli poveri, e manco a di 
che si fanno al chiaro pallido di candele di sevo, 
piccole lanterne, e tra gli Indi alla luce di cand/Ìi 
.(■piccoli vasi o cocci, collo stoppino nel grasso). Quanti 



c»j^H 






LiBBù m- ErsoGRiiFii 281 

è minore la luce, altrettanto con minor soggezione 
balla il gaucho. In queste sale prive di impiantito, sono 
obbligati ad aspergere i! suolo con acqua, a schermirsi 
dal polverio; e quando questo si fa troppo denso e 
ì_3giona tosse, cessa il bailo per alcuni momenti, e si 
ova l'irtnafEaraento del terreno. 



75. — ■ Gli sposalizi sono soggetti, come il Batte- 
simo, all'iscrizione civile, a cui segue il matrimonio 
ecclesiastico ; il ballo ò di prammatica, e di maggior 
lusso e durata. Hanno luogo ì Matrimoni, come i 
Battesimi, dalle 7 Eille 9 'I,, ed il loro maggior nu- 
mero si contrae in Autunno, da Marzo a Giugno. I 
creoli hanno il costume di frequentare la casa della 
futura sposa almeno per un anno, e sarebbe uno scan- 
dalo conchiudere mi matrimonio per mezzo di lettera 
o di ritratti ; operano cosi, dicono essi comunemente, 
gli stranieri che hanno di mira Tinteresse ; ma i creoli 
devono amarsi, almeno per un anno, conoscendosi 
dappresso, e visitandosi di frequente per potersi sco- 
prire i difetti ed i pregi reali. In campagna lo sposo, 
se è possibile, passa alcun tempo nella casa dei 
genitori della sposa, prestando aiuto" gratuito nelle 
opere campestri, affinchè il padre possa rilevare le sue 
attitudini, e conoscere se ami di cuore la sua fidan- 

^K 76, — Ciirreras ("CorseJ. — Tra le ricreazioni più 
tranquillo e più entusiastiche ad un tempo sono las 
carreras dei cavalli, nelle quali si scommettono grosse 
eomme e si dilapidano patrimoni e fortune. I cavalli 



situate nelle 
QStensioni^^^ 
óOO met^H 
nelle Do|^^| 
pre a(!blkto« 1 



di corsa si chiamano parejeros, e corrtdores gli nomiiii 
che se ne servono per la corsa. Quelli che hanno cura 
dei parejeros per mestiere, si chiamano Compositi>res. 
Generalmente corre una pareja (pariglia), da cui de- 
riva la voce -parejeriìs data a tutti i cavalli destinati 
alle corse ; talvolta sono due o tre le parejas, e for- 
mano la jjo^fl, i cui cavalli haiwo ordinariamente meno 
velocità. NoD sono aperti ippòdromi uè arene in Pa- 
tagonia, e le vie da percorrersi sono rette, situate nelle 
distese di valli o di altipiani di qualche 
tiros (traiti) di corsa, variano da 100 a lóOO mei 
più spesso da 3<J0 ad 800 ; si eseguiscono nelle Di 
niche dal tocco alle (>. Lo spettacolo è sempre adbllatov 
e gareggiano fino a cinquecento uomini, nelle grandi 
corse. Nelle ordinarie di Patagones o Biedma 
oltrepassano dai 50 ai lòO, la maggior parte 
vallo. 

Al principio si fanno le scommesse pattuite, 8', 
rante la corsa quelle di maggior entità; i corredort 
valcano senza alcuna bardatura, in maniche dì cai 
calzando alpurgatas (scarpe di canapa), a capo sco 
con semplice berretto. Prima di lanciarsi alla 
vera, si fanno correre alquanto i parejeros due o 
volte per brevi tratti e per prova, la quale chiamasi 
riar: in questo frattempo si scambiano le migliori «■ 
sicure scommesse. A certa distanza, ai lati dell'agone, 
stanno due uomini con bandiera in mano, che abbas- 
sano appena i corredores si damio il grido di vamos 
i;amo3.'... (andiamo) al momento di giungere pi 
i medesimi, In capo al percorso, vi sono altre barn 
che parimenti si abbassano al passar dei corredi 



- ETSOORATIA 



gli uomini che sostengono queste bandiere sì chiamano 
sentenciadores, e si reputano imparziali, dovendo sen- 
tenziare come giudici. 

I giocatori si dispongono ai lati del corso e scom- 
mettono con fragoroso entusiasmo. Chi fa la scommessa 
di cento pesos, altri SGommi?tte il carro od un dato 
numero di vacche o pecore, e talvolta perfino la stesaa 
bardatura del cavallo ed i propri vestiti. 

Non sì tosto i parejeros ai precipitano a corsa ver- 
tiginosa, i giocatori situati presso i punti di partenza, 
si slanciano loro dietro, facendo altrettanto a loro volta 
quelU disposti limgo i lati del percorso, affine di giun- 
gere quanto prima al termine del tratto. Allora le corse 
assumono la forma di grandi ondate, poiché corrono 
50, 100, 300 nomini, carri o breaks dietro i parejeros, 
con frastuono e grida assordanti; nessuno resta al punto 
dì partenza, tutti vogliono udire la sentenza dei giu- 
dici che hanno abbassato le bandiere al punto d'arrivo. 
Il subbuglio è generale, e gli alterchi, le grida, le di- 
spute stordiscono per un quarto d'ora. 

Oltrepassate le bandiere della meta, i corredores 
tentano di frenare i loro parejeros ; ordinariamente 
però seguitano per un'altra cinquantina di metri finché 
ai arrestano ; balzano da cavallo, gli passano le bri- 
glie intomo al collo a foggia di laccio e lo stringono 
forte per calmarne l'ansia. Parejeros e corredores 
vengono tosto circondati dai giocatori, mentre torna 
oggetto di speciale atnmirazione l'animale trionfante 
che tutti vogliono vedere ed accarezzare. A motivo 
d^e discussioni e del tempo impiegato nelle mriadas, 
^^Uma sera non si possono eseguire più di tre o quattro 



I 



corse, tranne sìksÌ fissato il numero delle earìadas i 
l'ora della partenza. 

Le grandi corse hanno luogo quando si scommel 
tono da mille jjcsos in più, con paJ'PjcJ'OS speciali: dui 
rano queste fino a dieci giorni, comprese le nuo-fl 
corse di minor valore. Le corse si fanno pm-amentfli 
da creoli, sebbene alcuni stranieri d'antica residenza 
vi prendano parte con piccole somme ; nelle grandi 
corse si dissipano, come già si è accennato, molti ca- 
pitali, e non è raro il caso che im padre di famiglia 
giuochi il patrimonio de' suoi figli, ritornando e 
accompagnato da coloro cui deve consegnare le Tacch4 
le pecore guadagnategli. 

D'altra parte, giacche in tali feste si fa abuso ( 
ginepro e d'altri liquori spiritosi, ne segue che raoltfi 
perdano il sentimento ed insieme la fortuna, istupid 
dall'alcool. Le Autorità non possono reprimere questa 
eccessi, essendo permesse le corse dalle leggi. 



§ IL — Il Mate - Alimentazione 
ED -Acclimatazione. 

77. — li Mate. — 11 costume che piìi attira l'ai 
tenzione dell'Europeo è quella del mate, Tostochè J 
entra in una casa di creoli, ed oggi anche di molt^ 
stranieri, viene offerto il mate, che conviene almeiu 
assaggiare per non recare disgusto alla famiglia. 

Il mate si porge in una piccola zucca, che piri 
capire nella palma della mano; ha un foro circoIa« 



E» I 
I superiore, che chiamasi boca del mate ; ^H 
d'ottone, d'argento, o d'oro, s'introduce ^H 



mi 



nella hoca del mate : al tubo si dà il nome di hom- 

billa (piccola pompa), e misura da 18 a 24 centimetri 

lunghezza, per 6 ad 8 millimetri di diametro. 

La parte inferiore, che s'introduce nel mate, finisce 

un globulo semiovale od ovale, con tanti forellini 

che solo permettono l'assorbimento del liquido, esclusa 



che solo permettono l'assorbimento del liquido, esclusa ^H 

la polvere dell'erba : dicesi ■pahiilla (palettina). La ^H 

p arte superiore invece, che sì introduce nella bocca, ^^| 

^^H^ piana e prende il nome di boquiìla (bocchino) ; la -^^| 

^^^KHfgiiilla è la parte che suol essere d'oro, quando il ^^M 

^^^*resto della bombilta è d'argento, e la boca fe rivestita "^^ 
di 1 
ha 

I 



isto della bomhiììa è d'argento, e la boca fe rivestita 

di lamine d'argento. Qualche mate o servizio da mate 

da im lato il pico, che fu il peduncolo della zucca, 

è guernito ordinariamente d'argento, con qualche 

icelletto simbohco. 






78. — Le forme variano : alcuni sono quasi tubu- 

lunghi e di spessa corteccia, col pico nella parte 

inferiore, e sono i porongos ; altri sono piani a guisa 

di galUfas o galUtitas (gallette 6 biscottinij, secondo 

la grandezza; altri sono quasi rotondi e co! yicQ da 

lato, e sono i mahs de fico. 

All'esterno i mates presentano ordinariamente sva- 
iati arabeschi, ed alcuni lavori veramente fini; altri sono 
lisci e levigati cosi da acquistare una specie di smalto 
vitreo di color castagno chiaro ; e sono ordinariamente 
galUtitas, le pifi preziose ; presentemente sì lavo- 
dei mates in legno, ed anche in porcellana e in 
■ente. 




^ ="TT»- 

^B "9. — £i'ba mate. — L'erba mate non deve coi 

^^K fondersi col mate, o recipiente in cui si fa Tinfusioi 
^^V dell'erba: questa viene prodotta da una pianta, il i 
^^È nome in botanica è Hex paraguaymsìs della faraig 
^^K delle llìcacee; la pianta poi da cui si hanno le zucche- 
^^f raates, è una cucurbitacea amara, somigliante alia 
^^1 cucurbita platensis. 

^H II nome Guarani dell'erba mate è caé (erba). Le foglie 

^H si dividevano in cad-qm (tènere), cad-miri (piccole), 
^^ caà-gitaztl (grandi). Il Padre Gesuita Ruiz de Montoya 
osserva cTie questo nome caci, somiglia al nome chìnese 
del the, che è cha o scia, e che ha proprietà simili 
^^L aWerha mate. La voce pemana mate deriva secondi 
^^B il Sig. Cuervo dalia lingua " quichua „ moti, 
^^1 significa: " tondo, tazza, o vaso di zucche „. 
^^K| Gli Indii Guarani delle disgraziate Missioni Gesd 

^^m tiche dicevano che il mate era tiinico, nutritivo ^ 
^^a medicinale; che sosteneva le forze nel lavoro el 
^^K aumentava, e che guariva certi mali di stomaco e | 
^^t malattie urinarie. 

La pianta del mate h alta tutto al più come l 
arancio. Un terreno coperto di queste piante si chiana 
!/erbà}. Sono famosi i yerhdhs delle Missioni (anttol 
Missioni Gesuitiche) e del Paraguay. 

Le foglie ed i rami teneri deir//cj; maoinafcì pjw 
finamente che Ìl caffè danno quella polvere che dicesi 
erhct mate. Si trovano in commercio tre generi di erba 
mate: la Paragiiaya, la Misionera e V Argentina; 1 
prima fe la migliore. Le buone proprietà di queste ^]j 
in generale superano quelle del calffe e del tè; i 
stimolanti, stomatiche, aperitive, diuretiche, e ptK 



•-WWT-Z- 



gono soprattutto maggior abbondanza di principi nu- 
trii ivi ; questa è la ragione, per cui si può prendere 
maggior quantità di questa infusione, senza irritare od 
alterare le funzioni digestive e nervose. Dobbiamo per- 
altro rilevare, rispetto alle sue influenze sul sistema 
nervoso, ohe abusandone, produce lievi eccitazioni nella 
parte inferiore del gran simpatico. 

n colore della polvere di queste erbe & più o meno 
verde, ed il sapore amarognolo, però gradito e legger- 
mente soave. 

80. — Per servire il tuale, o farne l'infusione (il 
mate non è altro che una continua infusione), sì motte 
nel recipiente una quantità di erba uguale alla meli 
della sua capacità, s'introduce la bombilla premendo con 
essa un po' la polvere, e vi sì versa dell'acqua calda. 
L'acqua non dev'essere bollente,' ed è bene provarne 
il calore immergendovi un dito, prima di versarla : 
se il calore non permette di mantenervi il dito per 
alcuni minuti secondi, l'acqua ha la temperatura ri- 
chiesta. Altre volte se ne riconosce il grado dal canto 
o gorgoglio che fa l'acqua prima d'entrare in ebullì- 
zìone. Questo canto lo chiamano chillar ; ed 6 comune 
l'avviso che sì dà a chi lo prepara : " La caldera està 
chinando o ya cìiìlìa, cs tiempo de -preparar el mate „ 
(la caldaia sta gorgogliando o già gorgoglia, è tempo 
di preparare il mate). La temperatura per l'infusione 
■■^a da 40" a 70", a seconda dei gusti. 



^^-61. — Colui che prepara il mate prende il nome 
di sebador ; la quantità d'erba che si infonde, dice; 






vire il mate, sebo/mj^È 



^ 



^ 
^ 



sebadtira; l'atto di preparare e servi 

L'origine della parola mate è quichua e propria-' 

mente pernana, e gli Indi che già si servivano di 

quest'erba dovevano per esperienza conoscerne i buoni 

effetti. 

Le parole sebar, sebador e sehadwn, pare 
una corruzione del verbo servire, dell'aggettivo servi^ 
tare ed un sostantivo dello stesso aggettivo o del par- 
ticipio servilo. Gli Indi ed i gaiichos creoli, che mal 
pronunciano la r e sostituiscono sempre !a b alla v, 
avranno cominciato a dire : sehar mate in luogo di 
survir mate, chiamando sehador il servitore ; come è 
probabile che da servidor sia derivato servidura a tutto 
l'atto di servire il mate, ovvero all'er&a che avea ser- 
vito per prepararlo; questa nomenclatura si generali 2ai|t>' 
quindi tra la gente meno istruita. 

Non è improbabile altresì, che quest'ultima parol 
aia ima corruzione del participio sostantivo hervidi 
(bollitura), usato dagli Spagnuoli dei primi tempi d( 
la conquista de! Piata ; hervtdura vorrà alludere 
l'atto di bollire l'erba, e gli Indi seminciviliti con 
resi della r, che non è loro di facile prommzia, av 
bero detto ebadura a sebadura. 

Nella prima etimologia è notevole il cambio d< 
i di servire per la a; ma a chi conosce il linguagj 
dei Guaranies e degU altri Indi Argentini, non s 
brerk strana questa sostituzione, essendo comune 
i medesimi il mutare !a i in o, accentuandola qi 
il vocabolo è bisillabo, e la vocale 6 finale. 

Presentemente gli Indi ^'cono sebd mate, 
di sebar male, e sehadó, per servidor ò sebador 



Liom 



persone e le famiglie di qualche coltura, all'opposto 
non dicono seÒar el mate e sebador^ ma sei'vir e.l 
mate, e servidor a colui che lo , prepara e presenta. 

Alcuni perù vogliono farla derivare dal verbo spa- 
gnolo cebar che significa ingrassare, alimentare, fo- 
mentare, continuando l'azione, perchè l'azione di cebar 
mate è continua. Non ci sembra probabile questa 
derivazione, perchè i Gauchos non dicono mai cebar, 
ma sebar mate. Si potrebbe ammetterò il cambio 
della e in s, che è difetto comune; ma con questo 
non si spiegherebbe la tendenza attuale di sostituire 
U verbo servir al verbo serbar. 

digreasìoiio etimologica ci dispeneerii da 
■lori spiegazioni per lo innanzi, e et consentirà dì 

«cedere con libertà nelle descrizioni relative al 
mate. 

Il recipiente per iscaldarvi l'acqua chiamasi caldera 
(caldaia), e più propriamente pabfi, metaplasmo di 
paca. La sua forma è cilindrica o conica e la materia 
di ferro o latta : ha la capacità da uno a tre litri, ed 
ha un becco tubolare quasi a ffigjj;ia di S, per cui sì 
versa l'acqua nel mate. 



^^L. Questa 

^Hpteriori 

^*procedere 



Bpoza 

^K. TI 



'82. — Il mate è duhe ed amargo. Dicesi dolce, 

ido gli si aggiunge una quantità di zucchero al 

unente di servirsene, ed amaro, quando se ne fa 



Il mate amaro dai creoli si chiama anche cimarron 
verde', voce quest'ultima che allude al colore del- 
Verha, mentre la prima, ehnarron, deriva dall'uso che 
ne facevano i gauchos, chiamati dtnnrrones, a motiv» 



a fuggias^^l 

k tra 
JO ^^^^ 



della li)ro vita del tutto nomade, a talvolta . 
per qualche delitto di sanfj;iie, 

n mate dolce si usa comunemeute nelle città tra 
Itì famiglie di gusto delicato; l'amaro è preferito ( 
creoli di campagna e soprattutto dai vecchi. 

— Andiamo a echar un verde, — o solamento^ 
à verdear, — significa servire il mate : i vecchi gauù 
dicono semplicemente — andiamo a clmarronear. 

Il mate ha le suo regole di preparazione, e non è cotì 
comune trovare un buon scbudor. Per sehar \va buon 
mate, è necessario remojar (inzuppare) Verha ; vale a 
dire, prima d'infondervi l'acqua calda, appena messa al 
fuoco la paha, conviene gettare un po' d'acqua fredda 
nella sebadura affinchè si inzuppi e gonfii. L'acqua 
calda s'infonde fino alla boca; e poiché Vcrba forma 
una schiuma piti o meno bianca, questa serve per co- 
noscere se il mate è ben fiebado, e se Verba h buona. 
Se è buona mantiene la schiuma per maggior tempo, 
e colla medesima sehadvra possono ammannirsi 20 o 
30 mates. Quando non presenta più schiuma, perde il 
suo sapore, ed fe necessario rinnovare la sebadura : i' 
mate senza schiuma si chiama lavado (lavato), e noB 
può offrirsi a nessuna persona in visita. t^ 

83, — L'atto di bere l'infusione si dice tornar mate 
e tomador o muterò chi lo beve ; per sorbire il mate' 
non si deve muovere la hombilìa, ne con la stessa di- 
menare il contenuto; si sorbisce lentamente e 
grazia. Otturandosi la hombilìa, il che dicesi tapm 
hmnbUla, è regola di restituire il mate senza darl& 
conoscere. Sarebbe una sconvenienza grossolana q 




i 



l' ospite che levasse la bomhilla dal mate o vi 
iflBasse per uon potere o saper assorbire il liquido. 
Nel gustarne un sorso, si deve inghiottire all'istante, 
senza trattenerlo alcun tempo in bocca, altrimenti 
si corre il rischio di scottare le sensìbilissime mem- 
brane della lingua e del palato. 

Il primo mate si offre al padrone o alla pradrona dì 
casa, per sapere se sia convenientemente oaldo ed abbia 
la quantità sufficiente di zucchero ; il secondo si offre 
all'ospite, cominciando dal maggiore d'etU, o d'autorità, 
quando sieno molti, 

Con ima stessa scbadura e bomhilla, si servono tutte 
le persone di una famiglia; b(?n inteso che ognuna 
esam*isca completamente l'infusione, restituendo quindi 
il mate al sebaiìor, il quale lo forbisce e prepara il se- 
condo, e così via via. Ordinariamente però quando 
oltrepassano i sei od otto, si fa uso di due mait'S. Si 
ritiene quale affronto e mancanza di confidenza ter- 
gere la boqttilla prima e dopo il sorbimento del mate: 
questa è incombenza del nehador fo sebadora se è 
donna) in cucina; nelle case dei creoli e dei gauckos, 
tra amici e parenti, non sì ripulisce in alcim tempo, 

piU non sì imbrattasse d'erba la boquilla. 



84. — L'uso del mate è uno dei più diffusi e carat- 
teristici nelle Repubbliche del Piata; tutti prendono 
mate : ricchi, poveri, vecchi, giovani e bambini ; fra gli 
stranieri, gli Spagnuoli e gli Italiani, quando vi sì 
abituano divengono piìi iomadores che non gli stessi 
orfeoii. Il mate si serve a tutte le ore ed in qualunque 

ta, ove non trattisi di stranieri di fresco arrivati; 



r 



^» "PT L - 



29-2 

ma nelle famiglie si preade al mattino con pane, coi 
colazione ; prima del pranzo e dalla cena, corno api 
tivo, e talvolta dopo i dne pasti comi? digestivo. 0( 
eràolo beve da sei ad otto mates in ciascuna sebadurt 
per eaperimentarne però i buoni effetti, bastano di 
o tre. 

Nel prenderlo si perde molto tempo, quando 
riunione sta numerosa e loquaci i consumatori ; ordii 
riamente, per ogni sebadura s'impiegano tre quai 
d'ora; vi sono di quelli che. fanno uso di mate tutto^ 
il giorno, preferendolo ad ogni altro nutrimento. Il 
mate dolce è meno eccitante, piii gradevole e di 
stivo, ed una persona qualiuiqiie può sostenersi tut 
una giornata con solo male, senza sentire affievolì 
manto, bevendolo al mattino ed al mezzogiomo. Oi 
si rileva la quantità dei principi alimentari e d' 
similazione, mentre tornerebbe impossibile passare 
giornata con semplice caffè o tfe senza sentir inedia. 
Facendone molto uso, specialmente del dolce, si dimi- 
nuisce l'appetito; ragione per cui prima di mangi 
si preferisce l'amaro, che ò aperitivo. 

Riesce inoltre una raodicìna in varie inferraiUi 
reni, del fegato e dello stomiico; nella diuresi è mol 
eEBcjace. Un medico inglese provò che l'erba mcUe 
una delle infusioni che possono prendersi in magati 
abbondanza, in qualunque railattia, non esoluse 
pneumoniche e le cerebrali, avendo sostenuto ohe 
depurativa e nutriente in sommo grado. 

D'altra parte, l'anaUsi qualitativa e quantitativa 
de" suoi elementi costitutivi, non lascia dubbio sulle 
B'je buone proprietà, Coll'esLratto sì prepara un 



ge- 

1 



roppo che viene amministrato in varie infermità acute; 
e colla polvere, usata a modo di cataplasma, si fanno 
'altre applicazioni. Queste prerogative collocano certa- 
mente il wìafe sopra il caffè, che non può bersi uè 
cosi di frequente né in grandi dosi, senza provare ì 
suoi eccitanti effetti nervosi ed accelerazione dei movi- 
menta del cuore; sopra il tè, il quale, oltre ad essere 
inferiore al caffè, è cosi debilitante, che non regge 
alla comparazione ; e sopra lo stesso cioccolate ed il 
caeao, che sebbene così gradevoli e ricchi di principi 
nutritivi, non potrebbero bersi tutto il giorno senza 
provar nausea e sentire un rilassamento generale di 
stomaco. La maniera soltanto di servire il mate 6 ciò 
che ripugna allo straniero; molti perì) cominciano s 
fame USCI in piocole tazze come il caffè, chiamandolo 
cosi maffi cocido (ra. cotto). Co! latte, il mate è 
migliore ed assai pifi nutritivo del caffè o tè nella 
stessa miscela. 

n sig. G. Raggi nel suo libro Viaggio attraverso 
l'America meridionale dice : " Io tengo per fermo che 
come da soli trecento anni l'America ci ha dato la 
patata, il mais, il cacao, il tacchino, il tabacco, verrà, 
senza dubbio, il tempo in cui ci darà il mate non appena 
noi Europei ci saremo persuasi che questo surrogato del 
the e del caffè è piìi comodo ed igienico. „ 

Un autore spagnuoio, Felice Monlau, dice che " Vilex 
paraguaymsis è una pianta di virtti analoghe e supe- 
riori al the della China. „ 

" Vi si accostumano presto, dice De Moussy, e pa- 
recchi stranieri se ne servono piti spesso che gh stessi 
MBÌ>turalÌ. _ li mate^ secondo il medesimo autore, * è un 



Li PATAOOSIA 



vero inganna-fame e permette aspettar l'alimento sin» 
ail'ora del riposo, che si protrae qualche volta a tard^_ 



85. — AUmeutazione. — Nella Repubblica d^ 
Piata, dove l'agricoltura nou è ancora molto svili^ 
pata il regime alimentare prevalente è l'animale i 
zichè il vegetale: la' carne, d'altra parte, vi è abbiU 
dante ed a buon prezzo, e la ricchezza del bestia 
fornisce Ì piti vistosi capitali dello Stato. Lo e 
della Patagonia: l'alimento comune viene somn] 
trato dalla carne, e la verdura non è che un acoa^ 
sorio. Nelle popolazioni dove fiorisce l'agricoltura, come 
a Patagones, Biedma, Pringles, Chubut e Chos-Malal, 
non manca la parte vegetale in ogni pasto ; ma, come si 
disse, sempre quale accessorio, ed una famiglia creola 
crede impossibile si possa vivere con alimenti pura- 
mente vegetali; nella campagna, dove non si coltiv) 
orti, si mangia camo semplicemente. Il pane nelle e 
e la galletta nella campagna non difettano ; il i 
le paste, la farina, e la fariha di mandkoca sono ] 
mente comuni in ogni parte. Quella di mandiooa f 
ticolarmente si presta a tutti Ì pasti, e può mangia 
cruda, bollita e fritta : à una deUe derrate prìuoipi 
della famiglia creola. Si beve vino nelle città, ( 
alcune estancias nella campagna ; ma i gamhos ue^ 
refezioni preferiscono l'acqua fresca, o un mate dopo I 
pasto. 



ì. — La meliga ed il frumento, se non sono i 
bendanti, sono sufficienti e vengono impiegati in [ 










LIBRO IJI- ETNOOBAFIA 29f" 

iciali. La pannocchia del grano turco cliiamasi 
'.lo. e quando i chicchi sono ancora freschi, si roso- 
lano e formano il choclo asudo, di grato sapore ; oppure 
si intrìdono nel pttckei'O (bollito), o guìso (condimento 
grasso) in minuzzoli : quando le pannocchie sono sta- 
gionate, si cuocono intiere soltanto nell'acqua, con un 
ICO di sale, e si forma il cosi detto mote. 
Se si sgranellano lo pannocchie dure, e si pestano 
icchi in un grande mortaio per toglierne lo buccie 
~ triturarli alquanto, sì ha la mazamorra : sì battono 
i grani con pestello di legno, fino ad ottenere una di- 
screta quantità di farina, rimanendo i chicchi per lo 
appena spezzati in tre o quattro parti ; allora si 
rae questo tritume dal mortaio, e si mette a bollire 
lell'acqua, dimenandolo continuamente per renderlo 
denso; cosi cuoce la mazamorra che si toglie dalla 
pentola per servirsene quando sia fredda, aggiungen- 
dovi zucchero ; oppure si diluisce in latte, ed allora 
somministra una squisita vivanda : la masarnorra con 
bieche. 

Colla mazamorra si prepara un altro cibo, detto 

I, e consiste nella mescolanza di ima quantità di 

izamorra con una frittura dì carne trita, aggiimtevi 

lipolle spezio diverse ; si usa inoltre il pororò, 

'grani in padella. Gol frumento sì aramanniscono gli 

lai cibi, ma sono piii fini e gustosi. 

Una frittura di carne assai triturata, condita con 

letà e vegetali, chiamasi giiiso, e gtiisote quando 

iparasì con pezzi piìi grossi. 

Grande essendo il numero delle vacche, il latte e 

formaggio abbondano ; non però a proporzione il bu- 




tirro, conoscendosi poco l'industria del prepararlo, i 
latte si confezionano molti doloì, come el arroz y l 
fina con teche, (riso e farina con latte), piatti Snal 

quasi di obbligo nei banchetti dei creoli. 




87, — Colla carne si allestisce an piatto speciale 
noli' Uruguay e nell'Argentina: el asado con 
(arrosto con pelle). 

Si ammazza un animale grasRo, una vacca 
vitello, e senza levarne la pelle, si divide in pezzi, 
sciandovi un grosso strato dì carne. Con una vacca 
ottengono sei arrosti; due pezzi li formano i due 
della costolatura, due i quarti posteriori e due gli an- 
teriori. Non si devono però lasciare ossa in questi pezzi, 
il cui spessore non oltrepasserà i sei o sette centi- 
metri ; i pezzi s'infilzano longitudinalmente in lunghi 
spiedi chiamati asadores, e si attraversano pel largo 
con altri asadores di legno por tenervi distesa tutl 
la porzione : arrosti di questo genere sogliono 
un metro di lunghezza por sessanta centimetri di 
ghczza ; ordinariamente però sono lunghi 80 cejitimetri 
e larghi da 40 a 50. Per cuocerli si prepara un gran 
fuoco, con grossi tronchi di legno, ed è il fogon ; 
collocano gli asadores a qualche distanza fissati 
suolo, colla carne verso le fiamme, si attende prima 
si arrostisca la stessa e poi si capovolge il pezzo 
presentare il lato della pelle, si continuano le gìravoll 
finché tutto sia ben cotto, occorroiido por ciò una 
due ore. Di questo arrosto si mangia soltanto la ci 
aderente alla pelle, d'un guato e sapore superiori 
ogni altra maniem di carne condita, 



3iaie 

] 






297 



1 h'asado con cwro è un cibo di lusso, poiché si 
Ipreca molta carne e ci si rimette la pelle ; così chi^ 
si prepara solamente nelle feste e nei banchetti cam- 
pestri : alla mensa può presentarsi senza la pelle ar- 
rostita, ed è saporita egualmente. Nei pranzi ut&ciali 
dello autorità creole non manca mai questo piatto 






88. — Gli altri modi di preparare le vivande appar- 
lengono alle cucine straniere ed in particolare alla 
spagmiola, alla quale segue prima la cucina italiana 
e poi la francean nelle pietanze rafilnate: le cucine 
inglese ed alemanna non fanno parte del regime 
comune, e sono rifiutate dai creoli. 11 numero di 
piatti ordinariamente nelle famiglie non supera i due : 
il puchero (lesso) o l'asado (arrosto), e qualche gtiiso 
(guazzetto) nei giorni festivi ; la porzione fe abbon- 
dante specialmente in carne, ma non bisogna co- 
prirne il piatto; la carne più consumata nelle città è 
quella di vacca, e quella di pecora in campagna. Crii 
stranieri parimenti si sono accostumati alla stessa ali- 
mentazione ; siccome gli animali che si mangiano non 
sono mantenuti nelle stallcj ma vivono in campagna 
aperta senza alcuna cura, la carne 6 più dura e meno 
nutritiva che l'europea. 

Un uomo consuma maggior quantità di carne nel- 
l'America del Sud che non in Europa, a paritJi di 



I 



^Dondizi 

^F so. 



L'alimentazione ha ui 
nello studio etnografico, poiché i 



n grande importanza 
ifluisce notevolmente 



298 LA PATAGONIA 

sui caratteri fisici e morali e sul predominio delle infer- 
mità derivate dagli alimenti. 

L'alimentazione vegetale che ha in buona pro- 
porzione sostanze azotate, sostiene una costituzione 
sana, di carnosità stabile, ed imprime ima ^maggiore 
attività alle membra ; h igienica e favorisce parimenti 
lo sviluppo morale ed intellettuale. 

Al contrario, la sola alimentazione animale produce 
una pinguedine meno sicura, muscoli poco energici, 
perchè gli mancano gli idrati di carbonio tanto ne- 
cessari alla robustezza dei muscoli; nel dominio in- 
tellettuale ritarda ed ottunde molte volte Tintelligenza, 
e tutto lo spirito risente il peso della carne. L'istru- 
zione superiore fiorisce più nei paesi d'alimentazione 
vegetale, che non in quelli dell'animale; secondo 
il nostro modo di vedere, l'alimentazione animale e 
vegetale influiscono molto nel colore della cute, della 
capigliatura e degli occhi ; il colore abbronzito della 
, pelle, il castagno scuro dell'iride e dei capelli dei 
creoli sudamericani devono ritrarre dalFalimentazione 
gran parte della loro materia colorante. Crediamo che 
l'alimentazione mista sia la migliore. 

Nella Patagonia si verificano queste influenze da 
noi esposte : le costituzioni non sono robuste, e le 
forze muscolari non hanno comparazione colle Eu- 
ropee (*) ; e degno di nota è lo scarso numero di persone 



(*) Nota d^l revisore. — Questa debolezza non è dovuta 
alla alimentazione animale, ma alla poca sostanza di quella 
carne per i cattivi pascoli. I pascoli europei, concimati e 
ben accuditi dagli agricoltori, son molto migliori dei pascoli 



!• fe." f ,' 



ì III - KTSOOBiKiA 



di addome proiniiiente ; nei gaucJtos è cosa piti unica 
che rara. Le lacoltJi intellettuali si elevano poco alla 
speculazione, e quando si espone loro qualche alta 
idea, difficilmente l'intendono ; nell'istruzione i fanciulli 
dimostrano poca attitudine per lo studio delle mate- 
matiche. 



^Bi' 



90. — Rispetto all'attività degli organi, notevolissima 
'influenza dell'alimentazione : i creoli rifuggono da 
ogni lavoro costante dove occorra l'impiego delle forze 
rauscoiari, e quando dovessero intraprendere qualche 
grave fatica l'interrompono sovente pel riposo; nelle 
famiglie si considera il lavoro per la cucina e la cu- 
citiu"a, come il piii pesante, ed è ben raro che le giovani 
creole si occupino d'agricoltura. Per quelle più o meno 
benestanti, le occupazioni quotidiane vanno cosi ripar- 
tite : la levata presso lo spimtar del sole, e la prima 
faccenda fe di preparare il mute clie dura quasi un'ora ; 
seguono la pulizia della casa e la compra delie provvi- 
gioni per la mensa; dallo 9 alle 11 si dedicano alla cuci- 
tura e al ricamo; e dalle 1 1 alle 12 si allestisce il pranzo. 
Dopo di questo, che ha termine circa il tocco, si ripete 
la pulizia della casa, e si rigovernano le stoviglie lino 
alle 14; da quest'ora fino alle 16 circa s'intercala un po' 
di cucitura, di ricamo, e si aspettano visite o si esce per 
iarle; poi si prepara nuovamente il mate; dopo il quale 
3Ì passa ai preparativi per la cena, che ordinariamente 



nerioani. Quali popoli mangiano pii» carne clie gli Ale- 
mi e gli Anglo-Saaaoni, e quali popoli si applioauo di piti 
ì BÈudii specialnaeute speculativi? 





i luogo alle 18 Y,- Alle 19. o 19 '/, nell'estate, tuu 
è finito, e si possono attendere o fare visite fino all(f^ 
20 Vi o<l S'ile 21. Per la terza Tolta si prepara in questo 
frattempo il mate, finché alle 21 '/. la maggior parte 
deUe famiglie si abbandona al riposo, aspettando che 
il ricomparir del sole li richiami alia solita vita. E 
questo modo di occupare il tempo è il più comune, 
runico, può dirsi, delle famiglie ricche, e povere, dd 
città e della campagna, tranne onorate eccezioni. 

Secondo il oaloolo più probabile, nelle tre o quattro*" 
volte che si serve il mate s'impiegano circa tre ore 
al giorno, e si comprende quanto questa occupazione 
influisca sulla diminuzione del lavoro proficuo. 

Non avendo occupazioni, tutte lo visite sono t 
cette per rianimare la conversazione e gustare alcun 
sebaduras de ycrha in più lungo tempo, con generale 
soddisfazione. In Patagones e Biedma si è generaliz- 
zato assai l'uso di offrire del guindado, ai principio e a 
fine del mate ; in nessuna casa però si presenta vim 
a meno che l'ospite non sia Europeo. Presentemei 
nelle famiglie principali costumasi oft'rire i1 
qualche bicchierino di liquore, nelle visite di Eurt^ 

Nelle famiglio non creole, il tempo viene 
inipiogato : manca sposso il mìo^c ; durante Ìl giorno ili 
dedicano ad occupazioni laboriose e d'indole luoratin 



ittro 
ore 
;ione 



91. — Acclimatazione. — È un punto importane 

per l'emigrante, conoscere il grado più o meno prolM 
bile d'acclimatazione che puf) avere la sua schiattai] 
una regione qualunque del globo; il clima, l'alimq 
tazione, la produzione del suolo, i costumi sociali ( 



leggi dovrebbero preoccupare sempre V emigrante in- 
telligente; ma piti ancora la sua attenzione dovrebbe 
fermarsi sul grado più ooofaceiite di acclimatazione 
prima di decidersi ad emigrare in una regione. Non 
basta sapere che il clima è più o meno felice, ralimeii- 
tazìone e le produzioni facili ed abbondanti, i costumi 
sociali semplici e le leggi iavorevuli: è necessario veri- 
ficare se i connazionali si adattino al clima, se vi si 
propaghi la loro stirpe, ovvero diminuisca per cause 
incognite. A nulla approderebbe l'aver trovato un 
paese fertile, di leggi e costumanze buone, se uno- 
studio accurato dimostrasse che la mortalità degli im- 
migranti da questa o quella regione vi aumentasse 
e ne abbreviaslie i giorni. 

Questo dato basterebbe per distornare dall' emi- 
grare in quella regione, per quanto lucrose fossero le 
ricompense delle fatiche : crediamo opportuno ed im- 
portante trattare tale argomento in generale almeno, 
per mancanza di dati statistici. Basta osservare a questo 
proposito lo sviluppo delle prime famiglie Italiane, 
venute in Patagonia fino dal 1854, e delle Inglesi giun- 
tevi nel 18G4, Delle prime famiglie italiane ne esistono 
presentemente in Biedma, Patagones, ed in tutto il 
corso del Rio Negro, notando che tutto favorì a pro- 
lungare i loro giorni : il clima, l'alimento, le produzioni 
ed i costumi ; la maggior parte di esse occupano per 
la loro fortuna im posto ragguardevole e ben poco ne 
sofferse la loro salute e robustezza : poca ne fu la mor- 
talità, e nell'aumento raggiunsero un numero che per 
nulla disdice alla nota loro prolifica fecondità. La 
tpna salute degli Ilaliani si distingue da quella di altri 




rn^ 



immigranti Europei ed è superiore a quella degli si 
creoli. 

Gli Inglesi del Chubut, che arrivarono in numero 
di 150 nel 1864, formano ora una popolazione di 1800 
persone ; sebbene in questo numero debbansi contare 
nuove altre immigrazioni d'amii posteriori ; nelle isole 
Malvine, in Punta Arenas e Terra del Fuoco, dove 
parimenti si stabilirono , hanno dato eguale prova 
della loro acclimatazione salutìfera. In un calcolo che 
riproduciamo nel capitolo Istruzione mettiamo 25.200 
Europei, da Bahia Bianca alle isole Malvine : e di 
questo numero, 9000 Bono Spagnuoli, 7000 Italiani, 
6000 Inglesi, ed il resto d'altro Nazioni d'Eiiropa-l 
d'America. 

Sono proprietari approssimativamente : Spagnui 
'/.,, Italiani Vn Inglesi "/, ; qnasi tutti gh Europei giunti 
prima del 1890 sono proprietari e padri di numerose 
famighe ; i loro figli sono più sani, robusti ed attivi 
degli stessi creoli, quantimque abbiano abbracciato 
tutti i costumi e modi di vivere dei naturali geni 

Il clima ed i costumi sociali e laboriosi 
nondimeno influito in alcuni piJi che in altri : 
poco negli Spagnuoli; negli Italiani un po' più ; assai 
negli Inglesi. Tra gli Spagnuoli tale influenza si 
manifesta nei figli, alquanto inlermiccì nella prìnil^ 
età, A tale influenza non soggiacciono gli Italii 
cui figli sono però dotati di minor forza muacol 
sebbene sani quanto i genitori, nei quali ai manifesti 
\m po' di pinguedine continua, non però ocoessiva. Olì 
Inglesi si distinguono per il colore o tono dì voce piU 
robusti ; i figli sono sani, ma acquistano tosto 



,ni^^ 

1 



a priinn 
^aliaiiàjH 
lacolan^l 
lanìfeat*^ 




MBRO lIl-BIJiOCIl 






;era tinta abbronzata. Nello Spagmiolo il colore 
;ria ben poco, come negli stessi figli ; nell'Italiano si 
nota il suo bruno più nella campagna che nelle città. 
Nel linguaggio e nei costiuni, dopo lo Spagmiolo, l'Ita- 
10 si adatta più presto dì qualunque altro Europeo. 
Infine, le tre citate razze si acclimatano assai bene, 
dànuo a divedere col loro aumento e colla buona 
salute, che la Patagonia è una regione atta ad ima 
conveniente immigrazione. Gli Europei d'altre Nazioni 
non possono essere oggetto di studio ancora, a motivo 
dell'esiguo loro numero e breve dimora ; abbiamo tut- 
tavia conosciuto vario famiglie di Francesi, Alemanni 
ed Austriaci, e ci parve che le prime, le Francesi, go- 
dano la stessa salute degli Italiani, sebbene non così 
feconde ; le seconde, le Tedesche, assomigliano agli In- 
glesi, e le ultime, io Austriache, non sì trovano male. 



§ m. 



Abitazioni e Du'bndenze. 



^^^F02. — Abbiamo provato nei dati statistici che la 
.popolazione rurale della Patagonia, Terra del Fuoco ed 
Isole Malvine, forma il 78 7,, Jel totale, e che nella 
sola Patagonia Argentina somma a quasi 40.000 abi- 
tanti, o precisamente r82 "/„ del totale. E naturale che 
questa popolazione si occupi in qualche lavoro, ed 
abbia costumi attivi e sociali, in relazione al suo modo 
di vivere ; a tale proposito devesi notare oho il suo 
maggior numero, rispettivamente alla popolazione ur- 
bana, iìh il carattere generale allii popolazione e rap- 



pjP |"«H 



304 




r 

^H presenta e sostiene la vita propriamente patagonii 
^H Ohe specie d'uoraini siano, in che si occupino, come 
^H vano, di quali cibi s'alimentino, e quali siano i vini 
^H o costumi che li leghino, ecco lo domande 
^H ralmonlo vengono mosse dal desiderio di conoscere 
^^ft l'abitante, che vive e si sviluppa nelle interminabili 
^^B solitudini della Patagonia. 

^^P Per rispondere debitamente, ci conviene esor< 

^H dalle dimore in cui vivono, parlare cioè delle abU 
^^B zioni e relative dipendenze; dopo potremo passare alle 
^^B particolarilà del loro vivere. Premettiamo in generalo 
^^r che vi sono due ordini d'edifìci : l'uno delle famiglis 
ricche piii o meno civili, l'altro dei poveri e indij 
seraioìvili ; nessuno dorme a ciclo scoperto, nemmi 
lo stesso selvaggio, tranne che gusti od incidenti evi 
tuali non ne offrano l'occasione. 

Intendendo per edifìci tutto l'abitato di una U 
glia, cogli scompartimenti destinati al lavoro ed 
dimora dei giornalieri, e calcolando in media cinque pi 
sene per edificio, ci risulta il numero di 8000 
rurali per i 40.000 abitanti: cinque persone in mei 
per edificio non è poi gran fatto, come apprenderei 
pììi innanzi. Per famiglie ricche intendiamo quelle che 
^dispongono di una rendita maggiore di 80.000 franchi, 
6ii in questo senso, '/^ degli edifici appartengono a tal 
classe. 

Si8. — Le case di queste famiglie sono dì matei 
comune in gran parte, di l'orme semplici a stile i 
masseria; il materiale usatovi b il mattone e la o^ 
Cina per la collegazione ; per alcune case si fece i 






- BTJfljaRAFli 



305 



di una roccia arenaria di sufficiente solidità, ma non 
si trova in tutte le parti. La forma in generale è ret- 
tangolare ed il tetto è ad un'acqua o sola caduta; 
ordinariamente formano tre corpi, seguendo il disegno 
a quadrilatero : il fondo principale noi centro, e le due 
braccia. L'orientazione delle porte nel corpo principale 
guarda il nord ; tutte hanno scompartimenti, destinati 
al lavoro od a depositi che sono costruiti con grossi 
mattoni di terra pura, crudi, detti terrones ; la loro 
ghezza è di 30 a 40 centimetri per 10 a 16 di spes- 
se, e 15 a 20 di larghezza. 

'■ Il tetto delle abitazioni dì ierron si forma di paglia 
) giunchi silvestri; la sua l'orma t di due o tre aoque. 
Le pareti non sono intonacate ed il loro spessore varia 
da 8 a 15 centimetri. La casa di ferron con tetto di 
paglia chiamasi rancho, e rnncìmy'a un caseggiato dì 
simili edifici. 

Le case dei poveri e indigeni inciviliti sono di tal 
genere ; si fabbricano parimenti ratichos de barro, che 
consistono nel comporre le loro pareti con un tessuto 
di rami o di giimchi, spalmandole poi con argilla e fango 
ben consistente, in guisa che ne otturi tutte le aper- 
ture ed appiani la superfìcie. Se sono mal costruite, 
ed il tetto e le pareti sono povere e del medesimo- 
stile, si ha una chosa nel linguaggio creolo, e chozce 
nel civile ; la cJiosa k l'infimo grado degli edifici rurali 
ed E) propria degli indigeni e creoli pigri, poveri ed 
pignoranti, essendoché la casa di terron costerebbe loro 
H|^bii dipresso il medesimo lavoro. 
^H^ Alcune case di terron e di barro hanno una mano 
^^flt calce nell'interno, ed appartengono a famiglio civili 




in possesso di qualche capitale ; le case di terron i 
hanno cemento di aorta, eppure, quando sieno ben l 
bricate, sono solide, ben riparate nel!' inverno e fresche 
neirestate. In Patagones esistono ancora case di terron 
che contano ini secolo, mentre quelle di barro non 
durano pili di 8 a 10 anni, dovendosene rinnovare dì 
frequente l'intonaco. La fattura o ricomposizionfi del 
tetto di paglia si dice ^«(McArtr, ed i faftori o ricora- 
positori quinchadorcs ; le case di terron e di fxni-o 
sono opera degli architetti gauchos; il pavimento I 
bell'e formato dal suolo appianato, senza nessun i 
tificio. 



94. — Un rancho povero ha due sole stanze : 
serve di cucina, di sala, di refettorio e dormitorio ;J 
l'altra puramente di dormitorio e di dispensa poi 
padroni di casa, Queste cucine essendo prive di camiil 
il fumo si apre un adito per le porte e le finestre, noi 
senza coprire col tempo tutti gii oggetti d'un manto 
protettore di fuliggine ; il fogon (focolare) si colloca 
nel mezzo della stanza o in un angolo prossimo i 
porta, che suol essere unica; in esso ardono groi 
tronchi d'albero, ed imo specialmente più grosso àaÀ 
altri, chiamato il tison fogonero, ohe deve consen 
il fuoco di notte, coperto colla cenere. Al mattino i 
scopre e con esso si riaccende il fuoco. In campagna 
tutto il mondo sorge prima del sole, ed fe tradizionale 
che il gaucho si levi allo spuntar dell' aurora, quando 
i galli cominciano a salutare in curo il dì nascei 
il gaucJio dev' essere nmdrugador (mattiniero), 
prevenir gli albori, quando ancora nitilano le E 






mf 



l'aria è fresca, gli uccelletti dormono ed il sole lotta 
ir dissipare le nere ombre. 

Acceso che sia al mattino il fuoco nelle case, non 
spegne in tutta la giornata ; e la prima cura è di 
mettervi sopra la pava e preparare il mate ; se nella 
cucina stanno a dormire i forestieri, devono abban- 
donare il letto, acceso il fuoco ; il moie comincia a 
qupst'ora e dura fino ad im'ora dopo il sorgere del sole. 
Preso il mate, si rosola al fuoco un pezzo di carne, 
ed fe il churrasco della colazione, mezzo crudo, ancora 
con im succo rosso ; i! vero cliurrasco si arrostisce tra 
le bragie e deve avere mi po' di cenere e sangue colo- 
rante ; se non ne avesse e fosse più cotto, foimerebbe 
Vasado alla graticola, modo questo che non è del gusto 
del gaucho, che darebbe così a divedere di essere deli- 
cato. Mangiato il rhurrnsco, ognuno deve occuparsi in 
qualche lavoro : la donna assetta la casa ed il padrone 
esce al campo o considta i suoi lavoranti sullo stato 
degli animali, o l'ospite deve partire se non intende 
fermarsi a giornata. 

Disposta in ordine la cucina, si converte in sala da 
ìite fino alle U, ora di allestire il pranzo; alle 12 è 
refettorio ; dal tocco alle 2 sala di nuovo ; cucina in 
appresso, e finalmente dormitorio. 



^Bdi4 



— I mobili della cucina sono dei più semplici : 
tronchi di legno o cassettoni, ed in molte case 
lìanchì crani di vacca e grossi massi; la tavola del 
refettorio, per collocarvi il piatto di servizio, fe un cas- 
sone, e l'unica posata Ì! il coltello proprio di punta 
acuta, che ogmmo deve giìì avere; il brodo si sorbisce 





in tazze senza cucohiato alcuno e quando si port 
l'arrosto, si colloca nel mezzo dei commensali, e eia 
scuno ne taglia la porzione che crede; i tondi sono 
I superfluo, come i trincianti, e così ognuno 
mangia la sua parte stringendosela fra le propri^j 
mani. 

H rancho di tre stanze, compresa la cucina, appai 
tiene sempre a un proprietario piuttosto ricco, ed alloj 
ai presenta una vera tavola; piatti con posate, panc^ 
e qualche sedia. L'altezza delle stanze di un ram 
si misura dalla statura della padrona di casa, in mo^iS 
che la parte superiore alquantf) sporgente, possa f 
yire quale mensola agli utensili, senza bisogno perciò 
d'arrampicarsi o montare sopra qualche appoggio. Nel 
punto in cui formano angolo le due parti del tetto, l'^-j, 
tezza in via ordinaria misura dai 2 '/^ ai 3 metri e ncf) 
oltrepassa mai dai 3 ai 4, La larghezza di una stana 
varia dai 2 metri e '/, ai 3 '/- per 3 ','» ai 5 di lui 
ghezza, 



i6. — Le dipendenze di un rmicho di famiglia nei 
il galpon, i corraìes, il palenqua e gli alam 



Il galpon h un ediftzio con tetto, senza porte J 
destinato a depositi di pelli d'animali, bardature, ] 
trezzi rurali, dormitori dei lavoranti e talvolta 
Sgli maschi. 



OT, — I corraìes sono circoli fatti con grossi i 
piantati nel terreno ed intrecciati con rami, per ! 
vire di chiusa agli animali, in ragione del cui numd 



- ETKOORiFIA 



309 



varia anche il diametro. Se il eireuito è destinato ad 
ovile, chiamasi chiquero, ed alcune volte hret^, sebbene 
questo secondo nome si dia a piccoli corraìes riservati 
per le pecore nella stagione dei lavori. 

II corrai dì cavalli o vacche si pianta con palizzata 
a punte dell'altezza di 1 metro e mezzo a 2 ; la porta, 
consistente in tre o quattro pali isolati che si adattano 
orizzontalmente a mo' di spranga, chiamati trancas, 
dicesi ti-anquera. Quando il corrai per vacche è molto 
grande, capace da 500 a 1000 animali, si chiama man- 
guera, e giunge ad avere fino a 150 metri dì diametro. 



98, — Il paìenque è formato da vari pali piantati 
in linea retta, ed a certa distanza l'uno dall'altro, nel 
terreno, cosi disposti per lasciarvi legati i cavalli quando 
s'arriva ad una casa; un solo palo destinato a questo 
fine, dicesi poste o marica, e consiste in un grosso 
tronco di presso a due metri 4''iltezza. 

Generalmente a Iato dei corraìes o del paìenque, 
trovasi la ramada, composta da quattro o sei pali deno- 
minati Jiorcones, disposti in forma quadrilatera, alti due 
tre metri e distanti gli uni dagli altri quattro o cinque 
metri, e sostengono un tetto di rami verdi o secchi. 
La ramada è destinata pei cavalli insellati in tempo 
estivo, perchè possano dormire facilmente al fresco, 
e serve anche per deposito di pelli e delle bardature 
all'arrivo degli ospiti. 

Poiché in tutte le case si hanno vacche da latte, 
vi esiste un'altra specie di corrai con paìenque, chia- 
mato tamho e iamberas le vacche che danno il latte; 
l'azione di mungere il latte si dice oi'denar e ordetiador 



l'addetto a quest' ufficio : i eorraUs ed il tanilo soni 
sempre alla distanza dai 40 al 60 metri dalle oaw 



I 



99. — Nelle adiacenze di tutte le case principali I 
coltiva \in pezzo di campo circondato di aìainbres, e 
forma la chncra: vi si semina meliga, frumento, orzo 
ed altre granaglie in quantità; se vi si piantano solo 
ortaggi, dicesi hueHa o guerta (orto) ; quinta se alberi 
fruttiferi ed ortaglie; e monte se alberi da legname. 
Alcune case sono talvolta circondate da una palìzaatjj 
con giardinetto, ed allora si ha il guardapatio. ^M 

100. — Nella Patagonia, Pampa, ed altri Territori e 
Provincie poco popolate, i campi sono distinti gli uni 
dagli altri da segni o limiti convenzionali tra proprie- 
tari, dopo le misure geodetiche degli agrimensori; sarà 
un albero, un ruscello, ima collina, o pali piantativi 
apposta. Questo però non impedisce che gli animali 
possano passare da un fondo all' altro colla maggior 
facilità; ad evitare tale inconveniente, ogni proprie- 
tario alanibra i suoi campi. 

El alambrado è imo steccato a fili di ferro o di 
acciaio, zincati, da 5 a 10 millimetri di diametro; questi 
fili BÌ chiamano nlamhres, che danno il nome appiu 
agli alambrados. Si piantano pali di legname diir; 
sulla linea dei confini, distanti Tuno dall' altro da i 
a 30 metri, e si traforano in direzione corrispondei 
alla linea che devono seguire gli alambres, ohe i 
sono meno di 4 o più di 8, e distano tra sh parallfl 
lamente dai 20 ai 30 centimetri secondo gli anin 
ohe devono rinchiudere, se pecore o vacche; l'altei 



^.■i^' 

p' 



■ia dai Qi. 1,20 ad IcW, ed ì fili bì tirano neU'ope- 
.zione mediante appositi congegni. 
Per gli aìamhrados ciascim proprietario ha i suoi 
animali sul terreno proprio, senza che sì frammischino 
cogli altrui, e preserva inegUo il foraggio. Inoltre pos- 
sono tarpi scompartimenti interni, destinati a riservare 
,per gli anni di siccità i terreni più forti, oppure per 
lartire i pascoli dello vacche, pecore e cavalli. 
Gli scompartimenti assumono nomi differenti : po- 
treros, se si destinano a vacche, o cavalli specialraente; 
mvernadas, se pel fieno e per l'ingrassamento degli 
animali nell' inverno. I potreros sono comuni a quasi 
itte le estancias, e sorgono presso le abitazioni; ma 
invemadas sono meno numerose, piti grandi e si- 
ite in campagne fertili. 

Alcuni alambfados hanno un perimetro di molte 
;he : per segnalarne uno, quello dei sigg. Luros della 
itagonia Settentrionale, misura piti di 300 chilometri, 
tratto in tratto, questi ampìi circuiti per offrite il 
lasaggio ai veicoli ed alle persone a cavallo hanno 
trte che ricevono il nome dì tran(iueras, e di for- 
lUos quando sono destinate al semplice passaggio di 
la due persone a cavallo; !e tranfjuerofi ed i por- 
hs si aprono nei pimti che mettono sulle vie, per 
ibligo di leggi e regolamenti rurali governativi. 



101. — Le case di campagna si dividono in estancias 
pnesios: le prime sono quelle dei grandi proprie- 
(«rì, ordinariamente con edifìzi di materiale, cheterà, 
huerta, monte, manguera, galpones, molti corrales e 
tretes; il padrone si chiama «sttincìero, e possiede 




talvolta da 20 a 30 leghe quadrate di campagna, da Ifl 
a 15 mila pecore, e da 8 a 10 mila vacche, cavalli é 
altri animali in gran numero. 

Nella Patagonia vi sono estancieros, quali i signod 

poc' anzi ricordati, i quali hanno 100 leghe, ovvero 

[ 250.000 ettari di terreno, ed una ricchezza immensa 

* in bestiame ; sonvi però altri proprietari nella Pat^ 

gonia Centrale ed Australe che hanno avuto la t 

ione di 200 leghe. Perchè possa dirsi ricco ■ 
estanciero, si richiede che possieda 8 o 10 mila 5 
2 o 3 mila vacche, .500 o 1000 giumenti, ed altri a 
mali 6 possedimenti neUe città. 

II terreno di proprietà dev' essere proporzionato l 
numero degli animali propri; nella Patagoi 
lega quadrata, ossia 2500 ettari, si possono solo intrOl 
durre da 1500 a 2000 pecore, da 200 a 300 vacche, t 
da 60 a 100 cavalli. 

Una esfancia ha un corpo di lavoranti talvolti 
numeroso, quindici o venti, chiamato pconada: il nil^ 
yordomo è la prima autorità dopo il padrone, ed a I 
incombe l'amministrazione generale; 
' capo immediato della peonada, quegli che ha cura spi 
ciale'del bestiame; il gaucho o lavorante straniero.a 
-appunto il peon. Solo le grandi estancias hanno ' 
mayordomo, e quando i padroni non vi risiedoiM 
nelle altre si ha solo il capcitiiz. 



102. — 11 fuesto è ima casa di campagna, di raintM 
importanza che la estancia, e generalmente non ij 
proprietà, ma affittanza, od a soccio per avervi cu: 
degli animali altrui ; nella Patagonia si dà il nome ^ 



puestos alle medesime estancìas, sebbene posseggano 
molto bestiame, senza campi propri; i padroni o affit- 
tuari si chiamano piiesteros. Nella repubblica dell'Uru- 
guay, i] puesto h una casa di campagna appartenente 
a una estanda, che ha dato in locazione animali ed 
un terreno proporzionato perchè se ne abbia cura; in 
questo caso, può avere 8 o 10 puestos, ed anche più, 
ripartiti nella totale superficie della propria campagna; 
ciascuno riceve ima quantità di animali, e gli incaricati 
sono mantenuti e pagati. 

Nella Patagonia gli estamleros seguono un altro 
sistema nei loro puestos: consegnano ai puesieros gii 
animali con campo pagato, e dividono l'aumento per 
metà terze parti; al puestero di tal genere si dà il 
nome di medianero; con questo sistema, il puestero 
prende più interesse, ed a capo di pochi anni si trova 
con un capitale proprio. Curando bene 1000 pecore, si 
ha im aumento di due a tre quinti per anno, del qual 
risultato tocca la metà o il terzo al medianero. 



RRv'i 



103. — Un numero qualunque di pecore forma la 
^ada, ed una majada grande si compone di 2 ovvero 
3 mila pecore; la riunione di cavalli castrati da sella e 
domati, chiamasi tropilla, o nianada un gran numero 
di animali non domati. Ogni iropilla ha una cavalla 
■chiamata madrina, che porta una campanella al collo 
ed a cui tengono dietro i cavalli; ima iropilla si com- 
pone sempre di 8 o 10 cavalli, ed una manada può 
contare 300 e fin 500 animali. 

Il cavallo intéro, padre d'una manada o iropilla, 
■dieesi padfiìlo, nell'Argentina. Un cavallo vecchio. 



1^ FATAOONIA. 



loar 

1 



e mal conformato, un ronzino quasi inservibile al la' 
sì chiama maliingo; ed è quello che viene usato 
tirar las gaìeras (diligenze). Siccome generalmente 
quelli che montano i matungtis, non sanno andar 
bene a cavallo, li chiamano maturrangos, che 
estensione 8i applica a tutti i novizi nell'arte- di 
valcare. La riunione di varii maiungos , forma 
matungada; e solo quando si tuoI significare una 
rimiione di buoni cavalli sì dice cahallado,- Si chiama 
poi mancarrón in generale ogni cavallo che non sia 
brioso. Con nome più disprezzativo, lo si chiama 
sofréia e se infermo delle zampe anteriori hìckoct 
Le parole 'pingo, fletè invece servono per 
buoni cavalli da sella. 

Tutti gli animali bovini d"una estaucia o pitesto^ 
costituiscono il gmiado o hacienda, sieno animali 
sueti, sieno selvaggi ; nel gtinado si trovano sem] 
animali mansueti, vacche tajnheras, o buoi, cui segi 
gli alUI. Questi animali mansueti formano il sini 
necessario per guidare ed ammansare gli animali 



104, — Il bestiame generalmente si mena in campo 
aporto, in im tratto determinato detto rodeo; perchè 
per adusarli ad im dato sito è necessario coiidurveli 
varie volte, e rodearlos (girar loro attorno), finohb 
pieno avvezzati a stare in compagnia degli altri ammali 
mansueti che formano il sinitelo ; nel mezzo, sta un 
grosso tronco di due metri d'altezza, bagnato con 
salamoia la prima volta, e cosi pure il suolo all'in- 
tonio. La salamoia è lambita con aviditìi dagli animali. 




Jil ^ 



LIBRO 111- ETNOQKJ 



315 



ice un'attrattiva specialmente per il siimelo; parar 
leo, significa condurre il bestiame a questo sito. H 
rodeo h una parte importante di una estancia o puesto, 
poiché da esso sì valuta la ricchezza d'un proprietario. 
Nel linguaggio comime si dice: Tizio possiede un 
rodeo di 1000 o 2000 vacche; oppure: ha quattro' o 
cinque rodeos di tante vacche ; e così si giudica 
la sua ricchezza principale. I rodeos, ordinariamente, 
non oltrepassano i 1000 animali, e se di più, si ripar- 
tono in vari ; la media di im buon rodeo è dì 400 
vacche; la sua forma è circolare, e per milte vacche 
ha un diametro di 150 a 200 metri, perchè gli animali 
vi devono stare agiatamente. 

Quando ogni animale siasi accostumato a! suo rodeo 
a campo determinato, si dice aquereAiciado, e querencia 
il sito : queste due parole si usano moltissimo nella 
conversazione contìnua intomo agli animali, e si ap- 
plicano all'uomo stesso. 

Crediamo dì esserci sufficientemente spiegati intomo 
alla natura degli edifizì dì campagna e delle loro di- 
pendenze, e dì trovarci ora in grado dì rispondere agli 
altri quesiti, da cui si comprenderà la convenienza degli 
■imenti precedenti. 



r 



IV. — : 

"Laccio - 



■ A u D ,\ T u K .\ 
- Boleadora. 



106 — La bardatura del cavallo ha alcime partico- 
larità cho dobbiamo segnalare per maggior chiarezza 
nelle ulteriori descrizioni, e tengasi presente che il 






31lj LA PATAOOSIA 

gaucho diede nome agli oggetti pifi minuti de" suoi 
finimenti. I varìi pezzi della bardatura appartenen) 
al Gaucho gonviino sono di cuoio crudo, che stropìi 
con sego. 

Il freno ha di comune le briglie o riendas 
Cabezadas, che si applicano alla testa dell'animale per 
tenerlo soggetto; sono entrambe di cuoio, e con diversi 
ornamenti; alcune hanno anelli d'argento, ed altre i^ 
ottone o nikel, con intrecciature a frangio dì cuoio. Il 
iosa/ è un altro fornimento che il gaucho adatta sempre 
alla testa del cavallo : la sua forma puf) variare, ma 
il suo scopo è di guidare il cavallo per mezzo dì una 
fune di cuoio, detta nel linguaggio gaucho, il cabestro 
o cahresfro; questo si unisce a un anello di metallo, 
che il bosal presenta nella parte interna, in corrispon- 
denza ad ima cinghia dì cuoio che circonda la parte 
media della testa dell'animale. Il nianeador h una 
fune di cuoio da lo a 20 metri che si avvolge al coQfl 
del cavallo nei viaggi. '^M 

106. ^ La sella con tutti i suoi accessori si chiama 
recado : le prime coperte (gualdrappa) che si mettono 
sul dorso dell'animale, si dicono lajeras, per significare 
che stanno sotto di tutti gli altri guarnimenti , o su- 
daderos perchè assorbono !a traspirazione dell'animai^ 
ai distinguono poi per la poco loro forbitezza e ocm 
stono sempre in una o due forti tele ripiegate ; s<^rft'^ 
queste si pongono altre coperte, chiamate jergas,% 
mcrìras quando sono di lana tessuta dagli indigeai,'! 
quali poi sono sempre pulite e di colori vivaci a stri! 
Sopra le jcrgas, che ne restano coperte, si ooUooi 



II - STSOOEAFIA 



317 



carena, che è un manto di cuoio duro e spesso, il 
quale abbraccia quasi tutta la corporatura del cavallo. 
Le caronas sogliono essere adorne di ricami in cuoio, 
fabbricate da un sellaio ; talvolta invece della carena, 
si usa un manto analogo, ma dì lana grossa e com- 
patta, e forma il mandil. La sella va sopra la carona 
o il mandil, e la sua forma può essere duplice ; una 
h costituita da due cilindri di cuoio, con imbottitura 
di lana o stoppa, kmghi quanto la carona, raccoman- 
dati con legacci di cuoio in tutta la loro estensione, 
e disposti in modo che cadano con simmetria sui fianchi 
dell'animale, conservando tra loro la distanza di 10 a 
20 centimetri: è il hasto, e si usa molto nell'Argentina 
e Patagonia. L'altra sella è formata dallo stesso iasto^ 
ma invece di legacci, per tenere congiunti i due cilindri, 
si fa uso di pezze intiere di cuoio unite ai medesimi 
mediante cucitura; inoltre i due estrerai della sella 
sono connessi con im legno di forma semicircolare o 
consimile, coperto dì cuoio e collocato verticalmente: 
si chiama cabezada ; varia in larghezza da 4 ad 8 cm,, 
e da 2 a 4 in ispessore ; la sella così formata riceve il 
nome di recado; usano altre bardature, ma queste due 
sono proprie del vero gaucho. 



107. — La cinghia divisa in due parti, tiene assicurato 
il recado o basto : la parto superiore collocata sopra il 
recado costituisce la encimera, limga da 40 a 60 cen- 
timetri e larga 8 o 10, ed alla sua estremità si uni- 
scono due aneUi grossi di ferro, chiamati argollas; nella 
parte che va alla deatra corrispondente alla groppa 
[l'animale, la argolla porta un altro anello di ferro 




piti piccolo, fermato con iunicelle di cuoio 
grosse e ben cucite : si chiama sidéra, e sei 
tenervi saldo il famoso lazo, quando si usa a cai 
da ogni argoìla pendono funi piatte di cuoio 
chiamate corriones. L'altra parte della cinghia, cha" 
viene passata sotto il ventre dell'animale, dicesi iar- 
riguera : è piatta, e formata di cuoio o di funi di ca- 
nape ; alle estremità porta anelli che servono ad unirla 
alla encimera mediante i corriones. Legata la cinghia 
in sidla metà del ventre dell'animale, si collocano.^ 
cojinillos (cuscinetti) o le gualdrappe di filo o dì ci 
di pecora colla propria lana, a differenti colori 
sofBci e non oltrepassano i due o tre ; aopra gli si 
BÌ distende un cuoio di carpimJio, detto badanct 
altro tessuto di filo o di lana a tinte, di prezzo 
vato, detto sohrepmsto (gualdrappa). Finalmente, 
usa sopra la sobresilìa oppine il cìnchon: la prima 
è ima pezza di lana o di filo, piii stretta della ci. 
ed a colori; il cinchon è soltanto una fune pii 
di cuoio, di 3 a 4 centimetri di larghezza; la 
hresilla o sobrecincha va unita colle sue due estre- 
mità sotto il ventre dell'animale, e geueralmenle me- 
diante una fibbia ; il cmchon si unisce alla stessa nel 
punto medesimo, ed ha una piccola argolìa. Il gaucho 
chiama argolìa tutti gli anelli di qualunque genere 
sieno, riservando il nome dì anello a quello delle dita. Le 
staffe variano moltissimo nella forma, nel prezzo e nella 
materia. Ve n'è di cuoio, di legno, di ferro, d'argi 

108. — Le cahezadas, tra i ricclii estanciei'os i 
adorne di lamine d'argento con lettere d'oro, e 



'ndkOH 
■atdH 

1 A^l 



319 



altri ibmimenti : una bardatura completa nella maggior 
parte de' suoi ornamenti coperta d'argento, forma im 
herraje o chapedo, il cui valore pub ascendere a piìi 
migliaia di franchi. L'imione di tutti gli oggetti usati 
nella cavalcatura, dicesi apero, specialmente quando 
nulla abbia d'argento. 

La frusta è denominata rehenque, e consta della 
solerà, mango e manija : la fnanija è una cordicella 
di cuoio flessibile, duplicata in forma di un anello, che 
può avvolgersi alla mano ; si imisce a una argolla col- 
locata sopra l'estremità superiore del mango (manico); 
questo è cilindrico, di legno, o di cuoio o ferro, e 
va sempre rivestito di cuoio o d'argento ; la atia hm- 
ghezza non supera i 30 o 40 centimetri, e il diametro 
ì 2 3. Nella parte inferiore, schiacciata, porta cucita 
la solerà (la vera frusta), quasi della medesima lun- 
ghezza, piatta e flessibile : la sua larghezza varia se- 
condo gli usi, ma non eccede i 3 o 4 centimetri ; 
solerà è un vocabolo alterato di azotera, o parte della 
^_frusta destinata sXYazoie (frustata o colpo). 

^^Hl09. — 11 lazo. — È una fime di cuoio crudo, forte e 
^^Pfesso: è lungo da 15 a 23 metri; porta ad una estremità, 
saldamente assicurato, un anello dì ferro di 2 a 4 cen- 
timetri di raggio ; all'altra estremità ha un pezzo di 
cuoio che si unisce a un occhiello per mezzo di un 
bottone sferico di cuoio ; la sua forma è ellittica 
quando è cliiuso, e si chiama presilla: quando si 
usa a cavallo, la prestila si appende alla sidera, già 
descritta : il laccio puì) comporsi di 4 o 6 fili di cuoio, 
^M^eccia cilindrica, che forma mia fune compatta e 



F 



320 

reaistente, di 6 o 7 millimetri di diametro : prem 
il nome di lazo trensado, ed è il più usato nei Istoi 
del bestiame ; talvolta è formato da due o tre 
torti e chiamasi sobeo o forzai e generalmente h p 
corto. 

Per adattare il lazo, si fa passare la presilla ] 
la argolla, e si forma un ampio circolo detto armad 
che misura due o tro metri, in forma ellittica ; il resi 
si involge in circoli di 30 a 40 centimetri di raggi^ 
chiamati rollos, o gradatamente da im metro a 30 centi-» 
metri : si prende la annada nella mano destra oon 
alcuni circoli, e si passa il resto nella sinistra ; si fa 
roteare sopra la tasta, e si lancia contro l'animale, ri- 
tenendone l'estremità colla presilla: l'animale, o che 
vada di corsa, o che stiasi fermo, appena sente il Jaso, 
tenta dì sfuggire, ma il gaucho scuote mi po' la fimeJ 
per far correre piìi facilmente dentro dell'anello il lauci^ 
che si stringe tirando così l'animale. 

Col suo lazo, il gaucho sorprende l'animale ■ 
parte che vuole, ora dalle corna o dal collo, ora 6 
gambe anteriori o posteriori, e con tanta facilità' 
destrezza ohe è difficile fallisca al primo tiro; lo ] 
neggia a piedi, come a cavallo, e nel massimo d^ 
corsa : collo stesso coglie il toro selvaggio, il puledl 
nella sua fuga ed anche il nemico in guerra. I gaucki 
Paraguayani, soldati, nella guerra contro il Brasile { 
l'Argentina, davano l'attacco agii squadroni di fanteria 
come un furioso nembo, e tirando i loro lazos, quelli 
che non cadevano al mortifero fuoco dei fucili, 
vano ritorno con due o tre soldati presi al laccio^,! 
talvolta con cannoni : il lazo è quindi un'arma da cacc^ 





LIBRO m- etkookj 



110. — Boleadopa. — È la seconda arma da caccia, 
ed anche di offesa e difesa : si compone di tre funicelle 
di cuoio crudo, resistente, flessibile e torto, di un metro 
ciascheduna, unite in un centro comune ; all'estremità 
d'ogni fune sta una palla di pietra ricoperta di cuoio: 
due sono abbastanza grosse ed eguali, avendo un 
raggio dai 2 ai 3 centimetri ; la terza è piìi piccola, 
e serve di presa per la mano. Le funicelle di cuoio 
crudo si chiamano sogas; le pietre boJas, e tutto l'in- 
sieme, hoìeadora. La boia .più piccola da tenersi in 
mano, dicesi manija. Per usare la hokadora, si fanno 
girare orizzontalmente intomo alla testa le due funicellB 
colle hoìas eguali, tenendo la terza, la manija, tra 
mano ; in questo modo descrivono un circolo di duo 
metri di raggio ; quando il movimento traslativo si 
accelera si lanciano approfittando del massimo della 
forza centrifuga; le boleadoras, nell'essere lanciatesi 
aprono in tre diramazioni, e girano alquanto fino a 
cadere sopra l'animale, o l'oggetto in cui si attorti- 
gliano tenacemente con un movimento rapido. Nelle 
corse delle vacche e dei cavalli, si mira alle zampe 
posteriori, e giunta che sia rende impossibile la corsa 
dell'animale, ovvero lo fa cadere se lo prende alle 
zampe anteriori; im forte braccio può lanciare la ho- 
ìeadora fino a 90 metri, ed ordinariamente da oO 
a 70. 

Come arma difensiva, servono le funicelle por de- 
viare il colpo di quahmqiie arma bianca, e come of- 
fensiva im bolazo (colpo di boìeadora) dato in tempo 
e con forza nel petto o capo d"un uomo, lo stramazza; 
si pu<> anche ammazzare un leone, una tigre, e far 



1 



retrocedere un toro infunato. Jja caccia poi dello sfcruz: 
è ancor più facile. 

I gauchos dall'azione delle bohadoras, hanno foa 
raato il verbo holear, coniugato in tutti i suoi motS 
tempi e persone, con participio passato e gerundi^] 
l'uomo destro nell'adoperarle, (j chiamato boìeador, i 
bokado l'animale od oggetto a cui si allacciò la , 
leadora ; il lanciare le boleadoms contro un ogge' 
dicesi tiro de boia: il boìeador di rado fallisce il oolg] 
per quanto rapido sia il , movimento o corsa del| 
l'animale o d'altro oggetto. 

II lazo e lo boleadoras variano di peso, consisten^ 
C! dirnensioni, secondo i fini a cui sono destinati. 
gaucho tiene le boleadoras legate alla cintura, sia e 
vada a cavallo o a piedi, e se le toglie ed usa con e 
rabile prontezza; nella cintura la manija pende d» 
lato sinistro sopra l'anca, e le bolas dal destro, oobe 
nappe di IO a lo centimetri di lunghezza. 

Nel Capitolo " Indios „ descriveremo le bokadora 
nelle loro varie parti ed applicazioni. 



§ V. — Il Galtiio. 




La prima domanda, quale specie di uomini sieno ] 
Patagoni della campagna inciviliti, importa con se '. 
risposta colla descrizione del vero tipo che rappresene 
l'uomo genuino della campagna, non solo della Pats 
genia, ma di tutte ie Repubbhche del Piata : il Gauchid^ 
mal conosciuto perfino nelle stesse città Americane. . 
sua descrizione ci farà entrare nelle particolarità, 



L completa per quanto lo consenta l'estensione 
Iella nostra opera. 




111. — Il Gaudio presente, non è il tipo genuino che 
feìsteva fino alla metà di questo secolo, giacché da allora 
1 poi Telemento Europeo, non lo Spagnuolo, lo ha aite- 
Rito coirincrociamento, prodiicendo vari metiocì di 
e secondo grado. Il gaucho è l'Ispano Sudameri- 
ino, e meglio ancora, l'Ispano-PIatense, creolo; poiché, 
r il suo carattere e per icoslumi fe proprio delle Repub- 
bliche del Piata, dal Paraguay alla Patagonia Australe. 
Quando gli Spagnuoli conquistarono queste regioni, e 

Iboterono introdurvi i ganados (bestiame), che auinen- 
Itrono in proporzioni straordinarie, sorse l'industria 
BOMttrffro, rozza e primordiale ne' suoi principi. I con- 
quistatori erano agricoltori, soldati ed uomini del popolo, 
9 cosi anche le prime popolazioni da loro fondate 
furono puramente agricole; ma, quando l'aumento dei 
ganados richiamò l'attenzione dei piEi intelligenti, 
a'ìncominciù a dare la caccia agli animah divenuti sel- 
vaggi, per averne la pelle ed il grasso, e gran parte della 
popolazione agricola abbandonò i pesanti suoi lavori, 
■ ■ , per la nuova industria piìi lucrosa e di minore fatica. 
I^B''Questa prima industria si chiamò del cuet'ambre, o dei 
^P cuoi, ed anche graseria, rispetto all'arte dì prepa* 
rare la grascia. La storia riferisce che l'immenso nu- 
mero di cavalli nell'Argentina ebbe orìgine dai pochi 
abbandonati dalla guarnigione Spagnuola 3 anni dopo 
t fondazione di Buenos Aires, ciofe nel 1539. Erano, 
[nei cavalli, il resto dei 100 eavalli e 100 giumente, 
fcrasportatì dalla Spagna, nel 1.535, dal primo Adeìan- 



324 



k PATAOONtA 



D. Ped^H 



tado (Capitano generale) del Rio della Piata, D. 
de Mendoza. 

Le pecore poi furono introdotte nel 1550, traspor- 
tate dal Perii al Paraguay, dagli Spagnuoli, compagni 
del Governatore del Paraguay D. F. Irala, il quale fua 
primo neiraprire la via fra queste due regioni; per ordini 
inoltro dello stesso Governatore, s'importarono nel Pa- 
raguay, nel 1555, otto vacche ed un toro tratti dal Brai 
3ile dai fratelli Goes, dando principio cosi al bestìaoi 
I Americano. Nel 1620 già erano numerosissimi taat(j 
I cavalli, quanto i tori, sparsi al Nord delle Pampa! 
[ nelle Provincie Argentine fino alle Cordigliefe. 

Dopo un secolo cominciò la vera industria, quanil" 
già si erano riprodotti straordinariamente gli animali 
( divenuti selvaggi. Nel territorio dell'Uruguay creb^ 
bero più che altrove, e qui nacque l'industria del e» 
rtwibre. Coltivavasi frattanto l'industria, senza av^ 
cura alcuna del bestiame; non v'era altro mezzo ps) 
continuarla, che di riunirsi in gruppi a cavallo, 
permesso o no del Governo, ed uscire a dar lajcaccia agì 
animali, 4 vaqiiear, come dicevasi, spingendoli in groH 
numero ad un pimto prossimo alle coste del mare, 
era possibile, per facilitare alle imbarcazioni il cArid 
mento del prodotto. 

In tal epoca esìstevano Indi feroci, ed i coloni noi^ 
potevano internarsi molto nella campagna, e cont^Qi 
tavansi di lare qualche scorreria nei sili alquanto i 
partati dai centri abitati, senza molestare gran fay 



sta, 

AV.Ì 






LIBRO m - irStSORAFlA 

■ 1! valore unito all'interesse e le buone rela- 
aionì cogli Indi, che istruirono e resero partecipi 
di alcuni prodotti industriali , l'averi il desiderio dì 
stabilirsi in quei luoghi col fine di essere più vicini 
bestiame. È probabile alti esi che al principio fossero 
le tre compagnie d'uomini, ma che in conseguenza 
dei buoni risultati, si aumentasse il numero dei gruppi 
ripartiti nei differenti siti, per eviiaregeksie e rancori; 
un gruppo d'uomini forti ed in relazioni amichevoli cogli 
Indi si sarebbe stabilito poco dopo in un centro di 
molti animali, e sarebbe stato seguito da un secondo in 
jdifi'erente posto, e cosisi sarebbero formati come ì primi 
Lbilimenti per l'industria del bestiame: è da credersi 
Le la maggior parte degli uomini venissero pagati, e che 
padrone passasse alcune stagioni nello stabihmento. 
Costoro avrebbero lavorato, tornando di quando in 
quando alla popolazione, dove tenevano le proprie fa- 
miglie, ed avrebbero frequentato lo stabilimento soltanto 
per esservì occupati temporaneamente ; ritenendolo 
qidndi quale un sito di estadfa (stazione) provvisoria. 
E siccome questo sito era parimenti di estadla pel pa- 
drone, i lavoranti avrebbero applicato la parola entanda 
ai grandi stabilimenti di campagna di un proprietario 
quahmque. 

Il governo della esiancìa richiese naturalmente 
la pennanenza di un giiippo d'uomini, i quali non 
disturbati dagli Indi, avrebbero trasportato là le pro- 
prie famiglie. Alcuni giovani spagnuolì già abituati al 
tratto cogli Indi ed alla vita della campagna, avrebbero 
^ertamente preso in ispose alcune indigene, generando 
primi meticci, le cui tendenze a quella vita 



sarebbero state causa che i loro genitori vi si atabìliasew 
radicalmente: gli SpagnuoU dediti a questa industria, g 
chiamarono yamuìeros. 



113 — Origine della parola Gancho. — L'oi 

gine della parola Gaucho non è ben definita, ufc 
dir vero, si è procurato di metterla in chiaro 
una critica etimologica di Tero valore. Alcuni 
preso la parola per quel che suona e che significa pi 
sentemente, e non andarono più in lEi ; altri 
trati nella sua etimologia, e si disorientarono fino 
perderai nei deserti dell'Arabia, o tra le balze e i moat 
dell'Araucania ; e cosi il verhiim restò nei suo es^^ei 
Benza dare a conoscere di scienza certa il lignaggto 
8ua origine. 

Non pretendiamo di dir noi l'ultima parola, 
come passiamo ad esporre, esamineremo l'etimologia 
fin dove permettono le nostre forze ed i limiti di queal 
nostra Opera, eliminando quanto oi pare poco confori 
alla ragionevolezza. 

A due classi possono ridursi le opinioni divulgai 
rispetto all'etiniologia della parola Gancho: a ool< 
che la fanno derivare dall'idioma araucano, e ad altri 
che la vogliono da una voce spagnuola nata a sua volta 
dall'arabo. 

I primi dicono che deriva dalla voce arauot 
Gathchu, che significa compagno, e davasi specialmdttl 
a una tribti indigena che area la civile usanza dì 
lutare come usano gli Europei ben educati. Questa 
rola dovette essere applicata dagli altri indigeni 
Spagnuoli, primi pastori, nei qaalt riscontravano 



>gia 



-ETNOGKAFli 



^Béssì costumi, e la sua applicazione passò alla lingua 
BStìlta che la trovi) opportuna, dandole tuttavia un si- 
gnificato più ristretto, ed ai pastori puramente nomadi, 
od ai creoli di campagna che giravano senza proprietà 
ne famiglia, con inclinazione al latrocinio, da cui ebbero 
origine i Gauchos viatreros, cimarronp-s e malos. In 
avanti questa applicazione si generalizzò ed ora è co- 
mune per tutti i campagnuoli pastori. Così pensarono 
il Sig. D. Sarmiento, De Moussy ed alcuni scrittori 
trasandini. 

Coloro che seguono altra via, come il Sig. E. Dai- 
reaux, scrittore dei primi anni di questa decade " fin 
de siècle ,, fanno derivare la parola Gaucho da Chaucha, 
parola che a sua volta viene dall'arabo Cha-ouch nel | 
significato di fropero. 

Altri autori Chileni, e tra ì medesimi, il letterato 
Sig. Zorobabel Rodriguez. sostengono che la voce 
chaucha h d'origine araucana, e significa \m frutto di 
terra (papa -- patata) piccolo che si lascia per semente; 
parola che i Chileni attuali traslatarono a una moneta 
d'argento di venti centavos. 

Un altro autore, F. del Solar, dice che la stessa 
voce deriva dal quichua, col significato di precoce o 
nuovo. 

Nell'Argentina e Patagonia odesi questa parola nel 
senso di moneta d'argento specialmente dai IO ai 20 
cmiaws; ed anche del baccello di legumi, ed in par- 
ticolare del pisello fPisum satìvum) e dei fagiuoli (Pha- 
seolus); quest'ultimo significato' Io riceve parimenti 
nell'Uruguay e Paraguay, In senso traslato significa: 
senza grazia, lento, povero, senza esito felice. 




Or bene, questa parola di tanti sigaificati e dì ian^ 
origitii, secondo il Sig. Dèiireaiix, si corruppe per boci 
degli Indi araiicani, che la trasmisero ai Pampeani, dovi 
fu corrotta pìii ancora fino ad avere la voce Gaucho eli 
applicarono ai -pastori di campagna d'origine civiie, f 

Gli Storici e Scrittori del secolo passato, non fece) 
oggetto di studi rorigìne della parola. Il naturalisi 
F. Azara iu il primo a dire che " i oampagnuoli gic 
nalieri della Pampa chiamansi Gauchos, come a cer^ 
cani vagabondi che seguono e fauno festa a qualunquj 
passeggiero a cavallo, e quando vien loro il capricci 
lo lasciano senza alcun moti\'Oj rimanendo in alfen 
Esiancia per associarsi col primo che passa , 

Di simili cani se ne trova pur di presente, e sott 
grandi giroA-aghi ed infesti, che commettono le lo] 
gaucJiadas notturne, sia soli, come in torme d'altri f 
glori, assaltando perfino i greggi. I popolani danno 3 
nome di Gauchos a codesti cani per le loro a 
balde, e per lo piii sono cani che abbandonarono i 
volta i loro padroni, o che vissero in quartieri con so] 
dati o gendarmi. 

La parola si applica in senso Lraslato a tali canìj 
■oggi, come ai tempi di Azara, per l'analogia colla viÉjj 
nomade dei primi Gauchos. 

Per la descrizione d'un tipo somigliante al nostd 
lasciata dallo scrittore spagnuolo P. Estala, che serial 
nel tem]»o di Azara, si intravedo che allora ohiam 
vansi Gauderios i campagnuoli di vita urrante. Un alti 
Autore dice : " I Guaranies lasciano ^'ìvere espai 
gauderios ckangadores, che vanno ammazzando 
per quelle campagne, per disfruttarne te pelli , 



- KT.VOUHArii 



329 



III Sig. Doblas allude ai Guaranies del Governo 
itoriale di Misiones, rispetto ai quali scrisse " La 
memoria Historica de la Provincia de las Misiones „. 

Noi argomentiamo che la parola Gaudei-ios, sia una 
corruzione della yoqh sjjagnuola Gatmdei-os, data ai 
campagnuoli destinati alla cura del bestiame. La sua 
alterazione sarebbe stata originata dagli stessi spagnuoli 
gallegos, che, come si sa, parlano im dialetto che ha 
del portoghese. GU Iodi l'avrebbero udita e ne con- 
servarono memoria generalizzandola poi nei territori 
di Misiones. La parola poteva anche essere una cor- 
ruzione della voce portoghese gado e gau, pronunziata 
dai Mamalucchi di quel tempo; di gau o gado si sa- 
rebbe formata la parola gauderios o gaderios, che ha 
lo stesso significato di ganadero, e dovette allora darsi 
a coloro che si dedicavano alla caccia dei tori selva- 
tici, che conducevano una vita semicivilizzata, ed erano 
temuti per la loro proclività al depredare. 

Questi antecedenti, sebbene non ci pongano bene 
al chiaro l'origine della parolaj ci ser-\'iranno per quel 
che passiamo a dire su quanto abbiamo osservato e 
considerato nell'Uruguay", nella Pampa e Patagonia. 

La parola ganado si pronunzia ganau dalla mag- 
gioranza dei Gauchos presenti, e invece di dire " ics 
ganados „, dicono los ganau in frasi generali ed. in 
altre come le seguenti : ganau chucaro (selvaggiq, in- 
trattabile), ganau (fallito), tambero, montaràs, 

matrero, e consimili. Per disprezzo, e talvolta per mo- 
destia, alcuni chiamano le loro vacche ganaduchos, e 
più comunemente nella Pampa e Patagonia ganatichos, 
. j^r bocca dei " gauchos aindiados „. 






È cosa ordinaria tra loro valutare una bestia 
queste frasi : es mi ganaucko fimo, un mal ganai 
(t un debole o cattivo ganaucho). Se uno bada 
pronunzia, nota in seguito che la seconda a non si' 
udir bene, e che la parola snona come se si pronun- 
ciasse ganucho. La atessa n sì ode poco. Altri, e sono 
coloro cui chiamano gauchos crudos, od i più rozzi 
pronunziano chiaramente ganmichos. 

Costoro fanno sempre lunga la penultima sii! 
qualunque parola se termina in vocale, ed hanno ci! 
che chiamano i loro compagni il dujOt che non è altro 
se non questo allungamento eufonico della penultima 
sillaba,a cui alcimi imprimono una cantilena, come i 
vincianos (provinciali), ed altri un accento purarai 
ammirativo, come i gauchos vecchi, CoH'allnugarfr, 
ricaricare prosalcaraento l'accento nella sillaba pi 
ietta, risulta che la sillaba anteriore o antipenulti 
perde la suaquantitìi prosodiaca, ed alle volte non 
pronimzia chiaramente, e nel caso della « si proni 
nasale come dicesi, o tra i denti. Così nel caso de] 
parola Ganaucho, in bocca di alcimi gauchos aindii 
molto rozzi, suona gan-uucho. 

Quanto succede di presente, dovette là accadi 
circa la metà del secolo passato, quando s'incoraim 
a far raccolta di vacche selvaggie per prendere 
sesso di esse in campi determinati. 

Dovettero nascere rivalità e invidie come in 
le cose di competenza, ed assai probabilmente la 
rola ganucho si fece generale per discreditare altro 
stiame o per qualificarlo di floscio ed infermiccio. Si 
di più naturale, d'altronde, che gli indi, i meticci e 



i 



^^^Knuoli che vennero dopo in cultura cliiamassero i 
^ganaderistas (conosciuti per gauderios) gauderio do 
ganaucltos finchfe levando loro le primo parole, restò 
ganuchos o ganauchos. Da questa parola a gauckos fu 
im passo di più verso la corruzione della prima parola. 
Avrebbero incominciato gli Indi ed i creoli meticci, 
seguiti tosto dagli altri, probabilmente per disprezzo^ 
quando i gauderios si fecero padroni pacifici di grandi 
quantità di bestiame. 

Se gli Indi Parapas ed Araiwani hanno la parola 
gnthchii-, è evidentemente per corruzione di gaucho, la 
^om vocale ultima cambiarono in u, come avviene in 
^^Kte le parole terminate in questa lettera e sillaba do. 
^^^PtJn' idea a noi passa che nan ci pare senza fou- 
I^Tamento, ed è quella di credere all'influenza del cat- 
tivo parlare portoghese di quei tempi dai Brasileni 
vicini al Paraguay, Uruguay ed Argentina, Per questa 
ria si giungerebbe piii presto alla parola gaucho, giacché 
da gau (ganado) e gauderios, potè farsi gauchos. 

Noi abbiamo trovato nelle lettere del Sig. Arago 
(Passeggiata intorno al mondo sopra le corvette 
francesi I' " Urania „ e la " Fisica „, comandate dal Sig. 
Frejscinetnel 1817-20), qualche cosa che può orientare 
in questa etimologia „. Tutti i giorni, egli dice, par- 
lando degli abitanti pastori di Montevideo, indigeni di 
queste contrade, che noi indichiamo col nome di 
gaouckos, affrontano col piU felice suocesso pericoli 
fatali e terminano viaggi ugualmente miracolosi. Fidato 
nella propria esperienza un intrepido gaouch montato 
sopra un destriero domato da lui medesimo, sì spinge 
all'azzardo in mezzo ad immense pianure. 



dati 

resta 



Si dilunga, e presto delle profonde foreste si prj 
sentano ai suoi sguardi; vi penetra, le percorre da og: 
parte, Che cosa ha egli a lamentare? Ha il suo laccio; 
e di che pub temere? nei suoi stivali si nascondono 
due coltelli taghenti. Coperto del suo pesante mantello, 
chiamato poncho lavorato nel paese, con un gran 
cappello in testa a larghe laide, egU sfida tutti j 
elementi riuniti... 

Si sono veduti due Gaonchos imo partendo t 
Brasile e l'altro da Montevideo, dopo essersi daCT 
l'appuntamento a cento leghe nell'hitemo d'una foresta 
ritrovarsi al luogo fissato non avendo altra direzione c he 
il sole. Eppure queste foreste, sono quelle dell'A 
rica, scn quelle del Brasile. Stagni, paludi, boscaglfl 
ben serrate sono gli ostacoh piti difficili a superarsi, ( 
al giorno d'oggi alcuni Paulisti soltanto hanno osato, 
a somiglianza dei Gaouchos, dei quali hanno le abitudini 
ed i costumi, cimentarsi in questi sconfinati deserti ,] 

Per l'abitudine di stare a cavallo le loro gamS 
sono inarcate; il corpo è magro, ma ben musculoi 
il petto e le braccia coperte di pelo, la loro tinta 
hmina ; non amano affatto le città. Vivono nei deat 
B il luogo dove riposano si chiama rancho; la tesi 
serve loro di letto ; un carcame di cavallo o di bue | 
il loro origliere, e si addormentano tenendo sempì 
in mano il formidabile laccio: è questa la loro arna 
ed fe pur questa la loro vita,.. I deserti che abita 
sono ripieni di bestie feroci, fra cui la tigre tiene 1 
primo posto. Sai qual sia il nemico pih formidabi 
della tigre? Il Gaoucho. Sai con qual'arte l'attert 
Col suo laccio. 



^^^pLi'Autore segue a parlare del cosiiimi dei Grmchos, 
^T^éìalinente della caccia allo fiere e dei loro giuochi 
pericolosissimi, e dovunque li nomina Gaouchos in plu- 
rale, e GdOHch in singolare, il cbe farebbe pensare 
che in quel tempo si pronunciasse così, se non sbagliò 
l'ortografia della parola. 

Certamente in quel tempo i Brasiliani domina- 
vano nella provincia Cisplaflnn, e non è pertanto im- 
probabile la influenza della loro lingua sulla etimologia 
della parola Gamho. Non sappiamo se veramente Ìl 
singolare di questo nome fosse allora quale lo scrive il 
Sig. Arago, perchfe in tal caso la parola ganuch non 
avrebbe origine nella lingua spagnuola, 

Può darsi non ostante che l'Autóre scrivesse la 
parola in francese, facendo di gauch gaoucho, senza 
averla mai veduta scrìtta. 

Noi crediamo che, dal Iato dell'Argentina, la pa- 
rola Gentc/ìo sia derivata dalie vicissitudini delle parole 
citate, gnnadfros e ganados ; e che, perciò, non derivi 
dall'arabo od araucano ma dall'idioma spagnuolo. Non 
c'imponiamo; manifestiamo il nostro parere fondati su 
fatti presenti, comparati con quelli che successero o 
poterono succedere uno o due secoli dietro. 

Ciò che non possiamo intendere, è come alcimi ab- 
biano fatto derivare questa parola da quel chauclia 
arabo, spagnuolo, araucano e quìchito. 

Rispetto all'arabo è un andar molto lontano, pììi 
in là dei "' cerros de Ubeda „, quando si tratta invece 
di studiare sullo stesso terreno del cangiamento vizioso. 

Nella terminazione cko. o din oome vogliono altri, 
della parola Gaucho può riscontrarsi qualche cosa 



d'iodigenoj quichua od Araucimo, che, come è nolo, p^^| 
siedono molti aggettivi e sostantivi terminanti in qu^d^| 
sillaba; perù non deesi dimenticare, che parìmenfeii^H 
spagnuolo ha questa terminazione in certi suoi agg BJB 
tivi, che dovettero correre in Uh tempore sulla bocca 
della gente, come corre ora questo su quella delle per- 
sone istruite, credute tali, che vivono nelle città. 

Se la parola cìiancha è araucana e quichua nel si- 
gnificato di frutto di terra patata precoce o nuova, 
non vi era alcmia ragione di estendere un significato 
ai campagnuoli dediti alla pastorizia, che mai furono 
agricoltori né hanno avuto alcunché di precoce e pri- 
maticcio. Se si osserva inoltre che, nella corruzi 
delie parole, le lettere che si cambiano o perdei 
sono quelle che presentano alcune difficoltà per ra 
colarsi, si converta che non potè mutarsi la eh iil'J 
essendo la prima per gli Indi una lettera dì facn 
pronunzia. 

Se abbiamo da linire, parlando dì questa chauchc. 
diremo, col linguaggio di un Rioplatense, che tal 
etimologia è stata " rauy chaucha „ (molto cham 

La parola Gaucho presentemente significa 
Sud-America, ogni uomo di campo, creolo specialmenti^ 
con tutti i suoi costumi e proprietà, sia ricco o povero. 
celibe o ammogliato, giovane o vecchio, proprietario 
o vagabondo, pur che sia capace di cavalcare e sappia 
e pratichi i diversi uffici della pastorizia Sud-Ameri- 
cana, e propriamente Rioparanense. Una cosa note- 
vole è che le donne non si chiamino Gauchas, per 
quanto siano di carattere varonile, come so la parola 
mho fosse applicabile solo agli uomini. 



le t alfl_ 



llBBO II! - ETSOGKS.FIA 



ed i 

t 



t'anciulli e giovani, si chiamano gaiickUos, ma le figlie 
non ricevono nome alcuno, se [lur non voglia ricor- 
darsi quel di chinifas. 

Alcuni ddnno alla voce gaucho il significato di 
perverso, scaltro, ingegnoso, rozzo, incivile, rustico, 
scioperato, ignorante, valente, vagabondo, ed altret- 
tali aggettivi sfavorevoli alla vita onorata del gaucho 
attuale, che non trovasi al livello sociale e intellettuali^ 
degli uomini che vivono nelle popolazioni e città. 

Non sappiamo se sarà a motivo di questo cangia- 
mento, che la voce passò alla tecnologia geometrica 
ed architettonica per indicare ima superficie curva o 
non trovasi a livello. 

Alle vivacità, specialmente ingegnoso, si apjilica il 
tome di gattchada, e sono comuni le frasi una biiena 
ffauckada, quando si imprendo alcuna azione o fatto 
di rischio e abiliti e si sorte colla vittoria; e maìa 
gauchada, quando l'esito non corona l'intenzione oc- 
culta. 

La società dei gauckos dicesi gauchaje, e si è 
formato il verbo gauchear coniugato nell'indicativo 
presente ed i tempi dell'infinito, con un maggior uso 
nel gerundio gaucheando. 

Tale et pare sia l'origine ile! gaudio, e l'etimologia 
del suo nome. 



^V 1 14, — Se non avesse avuto luogo l'ìncrociamento dui 
gauc/ìO colle indigene, il tipo spagnuolo sarebbe rimasto 
puro, e si avrebbe avuto una classe d'uomini dedi- 
cati ai lavori della campagna, che ne avrebbe modi- 
ficata la Costituzione proporzionatamente agli organi 



336 LA PATAGONIA 

più esercitati; ma dairincrociamento ne risultarono 
tipi meticci, o gauchos aindiadoSj come fìYio al presente 
chiamansi coloro che dal colore o da altri segni, danno 
indizio deirincròciamento dei loro antenati. 

Questo iricrociamento fu assai maggiore nell'Argen- 
tina òhe nell'Uruguay, dove hanno conservato il sangue 
spagnuolo con più integrità. Fino airemancipazione 
delle Colonie Plàtensi (1810 — 1815), nel Gauchaje 
essendo fin allora rimasti isolati, non si aveva altra 
mescolanza che quella delllndio collo Spagnuolo; ma 
da quest'epoca, in cui si aprirono le porte all'im- 
migrazione di tutte le nazioni Europee, s'introdussero 
nuovi incrociamenti, solamente però col gauchOj giac- 
che gli Indii nell'Uruguay quasi più non esistevano, 
e nell'Argentina erano rilegati in territori isolati. Il 
primo elemento fu Tlnglese, su piccola scala, e cosi 
risultarono i tipi biondi di molti gauchos; altre na- 
zioni, venute in appresso, si stabilirono tra le popola- 
zioni e non originarono gauchos, ma criollos (creoli); 
tuttavia, la vera corrente immigratoria ebbe principio 
soltanto al termine delle grandi guerre civili, che im- 
mersero nel lutto queste novelle Repubbliche, vale a 
dire dopo il 1851. Le statistiche più sicure cominciano 
col 1857, e danno a conoscere l'immigrazione, di cui 
la maggiore fu sempre l'Italiana, come si rileva dal 
quadro seguente nel computo di 41 anno. 



LIBRO III - ETNOGRAFIA 337 

Epoca 
1857-97 



Italiani 


1.053.977 


Inglesi 


332.501 


Spagnuoli 


302.182 


Francesi 


154.654 


Austriaci 


28.131 


Alemanni 


25.563 


Svizzeri 


28.914 


Belgi 


18.677 


Vari 


59,155 



VI 



Totale (Argentino) 1.998.654 

A questi tutti devonsi aggiungere 659.464 immi- 
granti entrati per Montevideo, senza classificazione, 
giungendosi così al totale di 2.658.118: di tutti gli im- 
migranti, si saranno dedicati alla pastorizia appena la 
decima parte, essendo gli Spagnuoli, Inglesi, Alemanni, 
ed alcuni Italiani ultimamente coloro che hanno dav- 
vero aumentato il numero dei gauchos. Ciò spiega, 
d'altra parte, perchè si popolarono così rapidamente le 
Capitali delle due Repubbliche Platensi, rimanendo 
deserti gli immensi loro territori. 

Tenendo in conto, che gli Inglesi, Alemanni ed Ita- 
liani poco influirono nella varietà degli incrociamenti, si 
può conchiudere che tra i gauchos due sono i tipi princi- 
pali : lo Spagnuolo più o meno genuino e l'Indio meticcio. 

Il selvaggio incivilito della campagna potrebbesi 
considerare come un altro tipo, ma non conviene farlo en- 
trare in un gruppo d'uomini, il cui carattere porta sempre 
con sé l'idea d'vin incrociamento più o meno lontano; 

Carbajal -- La Fntogoìva. Voi. I. 22 




'«» ' ri 



per conseguenza descriveremo soltanto il gaucho faia 
o Spagnuolo erai/it^iatfo ; notiamo tuttavia, ohe eolJi 
parola bianco, non intendiamo indicare imo Spagnuolo 
Sudamericano senza alcuna traccia d'incrooiamento ma 
il gaucho, il cui bianco colore si riawicina e rapprs 
1 meglio U tipo spagnuolo. Il gaucho aindiado, J 
consideriamo meticcio, come !o dimostrano il cole 
tìd il carattere. 



V 



\ 15. — Gancliu Manco. — K di statiu*a medioi 
muscolatura poco robusta; corpo piuttosto sott^ 
•colore bianco paonazzo, abbronzato dal sole, e talvdQ 
bruno carico fin dalla prima età; sistema peloso, svìIuik" 
pato;la testa è regolare s piuttosto piccola, limga an- 
ziché ampia; folta capigliatura, di colore castagno-scuro; 
fronte alquanto rientrata indietro, angusta, con promi- 
nenze soprafrontali manifeste, arco sopraccigliare poco 
«anco, ma spesse ciglia, occhi cUestri tendenti al verd 
di sguardo espressivo, di naso fino ed affilato, regola 
guaneie asciutte; bocca regolare con labbra non tanfi 
prominenti e di forma simmetrica; mento soavemel 
sporgente e stretto nel senso verticale; barba abbi 
dante, lasciata crescere con trascuratezza; baffi tnw 
folti: sottile il collo e proporzionato; spalle un po' 
curve, petto ristretto in alcuni, in altri più aperto, 
ma non troppo largo; il tronco svelto ed arcato al- 
<luanto avanti per l'abito del cavalcare; gambe con grossa 
coscia, e le tibie ed i polpacci arcati per dentro; piede 
regolare, ed in coloro che vanno molto scalzi o i 
mente con alpargatas, pianta schiacciata colle < 
aperte. Le braccia od i pugni dì nessuna vigoria, ftfl 




Hfefli 



Tf»- 



mani ^thippate e callose. Le donne sono di statura 
inferiore e di luaa bellezza naturale senza studio, si da 
apparire quasi incolte, ma pur sempre simpatiche-. 

La voce è aspi'a, perù di un tono sonoro: intelli- 
gente ne è lo sguardo vivo e semplice nello stesso 
tempo; il portamento inclina da un lato, ed i suoi 
passi nel camminare sono corti ed incerti, quasi il corpo 
minacciasse di cadere; tardo e poco grazioso è il mo- 
vimento delle braccia; i gesti delle mani però vi sup- 
pliscono compiutamente. È loquace, allegro, buffone, 
cantore, innamorato, danzatore, tenero, generoso, confi- 
dente e buon amico. Molti di loro sono poeti per natura 
ed affezionatissimi alla chitarra. Nella conversazione 
il Gaucho fa uso di reticenze, e parla per comparazioni, 
lasciando intravedere che ie sue parole hanno quasi 
sempre un doppio senso, im significato più elevato, 
acuto e generale. Evita tutte le discussioni, e quando 
vi prendesse parte, si accende e minaccia di impervi 
fine colle armi, con una sfida corpo a corpo. Ama molto 
la propria famiglia e si vanta di avere dei figli somi- 
glianti a s&, moghe e figlie laboriose. Non è geloso, 
ed una infedeltà d' una sposa o d' una fidanzata la 
piange, la sente e se ne disfoga cantando la sua 
sventura; perfi le sue mani giammai si macchieranno 
di sangue. 

Abbiamo potuto osservare che il maggior castigo 
litto a una donna, è quello di separarsene; sono 
■ò rari i casi di divorzio, ed anche d'infedeltà coniu- 
gale. L'educazione dei figli è semplice ed amorosa, av- 
vezzandoli fino dalla prima età al cavalcare, al mate 
ed alle cure della pastorìzia. 





Presso di lut è in alto pregio la valentia, l'a 
e la destrezza nel maneggio del pugnale e del I 
Poiché la maggior parte della sua vita la passa a. 
cavallo, così questo divietiti l'oggetto d'ogni sua cura 
ed è un gusto per lui possederne uno buono, grasso, agile, 
resistente, brioso e di movimenti graziosi : il cavallo, 
dopo la moglie e i figli, è il suo tesoro principale, 
l'occupazione sua prediletta, l'amico o compagno i 
inseparabile. 



110. — (ìaacho AintUado. — Di statura variabi 
dalla regolare alla elevata; di forte rauìcolatura ; 
posi gli uni, tendinosi gli altri; colore di rame ta 
più bruno, quanto più s'avvicina al primo incrtu 
mento; sistema peloso, scarso e setoloso; testa grau 
mediocre, in generale rotonda, e quasi sempre ] 
vata nella parte posteriore; capìg'iatura castagDO-sc 
assai aderente al cranio, grossa e lucente : fronte i 
gusta, retta, senza rientranza nei capelli delle procq 
nenze soprafrontali : archi sopracoigliari pronunciati, ( 
ciglia grosse e corte; oe;hÌ castagni scuri, quasi semil 
piccoli, alquanto internati, scintillanti e scrutatori ; i 
eorto, grosso, largo, schiacciato in molti individui, 1 
alquanto affilato in altri; mento corto, diritto, 
poca barba; bocca grande, labbra grosse e scolorl^^ 
baffi scarsi ; zigomi prominenti in coloro che sono dì 
guincie asciutte : in complesso la faooia 'è lunga, ed 
il suo profilo differisce molto dal tipo precedente. Ooft 
oorto, robusto; spalle basse; petto aperto; tronco < 
in alcuni, e lungo nei Patagonesi, grosso, con j 
pensione ad essere panciuti ; gambe un po' OurTl 



^ 



t Iti ■ BTNoattAFIA. 



341 



all'interno con grossi polpacci; piede ampio e grosso; 
mano grande, corte peri) le dita, rigide e rozze nelle 
loro linee, specialmente nella palma solcata da nume- 
rose rughe. Ha in tutti i suoi movimenti meno grazia 
e flessibilità che non il tipo precedente. Le donne di 
statura mediocre e d'aspetto grazioso. 

Il gaucho aindiado è taciturno, poco amante della 
conversazione ; ma risponde a tempo, chiaramente, 
con semplicità, senza reticenze e con prudenza : è 
im amico fedele, caritatevole co! povero, coU'ospite 
generoso, amoroso colla famiglia, gentile collo straniero, 
e verso tutti servizievole, indulgente ed affabile. Sic- 
come parla poco, ha stima della sua parola, e va 
orgoglioso di essere degno di fede e di poche parole. 
Ricorda sovente ciò che ha detto una volta, e si com- 
piace intimamente quando è ascoltato con attenzione; 
prima di parlare riflette, e dei discorsi altnii medita il 
significato morale ; gli piace la musica e qualche volta 
il ballo, ma il suo petto si sfoga cantando con malin- 
conica dolcezza; non prende mai parte alle dispute, 
e quando s,i crede ofl'eso, preferisce di appianare da 
solo le divergenze, disposto alla lotta quando non si 
passi a un pacifico accomodamento. K alquanto piìi 
geloso che il gaucho bianco, però prudente. E dotato 
di buona memoria, d'intelligenza viva, ed è un osser- 
vatore acuto. 

Da questi gauchos si originarono i famosi baquianos 
e rastreadores, di cui daremo la descrizione in un 
capitolo speciale. Essendo più inclinato alla vita tran- 
quilla del campo, alla pastorizia ed al cavalcare, tutta 
la Bua cura consiste nel possedere un rancho dove 



dimorare, una famiglia che lo ami, ed iina quantità 
bestiame, per vìvere senza ambire le ricchezze 
comodità moderne. La vita delle città lo stordisce e 
gli reca fastidio, ed esperiraenta la nostalgia appena 
passi alcuni giorni lungi dalla sua famiglia e da' si 
campi. 

H gaucho aindiado è valoroso, eccellente soldai 
di cavalleria, buon uffloiale, capitano prudente, e d'una 
particolare intelligenza negli attacchi audaci : di questi 
soldati componevasì la maggior parte degli eserciti 
Argentino ed Uruguayo, all'epoca dell'Indipendenza, 
e furono coloro che lottarono corpo a corpo coìl'ludio, 
maneggiando come lui la lancia, la hoìn ed ÌI laot 



3na 



UT. — La sua generosità illìoiitata cogli amioi ^ 
stranieri lo hanno impoverito o rilegato quasi completi 
mente nel suo rancho. Conversando con lui, lo si ( 
lagnarsi che gli Europei sianst arricchiti a sue SpàH 
ripagandolo d'ingratitudine e disprezzo. 

" Fino all'anno 1870, dicono, noi eravamo ricci 
possedevamo i nostri rodeos e tnanadas ; oggi non ab- 
biamo piìi nulla, I gringos (stranieri) sono i riochì delle 
città, ed i grandi estancieros delle nostre campo^ 
noi d'istruzione nulla c'intendiamo, e se esM BOstV 
gono di ossero venuti a portarci l'incivilimento, iraeni 
seco tutte le mode e le macchine, devono parim 
convenire che colla loro politica e col loro coramerciofl 
hanno dissanguati. Noi abbiamo loro dato vacche^ 
cavalli, ed essi non ci porgono ora neppure im tozzo! 
pane, senza il denaro : non v'ha gente più interesa 
né piii astuta nel tratto ,, 



abi 
dero 

Ktr. 






343 

Ciò non ostante, il gaucho seguita nella sua con- 
izione ad essere generoso, e lo sark fino allo sparire 
sotto l'influsso deirincivìlimonto che va sempre più 
dominando i suoi campi. 

Alcuni autori stranieri hanno considerato questa 
generosità come stupida ed affatto imprevidente, dan- 
ine per ragione una idea falsissìma dell'origine dei 
e delle fortune. 

Le fortime, dice imo, improvvisate colle miniere, 
cogli uffici pubblici e col contrabbando, introdussero 
abitudini fastose che s'inocularono nelle masse, e die- 
dero per risultato quello spirito di generosità che ammi- 
Araericano del Sud ; ma quell'imprevidenza 
Itreaì economica, quella prodigalità sragionata, quella 
lessuna coscienza del valore del denaro, che spiega 
ad im tempo due fatti apparentemente contradditori : 
la facilità con cui il Sud-Americano sciupa, giuoca o 
dona il danaro, ed il poco scrupolo nella scelta dei 
mezzi coi quali talvolta si affanna a guadagnarlo „. 
E da deplorare, che questo insulto lanciato a tutti 
hiSud- Americani, provenga da un Europeo, i cui con- 
izionali immigrativi devono maggiori favori a questi 
medesimi generosi Sud- Americani, alle spese dei quali 
molti s'arricchirono fraudolen temente. 

Ma non dobbiamo far caso di ciò che disse un 
autore, il quale non fe vissuto nel Sud d'America il 
tempo necessario, né studiò a fondo, come si propose, 
l'origine della generosità dei Sud-Americani. Opinioni 
ben piti nobili hanno e la Nazione dell'autore ed i 
suoi compatriotti ricchi dell'Argentina, Uruguay, Chili, 
Brasile... 



118. — Vestito. — U rfamho veste con semplid 
e decenza : ai eopre poco, ed i suoi abiti sono aii 
leggieri, modeliati pre?entemonte all'Europea, 
stoffe fine; però nel 1870 erano ancora caratteristi 
In casa non usa giacchetta, nh giubbetto ; non cali 
stivaletti; non fa uso neppure di calze, dii'endea^ 
meglio i suoi piedi con certe pantofole alla spagnuol 
di grossa tela e con suole di spago, chiamate alpoR 
gatas. Lo stivale è proprio degli eslancioros a d'a 
ricchi proprietari; i figli di costoro tuttavìa u&ano | 
casa la alpargata. 

Il cappello è il chambergo spaguuolo, di panno nei 
Per descrivere nel suo vero originale il vestito ( 
gaucho, è mestieri prendere un ftindiado, ovvero ' 
bianco povero, che non abbiano sofferto l'influenza dol 
mode Europee ; è necessaria prendere un gaucho ( 
si glorii d'esser gaucho, di conservare i suoi propj 
costumi, linguaggio, tradizioni e modi di vestire ; qaSt 
gattello sarà, il r.antor, il doinador o il tolta. 



119. — EI rjiutor (cantore). ^ Generalmente 6 <l 
giovane creolo, dalla faccia bianca, cortese nel tratto, o 
barba folta e ben tenuta. Porta cappello alla spagnuola, ' 
di corte falde e di panno; indossa giacchetta semplice, e 
talvolta soltanto giubbetto, ed mia cravatta o fazzoletto. 

Conven-Ji dire, prima di continuare, che sia il pam 
In sostanza è im mantello di duo forme, il poncho 6 
verano (d'estate) uno; il poncho de patio (di paji» 
l'altro per riparare dal freddo: il primo è una ca^ 
PCttaagoIare, con una apertura nel mezzo per pass 
la testa e cosi portarlo; indossalolo, l'apertura, orla^ 




» 



fettuccia di gata, resta aperta verso il petto, e 
resto del poncho pendo di dietro e davanti fino quasi 
iille ginocchia ; ai fianchi tocca solo la cintura ; è la- 
vorato con lana o filo a colore, a striscie longitudinali 
e particolari disegni. Non ha fodera, né imbottitura 
alcuna. Quando lo usa il gaucho cantoì', lo raccoglie ai 
lati gettandoselo piegato sulle spalle, mentre pende 
davanti e di dietro in tutta la sua lunghezza; andando 
a cavallo o camminando a piedi per le vie lo lascia 
spiovere tutto. 

Il poncho de patio è circolare, piii grande e 
foderato con flanella di color vivo ; quando la persona 
sta in piedi le tocca i polpacci : si usa solamente d'in- 
verno, o in tempo di pioggia; il panno suol essere 
buono e quasi impermeabile, 

Il gaucho canfor indossa poncho de verano e se 
la stagione è fredda imo di panno corto e leggiero. 
La sua camicia b bianca e inamidata. 

Porta calzoni larghi, con ripiegature e abbottonati 
3ul collo del piede: h la homhacha. Calza stivali di 
bufalo, o verniciati se è ricco, con speroni, lasciando 
ohe la homba-cha formi una campana di ripiegatura 
sopra la tromba dello stivale; questa parte è piuttosto 
studiata, e dà grazia alla persona. Stringe fra le mani 
uno staffile di cuoio, con ornamenti di filo pure in cuoio. 



120. — El Doiuiidor (domatore). — Cappello come 
precedente, ma senza poncho de verano. e invece di 
giacchetta indossa im corpetto di flanella colorata; non 
usa cravatta, ma un fazzoletto di seta annodato al 
collo, e disteso sulle spalle con aria vanitosa. È giovane, 



I 



di poca barba, e puf) essere im bianco o un aindiado. 
Porta cintura larga, affibbiata con bottoni d'argento ; tal- 
volta tutto all'intorno è coperta dì monete d'argento, nel 
qual oaao la chiamano tirador de-plata; sopra il tiradw 
porta talvolta le boleadoras, e posteriormente un coltello 
orni guaina: fa uso di uno staFEìle pesaiite con 
grosso anello di ferro. 

Nelle popolazioni veste la botilbacha, ma aul la- 
voro ed in casa il chiripd: questo non fe altro che il 
poncho de aerano senza l'apertura di mezzo, passan- 
dovi per entro le gambe, di modo che una estremità 
copra il ventre fino alla cintina, e l'altra si estenda 
sopra la parte posteriore delFindividuo fino allo stess» 
punto, assoggettate poi entrambe alla cintura; formasi 
così nel centro quasi un sacco, ed ai lati può introdursi 
l'aria, facendo contrasto il bianco dei calzoni intemi 
col colore del chìripd. Sopra dì questo, posteriormente, 
portano un pezzo di cuoio, di forma ordinariameme 
rotonda, che può coprire le anche e questo è la hadam 
volgarmente il tcipa raho. 

Il cuoio ne è flessibile, e !e parti pendenti sono 
tagliate a foggia di frangle. 

Non porta mai stivaletti, ma (dpargatas o sti- 
vali ordinari con speroni a grosse punte di ferro 
ohe trascina e si compiace di far risuonare. Antica- 
mente la calzatura del domador era la bota de potrò. 

A proposito devosi notare, che il cavallo sel- 
vaggio o non domato chiamasi potrò: preso per do- 
marlo si dice bagnai, e quando si è già alquanto domato, 
ma non porta ancora il freno, redomon. Colla paroln 
cavallo indicano l'animale castrato, domestico e da fren". 



I, 9 ■ I !LV" 



) m- EWOORAFIA 



121. — La bota de potrò facevast co! cuoio crudo 
della coscia del potrò senza aprirsi; la parte corri- 
spondente al tendon de Aquiks (tendine di Achille) 
serviva di tacoo o tallone; il resto ooptiva il piede; 
le gambe erano poi coperte colla parte corrispondente.- 
alla coscia del potrò. 

Tutto toglievasi intiero aenza taglio di sorta, 
sì mollificava e rendoasi morbido con grasso, rove- 
sciavasi come un guanto passando il pelo dentro, 
e si calzavano senz'altro, lasciando fuori le dita del 
piede come i guanti mozzi. La parte superiore le- 
gavasi con una cordicella di cuoio sotto il ginocchio; 
lo sperone di ferro era mi ornamento che mai dovea 
separarsi dalla hofa de potrò. 

H domador distinguevasi per la bailana, per il 
pesante staffile, e per il suo carattere energico, corag- 
gioso e valente. 



122. — EI taita. — Poteva essere un gaudio qua- 
limque, bianco, aindiado, cantar o domador; perfj il 
suo distintivo era un carattere litigioso, temerario, 
arrogante, provocatore e talvolta aggressore. 

Per questo, il fellone vestiva con tutta facilità nome 
un gaucho pacifico ed onesto, o come un cantar o 
domador; tuttavia il suo cappello solca esaere più alto, 
dalle falde larghe; l'abito più povero, con poncho de 
veì'ano o de pano, con alpargatas o bota de. potrò. La fì- 
sonomia energica e fiera in alcuni, era in tutti provocante ; 
portava barba intiera e trascurata; il pifi del vestiario 
consisteva nelle armi assicurato alla cìntola o tirador: 
portava al cinturone, posteriormente, un lungo pugnale. 



talvolta di 80 centimetri, acuto, tagliente e forte, i 
niato facon, lasetandone di sovente travedere la puJ 
della guaina e del manico: davanti avea ima grande 
pistola, o comunemente U trahiico (arma da fuoco), la 
cui bocca gialla e larga rassomigliavalo a un piccolo 
cannone, e chiamavasi narangero od il boca amarilìa, e 

caricavasi a pallini e pezzi di ferro fino alta bocca; 

terribile ne era lo sparo, e disastroso quando colpiva. 
Un altro imbuco, più piccolo e di ferro, era la boca 
negra: usavasi per entrambi l'antica capsula. 

Se invece di trabucos avessero fatto uso di pist< 
ne sceglievano delle piti grosse possibili. Alcuni taiA 
piti fieri andavano armati dì due trabucos, uno i 
lato della cintiu-a, e !i lasciavano in vista. 

Questo gaucho, lottatore in regola, quando avei 
assistito a feste era temuto e rispettato, se pur ; 
taiias non lo tenevano in isoacco. 



123. — I centri dei loro convegni erano gli alm 
cenes di campagna, chiamati csquitias o pztlpet 
(fondachi o magazzini o botteghe): là riuniransi IJ 
giuocare alle carte ed a bere ginepro od acquaribl 
come in breve fossero venuti a contese, iiifìammaii 
uscivano in cortile od al campo aperto, e se entrambi 
fossero stati gauckos taiias, sparavano i trabucos, rac-_ 
coglievano il poncho e ai sfidavano al facon; 
gattchos, eventualmente presenti, 1Ì ctrcoudavano | 
lenziosi e la lotta si cominciava, eccitandosi l'un l'aliti 
con parole plateali e provocanti. 

11 combattimento che da principio consisteva J 
semplici grida, facessi più cupo, più furioso Vsn 



LIBRO III - ETHOtìRAn 



349 



mento, gli assalti piìi fieri, l'ansia e la rabbia più 
terribili. 

Presto il sangue macchiava i facones, ed allora 
gli spettatori impugnavano i propri per dividere i due 
combattenti, se non domandassero di continuare fino 
alla caduta deìl'uno o dell'altro. 

Nel combattimento, ora indietreggiavano, or s'avan- 
zavano, ora piegavano raschiando la terra coi facones, 
orarizzavansi, e rintuzzando facon con facon Io facevano 
scintillare, dirigendone terribilmente la punta al cuore 
od al petto. 

Se uno d'essi cadeva, il vincitore domandava un altro 
al posto, oppure da bravo ne sfidava vari contempora- 
neamente. Poiché in generale i taitas aveano compagni, 
talvolta si armavano preparando un grande combat- 
timento, ed allora i morti e feriti erano numerosi: 
questo formava ima ìoha. 



124. — L'abito del combattere ed i ferimenti ed 
omicidi perpetrati, li resero prima gauckos assassini, 
quindi predoni, e finalmente cimafrones allorché l'auto- 
rità di polizia li perseguitava, dovendo cosi essi nascon- 
dersi nelle selve e nei boschi, menaodovi ^'ita raminga 
che si chiamò matrercar, e matrero o cmarron il 
gaucho fuggiasco. 

La forza e destrezza del f/aucho nel servirsi del 
trabuco e del facon erano tali, che li rendevano temuti 
alia atessa polizia, poiché uno solo era capace di mettere 
in fuga otto o dieci uomini, mal disciplinati e timorosi 
di fronte a sì famoso lottatore. Nella Pampa e pro- 
vincia di Buenos Aires, e nella campagna dell'Uruguay 




0, ed 

ri 



QtljpDnero sinistra fama coi loro delitti e resistenza 
autorità. Nella Patagonia non ebbero indole così trii 
Nella provincia di Buenos Aires, si mettevano molte 
volte ■ dalla parte degli indi, ovvero uniti in ima piccola 
compagnia uscivano a combattere quasi per piacere 
coi selvaggi clie li temeivano pifi che non i soldati: 
presentemente non si trovano in nessun territorio, ed 
ilnostro t-aita non porta seco se non un piccolo fu 
obbligato a deporlo appena giunge ad un fóndaco. 

Le Autorità poi interdissero l'arma da fuoco 
non ò viaggiatore, ed il tnibuco non ai vede più. 

Nonpertanto, si deve - ancora lamentare qualche 
latto sanguinoso. Ma il vero taita non dovea essere 
assBBsino, nt! predone, bensì lottatore, provocando ed 
accettando qualunque sfidi* a primo sangue. A 
di laati combattimenti, avevano spesso le mani a' 
faccia- cnperCJF^i cicatrici, ed oggidì parimenti, 
uno vuol ravvisare simili tipi, osservi se quali 
fewccbio gaucho presenti segnali d'antiche ferite. E 
clje interrogandolo sul suo passato, udrà la triste si 
de' Buoi combattimenti, 



125. — Et tropero. — È mi ymtdio ricco ded 
alla ecHUtfra d'animali vaccini ed equini, per trasportarli 
alle città. Il suo vestito è un ricco poncho de veruno 
fino, grandi e l'orti stivali; homhachas di panno o di 
stoffa Casimiro, giacchetta, giustacuore o 'giubbetti), 
orologio, tirador d'argento, bottoni gemelli d'oro, fac 
QOQ maiiico e guaiiLa d'argento, (> tutti gli «Itrì a 
8ori chuniauifestano ricchezza nel corredo personale,;^ 
l'rogrisybhe del cavallo, il cui pregio principale i 



« « 1 v,*^« 



siste in lina ricca bardatura. Invece del rebenque, porta 
lina frusta Ghiamata arreador, con manico d'argento 
e con anelli pure d'argento. E sempre un uomo serio, 
robusto, con barba piena, l'ronte concentrata, vista pe- 
netrante, voce energica, e tratto imperioso : può tem- 
perare il suo carattere in famiglia, ma diu'ante il suo 
lavoro e nei viaggi è necessario sia dotato di modi 
sostenuti, coraggiosi ed imponenti. 



126. — Una iropa si compone talvolta di 1000 
animali bovini, che sono guidati da 20 o 30 gauchos di 
tutte le specie, i quali devono obbedire al loro padrone 
spesso per forza. Il iropero padrone va armato di 
facon e di \m liuou revolver o di imii pistola, di- 
sposto a sparare appena avesse a ribellarglisi il peon, 
o la tropa si allontanasse dal cammino. Il cavallo del 
tropero ha alcunché di caratteristico: sostenuti da le- 
gacci di cuoio, ciiiaraati tìentos, porta arrotolati nella 
parte posteriore del suo recado (barbatiu'a) il poricho ed 
il laccio, disposti in circolo, dì modo che toccano la 
coda dell'animale. Sotto i cuscinetti alcune borse di 
tela, le maìefas (valigiej, ed avvolta al collo del cavallo 
una corda di cuoio lunga ,20 o 30 metri, chiamata 
maneador, che serve a legare l'animale ; tutto questo 
corredo si usa portare dai padroni ed anche dai peones. 
Una tropa di 500 animali h scortata da 10 o 12 uo- 
mini: due avanti, tre ai due lati e gli altri dietro; 
la iropa cammina in ordino, e gli animali sono quasi 



Se la fropa si spaventa e tenta di deviare alla 
vista di un alamhntdo. di un veicolo, o di persone, i 




ti'operos estraggono le loro piatole e sparano alfa 
oppure contro gli stessi animali, allorquando tratt 
d'evitare ima disgrazia; questi iocontri con una tn 
composta d'animali hravos (ieroci), sono pericolosi! 
un viaggiatore specialmente se va a piedi. 

Riferiremo qui una di queste scene anguatiose,! 
mettendo che i tori castrati ai chiamano novillo^ 



127. — In ima calorosa giornata d'estate, quandw 
sole volgea all'occaso, ed im venticello soave non t 
veva che i fili d'erba, tre giovani si trovavand 
caccia presso il cammino di una tropn; distratti d 
gli uccelletti , non ne avevano avvertito l'appro^ 
simarsi. I iropcros alzarono grida, ed i cacciatori- 
volgendo le spalle poterono distinguere una ìnforoliB 
massa di 500 novillos a duecento metri; il sito era' 
deserto, e soltanto le rovine di lin antico rancho po- 
tevano servir loro di rifugio; ma n'erano distanti, ed 
lino solo potè ripararvi; la fropa frattanto, che avev» 
scorto i giovani a piedi, cominciò a precipitarvisì contro: 
\m aìambrado avrebbe potuto trattenerli, ma i fieri 
animali vi diedero la spinta e lo abbatterono; i due 
giovani correvano per una discesa ripida, in fondo alla 
quale a 150 metri sorgeva una siepe di agaves {'pìamiA 
americana), dietro cui occultarsi. Il frastuono dell'in- 
contro e lo spezzarsi AfAVaìmnhì'ado, che aprì una 
breccia di cinquanta metri, fu terribile; ma il rintuz- 
zar delle corna ed il cozzarsi degli animali testa con 
testa, il tumulto della corsa e lo scalpitio delle zampe, 
in quei momenti, è indescrivibile. I troperns colle pi- 
stole alla mano correvano ti tutta foga verso quel latfl 



■V« A WW 



3&3 



tentando di sriare la tropa, ma indarno, che i rtoviths 
si slanciavano frenetici verso i due giovani, i quali 
col loro archibugio, reso inutile in si terribile distretta, 
fuggivano atterriti. Ohi quale angustia per il terzo 
compagno, che tutto osservava dal luogo di scampo! 
quale ansia e stretta quando vide che la distanza ve- 
niva a mancare, ed i compagni forse non giungereb- 
bero in salvo ! Silenzioso, cogli occhi lisai verso quel 
punto, trepidava attendendone la fine fatale: già si 
approssimano : Bios Snnto ! sahalos (SalvateU, Santo 
Dio I) ; i troperos hanno sparato i primi colpi, ma i 
feroci animali accelerano sempre la corsa, ed un gio- 
vane, stremato di forze per lo spavento, già stava per 
cadere sotto un gruppo di noviUos che gli stavano 
ormai a'ddosso. Si ode un'altra scarica, e ruzzolano per 
terra alcuni animali; ma un noviUo sta per investire 
il fuggitivo ; se non che sopraggiunge un valoroso 
trtypcro a tutta corsa e prima che il toro tenti la coi^ 
nata gli è sopra col cavallo, e gli spara l'ultimo tiro 
rotolando per terra, toro, cavallo e cavaliere, mentre 
rifinito cadeva pure il giovane cacciatore. 

Frattanto i (ropcros, poterono deviare il resto dei 
tiovillos che inseguivano il terzo giovane, il quale ebbe 
la fortuna di giungere alla siepe degli agaves. 

Dopo d'allora, dopo questa scena di cui fummo 
spettatori, i troperos sono per noi gli uomini piii va- 
lorosi e intrepidi, i piìi esposti a disgrazie, ìn ciii il 
coraggio sacrifica la vita. Per fortima, in quel giorno 
non. si ebbero a lamentare se non alciuie contusioni 
del tropero, caduto da cavallo nella foga della corsa, 
■^po l'incontro col no l'Ufo, che cadde ferito gravemente 



354 LA PATAGONIA 

dal proiettile. Potè il feroce animale alzarsi immedia- 
tamente, ma allora ebbe da fianco, a piedi, il tropero 
col facon sguainato. 

Contro di lui si rivolse il toro, ma il troperOy scan- 
satone rincontro, lasciógli andare un terribile fendente 
e riuscì a recidergli sulFistante i due tendini d'Achille. 
Giunsero tosto gli altri troperos, e finirono la fiera a 
colpi di facon. Il nostro compagno giaceva svenuto, 
livido, prosteso bocconi; quando arrivammo là, i tro- 
per OS lo rianimavano; ma il suo colore cadaverico non 
dava segni di vita, e all' abbracciarlo le nostre la- 
grime bagnarono la sua fronte. Trasportato a una casa 
d'agricoltori, da cui veniva soccorso, potè indi a non 
molto ricuperare i sentimenti, le forze e la serenità. 
I troperos frattanto montarono sui loro cavalli, e dicen- 
doci " adios^ amigos, no se dejen mas atropellar por 
una tropa „ (addio, amici, non si lascino più sorpren- 
dere da una tropa), partirono. 

Questo fatto ci fé' comprendere chiaramente la 
ragione per cui si permetta ai troperos l'uso delle pi- 
stole e dei facones. 

Ciò accadeva non lungi da Montevideo. 

Il vestito degli altri gauchos, non ha nulla di par- 
ticolare: il poncho, la bombacha, la bota (stivali), la 
alpargata, ed il chiripà nei più poveri. Alcuni usano 
calzoni, e indossano abiti comperati nelle grandi città ; 
portano orologio, giubbetto e tendono negli abiti ad 
imitare i cittadini. 

Le donne negli abiti loro semplici e di modesto 
prezzo non ebbero mai distintivo alcuno. 



LIBRO III-KTHQ&RAFU 



§ VI. - 



Lavori di Pastorìzia. 






128, I lavori campestri consistono quasi esclusiva- 
lente nel pascolare le vacche, pecore e capre ed i 
ivalli. Il sistema ne è semplice e rudimentale; e gli 
limali si lasciano liberi alla campagna, senza cure spe- 
eccetto quella di vigilare che non abbiano a smar- 
rirai sbandarsi piEi o meno lontani dai limiti della rispet- 
tiva proprietà. Nessun estanckro o puestero se l'ha a male 
se alcimi animali passano ai suoi possedimenti, perchò 
altrettanto può avvenire del loro bestiame. Si ha piti 
delle pecore, ed un pastore è incaricato d'impe- 
idire che si mescolino con altre d'ovile differente, me- 
ilanza che chiamasi im entrevero. 
Per procedere ordinatamente, a costo di stancare 
forse i nostri lettori con descrizioni e nomenclature di 
gatichos, tratteremo in particolare dei lavori principali 
concernenti le vacche, i cavalli e le pecore. 



129. — Vacche. — La prima occupazione di una 
stancia o puesfo, è la parnda de rodeo alla propria 
gdenda per contarvi gli animali, o per altri lavori 
leciali. Nelle grandi estancias dove convivono varie 
^gliaia di vacche, la parada de rodeo è interessante 
animata. Il capaMz ne annunzia la giornata; i 
tOnes devono prepararsi con buoni lacci, cavalli e 
toni. Nel dì convenuto, la peonada si alza prima dello 
liìarire, prende il mate, mangia un chnrrasco, insella 
i cavalli, chiama i cani, e via alla campagna divisi in 



r 



■*^ 



LA patì CONI A 



) ricorda afj^^H 
igliono occt^^^ 



gruppi: il capatdz dirige il movimento, e 

uni ed agli altri i siti dove gli animali 
tarai piìi di frequente. 

I cani servono ad aizzare e spaventare il bestiame, 
o ad indioare dove si trovino alcuni animali in ritardo. 
giacché non si tosto li scoprono, ne rendono avvisato 
il peon coi latrati. Si comincia dai punti più di- 
stanti, e sì procura di riunirli in un solo centro. 
Allo spuntar del giorno, sì trovano ai posti determinati; 
i cani prendono a latrare e a mordere le zampe 
alle vacche, mentre i gmichos al grido di '' juera! 
juera! „ (fuoril fuoril) ed altre voci in cui le parole 
vengono storpiate come nelle due precedenti, procurano 
di arrear (riunire) il bestiame in vista. Dove vi sono 
selve o boschi, vi si rifugiano certi tori chiamati moi 
races, ed è difficile il trarneli; allora si fa uso del laci 
e vengono quasi trascinati fino a campo aperto. 
misura che i gruppi si approssimano al centro le grida 
aumentano, latrano con gran clamore i cani, e vacche, 
cani e peones corrono, mugghiano, ululano, e grid; 
sì da parere un finimondo. 

Stanchi i peones, ansanti i cavalli, le vacche sudai 
ed i cani colla lingua infuori, si arriva al rodi 
preceduti dal sihuelo. Al sorgere del sole il rodeo 
preparato: tomo torno s'aggirano i peoms ed 
per impedire l'evasione di qualche animale : il capai 
entra nel mezzo e facendo muovere in tutte le dìi 
zioni gli animali, osserva che non ne manchi alci 
Generalmente, a rodeo pronto, viene il mayordi 
il padrone, per constatare di persona lo stato 
la prosperità della sua azienda. Mancando quah 






LIBRO III - ETSOGRiFU 357 

animale, partono dei peo«es con cani per rintracciarli: 
verso le 9 o 10 del mattino ha fine la rivista e tutti 
ai ritirano. Gli animali tuttavia restano sul posto, e 
molti si sdraiano pel riposo, vigilati tutti dai cani 
finché non li chiamino. Le vacche temono assai i cani 
addestrati, perchè le mordono alle zampe, al muso, e 
ne addentano la coda fino ad insanguinarle terribil- 
mente quando non siano docili : due cani bastano per 
far ritornare al rodeo una vacca. E inutile che il 
toro stesso tenti di schermirsi colle coma, giacché i 
cani si dimostrano toreros (cacciatori di tori) a tutta 
prova, senza il minimo timore dì essere investiti. 

130. — La Yerra. — Si dà il nome di hierra o 
yerra al lavoro di marcacion (contrassegno) degli 
animali bovini, Ciascim animale porta impressi due 
segni, uno nel corpo, generalmente nella parte su- 
periore di un fianco o di una coscia, e l'altro nelle 
orecchie. 

La marca è uno strumento di ferro, lungo dai 60 
ai 90 centimetri; ad una estremità reca delle lettere 
od altri segni, grandi da 8 a 15 centimetri; all'estre- 
mità opposta fiuisce con im manico di legno, ed il tutto 
si congimige con asta di ferro. 

Per marcar (contrassegnare) gli animali, si scaldano 
le lettere o segni, che propriamente costituiscono la 
marca, qiiando tutto ristriimento potrebbe chiamarsi 
marcador, e così calde si applicano alla parte deter- 
minata. L'altro segno si fa nelle orecchie, e talvolta 
alle narici od al collo. Le orecchie si tagliano in dif- 
ferenti maniere, e si dà un nome determinato a ciascun 








I 



: cos'i si dice rei/una, quando si taglia la mt 
'orecchio ; miieca, quando ne viene tagliato 
pezzo a Bemicircolo; zarcillo, se solamente va divi 
l'orecchio in varie direzioni; horquUla, quando 
punta si toglie iin minuzzolo, lasciandovi un angolo 
rientrante; punta de lama, nel lasciare l'orecohi 
angolo tagliente; e cosi differenti altri segnali, sìa 
nella parte anteriore come posteriore di un oreci 
o di entrambi. 

Alla narice tagliasi un pezzo, ma senza toglii 
e costituisce il boton; nel collo si eseguiscono operazioni 
oonsimili; l'aaimale senza marca o segnale, chiatnasi 
orejano . 

Quest'ultima operazione si dice seìialada, e aeì 
il taglio fatto nell'animale. I sognali e le 
sono registrati presso un Ufficio Governativo, 
raato Registro de marcas y seiiaks. Quando 
estanciero vuole introdurre un setial, deve comunii 
al Registro, per osservare se tra i vicini propriei 
vi sia la stessa inarca o se»a/, nel qual caso sì di 
cambiare. Generalmente ima marca somigliante 
im'altra, dev'essere separata da due o tre estanoiae ot 
segnali differenti; ma poiché i seFtales e ) 
sono indefinitamente variare, non è necessaria p« 
temente l'osservanza di tale regola, giacché faceat 
qualunque altro segnale in altra parte della testa o 
collo dell'animale, il pericolo di promiscuità resta 
viato. Le marcas e scitales devono essere chiari, 
orecchie senza aloun taglio si dicono enteras, ed 6 un 
segnale: come pure sarebbero segnali uno o due fowdr-, 
lini praticati in esse. 



orov 

r: 



I seìiahs e tnareas sono destinati a distinguere la 
irovenienza dogli animali, che altrimenti sarebbe dif- 
ricnnoscerla in im numero cosi grande. 



81 e 

IT 



131. — ■ La yerra dà motivo alla festa principale dì 
ima estancia, essendo il giorno in cui ha principio la 
proprietà nell'aumento annuo del bestiame. Sta per 
aver testimoni, sia per venire aiutati , ovvero per 
far partecipare dell'allegria, s'invitano tutti i vicini 
e quanti altri desiderano prendervi parte. Poiché il 
concorso degli uomini fa crescere i preparativi per 
l'accoglienza, vi intervengono altresì le donne e le gio- 
vani per aiutare la padrona dì casa nell'ammannire il 
banchetto, e per ballare l'iiltirao giorno, se il padrone 
consente. La yejTa ha luogo nel ì'odi-o o nei corraUs o 
mangueras; in qualunque caso, dopo di aver fatto mostra 
del rodeo in presenza di tutti i vicini, si appartano 
dal bestiame gli animali non contrassegnati, che ap- 
partengono agli invitati o ad altri : questa operazione 
si eseguisce infallantemente, por evitare che vengano 
'guati animali altrui. 
Soltanto quando non si posseggono corraks spa- 
iosi, o mangueras abbastanza grandi, la yerra si 
fa ^lel rorfro; altrimenti ha luogo sempre nei corraks. 
Gli animali che sì contrassegnano sono itemeros (vi- 
telli) di mi anno, compreso qualche altro entrato negli 
anni precedenti. Trenta o quaranta gaiickos, coi lacci 
preparati, spingono il bestiame ai corrale^, e si ripar- 
tono quindi gli uffici: alcmii preparano fogones (fuochi 
grandi) e attendono a scaldarvi le marcns, e sono questi 
marca dar es; altri entrano a cavallo frammezzi 




bestiame e tirano il laccio agli animali, e sono gli i-nla- 
zadores; vi sono pure di coloro ohe, a piedi, li pi 
dono per i garetti per farli cadere, e sì chiami 
pialadores; altri li senaìano e £ono i aehaladores. 
l'intorno del corrai e specialmente della porta s\ 
donne, fanciulli, uominij cani, fogones con arrosto^ 
'pahas pel mate. 

Il padrone, quando le marcas sono calde, dà 
segno, ed entrano a cavallo quattro o cinque enìi 
dores, od in maggiore o in minor numero secondo 
quantità del bestiame e la grandezza dei corrnles, 
dinarìamente, a tirare il laccio al primo animale mi 
cable (da contrassegnarsi) è Ìl capata^, come per dar 
principio al lavoro. Allora comincia il movimento : gli 
animali girano, si scompigliano, si scambiano cornate, 
tentano di fuggire, nembi di polvere si sollevano d'ogni 
parte, e lo schiamazzo, e le risa riempiono l'ambiente. 
Incappato nel laccio un vitello, ai cui nuiggiti di 
rabbia e di spavento risponde la madre in coro cogli 
altri animali, il ca-patàz o enlazador muove il suo ca- 
vallo verso la porta, se gli animah sono assai fei 
un altr'uorao a cavallo, od uà cane spaventa l'ani] 
preso, il quale spicca salti, scuote la testa e tenta 
fuggire; ma il laccio si tende sempre più, e al vitello 
che tenta di resistere non resta che di cedere alla 
forza. Al giungere alla porta, ogni animale i 
riamente un ultimo sforzo per darsi alla fuga, 
inutilmente, che i pìaJadores lesti lo prendono, m 
atessa corsa, per i garetti e Io fanno tombolare in 
attimo. A pialar bene, occorre tutta la destrezzi 
forza possibile, e non tutti riescono. 



^V I piaìaclores prendono diversi nomi, ed i più esperti 

^Tirano il laccio con tanta maestrìa e sveltezza, da 

suscitar salve di applausi al cader dell'aniraale, dopo 

una giravolta nel massimo tentativo di fuga, e solo tratn 

■tenuto, direbbesi, dalle mani dell' uomo e dai garetti. 

Il piai de volendo è il più difficile: l'uomo sta in 
piedi, colle braccia alquanto elevate, tenendo nella 
mano destra, in fascio circolare, una parte del ìaccio, 
■e nella sinistra il resto colla presìUa; prima di lanciare 
il fascio colla destra, lo fa rotare in alto rapidamente 
da destra a sinistra intomo al projirio capo, e comu- 
.nicandogli quindi un mo-s'iraento contrario lo slancia a 
10 o 12 metri, in modo che i circoli sviluppandosi 
(nell'aria vadano a cadere, con certa grazia, vertical- 
mente, mentre il primo si stringe all'appigliarsi ai 
garetti dell'animale, il quale descrive una curva e cade, 
tenuto dal pialador che ha tenuto in mano il capo 
opposto. 

E costiune invitare dei famosi pialadoì't'S, por am- 
mirarne la braì'ura, mentre altri intervengono sponta- 
neamente per far mostra della propria abilità. 

Gettato a terra il temevo, corrono a tenerlo i 
-Senaladores. per l'operazione, gridandosi perchè sia 
pronta la marca; presentata questa, ai applica al- 
l'animale, rovente com'è, lino a lasciargli il segno ben 
impresso nella parte detei-minata. I dolori dei colpi, 
delle incisioni alle orecchie e del fuoco della marca, 
fanno emettere al povero paziente acuti mitggiti; finito 
di contrassegnare, se gli tolgono i lacci e si lascia libero, 
non senza dargli di nuovo qualche colpo, cioè i piales 
-di grazia. 



'1 

a ai 
m ìa- 



Si usa sehalar vari aniniali contemporaneamente, 
e tutto l'insieme prende un' animazione che ha d( 
selvaggio. Di quando in quando un toro feroce 
contro la folla, ed allora succedono nuove scene 
plaks, colpi, applausi, grida, risa e paure. 

Le donne intanto seban male, offrendolo ora ai 
•pialadores e seTia/adores, ora ai marcadores ed mìa- 
zadores, che cnsì hanno un po' di riposo. 

Il mate non cessa, e più limgi sopra fogones a 
si arrostiscono gli astidos con citerò, si ammanni 
piatti d'uccellame, si friggono condimenti, si confezio- 
nano dolci con latte, si fan cuocere pasticci e torte, 
così che vedi doviuiqiie grandi pentole e niannitte dalle 
quali esalano profumi elio stuzzicano l'appetito. 

Nel giorno di i/erra, tanto il personale delia estancia- 
mono il tempo del lavoro, quanto gli invitati, ìndoa- 
eano abiti di lusso, e vanno il piEi possibile in gala. Dalle 
case al cor?v(7 è un continuo movimento, un andirivieni 
senza fine: nelle abitazioni si ode il frastuono doi gio- 
vani chitarristi che cantano e suonano allegramente. 
In altri tempi allorquando il ijaucho era più ricco, piii 
tranquillo e piti semplice in mezzo a' suoi oarapi, 
cantori e i suonatori di chitarra sedevansì all'ìntt 
dei fogones della i/rrra, per celebrare i pinles 
mimifìcenza del padrone. 

La ifprrn si eseguisce in estate, da Ottobre a Gen- 
naio, e dura uno o due giorni per 500 animali, sempre 
collo stesso carattere. 

A mezzodì si pranza con gran consumo di 
ginepro, il lavoro si ripiglia quasi inimcdiatameni 
continua fino al traraontn del sole, 



■.OTt^^ 




V'WJU" 



LIBRO 111 - ej»0OtU.BLi. 



363 



132. — Nei mesi di Agosto e Settembre ha luogo 
i castratura dei tori, di due o tre anni. Si eseguisce 
nel rodeo, ed è assai pericoiosa, poiché i tori diventano 
terribilmente furiosi. Si invitano molti vicini come 
alla i/erra, ed i piales ed enlazadores dimostrano lo 
atesso coraggio e destrezza, sebbene con maggiori 
cautele. 



i 



133. — El aiiarte. — Consiste nell'appartare dal 
proprio bestiame gli animali altrui, a richiesta dei loro 
padroni. Quando uu vicino, o vari, domandano a un 
estanciero, ohe permetta loro di le^'are i propri animali 
mescolati co' suoi, si para a questo fine il rodeo, ciò 
che chiamano dar rodeo de aparte, o semplicemente 
riparie. 

Ogni vicino prende i suoi animali, in presenza e 
coll'aiuto del padrone del rodeo. Nessuno pub rifiutarsi 
'aparte, chfe il rifiuto sarebbe male interpretato. 



134. — La voltea,da. — Nelle grandi estaneias, 
che rinchiudono molti boschi e selve, dove gli animali 
3' internano senza potorneli far uscire con facilità, 
in certi tempi dell'anno si convocano vari vicini 
e ai aumenta la peonada, per condur fuori gli animali 
montaraces: le vacche di questa classe si dicono ganado 
o hicienda aìzada. Riuniti i vicini ed i peoms, ai di- 
rigono ai boschi, armati di lacci e facones e seguiti 
dai cani; se non h possibile farli uscirò di Ui. l'ordine 
è di ucciderli sul posto, e toglierne soltanto la pelle ; 
altrimenti vi si conducono dei sinueloa mansueti, pro- 
curando con questo mezzodì chiamarli airapertO;J 




Alcuni toros o novillos si ostinano a restarvi, e non 
valgono né cani, né colpì, né lacci: siffatti ammali 
ai chiamano empacados, e sono feroci e selvaggi; 
allora si ammazzano sul posto : se ve ne fossero molti 
si forma la cìtereada, e ciascun gaucho procura di am- 
mazzarne il maggior numero. I cavalli menati in questi 
luoghi devono essere addestrati e valorosi, perchò ven- 
gono investiti furiosamente; se si trovano in campo 
libero, il gaucho coglie il toro a noviìlo col laccio 

z'altro, e si getta al suolo col facon tra mano ; 
l'animale tenta d'investire il cavallo, ma questo fugge 
come ae fosse diretto dal padrone : il gaucho mira a 
cogliere l'animale dalla coda per tagliargli i tendini di 
Achille o, come dicono, i gan'Ones (garetti), operazione 
chiamata desjarretay. Ottenuto questo, con &cili^ 
se gli conficca il facon noi collo, gli vien data 1 
morte, e si cuerea, o leva la pelle. 

In queste volfeadas e cueradas, il gaucho arni 
del suo terribile facon spiega un coraggio od 
prontezza meravjghosa; e questo specialmente qw 
per disgrazia avesse a romperglisi il laccio, che la- 
scierebbe libero l'animale infuriato, che io investirebbe 
spumante di rabbia. Se l'uomo è presso il cavallo, gli 
salta in groppa ed h salvo ; ma se non giunge in tempo, 
e non ha un cane, l'animale gli è addosso; allora U 
gaucho dà a conoscere di essere veramente audace e 
valoroso, ed offre un saggio della prontezza di spi- 
rito ed agilità dei foreros evitando l'incontro del suo 
rivale e conficcandogli l'affilato facon, quando nou 
faccia uso della boìeadora per atterrarlo con un halazo. 
Bencliè i lacci si spezzino sovente, rarissimi sono i casi, 



■S cui un toro abbia ferito od ucciso im gaufho. Alla 
' Vista del lucente facon, brandito dal gaucho intrepido, 
e sereno, lo stesso istinto de! toro lo spinge a fuggire 
e ad occultarsi nella selva. 

Siccome in queste voUeadas il gaucho porta sospeso 
alia cintura un paio di òoUadoras, tostochè si vede 
rotto il laccio, prende una boìmdora e attendo con 
essa l'animale : a due metri di distanza può inferirgli 
un colpo terribile nella testa, obbligandolo a fuggire 
od almeno ad arrestaci; in questo secondo caso, ri- 
peteiù rapidamente il colpo, servendosi poi del facmi. 
E noto come il Sig. De Bougainville, parlando nel 
1776 dei coloni spagnuoli dì Buenos Aires, descrivesse- 
la caccia dei tori selvatici come si è fatto più o meno 
fino ad ora dai gauckos, cioè las volteada^ g grandes 
parndns de rodeos. ^ Gli abitanti di questi paesi, dice, 
usano servirai del laccio per fermare le vacche e le 
stesse tigri, Il laccio è una corda dì cuoio, intrecciata 
e molto forte, raccomandata per un capo alla sella del 
cavaliere e per l'altro forma un nodo scorsoio. Riu- 
niti molti uomini armati di questi lacci, soelgono fra 
le raandre selvaggie la bestia che vogliono. Il primo 
che la vede le getta senz'altro il laccio alle corna, 
e raramente fallisce il colpo. Mentre Ìl toro assale- 
il cavallo di colm che gli tirò il laccio, un altro 
procura di strìngergli con un secondo laccio una 
delle zampe posteriori. Ottenuto questo intento, i ca- 
valli, già addestrati a questa caccia, girano e corrono 
velocemente ciascuno in senso opposto, stringendo i 
lacci fin ohe il toro sia atterrato. Allora si fermano e 
lo avvincono rie più afSnchè non possa piìi alzarsi. 



A questo punto gli uomini smontano da cavallo. 
ed uccidono facilmente l'animale steso a terra che non 
pub difendersi „, Questa descrizione corrisponde a queUo 
che si fa attualmente in Patagonia, ìii queste caccie 
generali che si chiamano volteadas e cueradùs de g 
nados ahados. 

Benché il Sig. De Bougainville non le abbia oài^ 
mente vedute, tuttavia !a sua descrizione è esatta 
dovette saperlo da persona che conosceva 
dello spagnuolo di quei tempi nelle campagne ameiv" 
cane, prima dei gauchos, perchè altrimenti l'Autore li 
avrebbe chiamati con questo nome. 



riuoi^H 



135. — Recojida de caballos. — Come la riu 
delle vacohe nel rodeo si chiama parada de i 
cosi a quella dei cavalli nei corrales si dà il non 
recojida: questa fe la prima occupazione del peot 
mattino. Dopo d'aver preso il mate, esce allacampagm, 
raccoglie i cavalli da sella e le iropillfìs e li spinge al 
<:orral, affinchè gli altri possano servirsi ciascuno del 
suo cavallo, durante il giorno; in ogni casa di campagna, 
dopo il tramonto del sole si tolgono le bardature ai ca- 
valli usati, e si lasciano liberi perchè vadano a riunirei 
alla propria fro-piUa. Ed è notevole che ogni cavallo 
va coi soli Suoi compagni e madrinn, giacché più 
sando ad altre tropillas, i cavalli non lo ricano: 
e ne lo allontanano a morsi e calci. La stessa 
drina dì iropiUa, cui ì figliastri pare che rispetti^ 
s'incarica talvolta di far loro intendere, con 
poco cortesi, che non devono venire a mescolarsi à 
-i suoi. 



^™ Affinchè un cavallo possa essere ammesso stabil- 
mente io una tropilta, fe necessario che sia ben rice- 
viito dalla madrina ; ed a ral fine, i padroni legano 
l'uno e l'altra collo con collo mediante funi di cuoio, 
dando a quest'atto il nome dì acollcirar: dopo una 
settimana, si desacollamn ed il cavallo resta aquercn- 
ciado alla nuova sua tropilla. Trattandosi di una ma- 
nada, il fadriìlo h quello che accetta o rimanda il 
nuovo venuto, in termini pih perentori. 

Appena un cavallo h lasciato libero, nitrisco e corre 
fino a trovare la sua (rop(//a, ed il suo arrivo è salutato 
con un altro nitrito dalla madrina; quando ò manada, 
il padrilio gli va incontro e lo conduce fin dove si 
trovano gli altri della sua famiglia. 

L*agj,n'egato di tutti i cavalli di fropilla e manada 
di una esiancia, sieno o no da sella, prende il nomo 
dì yeguada ; nelle csfancìas grandi, le tropillas e ma- 
nadas sono molte, ed una yeguada dì 1000 o 2000 
animali è comune. Nelle Pampas ed altri territori e 
Provincie Argentine, vi furono estancieros la cui ye- 
guada raggiunge\'a i 20.000 animali, la maggior parte 
selvaggi. Nella recojida, del mattino, il peon trae ai 
corrai ima o due Iropìllas; ma nelle grandi recojidas, 
vi vengono spinti tutti i cavalli ; per quest'ultimo la- 
voro, sono invitati vari vicini, che devono venire con 
buona cavalcatura e boleadoras, e si esce al mattino come 
nella parada de rodeo. Le grandi recojtdas, vengono 
convocate per inarcar gli animali oi'cjanos, e per ta- 
gliarne la criniera e la coda, operazione che si chiama 
tusar ; o per venderne alcuni , oppure per scegliervi 
nuovi poinis (puledri) per cavalcatura. La femmina 




> li 



I 



del cavallo è la yegua. ed i figli, fino ai due amii, se 
maschi, prendono il nome di potriUos, potrancas se 
femmine ; l'animale che si marca è sempre il potritlo o 
la potranca, e non si fa loro alcun segnale nelle orec- 
chie od alla testa. La i/erra dei cavalli non è cosi 
viva ed animata, come la descritta per gli animali bo- 
vini ; ma nella recojida, assai piìi divertente ù Ia_ 
velocità della correrà, il niraoroso tropcì e lo sol 
mazzo vivacissimo. 

Se il luogo dove si corre è pianura, gli animi 
selvaggi, colla criniera agitata dal vento, le narici 
aperte, alta la testa, si abbandonano ad una rapidis- 
sima carrera, mentre al loro fianco latrano 
gridano gli uomini, e nitriscono potros, yeguas, caèi 
e padrillos, ricercandosi a vicenda. 

Poiché queste recojidas si l'anno nella state, i*^-, 
giornate di gran calore, quando arido « il suolo e si 
l'aria, un nugolo immenso di polvere indica la dire- 
zione della ifff.guada, il cui rombo sì ripercuote di 
lontano come il passaggio di una tromba. 

Durante la corsa, gli animali che fuggono si boi 
vengono cioè inseguiti colle boleadoras^ 



«k^ 



136. — La potreaila. — Volendo formare nuove 
cavalcature, si fa una recojida, traendovi le monadi 
con baguales da domare ; intervengono alla potrt 
i domadores, ed alcune celebrità dell'arte, se si trai 

di baguales molto selvaggi, e quasi indomabili. 

Fatta la cerna degli animali che si vogliono amman- 
sare, si prendono col laccio, si conducono fuori del 
corrai, sì frenano ed insellano; quando sono al sol 



- ETSOllBAFtA 



Ciononostante, 
di cMrvpu, bota (U 
pesanti rebenqtms ; 
cinge 'la fronte con 



selvaggi e di vari anni, l'imposizione del recado (bar- 
datura) presenta difficoltà veramente straordinarie ; 
imperciocché l'animale morde, si rizza e spranga calci 
in ogni direzione. 

domadori'.s Io circondano, vestiti 
potrò, grandi speroni di ferro, e 
il cavaliere, invece di cappello, 
un fazzoletto, lasciando libera la 
capigliatura, E inutile che il fiagiial tenti di fuggirò 
o di ferire alcuno: gh imi legangli le gambe, gli altri 
Io stringono ai garetti, tenendogli uno stretta come 
fra due morse la testa, mentre il domador lo insella 
semplicemente con una hajera, la corona, il recado, 
cincha forte ed un cojinilìo legato strettamente con 
im cinchon; in hiogo di freno, gli viene posta in 
bocca una fime di cuoio crudo, resistente, facendogliela 
passare due o tre volte, di maniera che gli vada fra 
i denti, e gli si stringa fortemente sotto la mandibola 
inferiore. Le briglie si attaccano a questi anelli, chia- 
mati bocados, ultimi ad applicarsi mettendoglisi prima il 
hozal. Insellato, se l'animale è restio all'estremo, il 
domador salta in sella, mentre il cavallo viene tratte- 
altri con apposite funi chiamate pie de gallo. 



m. 



137. — Appena il cavaliere è pronto, altri due gau- 
ehos, od uno solo, chiamato apadrinador, montano a ca- 
vallo, e si sciolgono le amarras, o funi. 11 domador lo 
punge cogli sproni nei fianchi fino al sangue ed il potrò 
prende la fuga, tra gli applausi e le grida degli spettatori; 
ma dopo breve corsa si abbandona ai piìi sfrenati movi- 
menti, per liberarsi il dorso dal peso che l'opprime ed 

CUh-Bìjai. — La Pilamnia. Voi. 1 ?l 



r 



370 



LA PiTir.OIflA 



i fianchi dagli sproni che lo pungono. Abbassa la testa, 
scuote il collo, gonfia le narici, sì accende negli occhi, 
salta, s'abbassa, s'inarca, ai torce, s'impenna e gira con- 
vulsivamente ; e qni si volge rapidamente sopra sé 
stesso, mentre là va avanti in linea retta. Ma il do- 
«tador resiste, quasi fosse inchiodato sul suo dorso; e 
cosi, quando il hagual vede tornare inutili tutti i 
suoi impennamenti, rigiri, salti e bizzarrie, si abban- 
dona a una vertiginosa, sregolata fuga; gU apadrì- 
nadores lo seguono ai fianchi e se lo vedono prendere 
la direzione di im fiume, di un bosco o di imo stec- 
cat/O, lo sviano a forza di spinte col loro cavallo. Se 
non basta, ed il furioso animale va per lanciarsi in 
un lago, in qualche altro grave pericolo, il domador 
prende il suo pesante rebmque. di ferro dal lato della 
sotera e gli assesta un colpo terrìbile nella testa, che 
lo fa tramortire ed arrestare immediatamente. 

Se non si presenta pericolo, il domador lo lascia 
correre, dandogli frattanto delle forti strappate di 
briglia, fino a poterlo frenare, od almeno fargli pren- 
dere miglior direzione. Il bagnai tuttavia, di tratto 
in tratto, ripete le sue corvette, arrestandosi d'im- 
provviso durante una fuga vertiginosa; ma non gli 
valgono neppure queste astuzie, giacché il domador 
lo prevede e gliele fa scontar care col conficcargli 
nei fianchi le acutissime punte degli sproni, e scari- 
candogli addosso ima buona dose di frustate. Final- 
mente, il hagual estenuato cede alle poderose tirate 
di briglia, o cessa di spiccar salti, ed allora domador 
e apadrinadores fanno ritorno al punto di partenza, 
col bagnai già docile al hocado. 



^^B Se vi sono molti baguaìes da ammansai-e, se ne iii- 
^^^ellano e cavalcano vari nello stesso tempo, ed allora lo 
spettacolo è più attraente e sollazzevole ; e giacché in 
questi poireadas sogliono cimentarsi nuovi domadot'es, 
non è raro il caso di vederne cadere alcuni in mezzo 
agli scuotimenti convulsivi dei potros; si appUude e 

Ii ride, non senza un sarcasmo irritante che ferisce non 
^co l'amor proprio del novello domadoì'. Se il colpo 
fa. impedisce di rimontare a cavallo, un altro domador 
prende il lagnai e salta lui in solla, per gineiearlo, 
Me a dire, per resistere ai salti e capriole dell'animale 
ffiiza esserne gettato al suolo. I ganchos, chiamano 
jtnete il domador che non cade facilmente, e jinetear 
l'azione di sostenersi sul dorso del cavallo in mezzo 
a tutte le prove ; una Jineteada equivale a una caval- 
cata sopra un hagual, sia nelle prime che nelle suc- 
• cesaive corse. 

Uopo la prima jineteada l'animale viene amman- 
ato a piedi; gli si toccano ì fianchi, la testa, le zampe; 
i si gittano contro cenci e tutto ciò che può impan- 
arlo, per avvezzarlo agli spauracchi ed alle ombre, 
un mese usano insellarlo e cavalcarlo affine di 
mderlo docile al bocado; quest'esercizio 'e chiamato 
\domonear. 
Alcuni di questi haguahs fanno s3 mala riuscita e 
sono tanto carcoveadores (far corvette) da tornare 
difficile il domarli, e questi si abbandonano col nome 
di reservttdos, o hagualcs, riservati ai piti famosi jìnetes. 
I buoni domadòres giungono a domesticarli, ma il 
vezzo di corcovear (caracollarej non si toghe più da 
Baro; di questi rcsfriT/rfos-, ve n'è in tutte le cs^rinciffs, 



e servono, quando obbediscono al freno, per esercitai 
i novelli dornadores. 

138. — n pastoreo. — Le pecore sì lasciano com 
le yacohe od i cavalli alla campagna aperta, però v'S 
6empre un peon per guidarle quotidianamente: dovi 
non vi siano majadas vicine, il pastore non è necQj 
sano, se non per trar'.e a' suoi rodeos o bretes, durai 
la notte: la cura principale del pastore consiste 
non lasciarle frammischiare con altre mi^jadas, la qui 
mescolanza, come già si disse, si chiama entreDeri^ 
Avvenendo un caso somigliante, si tolgono dai hret^ 
e sono appartate. 



139. — Seùalada. — Le pecore si sehalan, com 
le vacche, nelle orecchie, nel collo ed alle narici. Tutt 
gli anni al principio della primavera ha luogo la seA»^ 
ìada degli agnelli: sono guidati ai hretes coll'assìstenaa 
di rari vicini, ma si opera con calma e facilità, : La 
festa non riveste la pompa, varietà ed allegria della 
gerra: durante la senalada ha luogo parimenti la 
castratura: 100!) agnelli vengono sehaìaH in due o 
tre giorni. 

In alcune grandi estitnnas, e dove si hanno pecore 
di lana fina, si bagnane ìn depositi d' acqua situati 
presso i medesimi bretes; parimenti quando le pecon 
fossero coperte di scabbia, vengono menate ai brsttì^ 
per curarle con liquidi speciali assai in voga. 

140. — La esqaila. — È questo il lavoro piìt 

portante dell'anno, destinato a togliere la lana 



LlBflU IH- ETKOURAPIA 



373 



^m^*^] 



pecore, e chiamasi trasquilar o esguilar : si compie da 
Settembre a Dicembre. La esquila Tien fatta sotto 
galpones, e con uomini pagati un tanto per animale: 
le pecore sono accompagnate ai hretes, ai prendono 
ima per ima, si legano e si consegnano aW esquilador, 
afiBnchfe con grandi e ben affilate forbici tagli loro la 
lana, senza ferij-le nella pelle. Per questi lavori si riu- 
niscono società e gruppi di gauckos, chiamati pan- 
diìla de esquiladores, e contrattano il lavoro di una 
estancia, determinando il prezzo relativo al numero degli 
animali, ed al tempo dell'operazione ; il calcolo è facile, 
giacché ogni esguihdor ha fisso il numero di pecore 
che può tosare in una giornata. La media è di 40 
animali al giorno, ma per alcuni è anche di 70, mentre 
per altri soltanto di 30. Il capo della pandilla conosce 
il numero che ogni socio può dare, e per conseguenza 
il numero totale delle pecore che verranno tosate in 
ima giornata. Le pandiiì(is variano da 20 a 60 uomini, 
e le occupazioni sono ripartite: molti tosano solamente, 
altri legano e sciolgono le pecore, ed alcuni curano 
quelle che fossero state ferite accidentalmente dalle 
forbici : il lavoro comincia alla levata del sole, e termina 
al tramonto. Nel gaìpon v'è animazione ed allegria; qui 
si canta e si ride, là si chiama il curador, o gli inca- 
ricati a raccogliere la lana. Lo stridio monotono di 26 
o 30 forbici, ora cresco coli' accalcarsi degli animali 
nei hretes, ora si armonizza coi belati delle madri e 
degh agnelli : una bottiglia d' acqua mescolata con 
ginepro od altro liquore spiritoso fa ìi giro dei lavo- 
ranti, temperandone la sete, mentre il padrone od il 
\afai࣠vigila che nessuno sì corichi pel bere soverchio. 




374 LA PATAGONIA 



Quando cessa il lavoro, la fandilla affila le proprie 
[.Ibrbici, tutti si puliscono e lavano per la cena; noj 
I inancano nel frattempo cantori e chitarristi, e vien* 
salutato l'apparir delle stelle con sinfonie pastorali. 
I padroni trattano e servono nel miglior modo pos-' 
I sibile gli esquiladores, ed in alcune case, al termine 
della esquila, sì offre un banchetto di asailo con cuero 
' ed un ballo. 

Ogni pecora ordinaria fornisce dai due ai tre ci 
lograrami di lana, e si comprende quale somma risull 
dove si tosino otto o diecimila pecore. 



S- I 



> VII. — I 



fUALlTA INTELLETTUAI^I E MORAU. 



141. ~ L'istmzione dei gmichos fe completamena 
rudimentale, ed in maggioranza non sanno né leggere 
nk scrivere, o cosi male, che un alunno delle clas^ 
elementari può dar loro lezioni di lettura e calli 
La loro istruzione non corrrisponde alla loro intelligenai 

, chiara ed alla memoria felice, ma dipende dalla priraj! 
zione di scuole nel tempo di lor fanciullezza. L'iute] 
ligenza del gmteho non fe profonda, ma aperta e pronta 
grande è la sua memoria e tenace nel ricordare non! 
ioghi ; il suo ragionamento è semplice, ma le indtE 

■ zioni sono pratiche e conducenti alla vita morale. 
suo giudizio è empirico, basato sempre sull'esperiend 

per questo, le sue proposizioni riposano sopra 
fondo di verità, che lo muovono a manifestarle crt 
sicurezza. Nella conversazione non sempre manifesQ 
il suo giudizio, ma si scopre la sua riflessione: talvold 




• «■••1* 



) III -RTSOGRAtU 



375 



ledila un quesito per vari gionii, e net convegni degli 
nici mette in discussione l'argomento che lo preoc- 
cupa : in questi prevale il parere dei vecchi, che sono 
consultati quali oracoli d'esperienza. 



142. — Il gaucho ama molto la verità, e si pregia di 
1 saper mentire, di non saper ingannare alcuno, non 
ssendo avvezzo alla falsità: vi sono tuttavia fra loro 
tei grandi spacciatori di frottole, ma si dichiarano tali 
L medesimi, o lo fanno per tener allegre le brigate 
«che. Il saper per esperienza che la maggior parte 
i loro sono sinceri, fa che si attribuisca molta impor- 
^liza alla loro parola, fino a considerarla inviolabile : 
■i^iiesta è la ragione per cui i loro contratti ed accordi, 
"-trattandosi anche di gravi interessi, sieno di frequente 
conchiusi solo a viva voce, o per mezzi? di semplice 
scrittura stesa in carta comune : la mancanza di fede 
è considerata ima viltà degna di riprovazione generale. 
Comparando i gauchos antichi coi moderni, si nota in 
questi ultimi una diffidenza nei loro contratti ed ac- 
cordi anche scritti, che riesce perfino eccessiva; la causa 
ci pare trovarla nei disinganni avuti dagh stranieri, ì 
quali hanno abusato dell'antica loro credidità. L'espe- 
rienza sgraziatamente conferma di giorno in giorno, 
che gli Europei non sanno mantenere la parola data 
i]i questioni d'interesse; parhamo degli Europei che 
vanno in America a cercare fortuna, senza tanto scru- 
poleggiare sui mezzi. È una grande e triste roaltti: i 
cattivi immigranti hanno abusato dell' ospitalità, ed 
haimo introdotto la difSdenza e la corruzione dov'era 
\Qa semplicità dei costumi. 



143. — I gauchos non dimostrarono mai affezione 
al commercio di mercanzie manufatto, anzi vi por-, 
tarono sempre, può dirsi, una specie d'avversione, 

rarissimi realmente sono coloro che hanno tenuto ci 
di commercio in campagna; nelle compre, per conse- 
guenza, si lasciarono abbindolare f'acilniente, e poiché 
il loro carattere credulo li faceva confidare troppo nella 
onesli dei venditori, non tenevano, né tuttora tengono, 
gran conto delle spese, lasciando Ìl libretto aperto alla 

I discrezione del negoziante, il quale parimenti non mise 
troppa attenzione alle addizioni e sottrazioni, danneg- 
giando così i compratori. Se io ciò vi fu premeditazione, 
non tocca a noi il dirlo; il fatto però avvenne 
£Ìanti s' arricchirono in poco tempo in ragion dìretl 
deirimpoveriinento dei loro avventori. 1 fatti sono 
nifesti; molti negozi si aprirono con solo alcuni ci 
di bottiglie di liquori, di abiti © d'altri articoli d' 
ordinario, e dopo dieci n quindici anni, i loro capii 
ascendevano a molte centinaia di migliaia di fìranohì] 
alcutii saranno st.ati favoriti dalla fortuna, ma altri 
■è probabile che sieno stati aiutati da una industi 
3ion molto netta. Non intendiamo di suscitar dubl 
sull'onoratezza del commercio in particolare, rna sol- 
tanto notiamo che succedettero fatti i cui principi giu- 
■stificano le nostre congetture generali, basati sull'opi- 
nione dei orèoli più imparziali. Un negoziante può 
.arrioohirai in poco tempo con equità, se tutto oonoorre 
a far vendere presto e a buon prezzo le sue mei 
altrimenti non si spiega il far fortima in breve temj 
parliamo di grandi fortune, perchè una mediocre fe 
jnaiio di tutti i previdenti. Queste riflessioni, foi 



lor-^ 





1 -t" 

k 



LIBBO ni- £TlfOGEAFIA d!il 

alquanto penose, ci appartarono dal nostro tema, ma ci 
■ ■permisero di esprimere un'idea comune tra i gatichos. 

^ 144. — Mancando l'istruzione, si restringe natural- 
mente il circolo delle cognizioni e diminuisce il numero 
delle idee, le cui combinazioni generano quella luce 
intellettuale, che proiettata sopra gli oggetti reali o 
astratti, dissipa le ombre tra le quali si cela la realtà 
della loro esistenza. Questa mancanza di cognizioni nel 
gaticho ci presenta un uomo i cui orizzonti ideali non 
si estendono più in là del dominio dell'esperienza, con 
un contìngente di concetti poveri, incapaci ad elevare 
Io spirito a considerazioni di un ordine generale; per 
questo egli generalizza poco, non sa spingere la sua 
intelligenza a speculazioni puramente metafisiche, e 
non ha la capacità di scoprire le cause dei fenomeni 
che toccano davvicino la sua vita fisica e morale, non 
aventi relazione coli' esperienza immediata. Inetto a 
raziocini generali, è imprevidente e spensierato prin- 
cipalmente riguardo all'economia domestica. 



145, - — Un' altra causa di maggiori conseguenze h 
3ua generosità, quasi illimitata in altri tempi, con 
ogni classe di persone. Questa nobile virtù, poco pra- 
ticata nei paesi raercantih e male interpretata tra i 
Sudamericani, ha una causa di chiarissima origine. Il 
gaucho è, come abbiamo detto, lo Spagnuolo meticcio, 
o il puro tipo Ibero: or bene, nessuno negherà il carat- 
tere aperto, nobile e generoso di questa schiatta ; queste 
qualità sono limate, pu6 dirsi, in questo popolo valo- 
roso, e mai si alterarono, malgrado gli sconvolgimenti 




politici ed economici della sua storia. La scoperta d 
l'America ne favorì la maggiore espansione, e se h 
dell'oro ne eclissò lo splendore, collo sterminio deplo- 
revole degli indigeni e collo scialacquo delle loro 
ricchezze, non per questo lasciò di perpetuarsi, come 
eredità degli avi ne' discendenti Sudamericani. 

La ricchezza immensa del bestiame, gli estesissimi 
possedimenti di terreno, la semplicitìi dei costumi, la 
loro unione fraterna, l'eguaglianza dei loro principi 
morali, delle loro aspirazioni e del genere dì vita, 
furono l'origine di codesta generosità che tanto si at- 
trae l'ammirazione dell'Europeo, av\^ezzo alla gtiada- 
gneria mercantile che lésina fino Ìl centesimo. E i 
si può sostenere che la ricchezza dei gaucho» sìa a 
mal acquistata, col mezzo di rapine, contrabbandieri 
usurpazioni sui beni degli Indi; giacché il bestia 
in cui consiste la loro ricchezza principalmente, fi^ 
patrimonio dei loro antenati spagnuoli che l'introdus- 
sero e fecero crescere. Dall'Indio, specialmente del 
Piata, solo acquistò il terreno e nessim'altra riccbezzi 
i\ se Io esterminò, vi fu indotto dallo sue ingiuste in'?^ 



Non vogliamo scusare l'esecrabile sterminio degli 
indigeni; ma nel Piata, dove non entrò lo stimolo della 
cupidigia e dove gli Indi lottarono tenacemente priiq 
di lasciarsi conqidstare, il loro sterminio ha un , 
nuante che non deve trascurarsi ; inoltre, nel Pli 
molti indigeni si sottomisero alle armi dando luògi 
all'incrociaraento coi loro conquistatori, i cui meticci 
hanno prodotto questi gauchos u'mdiodos già 
scritti. 



degli 
della 

puJH 



LFBHO III - ETHOGRAFIA 371) 

Or bene: Io Spagnuolo generoso per razza, e il 
meticcio o gaucho aindiado, nelle cui vene scorreTa 
in copia sangue spagnuolo, accrebbero la loro liberalità, 
a misura che aumentava l'abbondanza. 

146. — Se si esamina piti a fondo l'origine di 
questa virtù, e sì analizzano gli elementi costituenti 
il tipo aindiado, si converrà che siifatta prerogativa in 
quest'ultimo doveva produrre quella maggiore gene- 
rosità in lui osservata. 

L'indio selvaggio è amante dell'eguaglianza, della 
fraternità, in cui non entra il freddo mio e tuo, e'cib 
produce una generosità famigliare, semplice e pura, 
che facilmente fa un dono, un regalo, non per interesse, 
ma per dimostrare il suo affetto ed esserne corri- 
sposto. Il primo titolo che gli Indi danno a una persona 
sconosciuta, se simpatizzano per essa, o la persona 
mostrasi loro affabile e famigliare, è amigo hueno (buon 
amico), ed amigo mah, se loro non aggrada, o la per- 
sona li offendo. Airaccoramìatarsi, l'Indio stabilisce 
l'amichevole sua relazione in questo modo: " Yo ser 
amigo tuyo, y bos ser amigo giteno mio ; yo regalar 
a bos un eaballo, una vaca, y bos regalar a mi otra 
cosa „. (Io essere amico tuo, e voi essere amico buono 
mio; io regalare a voi un cavallo, una vacca, od altro 
animale qualunque, e voi regalar a me altra cosa). 

Se la persona in realtà mostrasi amica e si resti- 
tuiscono la visita una o due volte, l'Indio già non la 
chiama amigo, ma hermano (fratello), e piìi o meno 
in questa forma: " Bos ser amigo mio, mu giteno; 
yo querer miicho, yo ser tu hermano „ (Voi essere amico 




mio, molto buono; io amarvi molto, io essere I 
tello). E glielo prova, col dargli un abbraccio stn 
e prolungato, col presentarlo a' suoi parenti ed agli 
amici. Se alcuno gli fa qualche presente, l'Indio J 
lascierà mai di corrispondere con altro oggetto^ 
maggior prezzo : parliamo degli Indi già aemiinci 
che posseggono aìcimi beni. 



luiu uni 
ncnl^H 



147. ^ L'ospitale generosità degli Indi Erasìlo-gua- 
ranitici, Pampas, Araucaiii e Patagoni non può dis- 
simularsi, e fu manifestata fin dai primi momenti in 
cui arrivarono i conquistatori, come le storie lo ri fe- 
riscono. Se allora , quando non avevano altro « 
offrire ai loro ospiti, che carne d'animale, pelli 1 
oggetti d'argento, lo fecero con disinteresse, 
piìi generosi si mostrarono nel vedersi arricchid 
gregge e coi cavalli spagnuoli, riprodotti straordi 
mente nelle immense loro campagne. Gli Indi pote^ 
vantare qualche diritto, per impossessarsi del gregge e 
dei cavalli dei loro ospiti, facendosi ricchi? Questo 
che commettevano era un fmH;o? Rispondiamo affer- 
mativamente alla prima domanda, e per conseguenaa 
negativamente alla seconda. I conquistatori furono Ì 
più grandi ladroni nel)' appropriarsi, senza alcun di- 
ritto, tutti i loro averi. Non ne erano forse gli Indl^L 
legittimi e naturali padroni? Quale compenso dia 
loro i conquistatori? Erano le terre americane ■ 
mente res nullius? 11 selvaggio, per non essere ì 
vilito, è stato forse destituito de! diritto naturale-^ 
possedere e di essere libero? Chi ha dato all'i* 
che si dice civile il diritto di spogliare della libOB 



e del possesso iin altro uomo, uguale a lui, diverso 
solo nella coltura e religione? Vi era compenso tra la 
proprietà e sovrania territoriale, e la forma d'un incivi- 
limento nuovo, imposto dalla forza ? 

Sono cosi ovvie le risposte che la sola enunciazione 
dei quesiti inchiude già la risposta irrefutabile del 
diritto naturale. 

L'Indio perciE» nel farsi suo quel poco di be- 
stiame, non solo non ha rubato, ma era come investito 
del diritto naturale della compensazione; però neppure 
se si fosse appropriato di tutte le ricchezze introdotte 
ed accresciute dai conquistatori, si sarebbe realmente 
rifatto, restando spoglio della sua sovranità territoriale. 



148. — In nessun modo, perciocché il diritto di 
sovranità k superiore a- tutte le forme di diritti umani, 
e partendo dal principio cristiano che l'autorità legit- 
tima proviene da Dio. il diritto dell'autorità sovrana 
importa alcunché di divino che l'uomo non può com- 
pensare in veruna maniera; e l'Indio, come uomo, ha, 
ed aveva, il diritto del dominio ed autorità sovrana, 
giacché egli è, e fu, colui, al quale la Provvidenza assegnò 
quei terreni perché li abitasse e popolasse, E non ci 
pare che la divina Provvidenza glieli abbia consegnati 
senea accordargli diritti dì sorta, quasi solo in usu- 
frutto, finché fossero verniti gl'inoìviliti Europei ad 
usurpami! i diritti, quasi fossero a loro riservati. 

Noi crediamo che la divina Provvidenza si pre- 
figgesse ben altro fine nel permettere che gli Europei 
giungessero alle Americhe. Nell'umile nostro intendere, 
crediamo che tali fini siano assai piti generosi: recare 



r 



a quei popoli la vera religione e civiltà, aeoza sposses- 
sarli del diritto di loro sovranità, ricompensando i nuovi 
venuti con ampli orizzonti d'attività e di ricchezza 
mediante il lavoro, oltre la soave soddisfazione loro con- 
cessa di considerarsi gU eletti per cosi alti, generosi 
e nobilissimi disegni. Ma l'Europeo non conobbe ìa 
sua missione, carpi la proprietà, usurpò ì diritti, mi- 
sconobbe il legittimo signore, e lo fece suo achiavo, e 
sua vittima. La storia e la giurisprudenza diranno che 
l'Europeo fu dalla Divina Provvidenza condotto in 
America ed altrove ad incivilire, e non a defraudai'e 
dei loro averi i pacifici | 



149, — Anche questi ragionamenti ci hanno deviato 
dal nostro assimto: le cause della generositìi dell'I- 
spano-Sudamericano, e del gaucho Argentino-Pìatense ; 
ci premeva dimostrare a sufficienza che l'Indio nel- 
l'appropriarsi mi po' di bestiame, facendosi più o meno 
ricco, non ha perpetrato nn furto in lui senso stretto 
ed assoluto, ma si risarcì con una piccola compensa- 
zione de' suoi diritti violati di sovrano dominio. 

I latrocini, i saccheggi e le aggressioni degli Indi 
moderni non possono certamente giustificarsi, poiché 
una parte dei loro discendenti riconquistò i diritti so- 
vrani coll'indipendenza e lo sfratto degli antichi loro 
usurpatori ; ma hanno tali attenuanti, che difficile riusci- 
rebbe il condannarli, se si considerassero tutti gli an- 
teriori loro diritti, ed il modo obbrobrioso con cui furono 
trattati da questo incivilimento imposto loro dalla 
forza brutale. 

Passiamo ora alla nostra conclusione. 



I 




L'Indio se col possesso del beatiame si è mostrato 
ineroso, noi i'u per esserselo appropriato senza alcun 
diritto, ma per una qualità a luì naturale; il gaucho 
aindiado che ereditò le qualità de' suoi antenati, lo 
spagnuolo e l'indio, non poteva far meglio di elevarlo 
■e perfezionarle coU'incivilimento ; o questa è la causa 

■ dell'innata generosità nel Sudamericano presente. Se 
la mancanza d'istruzione e di prìnoipii economici lo 
rendono imprevidente e prodigo agli occhi stessi di chi 
approfitta della sua liberalità, non per questo si dovrà 
lasciare di parlarne con lode. L'abbiamo sempre chia- 
mata una nobile virtù, come per scolpirne il signi- 
ficato, e far risaltare che essendo ima virtù, non 
potè provenire dagli esecrabili vìzi del l'urto, del con- 

_trabbando, della concussione, dell'abigeato. 



^^ 150. — Che il Sudamericano non abbia molta stima 
della utilità del danaro, che lo , doni o giuochi facil- 
mente, altro non indica se non che la sua generosità è 
mal diretta e senza basi economiche; giammai però 
se ne potrà inferire la ingiuriosa conclusione, che tale 
generosità provenga da pochi scrupoli nella elezione 
dei mezzi per procurarselo. 

Nessuno provi) che il gaucho sia inclinato al furto, o 
che abbia occupato posti neirAmrainistrazione Gover- 
nativa o nelle Banche Nazionali per arricchirsi, come 
succede in alcune Nazioni d'Eiu-opa, quando invoce egli 
è il tipo della generosità Sudamericana : b lui che è 
oggetto di ammirazione, lui che fa a' suoi ospiti la piìi 
munifica accoglienza, lui, il gaucho, che dona il proprio 
atiame, i cavalli, le pecore. Il danaro allo straniero, o 



se impoverito nessuno lo ha visto abbandonarsi al 
furto ad altre arti infami per ricuperare la sun 
fortuna. 

Se nelle città vivono egualmente moltissime famiglio 
generose, hanno per antenati questi gauckos. questi 
tipi aindiados di cui abbiamo data la descriziofie; 
mentre non si mostrano con tali caratteri i raeticui 
d'altre nazioni, come la Sassone, l'Italiana, la Francese 
ed altre. 



151, — Una qualità caratteristica di una nazione, o di 
un popolo, non deve studiami ne' suoi elementi com- 
plessi, soggetti alle influenze svariate della cultura e 
dell'interesse incivilito, ma nelle sue origini schiette, 
pure, e quasi naturali : deve studiarsi in una parola 
nell'uomo di vita semplice, nel pastore ed agricoltore, 
da CUI generalmente ebbero orìgine le popolazioni. 
Se uno studia il carattere industriali; e indipendente 
del popolo Svizzero, il mercantile e grave dell'Iugleso, 
il pensatore e pratico dell'Alemanno, il culto, patriottico 
e volubile del Francese, l'artistico e laborioso dell'Ita- 
liano, lo trova con tutti i suoi elementi nei loro pa- 
stori ed agricoltori, nella massa popolare meno soggetta 
allo alternative delle mode e delle speculazioni, e dove 
si manifesta con tutta l'espansione possibile ; per questo, 
noi abbiamo studiata la generosità, non nelle grandi 
città Sudamericane, dove l'istruzione, il calcolo econo- 
mico, le mode, le convenienze sociali e tutto questo 
cumulo di mire, interessi e condizioni diverse affie- 
voliscono e soverchiano le proprietà caratteristiciie|^>| 
creando nuove forme coltivate con arte e i 



LtfiRO 1(1 - KmoQKAnA 



spesso viziosamente; bensì l'abbiamo studiata nel 
gaucho pastore, neìl'uomo dì vita semplice, onorata e 
primitiva, che senza alterarle mantiene le qualità, ca- 
ratteristiche del Sudamericano. 

Non dissimuliamo che neirAmerioa del Sud alcuni 
uomini di governo si approfittino dei loro posti per 
arricchirsi, mostrandosi poi generosi in alto grado ; ma 
queste non sono che eccezioni, e noi giustamente 
abbiamo inteso di eliminare dal nostro studio gh uo- 
mini dello cittìi, dove molte circostanze deturpano 
la fisonomia morale del loro tipo originario. Questo 
stesso fatto perì» comprova, che se la generosità cresce, 
è perchè nel carattere ìntimo trova la fonte di questa 
medesima qualitìi, che tende a manifestarsi in tutte 
le occasioni. E non è creata dall'abbondanza d'ima 
ricchezza di cattiva origine; altrimenti, porche non av- 
viene lo stesso in Europa, e nelle altre parti dei mondo, 
dove si portano via scandalosamente i tesori delle 
Imprese e delle Banche Nazionali? Perchè non succede 
cosi in America fra gli stessi Europei, le cut fortune 
sono state mal acquisite ? Sono questioni odiose, le cui 
relative risposte farebbero arrossire molti in esse coìd- 
Toltri; non è perf) nel nostro scopo l'occuparci imi- 
tilmente a dilucidarle; basta averle enunciate. Abbiam» 
inteso di ragionare a fìl di logica, e se non avessimo. 
avuto da distruggere opinioni troppo mal fondate, non 
saremmo entrati in questo spinoso problema dell'origine 
di molte fortune Europee fatte in America. 

Riporteremo però qui al riguardo alcune parole dr 
un viaggiatore italiano che onora la sua patria do- 
vunque si porti. 

C*BBjW*1. — La PBMflUBiB. Voi. I. i. 



" Il gaucho k quasi sempre un cavaliere, cosi i 
Sig, Conttì A. De Gubematis nella sua recente opM 
" L'Argentina „ (Firenze 1808), vive all'aperto; ma a 
■quasi sempre a cavallo: nel cavallo, si direbbe che^ 
tutta la sua ricchezza, perchè Io adorna non rispar- 
miando l'oro e l'argento alla sua cavalcatura; sproni^ 
staffe, briglie sono spesso d'argento ; la sua ricca cintura 
era per lo piìi ricoperta di monete d'oro e d'argento: il 
fodero del pugnale era d'argento e ricoperto d'argento 
anche il manico dello staffile. Si giudica pure del be- 
nessere del gaucho dalla gualdrappa o dalla maggiore 
o minor ricchezza del suo mantello poncho, che puh 
«ssere di cotone di lana o di guanaco, e della 
■detta ckiripd con la quale s'avvolgono le coscio. Alct 
■dogli argentini pili eminenti si vantarono e si vanta 
ancora d'essere d'origine gaucha, quasi di una i 
cia'e nobiltà. 

„ II gaucho è fiero e indipendente ; ama la danza, ] 
musica, la poesia, specialmente quella del payadi 
il trovatore argentino vagabondo, che va cantanti 
di estancia in estancta casi d'amore, elegie malinoi 
niche, e gesta d'eroi piti o meno leggendari delti 
Pampa. Il gaucho ha poco da offrire nella sua cai 
ma è ospitale e si mostra disposto a cedere tutto que^ 
•che ha, mentre presenta all'ospite il decotto dì e/it 
mate del Paraguay. L'esercito argentino traeva il i 
pili valido 6 più numeroso elemento dal gaucho : qui 
erano poche le città e scarsamente popolate, la forza p 
la difesa del suolo argentino veniva quasi tutta ded 
campagna; quindi il gaucho ha avuto principalÌBsiii 
parte nelle battaglie per l'indipendenza. Il soldi 



rioplatense a cavallo fece prodezze e si mostrò di una 
resiBtenza ammirabile alle fatiche e di una rara intrepi- 



" Il Gaucho, come disse im'altxo autore recente, il 
Sig. A. Raggi, è il tipo intermedio tra l'Europeo e 
l'Indio e possiede molte buone qualità; è generoso, 

ospitale, forte e stoico „. 



Eaoqi G, a. — Attraver 
mi neUa Pampa, Palagoni 



1 V America Meridionale - Escur- 
e Terra del Fuoco - MOano 1897. 



..§ Vili. — TjInguaggio ed ide:e religiose. 



152, — Linguaggio. — L'idioma del gaucho è lo 
Spagmiolo piuttosto scorretto, e la pronunzia ne è 
pure alterata. I difetti principali sono di mutare la v 
io h, la e e z in s; in u la sillaba do, delle termina- 
zioni in odo; la d finale delle voci acute si tace 
completamente. In alcuni casi cambiano la & ed A 
delle sillabe hue, htie, io g; altre volte omettono af- 
fatto la g, quando è seguita da u e da una sillaba 
con j. La n seguita da s si tralascia quasi sempre; in 
generale tendono a far grande uso della vocale u, e 
ad eliminare le consonanti «, s, r, v. 

Gli esempi seguenti dimostreranno le alterazioni 
che famio soffrire all'idioma di Cervantes: — baca, 
dehocion, holimtà, eoe. in luogo di vaca, devoeion, vo- 

lunlad (vacca, divozione, volontà); siudà, canttdà 

in luogo di ciitdad, cantidad.... (città, quantità); pas, 
rasa, esperansa.... invece di paz, raza, esperanza 




1 



(pace, razza, speranza) ; ganmi, antan, cuidau. 

ganado, amado, cuidado (bestiame, amato, cura); 

gueno, guebo... invece di btteno, huevo... (buono, uovo); 
mtja invece di aguja (ago); traparete, istalasion..^.. per 
transparente, instalacion,.... (trasparente, installazione). 

La pronunzia di alcune consonanti ha parimenti 
alcunché di particolare : cosi la 11, (glie italiano) la 
pronunziano colla j" francese : ad esempio, la parola calle 
(via.) la pronunziano come se fosse scritta in francese 
caje, sebbene con accento piii duro, partecipando del 
suono francese che; la ;/ viene pronunziata come la g 
italiana, nelle sillabe seguite da e od i; l'avverbio ya, 
è pronunziato precisamente come l'italiano (/io ,■ il pro- 
nome yo, quasi stesse scritto in francese jo. 

Famìgliarrnente usano la voce che spagnuola, cor- 
rispondente air italiano ce, in luogo di tu seconda 
persona del pronome personale //o. La parola che è 
indigena e significa gente in lingua Araucana e Pam- 
peana, in guaran! ha dal più al meno lo stesso signi- 
ficato datole nella seconda persona del pronome per- 
sonale, t 

Parimenti usano il pronome vos (voi), pronunciandolo 

bos, per la seconda persona singolare; p. es. : che hos 

j que SOS mi hermano (tu che sei mio fratello). Questi 

^BT difetti di pronunzia non sono propri dei soli gauchos, 

^^H ma quasi di tutti ì creoli cittadini poco istruiti. 

^H pai 
^V cip 
^B dal 



153. — Il gaucho ed il medesimo creolo cittai 
parlano a voce piuttosto bassa, e senza alcuna 
cipitazione, adagio e quasi lentamente, coraincii 
dall'età di 40 anni. I creoli e gauchos argentini di 




^^bovincìe hanno una cadenza particolare ed in alcuni 
distintissima, che proviene dallo lingue indigene; i 
Patagoni non hanno in generale tale cadenza, e si 
accostano alla pronunzia t^ei creoli della Repubblica 

Kientale dell'Uruguay, i quali sono più Ticini al vero 
tellano (Spagnuolo). 
La causa sta in ciò, che nell'Uruguay l'incrocia- 
ato cogli Indi non fu così grande, e la razza si 
inse pid presto e quasi durante la dominazione 
iSpagnuoia, nella prima metà del secolo SIX; giacché 
l'ultima guerra con essi ebbe luogo nel 1833 e scom- 
^^j)apvero completamente ì rampolli lasciativi dagli Spa- 

Hb^ioii. 

^^p • Nell'Argentina gli Indi sono sempre esistiti, e Tin- 
orociaraento fu assai piti numeroso, come lo prova 
il predominio dei creoli aindiados. Nella Patagonia 
l'incrociamento dei primi Spagnuoli cogU Indi Pa- 
tagoni e Pampas, fu quasi nullo, giacché non furono 
mai in buona relazione, come lo dimostrammo nelle 
note storiche. 11 timore che agh Spagnuoli incutevano 
i vicini selvaggi, a motivo dei continui loro assalti, 
malones, e depredazioni, ne fu il maggiore ostacolo ; e 
l'idea sola che l'Indio era un barbaro feroce e sangui- 
nario impediva che tanto le donne quanto gli uomini 
civili contraessero con loro matrimonio. Perciò l'idioma 
oastigliano, dei primi spagnuoli, si conservò più puro, 
ed i vecchi lo pronunziano meglio che non gli stessi 
Uruguayani, Nel Territorio del Neuquén tuttavia, la 
cadenza indigena è sensibile e somigliante alla pro- 
nunzia degli Araucani, i cui discendenti formano pre- 
sentemente la maggioranza della popolazione. • 




154. — Nel Chubub e Terra del Fuoco Taccento 
Spagnuolo è alterato dalla pronunzia inglese, che 
la lingua del maggior numero d'abitanti. 

La lingua italiana non ha influito quasi assolul 
niente nulla, perchè i creoli provano nel pronunciarla 
una ripugnanza, direi sprezzante, malgrado vi sianu 
tanti Italiani; i medesimi figli di costoro, nati sul luogo, 
procurano di dimenticare al più presto possibile l'ac- 
cento italiano, e perfino l'idioma stesso, che i genitori 
loro insegnerebbero. Conosciamo molte famìglie italiane, 
i cui figli giunti alla giovinezza non hanno voluto 
imparare il linguaggio dei propri genitori, rifiutandosi 
di parlarlo colle persone estranee, anche italiane; fanno 
altrettanto financo i fanciulli, altrimenti provochereb- 
bero le burle dei compagni creoli. Ed è notevole 
il somigliante non succeda tra gì' Inglesi, i Francesi 
gli Alemanni; che anzi i creoli preferiscono apprendi 
ima qualsiasi di quelle lingue, prima di pronimziare 
l'italiano. I Missionari Salesiani tuttavia s'impegnarono 
molto perchè l'idioma italiano venisse considerato a 
meno sprezzanti prevenzioni. 

L'origine di questa lom ripugnanza si fonda 
cattivo concetto che hanno i creoli di alcimi Italiam 
meridionali, specialmente delle Provincie Napoletane 
e Sicìl'iane; concetto d'altra parte veritiero, formato 
dalla tradizionale istoria dei loro brigantaggi, 
poca loro pulizia personale. La mancanza inoltre d'isl 
zione e di urbanità suol esser tale in questi poveri in^ 
migranti, che immediatamente contrasta coi costumi 
piti o meno cavallereschi del gaucho, e molto più del 
cittadino. Questi immigranti pare sieno i più mist 



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4 



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LIBRO III -ETSOGRJ 



bili, rozzi ed ignoranti che abbia l'Italia meridionale^ 
i quali emigrano per necessità assoluta di cercarsi 
il pane. La statistica criminale, sia per fatti sangui- 
nosi, come per esecrabili ruberie, segna cifre signi- 
ficative a carico di tale immigrazione, e predispone- 
gli animi naturalmente ad una prevenzione antipa- 
tica. I creoli, che fanno poca distinzione tra la cattiva 
iramigrazione e la buona, e pur molto buona delie- 
stesse Provincie, chiamano indistintamente col nome- 
di gringos (stranierlj tutti gli Italiani, e di qui l'avver- 
sione all'idioma. 

Il Genovese, il Piemontese, il Lombardo, sono i dia- 
letti che godono una favorevole eccezione ; ed in fatti' 
agli stessi gaiicìios non ispiace di apprendere qualche 
parola del dialetto genovese, e l'accento grave e sten- 
toreo del lombardo: il piemontese, non ostante il 
maggior numero d'immigranti, è meno famigliare ai 
creoli attesa la sua difKcile pronunzia. 



166, — Gli idiomi indigeni, come abbiamo detto,. 
poco influirono neUa Patagonia ad alterare il linguaggio- 
spagnuolo; è molto probabile però che presentemente 
diano motivo a variazioni, nella Pampa e nel Neuquén, 
dove sono entrati nella vita pacifica, contraendo ma- 
trimoni coi creoli inciviliti. Non giungeranno tuttavia 
ad essere molto notevoli, perehè i figli degli Indi 
tendono a dimenticare completamente la lingua dei 
loro genitori, i quali dal canto proprio procurano di 
fare lo stesso, per togliersi ogni memoria del loro pas- 
sato selvaggio. I fanciidli indigeni dei Collegi Salesiani 
provano una specie di rossore nel parlare la propria^ 




lingLia in presenza dì altri fanciulli civili, ed alciu 
giungono a non voler pronunziare assohitamente i 
sola parola della lingua dei genitori. 



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I 
I 



156. — Idee l'eligiose. — l creoli tutti profi 
il cattolicismo, e si conservano tra i gauchos molte 
quelle usanze spagnuole tanto divote quanto caritate- 
voli, sia nei saluti, sia nell'osiiitalità. La loro istruzione 
nondimeno, a questo riguardo, fe ancora rudimentale, 
mescolando la superstizione colla vera pietà. 

Si comprende che professando il Cattolicismo 
insegnato dagli antenati Spagnuoli, ammettano ino 
dizionatameute tutti i precetti della Chiesa, ed abbi 
sopra la divinità quelle sublimi idee cristiane 
sono una dimostrazione grandiosa dell'epopea dellaCrea- 
zione e Redenzione, lì gaucho- benché sia vissuto lon- 
tano dai templi, perduto nelle solitudini de' suoi campi 
ha conservato in sostanza tutta la rehgit 
semplice e provata de' suoi antenati. Nessun gai 
è ateo, nessuno ride o si beffa della fede Cristiai 
non v'ha chi non abbia ferma confidenza nell'im 
vento della Provvidenza nelle azioni umane. Ne 
■gattcho si abbandona al riposo senza prima essersi ri 
mandato a Dio, ed è costante credenza tra loro, che e 
trascura questa pratica, non si risvegherà, per ve 
il sole; 'L'espressione comune, sì Dios qiiicre (se 
vuole), accompagna sempre il proposito di fare una 
■qualunque, nel giorno seguente; e se alcuno la i 
dasse, viene tosto avvisato dai maggiori, per timo 
qualche disgrazia. Ed il gaucho ripete questa es] 
sione non per mera formola, per abito, per avei 



tale, ì 




macchinalmente appresa, bensì persuaso, convinto, pieno 
di rispetto e di timore, perchfe molte disgrazie incolte 
ad uomini che per ostentazione tralasciavano di pro- 
nunciare il si Dios quiere, glielo hanno confennato. 

I ffauchos istruiti frequentano i templi e praticano 
la religione; i piti ignoranti li visitano meno, ma più 
per una specie di timore che per mancanza di fede. 

Ne interrogammo ad arte dei più rozzi e quasi sel- 
vaggi, di coloro che mai toccarono la soglia del tempio, e 
tutti ci maravigliarono per la profonda loro convinzione, 
riguardo a si consolante verità. Dio esiste, ci dissero, 
e noi ne scopriamo il potere nella bellezza del sole, che 
ogni di ci fa sentire i suoi raggi, nelle tenebre della 
notte, nello splendore delle stelle e nella luce tranquilla 
della luna; Dio esiste, e noi ne conosciamo la voce nel 
muggito del mare, nel fragore del tuono e dell'uragano 
che attraversa i! deserto. Chi spinge invisibilmente 
quello silenziose nubi, che cavalcano sopra i venti? chi. 
comanda loro di frangersi quali bolle di sapone, per 
lasciar cadere le pioggie che tengono sospese nell'aria? 
chi sparge, tutte le notti, quelle stille di rugiada, sopra 
le verdi foglie, !e erbe ed i fiorellini del campo? Iddio, 
caro amico, perchè Egli creò il tutto, ed anima conti- 
nuamente l'opera sua. 

Tuttavia le prove piti comuni il gaucho le ricava 
dalla natura stessa de' suoi campi, della sua founa e 
flora. In una escursione campestre, in cui ci accadde 
di viaggiare con un gaucho poeta, questi ci parl6 dal 
più al meno in questi termini, in risposta a varie ob- 
biezioni mossegli nell'intento di udirlo a parlare intorno 
-all'egìstenza di Dio. 



1 
I 



LA PATAaOHIA 



quanlJ^H 



" Ella si burla di me e scherza, sapendo io qi 
Ella pratica e crede piti di me; ma se a me mancano-' 
studi e non sono letterato, non mi manca la convin- 
zione; e se Ella prova che esiste Dio col mezzo de' 
suoi studi, io lo provo nella mia rozzezza con tutto, 
che mi circonda „. 

La giornata era ardente, i nostri cavalli trottava! 
a stento, ci bruciava la sete, e fu d'uopo appressarsi al 
Rio Negro per riposare sulle sue verdi sponde sotto 
l'ombra di alcuni salici piangenti. Là continuò : " Vede 
Ella queste tenere e sostanziose erbe, questi fiori bian- 
chi e gialli, la cui fragranza rende più gradito il soave 
venticello che rinfresca le nostre fronti? Chi U creò 2 .«i 
che servono? Ella Io saprà per studio; ma io dico, ohn 
sono messi li da Dio, per pascolo al bestiame, e pei^' 
alimento al veloce guanaco, quando si secca il terreno 
delle sue vallate. Non ode Ella quelle calandre e pechos 
colorados (pettirossi), come gorgheggiano allegri? Li 
osservi leggermente posati sopra quei piquiììines, ca- 
richi di frutta!.,.. Chi die loro quel soave canto? per 
chi formano quelle melodie, qui, dove rare volte sono 
uditi? Ella lo saprà; ma io dico che Dio mise in quei 
piccoli cantori concerti sì soavi; e per Lui sono queste 
cavatine armoniose ed Egli le ode, e se ne com- 
piace, mentre invisibile passa coUa brezza che leg- 
germente agita i rami del sahce pendente eopra il 

fiume. Oh I io vorrei cantare ed interpretare il 

gorgheggio di questi uccelletti, e cera' essi volare dì 
ramo in ramo, e non mi mancherebbe mai un frutto 
dolce e saporito, di cui saziarmi in mezzo a questi pi- 
quiììines creati da Lui, Ascolti, ascolti e mi spieghi 



Qe 

H 



per chi sia raai quell'amoroso tubare di codesta torcaz, 
in armonia col sonoro mormorio delle acque e col 
gorgheggio delle calandre!... Linguaggio più chiaro e 
patetico, che parli di Dio, non v'ha, e per esso noi 
apprendiamo che esiste imo Spirito invisibile che 
riempie l'immensità. Ohi gli uccelli lo lodano perpe- 
tuamente, perchè forse lo ricordano meglio di noi, 
quando fa nascere la rosseggiante aurora vestita di 
luce, passa fra le argentee nubi percorrendo le selve 
ed i boschi; dessi lo sanno, si, e ne riconoscono le 
orme all' alba estiva, quando vanno intonandogli un 
dolcissimo inno di gorgheggi, che si ripercuotono in 
tutte le valli. Dessi lo riconoscono certamente, quando 
volano per l'aria e si immergono nella luce; quando 
domandangli il cibo e trovano un saporito frutto ; 
quando cercano riparo, e trovano im molle tessuto di 
fine erbucce, con cui fabbricare i loro nidi, che na- 
scondono tra verdi fronde nei boschi, o sospendono ai 
rami flessibili che sovrastano sopra un placido Iago, 
e là godervi il dondolio prodotto dalle aure e dal 
vento ... 

Avrebbe ancor continuato, se il nostro applauso 
non gli avesse interrotto la parola, e fattogli variare la 
conversazione. Naturalmente questo è il suo discorso 
solo nella sostanza, perchè egli parlò a lungo provando 
sempre l'esistenza di Dio, mediante la creazione e le 
ammirabili sue bellezze. In altra occasione, in cui ci 
abboccammo ad ora tarda sulle spiaggie dell'Oceano, 
potemmo egualmente comprendere, come l'idea dell'im- 
mensità e del potere del Creatore i gauchos ia de- 
ducano dai fenomeni naturali. 



JJl PAIADOniA 



Certo il sito era opportimÌBsimo e grandioso. Li i 
nostri piedi muggiva il mare cion un fragore solenne 
e maestoso; la lima rifletteva la placida sua luce sopra 
le creste delle onde orgogliose, e sopra le nostre teste 
distendevasi la vòlta stellata, mentre a noi d'intorno 
regnava la solitudine e il mistero del deserto, interrotto 
appena dal sussurrio delle brezze attraverso gli arbusti. 
Li avevamo in prospettiva le tre immensità: il mare, 
il firmamento , e il deserto avvolto dalle tenebre 
della notte. 

Ed è naturale che il gaucho, uomo semplice e j 
Btore^ abbia una profonda convinzione dell'esistenza < 
Dio come tutti gli uomini primitivi. Non dobbiamo { 
esagerare le cose : non tutti ì gauchos hanno ideo e 
radicate, e molti presentemente cominciano a ] 
i loro buoni principi a cagione del mal esempio t 
stranieri senza religione. 

II gaucho paria poco e quasi mai di religione ì 
presenza di persone straniere o che conosca irreligioaii 
e ciò per non entrare in discussioni; ma se trova a 
partecipa delle sue convinzioni, le manifesta con i 
disfazione nella sua candida semplicità. 



Iò7. — I Missionari vanno illuminando con lodevoU 
esito queste intelligenze, la cui condizione non con8Siif| 
loro d'istruirsi debitamente per lo innanzi, ec 
meno oggidì che si tenta di strappar loro la Sem 
dei costumi. 

Tra le divozioni loro particolari, venerano fino i 
l'eccesso la memoria dei morti, e nutrono una 3ÌQC( 
pietà verso la Madre Santissima del Signore. Tutti, à 



più al meno, sanno le preghiere principali del cristiano, 
e credono fermamente nella invisibile virtù della Croce, 
fino al punto di convertirla, alcuni più ignoranti, in 
oggetto di superstizione; per buona sorte costoro non 
sono molti, ed allargandosi il campo dell' istnizione 
religiosa, anche quei pochi spariranno. 

I Sacerdoti sono assai rispettati, e non accadrà mai 
che un gaucho prenda a deridere, o peggio, ad insul- 
tare un Missionario, e si meravigliano che fra gli 
stranieri vi sia chi parli male di persone così disinte- 
ressatamente benefiche, E i derisori sono Europei, che 
col loro mal esempio van loro insinuando a far poco 
caso della religione, ed a proferire persino la bestemmia, 
che il buon gaudio ignorava. Fortunatamente non & 
comime questo detestabile e diabolico vizio. 

II gatfcho, per quanto ignorante, preso in massa 
od isolato, è sempre di sentimenti religiosi, e la sua 
scarsa istruzione è l'unico ostacolo per la pratica della 
religione; il suo cuore, del resto generoso, non pu6 
non inclinarlo alla pietà ed alla carità cristiana. 




158. — Posto che il clima della Patagonia è secco e 
temperato, è naturale che aia sano e ricostituente. Le 
epidemie che troppo spesso desolano le grandi capitali, 
quivi non possono regnare, anzitutto grazie ai venti 
sani e freschi, ed anche per l'esiguità del numero degli 
abitanti, a cui si aggiunge la semplicità del loro modo 
di vìvere. Queste circostanze fanno sì che le malattie 
epidemiche non trovino in questi hioghi elementi che 
le favoriscano. 

Infatti a Patagones e Biedma, paraggi di maggior 
agglomeramento di persone, non ai conoscono le ma- 
lattie funeste del colèra, del tifo e della febbre gialla, 
ohe tanta strage hanno fatto nelle città del Piata. 

Se lo scorbuto fu nei primi tempi im 'infermità ab- 
bastanza comune, non ebbe mai il carattere endemico 
che assume in altri luoghi. Nei primi tempi della fon- 
dazione di Patagones non si conoscevano altre malattie 



e di 

pr. 



■ UBBO m-BtKOQKAI'U 899 

Ifcll'infuori di quelle provenienti dalle indigestioni o 
dai raffreddori; non trovandosi ivi alcun medico per 
i primi 60 anni, esercitandosene l'arte dai Curanderos 
e dalle Curanderas (empirioi) che avessero maggior 

,tica. 

Le medicine si portavano da Buenos Ayres, ai- 
fìnchè le Autorità le ripartissero secondo le indicazioni 
dei medici titolari o praticanti, giacché neppure esi- 
stevano lo farmacie o cose affini. Quando arrivarono 
i primi medici, tosto si corainciò a sentire nella Pa- 
tagonia il nome di certe infermità che prima non sì 
erano mai conosciute né udite, e parve quasi che i 
sanitari avessero portato con sé l'abbondanza dei do- 
lori che affliggono la povera umanità. 

159. — Le medicine dei Curanderos e delle Cu- 
ideras consistono in erbe medicinali, somministrate 

I superstiziose e ridicole cerimonie. D'altra parte gli 
ìàì non avevano altri medici all' infuori delle loro 

ìfachis, curanderas o brujas (streghe), le quali cura- 
"vano gli ammalati con pratiche scempie piuttosto che 
■con farmachi. 

Le Cui'anderas tanto indie (cioè pagane) che cri- 
stiane, consideravano il daho come causa unica di 
«^uasi tutti i mali e di tutte le infermità. 

II dano era, ed è, secondo l'opinione delle Curan- 
■deras, un malefìzio che si fe con certe polveri miste- 
riose, nelle quali geni cattivi introducono la loro virtii 
maligna allo scopo di far soffrire le persone. 

Attualmente nel Territorio del Rio Negro si trovano 
soltanto due medici, non contando il Padre Garrone, 



► 



il quale da nove anni esercita la medicina con felij 
risultati a numerosa clientela, particolarmente dacché 
il Consiglio di Igiene della Piata gli accordò (1893) la 
facoltà di esercitare liberamente l'arte sanitaria nella 



160. — L'ospedale dei Salesiani, in Biedma, 
lecitava tale facoltà, per amministrarlo con maggii 
indipendenza. 

L'Ospedale Salesiano della Missione di Biedma 
uno degli stabilimenti che dovette richiamare di più 
l'attenzione del Governo Argentino e di tutte ìe per- 
sone caritatevoli, poiché incalcolabili sono i benefizi 
che fa ai disgraziati d'ogni genere. Non è solamente 
la cura materiale quella che ristora la salute del corpo, 
ma la sollecitudine morale, la benevolenza e la carità 
che investono tutti gli atti del Direttore e del perso- 
nale di quel poco conosciuto Ospedale. 

Quanti vi entrarono col corpo rovinato dalle infer- 
mità, ma piti col cuore lacerato per le amarezze delta 
vita, ed uscirono sani di corpo e consolatì di spirito 1 
Quanti vedemmo entrarvi infermi di mente piii che 
di corpo, e U tornammo a vedere, usciti dall'Ospedale, 
floridi di corpo, ma riformati piti ancora nelle loro idee! 
Abbiamo visto entrarvi tre persone, che maledicevano 
la loro sorte e quasi l'infortunio di dover cadere, come 
esse dicevano, nelle mani di preti e monache, ma dopo le 
rivedemmo nel lasciar l'Ospedale che benedicevano la 
Provvidenza d'averli condotti a sì benefico stabilimento. 

L'Ospedale fu fondato nell'Agosto del 1889 don sei 
letti per uomini ; oggi conta due grandi sale, una per 



la ^^ 



■ L Ospedale 

^^L letti per uomir 



LIBRO rlt - ETNOGRAFIA -301 

uomini e l'altra per donne, oltre quattro camere sepa- 
rate per pensionati od infermi gravi. Possiede una pic- 
cola farmacia che si calcola del valore di 8000 franchi, 
una sala d'autopsia, ed Ìl necessario per assistervi 30 in- 
fermi diariamente. Il peraoaale si compone del Direttore 
P, Garrone, un farmacista, due aiutanti per uomini e 
le suore, Figlie di Maria Ausiliatrice, per le donne e 
l'assistenza generale degli infermi. 

I due medici di Biedma e Patagones prestano pa- 
rimenti il loro disinteressato aiuto con visite e consulti 
gratuiti nell'Ospedale. 

JGl. — Il consumo giornaliero di alimenti dell'Ospe- 
dale per un infermo, trattato con tutta la considerazione 
richiesta dalla carità, si calcola nel valore di un peso, 
moneta nazionale, coll'oro a 270, 

Ora supponendo una media giornaliera di 10 infermi 
adulti, risulterà la spesa annua di 1 X 10 X 3Gi5 ^ 3BóO; 
ed in 30 anni equivarrà a 3r»,500. Aggiungendo i fan- 
ciulli d'arabo i sessi, orfani e collegiali, cinque in media 
con un minimum di spesa giornaliera in 0, 50 si hanno 
912 di spesa aimua, ed al termine di 10 anni si raggiunge 
la somma di 9120 circa, che uniti alla cifra precedente 
importano 4fi.240. 

L'eriifìzio, il terreno e le diverse riparazioni am- 
montano a 30,000. Il mobiglie, la biancheria ed utili 
15,000. La compra annuale di medicinali è valutata 

^^,500, che in IO anni riesce a 35.000. 

^Hhjl totale di queste cifre ascende a 125.620. 

^^■■Computando ciò che si dovrebbe pagare mensil- 

iTwMite od annualmente al Medico Direttore dell'Ospe- 

CabbaJal — La Pat.tfiiiiiia, Vnl. I. 




I dal Sa 

L od in 

^^F Malpii 



402 LA J'ATACOKJA 

dale, al Parraacisla, all'assistente, airint'ermiere e dui 
infermiere, otterremmo quanto segue ; 

AI Dottore 200 al mese, annuali 2.400; 24.0( 
in 10 amii. 

Al Farmacista ed assistente 120 al mese, annuali. 
1440; 14.400 in 10 anni. 

Alle due infermiere 60 mensili, annuali 720; 7200 
in 10 anni. 

All'infermiere 40 mensili, annuali 480; in 10 aanij 
4800 Somma totale 50,400. 

Come si vede, è il minimum di retribuzione ob 
sì potè calcolare per ciaschedu'no degli addetti . 
l'Ospedale. 

Sommando la cifra complessiva ultima di 60,401 
coU'anteriore di 125.020 vengono ad essere 17i 
circa, impiegati a sollievo degli infermi del Rio Negi 
grazie all'aiuto efficace dei Cooperatori Salesiani, £ 
Governo Argentino, di Persone e Società caritatevo^ 
che d'ogni parte concorsero a. versare i tesori del 
loro carità per alleviare nelle loro pene, i Irat^ 
inferrai della Patagonia. 

162. — Parlando dell'Ospedale Salesiano di Biedni 
non possiamo tacere delle medicine somministrate i 
Miasionarii e dalle Suore : in Pringles e Conesa ( 
Suor Maria Magdeleine, che durante i nove anni ha| 
sitato oltre 2000 infermi; in Roca dal Sac. A. Stel 
nellij al Neuquén dal Sac, D. Milanesio: nel Colorali 
dal Sac. P. Bonacina ; nel Chubut dal Sac. 13. Vacchitìj 
id in Santa Cruz, Gallegos, Terra del Fuoco, igqj 
Malvine, ed in tutta la Patagonia fino a Bahia Blaacl 



LIBRO III - ETNOGRAFIA 403 

e la Pampa, dai diversi Missionari che hanno esercitato 
il loro nobilissimo ministero di carità e rigenerazione. 
Se si volesse assegnare un valore alle medicine 
che si dispensarono dai Salesiani nel trascorso di 16 
anni, dacché percorrono i deserti delFimmensa regione 
della Patagonia, non sarebbe forse esagerata la somma 
di 15.000. 

163. — Consultando i registri ricavammo che le 
ricette annuali sono 7000, cosi ripartite : 5000 di prima 
firma, e 2000 di ripetizione; il che richiede circa 63.000 
visite nei nove anni, fatte a domicilio, nell'Ospedale 
ed in consulta. 

E incredibile come questo attivissimo Missionario, 
tante volte unico medico di Patagones e Biedma, si 
rechi spesso fino a 100 leghe di distanza, per assistere 
la sua clientela che con ragione lo venera. 

Il timore di sembrare esagerati nei calcoli, ci trat- 
tenne nell'esporre le cifre precedenti; pure abbiamo 
saputo da chi conosce a fondo il sistema del Sac. Gar- 
rone, che egli in un terzo delle sue visite, con ima 
carità sempre attenta ad occultare il benefizio, dispensa 
a proprie spese i medicamenti agU ammalati poveri. 



404 LA. PATAGONIA 



§ li. — Malattie infettive periodiche e comuni 

— Disgrazie accidentali. 

Consultando i medici antichi di Patagones ed altre 
persone competenti, potemmo così riassumere le infer- 
mità' che maggiormente dominano. 

164. — Febbri tifoidee senza carattere grave, e- 
febbri gastriche della medesima natura. Queste si pos- 
sono dire annuali, senza che però cagionino conse- 
guenze mortali. 

Il vero tifo addominale, secondo i dati dell'Ospe- 
dale, ebbe un piccolissimo numero d'assistiti nelle sale : 
più comune fu il tifo a febbre ricorrente. Le febbri 
intermittenti-, terzana e quartana, furono anche di poca 
numero nel periodo dei dieci anni d'assistenza nell'Ospe- 
dale. In nessun' epoca si ebbe la febbre gialla, e cre- 
diamo che mai si presenterà. Il clima naturalmente 
influisce moltissimo a tener lontane le infermità delle 
febbri. 

La rosolia si manifestò insieme all' influenza in 
quest'ultimo anno (1897), senza carattere grave la 
prima, ma non così l'altra, che ha mietuto vittime 
nei bambini e fra i giovani. 

La Scarlattina apparve nei fanciulli quasi collo stesso- 
carattere della rosolia. Entrambe diedero maggior nu- 
mero d'infermi in primavera. Il vainolo comparisce di 
rado al presente, ma stando alla tradizione, vi fu- 
rono degli anni, nella decade settima di queste secolo,. 



ni - BTKOORAFIA 405 

in cui fu l'alale comt» epidemia. Dacché la vaccinazione 
è obbligatoria andò sparendo, fino a passare vari anni 
senza alcun caso grave in Patagones o Bìedma. Il più 
comune fe il così detto vaiuolo loco o sporadico, il quale, 
come la varicella o vaiuolo falso dello stesso carattere, 
non cagiona danno alcuno. 

165. — Lo infermità delle vie digerenti, in gene- 
rale non costituirono epidemie. I catarri intestinali o 
gastro-enterite presentano pochi casi; la dissenteria nei 
fanciulli è quella che più richiede l'assistenza medi 
al Rio Negro. In questi ultimi anni si manifestò assai 
di frequente, nella state, una forte dissenteria chiamata 
colerina, che attacca lo stomaco e gli intestini, e pare 
non sia altro se non im'enterite ederiforme. Il colèra 
non si manifestò mai nella Patagonia. La colerina non 
miete, in generale, vittime nelle persone adulte, seb- 
bene produca grandi perturbazioni negli organi dige- 
renti. Le coliche per eccesso di mangiare e bere furono 
assai più fatali, specialmente quella chiamata mìserere. 
La dispepsia è da annoverarsi tra le infermità più 
dominanti, e miete numerose vittime. Causa precipua 
di questa malattia fe la sregolatezza di vita e del cibo, 
a cui va aggumto l'alcoolismo, fonte funesta dì gran 
parte delle infermità, dell'apparato digerente. D poco 
riguardo alla mon'geratezza ed alla temperanza fe la 
rovina degh stomachi nella Patagonia, come dapper- 
,tto. 






166. — Le angine, ed in modo particolare la piaga 
americana (specie d'angina) nei barobini e negli adulti. 



si rinnovano annualmente senza ohe per questo dea 
basi lamentare alcun decesso. In dieci anni, secondali 
dati dell'Ospedale, questa piaga ha mutato assai 'j 
carattere, assumendo forme sempre più miti a mlstfl 
che se ne combattono le cause. 

Il crup oagiont) morti in passato, ma in questi I 
timi anni non si ripetè che in via eccezionale ed i 
qualche caso isolato; le tossi convulsive al contrario 
non tralasciano d'assalire i fanciulli tutti gli anni, nei 
primi mesi dell'inverno. Negli anni 1890 e 1895 il nu- 
mero degli attaccati dalla tosse fu notevole, e diversi 
bambini soccombettero. In quelle due epoche dovettero 
influire cause eccezionali sul clima, poiché n'è mani- 
festa la sua influenza nella salubrità generale nella 
Patagonia. Una persona grave ci diceva che se nei 
registri di quell'epoca appariscono tante infermità a 
stite, fe perchè in Patagones vi erano diversi medìd 
che poterono prestare la loro assistenza a maggior r 
mero di persone, che in altre occasioni non facevasi 
ricorso a medici. Cosi dovettero registrarsi magg^ 
mimerò dì oasi, coi loro nomi tecnici. 



107, — I cambiamenti bruschi è repentini della t 
peratura sono causa di continui catarri, bronchiti e p(^ 
moniti. Nello spazio di nove anni in Prìngles si cons^ 
tarono circa 100 polmoniti ; e nella vallata del Rio 
Negro in certi anni fino a 40 casi per anno. 

La tubercolosi non è rara; ma trattata coi metCK 
moderni sparisce facilmente. Molti oasi disperati i 
rono completamente sotto la direzione medica 
P. Garrone. 



La forma piEi comime è la tisi polmonare, benché 
sìeno etati assistiti infermi di tubercolosi miliara, d'ar- 
tritide e di Iwpus. La scrofola che negli anni passati 
pare abbia iatfo delle vittime, presentemente è molto 
rara. In generale pub affermarsi che, malgrado la man- 
canza quasi assoluta di mezzi protìlattiei per combat- 
tere la tubercolosi, questa non siasi mai sviluppata 
con carattere endemico. Giusta ima memoria munici- 
pale di Patagones, vi ebbero nel 1888 in quella popo- 
lazione T polmoniti tubercolosi, ! tubercolosi miliara, 
2 pleuropneumonie ed 1 peritonite acuta, che cagio- 
narono la morte. 

L'assistenza all'Ospedale notò per il 1893 quattro 
tubercolosi e sei infermith, con sede nei polmoni. 

Le polmoniti nel 1895 furono piii mmierose, perù 
senza carattere tubercoloso. 



168. — Le infermità del sangue vi appariscono in 
alcuni casi di clorosi, e più nomuneraonte d'anemia 
nelle giovani del popolo, a cagione dei balli e della 
pessima moda dei vestiti stretti, ed in particolare del- 
l'antigienico corset (busto). Le giovani semplici e di 
campagna, che non ai attengono a codeste mode per- 
niciose, godono maggior salute, ed il loro sangue rosso 
si manifesta nel colore della faccia. I crfeoli in gene- 
rale non sono molto ricchi di sangue rosso, come ne 
lo dimostra il colore pallido terreo, e per questo ogni 
piccolo sconcerto si dichiara in un'anemia incipiente. 
La mancanza di globuli rossi, che dJiino vigore ai mu- 
ficoh, deve contribuire molto nella debolezza muscolare, 
che predispone a rifuggire d'ogni lavoro pesante in cui 
si richiedono forze muscolari continue. 



408 



IMTAOOHIA 



^ 



Le infennità del fegato e delle reni sono poi 
cornimi e non gravi. Pure leggiere 9i manifestano ] 
epatiti e loro derivativi. La diabete .è rara, sebben* 
siano comuni le leggiero diuresi. La gotta è una delle^ 
morbosità che richiese meno assistenza nei saloni deljf 
l'Ospedale, 



I 



169. — Il reumatismo, molto comune, si presente 
quasi sempre complicato oon varie affezioni di cuorej] 
come l'endocardite, la pericardite specialmente, ed ìn^m 
molte occasioni la miocardite. In Patagonia sono poohftì 
le persone che non soffmno di malattia di cuore ; se nen 
contano fino a 60 casi per unno. La grande secchezzaf 1 
dell'aria, le discese repentine del termometro e .l'alcoo* j 
' lismo figurano tra le prime cause, quando non vi s^ 
trasmissione ereditaria. 

Vi sono famiglie intiere che dai bambini al deoi 
pito soffrono tutti di questa o quella malattia di ouordfl 

Fra gli Indigeni predomina l'endocardite, e fra { 
Europei la pericardite. 



170. — Di infermità nevralgiche si lamentano poch] 
■casi gravi, ma sono molto oomimi i dolori leggit 
■encefaliti e le emicranie si propagano molto da PringlM 
al Neuqiién, La jaqueca (emicrania) è il male degud 
Estancieros e dei negozianti riechi. ' ■ 

Nel ceto signorile, le donne, all'infuori doll'isterismai] 
■e di pochi casi di leucorrea, non soffrono altre in£ai?«fl 
mità, L'isterismo attacca sempre le giovani, ed Kj 
ordinariamente accompagnato da qualche malattia < 



y/^ML. "^ftL^-pi • r"V' 



4oy 



Si rìtieue che il regime di vita poco regolata e 
certe libertà indegne, sieno la causa delle sopraccennate 
malattie. 

Le vittime di questa iniermitìi sebbene sieno nu- 
merose, non sono però così deplorevoli come quelle 
che uccide la grande piaga moderna della scostuma- 
tezza, la sifilide, il mal venereo, difiiisi uell' incauta 
gioventù che si ravvoltola nel brago della corruzione 
compagna ai depravati costumi. Questa piaga terri- 
bile si propaga persino nei fanciulli dai 13 ai 14 anni 
da padri cinici e sensuali, e corrotti a tal segno da 
favorire l'iniquo mercimonio del pudore. 

Parliamo appoggiati ai dati che ci fornisce l'Ospe- 
dale stesso ove vanno a finire miseramente questi fiori 
già mietuti dalla disonestà; e devesi notare che di 
questo flagello, che prostra e sciupa la parte migliore 
e più cara della società, !a gioventù, le Autorità fanno 
poco conto. 

Più perniciosi sono gli aborti e non iscarsi, anzi 
talvolta comuni a seconda delle levatrici. 



171, — Gli attacchi e le congestiom cerebrali, seb- 
bene non sieno malattie comuni, pure non lasciano di 
apportare mortali conseguenze specialmente nei com- 
mercianti e nei grandi cstancìeros. 

Le morti apparenti o sincopi presentarono alcuni 
casi speciali nelle inl'ermità di cuore o cerebrali, in cui 
la pratica medica trov6 motivi seri per riflettere Sui 
casi che talvolta poterono passare inavvertiti, col grave 
pericolo d'aversi sepolte persone puramente in letargo, 
giono d'ima sìncope profonda e radicale. Le leggi 



410 LA PATAGONIA 

argentine però provvedono in tali casi, obbligando a 
conservare 24 ore i) cadavere d'una persona dichiarata 
defunta per tale infermità dal medico ; tempo che può 
prolungarsi a 36 ore nei casi dubbi, ed a 48 se non 
si manifestò la corruzione. 

Siccome nella Patagonia non esistono nei cimiteri 
sale d' autopsie, o cappelle per cadaveri, così i corpi 
devono essere vigilati nelle proprie case, finché non 
sieno manifesti i veri segnali della morte. 

Per buona fortuna non si conosce il suicidio né 
per avvelenamento nò per arma, avendosi un grande 
orrore alle morti di tal genere' come al duello; per 
tali cause i decessi sono rari, e tutti furono preceduti 
dalla pazzia che è pur rara. 

Se è vero che il clima influisce su questa infermità, 
direbbesi che il clima di Pringles e di Conesa ha fa- 
vorito la demenza, perchè è di là che vennero i mei>- 
tecatti a Patagones diretti a Buenos Ayres. 

Pare a noi che la meningite cerebrale non sia cosi 
frequente al Rio Negro nò in altre parti della Patagonia. 

172. — Parlando deiralcoolismo non si può passare 
sotto silenzio l'abuso dei liquori, malanno portatovi 
dai viziosi Europei che cagiona tante disgrazie tra i 
poveri indigeni. 

L'indigeno sente facilmente l'effetto dell'alcool, e 
contrattone il vizio, diventa peggiore dell'incivilito, 
perchè questi, per Tabitudine che ne ha, può sopportare 
maggior quantità di liquido spiritoso. 

L'indio beve caha, ginehra^ ghindado ed aguar- 
diente. La ginehra specialmente è la bibita che più 



TI».* n* %' 



gradisce, e che l'ubbriaca fino ad alienarlo dai sensi. 
Né è a tacersi l'ultima e più terribile conseguenza 
deiraicoolismo, il delirium tremens comune jiur troppo 
tra gli immigrati, del quale invece si danno pochi 
casi tra gli Indi che generalmente soccombono prima 
di giungere a quest'ultimo stadio. 

n traffico più sicuro nella Patagonia è la vendita 
dei liquori ; ragione per cui hawi in ogni angolo un 
holiche (bettola), dove si vendono bottiglie di ginebra, 
caha, ghindado, ed altre bibite somiglianti. 

Il medico dell'Ospedale ha assistito da 40 a 50 
individui colti dall 'alcool ismo, dalla donna india (le 
Ohinas, come vengono chiamate) fino ai vecchi ubbria- 
Qoni, i quali, si potrebbe dire, vivono esclusivamente 
di alcool. 



173. — Le informitìi catanoe non sono dì 
considerazione, eccetto l'erpete e l'eczema. 1 tumori 
sogliono essere frequenti, ma di genere benigno, in 
ateromi e particolarmente lipomi; il cancro fe piuttosto 
raro. 

Lo scorbuto, gii comune in altro tempo, è oggidì 
quasi scomparso, non lamentandosene che 3 o 4 casi 
annuali, curati nell'ospedale. 

La vista è attaccata di frequente dalla flaberite e 
dalla congiuntivite, e si arriva fino a 20 casi an- 
nuali d'assistenza medica. È molto rara l'oftalmia 'nei 
bambini. 

L'udito soffre per l'otite, che produco una specie 
di sorditìt assai comune; rarissima al contrario ed ec- 
cezionale iì la otalgia. La mancanza di elettricità e di 



I 



umidità favoriscono la prima, nello stesso tempo ^ 
impediscono la seconda. 

174. — Avendo fatto parola d'altre malattie ii^ 
nere non lasciererao di dire dei casi accidentali ; e pnaiLr 
delle fratture e distorsioni che arrivarono fino a 26 
annuali, senza contare le lussazioni e consimili diagra* 
zie; calci di cavalli, cadute da alberi, travolgiraenti 
veicoli ecc. 

Le ferite cagionate mediante armi da taglio f 
molte fra i gauchos. raa se non sono gravissime o i 
tali il gaucho non ricorre al medico, couosceiiddll 
meroae erbe e rimedi comuni di cui si serve con j 
glior esito, talvolta, che non della st 
medica. D'altronde il creolo in generale non fa i 
caso delle ferito, e si mostra d'mia energia stra< 
naria, ferito che sia. Noi abbiamo visto giungerd-j 
l'Ospedale un gaucho, il quale veniva a cavallo i 
150 chilometri di distanza, presentando di sua mano 
una parto di pelle della sua testa, che gli era stata 
levata jjer una ferita in un combattimento, e diceva 
al medico colla massima indifferenza : " Ecco qui un 
pezzo di pelle che mi fu spiccato dalla testa, 
potei raccogliere dopo la lotta. Me lo rimetta Lei | 
peri) non c"è da farne quel gran caso „ 

Talvolta sono ferito profonde che hanno disti 
il tessuto interno od egli colla sua indifferenza | 
chiama " un tajo ctia/quiera qite apenas pasa et cu* 
(un taglio qualunque che passa appena la pelle). Il 
costume di aver tra mano sempre il coltello, l'abito 
stesso d'uccidere animali, e le sue cueradas, ottenj 



qui un 
istrti^H 



che wm tkcòi tdoìio caso del sangue. Per questo si 
ode di freqifleii^ a dire d^una ferita : "^ {(/ ho ikìl^n hìs 
tripas, ito a gram cù^ : un poco de saH^j^tr ^m^" skìIìTìì 
del cuerpOr mo hace mal • iPiiivh^ non escano le bu- 
della, non è gran cosa: un pò* di sangue che esoa dal 
corpo non fa malei: e si ride di coloro che si nu>stnuio 
impressionati per una ferita che non è mortale* 

Lo slesso stoicismo mostra per le scottature, ohe 
parimenti se le guarisce con erbe ed altri rimedi. 

Rimangono varie specie d'infermità che natural- 
mente si debbono supporre fra i 56 mila abitanti di 
tutta la Patasronia. 

Elssendo il clima, i costumi, gli alimenti pi fi o ìueno 
somiglianti nella Patagonia Argentina, lo malattìe 
hanno quasi in tutte le parti la stessa lìsonomìa, 
ma nelle regioni magellaniche, per cause olimatoriohe, 
variano alquanto : diminuiscono le febbri ed altre ma- 
lattie di carattere infettivo, e partieolarmento esantemi. 



§ in. — Dati dell Ospedale — Mortalità' 
— Salubrità' dei Teiìritoril 

175. — Secondo quello cho abbiamo dotto intorno 
alla salubrità della Patagonia Settentrionale, i)otrobbo 
sembrare che essa fosse una regione tribolata dallo 
infermità e dai dolori; ma se si poii monto alla mor- 
talità e longevità, nessuno rivochorà in dubbio lo (K^oel- 
lenti condizioni sanitarie di questo suolo, l^a longevità 
è proverbiale, potendosi dire che Fiiomo arriv(^robbo 




414 

quivi facilmente ai lOO anni e con pochi acoia 
conducendo ima vita regolata. 

In Patagones e Biedma vivono persone di 
piti anni, senza che lì dimostrino; e non è così t 
stimare l'età di un individuo, perchè il suo vigore e 
la sua freschezza sogliono ingannare moltissimo, pec- 
cando per difetto anzi che per eccesso. 

La mortalità è il dato che con più sicurezaa prova 
la salubrità o la infezione dì un clima ; e questa in 
Patagones e nel distretto, ove vìvono 5 mila anime, 
non oltrepassa i 46 o 60 decessi annuali. 

In Biedma, Capitale del Rio Negro, si arriva «Uà 
cifra di 30 o 40; ed in tutto il Territorio, che coi 
12 mila abitanti, da 80 a 100 decessi ammali, 
putatì gli stranieri già infermi e gli accidenti eventtl^ 



170, — I dati dell'Ospedale Salesiano, 
presi nelle quattro tavole che sereno. 

La prima ci dà circa 500 infermi entrativi dur^ 
i nove anni, e si nota distintamente il numero r 
degli entrati. La seconda rappresenta gli infermi gua- 
riti, e ohe uscirono dall'ospedale. 

La terza è quella dei decessi, e dà a conosoi 
l'esiguo numero dei morti nelle sale dell'ospedi 
tanti anni, il che parla in favore delle buone Offl 
zioni sanitarie nella Patagonia Settentrionale. 

La quarta contiene il numero degli ammalati,] 
senti alla fine d'ogni mese, cioè il numero dei 1« 
occupati l'ultimo giorno del mese sia da infermi en- 
trati nello stesso mese, sia da altri venuti prima. 

Quest'ultima tavola ci mostra con chiarezza , 
a quanto salì il numero degli infermi asaìstiti mi 



LIBUO in - ETSOOKAFIA 415 

dato mese. Pare che la somma non si accordi col 
numero degli entrati ed usciti dall'Ospedale, tuttavia 
l'abbiamo conservata affinchè si possano apprezzare 
maggiormente le spese. 

In queste tavole si è tenuto calcolo solamente degli 
ammalati estranei al Collegio ed alle Case Salesiane, 
i quali però sono compresi nella quarta. 



TAVOLA I. 
DATI DELL'OSPEDALE SALES. DI BIEDMA. 



ENTRATI ' 




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1893 


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43 


1805 


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10 


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1896 


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1897 


12 1 7 


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2 10 


5,6 


10 


10 


10 


15 


14 


107 


Totale 


34,25 


28 28 j 26 28 


69Ì68 


44 


63 


53 


478 


Media 


3.8 .2.8 lati 


ai 3.1 2.0 iaiiae ',6.4 14.9 |7,ol5.9 


|4.42 



416 LA FAl'AaOKIA 

Kella Tavola I i mesi di maggior entrata comÌD- 
ciano in Agosto con 6.6; al quale segue Novembre 
con 7.0. Gli entrati diminuiscono in tutta l'estate fino 
a Febbraio. In autunno oscillano tra 3.6 e 2.9. La 
media generale di 4.42 concorda con la media degli 
estremi 2.8 e 7.0 di Febbraio e Novembre. 



TAVOLA II. 
DATI DELL'OSPEDALE SALES. DI BIEDMÀ. 



USCITI 1 


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1891 


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2 


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4 


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1892 


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6 


2 


3 


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1 


3 


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8 


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3 


5 


42 


1893 


3 


2 


3 


1 


2 


6 


1 


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1 


4 


5 


28 


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1 


5 


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1 


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2 


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1890 


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1 


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1890 


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1891 


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2 ^ 13 1 - 
24 29 32 


10 

53 


8 
34 


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10 


94 


Totali 


16 


59 


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44 


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U,.<ii. 


1,8 


-J.3 


31 


i:^ 


2.U 


4,7 


3.2 


3,6 


6.9 


3.8 


4.7 


4.9 


3..^9 



Dalla n 3Ì ricava che Febbraio con 4,3 è anche il 
mese di maggior sanità, perchè gli u=ctti superano 
gli entrati. In Agosto, invece, escono appena la metà 
degli entrati. La media generale degli usciti mensual- 
mente è di 3.59, il ohe dà una differenza di 0,83 
rispetto agli ingressi inejisuali della media 4.42. 

TAVOLA III. 

DATI DELL'OSPEDALE SALES. DI BIEDMA. 



DECESSI 1 


















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ANNI 


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1889 


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1890 


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13 


1891 


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1 


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2 


2 


5 


1882 


- 


1 


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1 


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- 


- 


2 


3 1 


1 


9 


1893 


1 


2 


- 


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1 


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- 


- 


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2 


3 


1 


10 


1894 


- 


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- 


1 


1 


- 


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— 


- 


3 


1895 


1 


- 




- 


- 


4 


2 


- 


2 


- 


1 


10 


1896 


- 


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- 


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1 


_ 


_ 


1 


1 


- 


6 


1897 


- 


1 


- 


3 


1 




8 


2 


-- 


- 


3 


- 


7 


Totali 


4 


7 


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3 3 


5 


2 


li 


11 


7 


G5 








— 


— 














0.60 















- la Patagonia. Voi. I. 




LA. PATAGONIA 

La Tavola III dà a divedere che la media delle 
mortalità dell'Ospedale non arriva ad 1 "/„, giacché 6 
appena 0.6. Marzo e Settembre presentano le cifre 
minori, 0.1 e 0.2; Ottobre invece e Novembre le mag- 
giori, entrambi 1.2. Febbraio è il mese nell'estate 
e nell'autunno di maggior mortalità. 



TAVOLA IV. 

DATI DELL'OSPEDALE SALES. DI BIEDMA. 



INFEtU «m SIU DELL' OSFEDiLE ALLi FINE D'OGNI lESE | 




ANNI 


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1891 


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5 


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6 


4 


5 


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10 


6 


7 


17 


93 




1892 


3 


3 


8 


2 


2 


1 


3 


5 


5 


13 


16 


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70 




1893 


3 


2 


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3 


11 


11 


10 


9 


7 


16 


11 


86 




1894 


15 


13 


18 


16 


16 


15 


17 


18 


17 


20 


16 


22 


202 




1895 


24 


22 


22 


25 


■27 


27 


■30 


22 


16 


20 


24 


27 


285 




1896 


15 


20 


n 


18 


18 


19 


23 


IB 


16 


18 


16 


18 


214 




1897 


32 


20 


16 


20 


14 


17 

100 
IV. 


6 

102 
11. 


16 

110 
12.3 


18 
111 


20 

118 

13. 1 


26 

129 


30 

14f 


235 




Totali 


104 


89 


93 


99 


95 
10.f 


r^tcì 




Media 


11, 


9.9 Ilo.' 


14.3; I6i 


^ 



LIBRO in - ETNOGRAFIA 



419 



La Tavola IV, che contiene gli infermi esistenti 
al fine d'ogni mese, dimostra per la media generale 
che l'assistenza medica si presta a 12 infermi men- 
sualmente. In queste medie sono compresi gli amma- 
lati appartenenti ai Collegi Salesiani, che non furono 
completati nelle altre tavole anteriori. 



TAVOLA V. 





RIASSUNTO. 




ANNI 


ENTRATI 


USCITI 


MORTI 


1889 


12 


6 


2 


1890 


64 


52 


13 


1891 


51 


36 


5 


1892 


51 


42 


9 


1893 


40 


28 


10 


1894 


43 


28 


3 


1895 


54 


43 


10 


1896 


56 


59 


6 


1897 


107 


94 


7 


TOTATJ 


478 


388 


65 


.3 (Annuale 
j ;^ (Mensile 


53.1 
4.42 


43.1 
3.59 


7.2 

0.60 



li di questi nO^I^I 



177. — La media annuale dai totali d 
anni risulta di 63, 1 eotrati, 43, 1 usciti, e 7, 2 morti 
nelle camere dell'Ospedale Salesiano. La media annuale 

i ammalati assistiti continuamente fe di 144 com- 
presi gli orfani ed i poveri inviati dai Missionari dalle 
diverse loro missioni. 



TAVOLA VI. 

DATI DELLA MORTALITÀ NEL 

DIPARTIMENTO DI BIEDMA RICAVATI 

DAI REGISTRI MUNICIPALI 



I 



X>EFTJ3SrTI 




mi a 


1 É 

£ s 

6 4 

1 3 
6 4 
6 s 

2 G 


1 

< 

3 
5 
5 
2 

4 

19 


1 

1 


1 

5 


1 

5 

4 
8 


■< 

1 
3 
4 
5 
10 


B 

S 

1 

9 
2 

3 
10 
6 


1 
O 

2 
6 
3 

4 
5 


a 

z 

i 

6 
5 
3 
10 

2S 


1 
1 

O 

1 
1 
6 
3 

9 

22 


TOT.UI 


1893 4 

1891 fi 

1895 2 

1896 7 

1897 3 


3 
7 
3 
5 
4 

22 


1 

8 
6 

4 
4 


4. 
57 
53 
59 
70 


Tot. 22 


33 31 


23Ì30 


281 



^^F media pertanto della mortalità è di 56, 2 in cinque 
^K anni. 




- BTNOOKAFIA 



■ 178. — Distribuendo i dati dell'Ospedale Salesiano 
■del Municipio per ogni stagione risulta il quadro 
seguente : 



OSPEDALE 

Media di H unni 


ML-SICIPIO 
Media .li 5 anni 


STAGIONI 


Unii 


feiii m 


WORTA[.rTl 


Primavera 
Estate 
Autimiio 
— Jnverao 


18.3 


14.4 1 2.7 


15.4 

1,3.2 
12.2 
15.4 


12.4 
8.7 
11.4 


11,0 
7.3 
0.4 


20 

0.7 
1.8 



m 

1^^^ La primavera h la stagione piti sfavorevole per la 
salute, l'autunno invece la migliore. I mesi di maggiore 
mortalità sono quelli di luglio e novembre particolar- 
mente; tuttavia anche settembre ed ottobre, e talvolta 
dicembre presentano alla lor volta una cifra elevata. 
Quelli di maggior sakite sono febbraio e giugno, secondo 
le entrate e le uscite dall'Ospedale. I mesi di maggior 
ingresso seguono quest'ordine: novembre, agosto, seW 
tembre, e quelli di uscita sono gennaio e marzo. 

Non si può fare alcimo studio sopra la media an- 
nuale della mortalità, perchè negli anni accennati inter- 
vennero molteplici cause che influirono sull'aumento 
registrato, quali l'accrescimento della popolazione e la 
iggior accuratezza delle statistiche mortuarie. Secondo 



■^^^ — ^ 



422 



LI PATA0Oin& 




I dati dell'Ospedale e l'opinione generale, gli anni di 
maggiori decessi furono quelli del 1890, 93, 95. 

Non essendoci stato possibile ottenere i dati precìsi 
sopra la natura delle malattie che produssero questo 
aumento di. mortalità, non possiamo dire nulla sopra 
le loro cause probabili che dovettero influire nello 
sviluppo del morbo micidiale. 

Le medie possono osservarsi n«lla tavola presente: 



I 



MEDIE 


GENERALI MENSILI. 




■ 


mSENTI 


a 


1 




1 
< 


3 


.1 


.5 

1 


t 


1 
1 


.a 

1 
o 


1 


£ 

1 
a 


1 


Entrati 


3.8 


2.8 


3.6 


3.1 


3.1 


2.9 


3.1 


6.6 


6.4 


49. 


7.0 


S.9 


■ 


Uaeiti 


1.8 


4.3 


3.1 


3.2 


2.0 


2,7 


3.2 


3.6 


5.9 


3.8 


4.7 


4.0 


s 


Morti 


0.4 


0.8 


0.1 


0.3 


0.3 


0.9 


0.9 


0.5 


0.2 


1.2 


1.2 


0.8 


OH 


Fine mese 


il.l 


9.0 


10.3 


11.0 


iO.6 


11.2 


11.3 


12.2 


12.3 


13.1 


U.C 


1S2 


fl 



179. — Rispetto alla mortalità di Patagones se< 
l'età, abbiamo dati più precisi per l'anno 1889-90, daft 
registrati nelle memorie ^annuali del Municipio, e rac- 
colti qua e là. In media la mortalità del dipartimento^^ 
Patagones è di (50, ciofe alquanto di piti del Territcj 
Rionegrino. Nell'anno 1889 i decessi per ogni staj 
furono in primavera 24, estate 15, autunno 9, invemo* 
dove si vede che l'autunno h la stagione dì njil 
mortalità come la primavera è quella di maggiorai 

Le tavole seguenti daranno un'idea pifl compM 



LIBRO III - ETNOGRAFIA. 



423 



MORTALITÀ MENSUALE SECONDO L'ETÀ. 



1 

MhlSI 


.^ 

JS 

"33 

2 


i 

ce 
ce 


21 a 30 aggi 


31 a 40 mi 


i 
1 


1 51 a 60 aggi 


61 a 70 arni 


71 a 80 aggi | 


1 
Totali 


Gennaio 


1 
1 

i 


3 


Febbraio 




1 

1 




2 


1 


1 

1 


3 


Marzo 


1 


-;-! 1 


1 








3 


Aprile 


2 


' 1 

1 


1 






m^^^^m 


4 


Maggio 




-i 1 ; 






1 1 


2 


Giugno 


1 


1 
1 1 


1 


1 






3 


Luglio 


2 


1 


9' 


2 









7 


Agosto 


2 




1 












3 


Settembre 


4 




1 


1 

1 — 








6 


Ottobre 


5 


1 1 

1 


3 1 

1 








11 


Novembre 


3 


1 


1 

— 1 

1 




1 


1 


7 


Dicembre 


4 
26 


2 


1 

1 1 

1 


2 


1 
2 


2 


9 


Anno 


3 


9 ' 6 ;il 

1 1 


61 



L'età più pericolosa è, come in ogni parte del 
mondo, dalla nascita ai 10 anni; lo scarso numero dei 
morti dai 51 agli 80 anni denota la longevità che 
abbiamo accennato. Ottobre, Novembre e Dicembre 
sono i mesi di maggiori decessi. 



421 LA PATAOOXtA 

180. ^ La mortalità secondo i sessi, in totale è 
stata di 36 maschi e 25 femmine. Lo stesso avviene 
in Biedma, donde si pub inferire che nella Patagonia 
muoiono piii uomini che donne. 

Le morti secondo la nazionalità, il aesso e Io stata 
civile si comprendono nel quadro sottostante. 



ANNO 1889. 



MZIOSiLITÌ 


e™, 


..„»„ 


,.»„ 


TOTALI 




M. 


F. 


M. 


P. 


M, 


F. 


M. 


HI 1 


Aigmùi 


16 


15 


9 


3 


3 


3 


28 


21 


49 


Mui 


1 


- 


2 


1 


1 


- 


4 


1 


5 


Itiinsi 


1 


- 


_ 


1 


- 


- 


1 


1 


! 2 


Sk,„IÌ 


2 


- 


- 


- 


- 


- 


2 


~ 




Oiìtoi 


- 


- 


- 


- 


1 


1 


1 


1 


2 


Drinliliolil- 


- 


- 


- 


- 


- 


1 


- 


1 


1 


Totale 


20 


IQ 


11 


5 


5 


5 


36 


25 


61 



Se si ricorda che noi abbiamo riportato nella de- 
mografìa i dati della nazionalità della popolazione di 
Patagones, si converrà che in quell'anno la mortalità 
degli Europei non è arrivata a l'/o- 

La tavola seguente fornirà indioazionì più parti- 
colari. 



NAZIONALITÀ vm 




- ErsooRUiA 



ANNO 1889. 



1976 
503 
74 




181. — Se facciamo però i! calcolo di tutti gli 
Europei ed Americani che risiedevano in Patagonea 
in quell'epoca, troveremo: 

Americani 2028 morti 52 per "/^ 2,57 
B Europei 1028 „ !) „ 0,87 

^ Nttmeri loquuìifur, e confermano quanto abbiamo 
detto sopra la mortalità degli Europei nella Patagonia 
parlando dell'acclimatazione. Se ai attende a questo, 
direbbesi che la Patagonia si presta meglio per gli 
Europei che non per gli stesai Americani, e molto di più 
per i Nord-europei che in quell'anno non ebbero nessun 
decesso. Si capisce perchè gli Olandesi e gli- Inglesi 
abbiano tentato tante volte la colonizzazione patagonica, 
quasi come per istinto di salute.... Nella regione magel- 
lanica e nelle isole Malvine si nota lo stesso grado dì 
mortalità nord-europea. E non ostante che quelle re- 
gioni sieno tauto fredde, da rendere quasi inutile la 




428 



LA rATAOOXIl. 



1 



1^ 

\ 



coltivazione, pure al commodoro Byron apparvero 
" coperte dì fiori, non inferiori a quelli che =ì coltivano 
nei giardini d'Europa, tanto in bellezza quanto in fra- 
granza „. n che non pub darsi, atteso il freddo di quesi 
regioni, contrario a' suoi desideri! di " rendere quet 
paese per mezzo della coltivazione (inglese) uno 
più belli del mondo „. '' Linguaggio favorevole, dice 
Degborough, che sembra diretto a promuovere qualche 
stabilimento coloniale, e questo nel Porto della Fame ! „ 

Per altro questo è stato confermato da tutti i 
viaggiatori, e da Falkner, che diceva essere il clima 
patagonico meravigliosamente atto per la colonizza- 
zione Europea ed in particolare Sassone, 

Non conosoiarao con sicurezza i decessi annuali 
degli altri Territori, ma pare ,che in tutti si goda 
d' una buona sanità, in special modo al Nenquén. 
Sopra le condizioni igieniche di Santa Cruz il com- 
mendatore italiano Sig. A, Oneto, incaricato dal Go- 
verno Argentino di studiare il celebre Porto Deseado, 
riferiva nella sua Memoria al Ministero dell'Interno: 

" 11 clima di Porto Deseado è sano ed eccellente 
per gli asmatici ed i reumatici, e quello del Chubut 
fe pressoché uguale „, 

Il clima per altro dimostra che le malattie non 
possono nfe potraimo mai radicarsi, per il continuo vento- 
che soffia. La Patagonia, possiamo dunque affermare, 
è sana e sarà sempre libera da epidemie miasmatiche. 






BIBLIOGRAFIA 



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Avellaneda (Ex.mo Sr. N.). Mensaje del Presidente de la 
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responde noia epistolar y telegràfica entro el comandante en 
gefe de la expedición y los gefes de las diyisiones. 

„ Diario de la 1"^ División de operaoiones dirigida por el 
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ITT 



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Valdés , Ramuaio, Ruge, Burney, V"Ì¥Ìen de Saint-Martin, 
Cortambert, Cantti, Reoueil dea voyagea de la Oompagnie 
HoQaudaiae , Lettrea Edifiantes, e le storie Argeallne per 
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Li l'ATAGOMA 




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gones 1890. 



LA PATAG05IJI 



f 

^^H i dati dell'Ospedale e l'opinione generale, gli anni dì 

^^H maggiori decessi furono quelli del 1890, 93, 95. 
^^H Non essendoci stato possibile ottenere i dati precisi 

^^H sopra la natiu-a delle malattie che produssero questo 

^^H aumento di. mortalità, non possiamo dire nulla sopra 

^^H le loro cause probabili che dovettero influire nello 

^^H sviluppo del morbo micidiale. 

I, 



MEDIE GENERALI MENSILI. 



I 



D.UIEÌIT1 



Eotratì 
0MÌtÌ 
«orti 
Fine mese 



a -j 



2.9 3.1 
2.7 3.2 
0.9 0.9 
10.3ÌII,OIO.G11.211..3 



12.2I12.3 



13.1 



U„3]lS2 



179. — Rispetto alla mortalità dì Patagonea seco^H 
l'età, abbiamo dati piti precisi per l'anno 1889-90, daJ&'A 
registrati nelle memorie ^annuali del Municipio, e rac- 
colti qua e là, In media la mortalità dol dipartimento di 
Patagones è di fiO, cioè alquanto dì più del Territorio 
Rionegrino. Nell'anno 1889 i decessi per ogni stagione _ 
furono in primavera 21, estate 15, autunno 9, inverna'^ 
dove si vede che l'autunno è la stagione di mìHj 
mortalità come la primavera è quella di maggiori 

Le tavole seguenti daranno un'idea piti compH 



LIBRO III - ETNOGRAFIA 



423 



MORTALITÀ MENSUALE SECONDO L'ETÀ. 



t 

MESI 


•3 
m 

ce 

2 


Da il a 20 ami 


i 

ee 

c5 


31 a 40 anni 


1 

1 


1 51 a 60 anni 


61 a 70 ami 


i 

ce 


= 

Totali 

m 


Gennaio 


3 


Febbraio 




■■ 1 

1 
! 1 


2 


1 


1 


3 


Marzo 


1 


1 

1 


1 








3 


Aprile 


2 


: 1 


1 




• 




4 


Maggio 




— i 1 1 






! 1 


2 


Giugno 


1 


1 

1 




1 


1 


t 
1 
1 


3 


Luglio 


2 


1 i 2 i 
1 1 


2 




1 

i 


7 


Agosto 


2 




1 












3 


Settembre 


4 




1 


1 

1 1 — 

1 








6 


Ottobre 


5 


1 


1 3 j 1 

1 








11 


Novembre 


3 


1 




1 

' 1 

1 




1 


1 


7 


Dicembre 


4 
26 


-1 2 1 1 ; 1 

1 i 


2 


r 

1 


9 


Anno 


3 


9 6 in 

1 1 


2 


2 


61 



L'età più pericolosa è, come in ogni parte del 
mondo, dalla nascita ai 10 anni ; lo scarso numero dei 
morti dai 51 agli 80 anni denota la longevità che 
abbiamo accennato. Ottobre, Novembre e Dicembre 
sono i mesi di maggiori decessi. 



432 LA. PATAGONIA 

Latzina (F.). Censo de la Poblaci'ón. — B. A. 1884-90. 

Cesso de la Republica de Chile en 1895. — Santiago 1896^ 

Segundo Censo de la Republica Argentina del 10 de mayo 
1895. - B. A. 1896. 

Anuarios Estadisticos de la Provincia de Buenos Aires. 

Anales de la Sociedad Cientlfica Argentina 

BoLETiN del Instituto Geografico Argentino, 1880-96. 

Colecci<5n de Periódicos Rionegrinos, de Punta Arenas^ 

Neuquén 1879-97. 

Igarzabal (J. M.) Cuadros Estadisticos de la Inmigración 
en 41 anos. — B. A. 1898. 

Inoltre possono consultarsi sopra i costumi e l'origine dei 
Gauchos le storie rioplatensi per Lozano, Guebara, Demer- 
say, De Maria, Bausà, ecc. 



INDICE ANALITICO 



LIBRO I 



NcM. Pao. 

Lettera , . ix 

Preambolo xi 

Prefazione dell'autore xvii 

Indice generale xxi 



CAPITOLO PRIMO. 
INTRODUZIONE — Divisioni Storiche. 



1 Storia avanti il 1875 S 

2 Divisioni 4 

3 Trascorso ed interventori del 1^ Periodo . . .ivi 

4 „ „ 2" „ ... 5 

5 j, „ 3^ „ . . . T 



CAPITOLO SECONDO. 

* _ 

Primo Periodo. — Viaggi e Scoperte 

§ L - Spagnuoli (1520-1580). 

6 Solfs 9 

7 Magellano 10 

8 Vespucci * 16 

Carbajal — La Patagonia. Voi. I. 28 



434 LA PATAGONIA 

NuM Pao. 

9 Laiza 17 

10 Alcazaba 18 

11 Camargo ivi 

12 LadrilleroB 19 

§ II. — Primo viaggio degli Inglesi 
E continuazione dei viaggi Spagnuoli. 

13 Drake 20 

14 Gamboa 22 

15 Prima Colonia Spaglinola 23 

§ in. — Prime Spedizioni Inglesi (1585-1600). 

16 Cavendisch 24 

17 Vari 26 

18 Davis ivi 

19 Hawkins ivi 

20 Coides ed Harmans 27 

§ IV. - Olandesi (1598-1645). 

21 Noort 28 

22 Weerd 29 

23 Spilbergen ivi 

24 Schonten e Le Maire 90 

25 Fratelli Nodales 31 

26 L'Hermite 32 

27 Brower ed Harkmans 34 

28 Qnarto di secolo di riposo ivi 

§ V. — Seconde Spedizioni Inglesi (1670-1690) 

29 Narborongli . .35 

30 Strong 37 

§ VI. - Francesi (1690-1700). 

31 Des Gennes e Beauchegne ivi 



INDICE ANALITICO 436 

§ Vn. — Missioni dei Gesuiti 
SUL Lago Nahuel-Huapì (1610-1718). 

NcM. I'ao. 

32 II * Pai9 Dorado „ 38 

33 Prime Missioni e scoperta del Lago .... 40 

34 II P. Mascardi 41 

35 I PP. Von der Mieeren e Guillermos ... 42 

36 11 passo di Bariloche 44 

37 I PP. Hoyo ed Elguea 45 

§ VIIL — Studi idrografici litorali e Missioni 
DEL Sud della Provincia di Buenos Aires (1745-1775). 

38 II P. Quiroga 47 

39 I PP. Falkner e Cordiel, e la Missione del Pilaf • 48 

40 I PP. Balda e Vilert, e Missione di " Los Desam- 

parados „ ivi 

41 Viaggi del P. Falkner . . . . . . .ivi 

§ IX. — Isole Malvine (1763-1780). 

42 Invasione Francese e Porto " Baye Frangois „ . 50 

43 Invasione Inglese 51 

44 Riconquista Spagnuola dell'isola . . . .ivi 

45 Nuova installazione Inglese e sgombro ... 52 

46 Possesso della Repubblica e leggi sulla pesca di 

anfibi 53 

47 'Governatore Argentino 54 

48 Attentato Nord-Americano 55 

49 Usurpazione Inglese ivi 



436 LA PAl'AGONIA 

CAPITOLO TERZO. 
Periodo Secondo. — Coloihzzazionb (1779-1879). 

§ I. — Fondazione dei Porti 
DELLA Patagonia Settentrionale (1779-1884). 

NuM. Pao. 

50 Effetto deir Opera del P. Falkner . . . . 5a 

51 Fondazione della Colonia " San José „ . . .60 

52 De La Piedra e Biedma .... ^ . 61 

53 Esplorazione del corso inferiore del Rio Negro . 62 

54 Fondazione delle Colonie Mercedes e Patagones . 63 

55 Villarino e la esplorazione di tutto il Rio Negro • 66 

56 Fondazione delle Colonie San Julian e Porto De- 

seado 69 

57 Abbandono di queste ultime Colonie ... 70 

58 Tragica fine di Villarino e di De La Piedra . . ivi 

59 Viaggio dell'Ammiraglio Malaspina . . . .72 

60 Viaggio del P. Menendez al Nahuel-Huapi . . ivi 
6J Azara ivi 

§ II. — Devastazioni degli Indì 
e Spedizioni Militari (1810-1832). 

62 Scorrerie degli Indi 73 

63 Distruzione della Colonia " Skn José „ . . .75 

64 Nuovi assalti ed abbandono delle . Colonie fin o a 

Patagones 81 

65 Spedizione del Generale Rosas ivi 

66 Brigata del G. Pacheco contro gli Indi di Baloheta . 82 

67 Spedizione fluviale del piloto Descalzis ... 83 

68 Spedizione scientifica di Fitz-Roy . . . .84 

§ ni. — Progressi della Colonizzazione 
E TATTICA degli Indì (1833-1858). 

69 La Colonia Italiana Cubanea 85 

70 Nuovi assalti e debellamento degli Indi . . .ivi 

71 Prima Colonia Gallense del Chubut .... 86 



INDICE ANALITICO 437 



§ IV. — Colonizzazione Chilena 
DELLO Stretto di Magellano (1843-1853). 

IXvu. Pao. 

72 Fondazione della Colonia Punta Arenas k • . 87 



§ V. — Impero degli Indì (1858-1864). 

78 Oacichi principali e loro Territori .... 88 

'74 Trattati di pace col Governo Nazionale ... 89 

75 Morte di Yanquetrnz 91 



§ VI. — Nuove fondazioni 
ED ultime scorrerie DEGLI Indì (Ì864-1877). 

76 Fondazione del Fortino Pringles .... 93 

'77 Stabilimento definitivo della Colonia ^ Gallense „ • ivi 

78 Fortini tra Bahia Bianca e Patagones . . .ivi 

79 Colonia San Gregorio e risola di ^ Los Estados „ . 94 

80 Viaggio terrestre del Capitano Musters . . .ivi 

81 Nuovi viaggi al Lago Nahuel-Huapi ... 95 
•82 Fondazione della Colonia Conesa . . • .ivi 
83 Assalti degli Indi e trattato di pace con Patagones . ivi 
'84 Sottomissione della tribù Catriel e di altre • • 96 



CAPITOLO QUARTO. 

Periodo Terzo -- Conquista 
ED Esplorazioni Nazionali (1879-90). 

§ I. — La Grande Spedizione Militare. 

S5 Stato delle campagne .98 

86 Messaggi del Presidente della Repubblica . . 99 

87 Numero di Indi. Guarnigione e gesta Governative . 100 

:88 Sanzione del Potere Esecutivo 102 

£9 II Ministro della Guerra e distribuzione delle Di- 
visioni dell'Esercito Spedizionario . . • 108 



438 LA PATAGONIA 

NuM. Pao. 

90 Divisione del Rio Negro e Neuquén . , . .105 

91 Esito delle Divisioni 107 

92 La Commissione scientifica ed i Missionari Sale- 

siani 108 

93 Esplorazione della Patagonia Centrale ed Australe . 109 

§11. — Creazione dei Tereitorì. 

94 Opportunità dei Governi IH 



LIBRO II 



CAPITOLO PRIMO. 
LIMITI E SUPERFICIE - § I. - Divisioni Generali. 

1 La Patagonia Argentina 115 

2 Comandante militare 116 

3 Governo dei Cacichi ivi 

§ II. — Limiti. 

4 Limiti generali dei Territori 117 

5 Posizione Geografica ivi 

6 Primi Governatori 120 

§ ni. — Superficie. 

7 Calcolatori 121 

8 Dati Statistici 122 

9 Quadro comparativo 123 



INDICE ANALITICO 



439 



NUM. 



10 Dipartimenti di Villarino e Patagones 

11 Territorio Magellanico 

12 Isole Malvine 

13 Quadro Generale di tutta la superficie 



Pao. 

124 

• • 

IVI 

126 
128 



CAPITOLO SECONDO. 



OROGRAFIA — § L — Topografia Generale. 



14 Piano orografico in generale 

15 Zone 



130 

IVI 



§ II. — Zona Andina. 



16 Limiti della zona 

17 Sistema Orografico Argentino . 

18 Altezze della Cordigliera 

19 Altezze della Precordigliera 

20 Altezze principali di ambedue i sistemi 

21 Altipiano Andino 

22 * Sierra „ Latorre, e riassunto . 



131 
132 

• • 

IVI 

• • 

IVI 

133 
134 
135 



§ ni. — Zona Centrale. 

23 Carattere generale 136 

24 ** Sierras „ del Centro del Governo del Rio Negro, 

Balcheta, Roca, Zeballos 137 

25 ** Travesia „ di Balcheta 138 

26 Altipiani del Governo del Chubut .... 139 

27 Rilievi del Governo di Santa Cruz . . .ivi 



§ IV. — Zona Litorale. 

28 Carattere generale . . . . 

29 ^ Sierra „ San Antonio 

30 ** Cerros » dal Chubut aUo Stretto . 



140 

IVI 

141 



438 LA PATAGONIA 

NoM. Pao. 

90 Divisione del Rio Negro e Neuquén . • . . 105 

91 Esito delle Divisioni 107 

92 La Commissione scientifica ed i Missionari Sale- 

siani 108 

93 Esplorazione della Patagonia Centrale ed Australe • 109 

§11. — Creazione dei Territori. 

94 Opportunità dei Governi Ili 



LIBRO II 



CAPITOLO PRIMO. 
LIMITI E SUPERFICIE - § L - Divisioni Generali. 

1 La Patagonia Argentina 115 

2 Comandante militare 116 

3 Governo dei Cacichi ivi 

§ II. — Limiti. 

4 Limiti generali dei Territori . . . . .117 

5 Posizione Geografica ivi 

6 Primi Governatori 120 

§ ni. — Superficie. 

7 Calcolatori 121 

8 Dati Statistici 122 

9 Quadro comparativo 128 



lUDICB ANALITICO 439 

NUM. Pah. 

10 Dipartimenti di Villarino e Patagones . . . 124 

11 Territorio Magellanico ivi 

12 Isole Malvine 126 

13 Quadro Generale di tutta la superficie . . . 128 



CAPITOLO SECONDO. 
OROGRAFIA — § I. — Topografia Generale. 

14 Piano orografico in generale 130 

15 Zone ivi 



§ II. — Zona Andina. 

16 Limiti della zona 131 

17 Sistema Orografico Argentino 132 

18 Altezze della CordigUera ivi 

19 Altezze della Precordigliera ivi 

20 Altezze principali di ambedue i sistemi . . . 133 

21 Altipiano Andino 134 

22 * Sierra „ Latorre, e riassunto 135 



§ in. — Zona Centrale. 

23 Carattere generale 136 

24 ** Sierras „ del Centro del Governo del Rio Negro, 

Balcheta, Roca, Zeballos 137 

25 ** Travesia „ di Balcheta ...... 138 

26 Altipiani del Governo del Chubut .... 139 

27 Rilievi del Governo di Santa Cruz . . .ivi 



§ IV. — Zona Litorale. 

28 Carattere generale 140 

29 ^ Sierra „ San Antonio ivi 

30 " Cerros » dal Chubut aUo Stretto .... 141 



440 LA PATÀGOKIA 



§ V. — Stretto di Magellako. 

NcM. Pao. 

31 Carattere geuerale 141 

32 Parte Nord dall'Atlantico al Pacifico . . . 142 

33 Parte Sud dal Pacifico all'isola * Clarenoe „ . .144 



§ VI. — Terra del Fuoco. 

34 OordigUera Darwin 145 

35 " Sierra „ del Canale Beagle 146 

36 Isola di " Los Estados „ ivi 

37 Costa Atlantioo-Fueghina ivi 

38 Isola Dawson . 147 



§ VII. — Isole Subfueghine. 

39 Altezze principali , . . . . . . 147 

§ Vili. — Isole Malvikb. 

40 Picchi culminanti 148 

§ IX. — Neuquéit. 

41 Striscio Orografiche 149 

42 Prima striscia ivi 

43 Seconda striscia . .150 

44 Terza striscia ivi 

§ X. — Carattere Generale delle Cordigliere. 

45 Impressioni e panorami . . . . . .151 

46 Passi e gole della Cordigliera 153 

47 Quadri: 1^ Passi e gole. 2^ Monti e Vulcani An- 

dini. 3^ Monti e Vulcani dello stretto di Magel- 
lano e delle Isole Fueghine 154 



INDICE ANALITICO 441 



CAPITOLO TERZO. 
IDROGRAFIA — § L — Coste Marine in generale. 

NoM. . Pao. 

48 Este nsione delle Coste 159 

49 Golfi e Baie ivi 

50 Porti 160 

51 Capi .ivi 

52 Isole 161 



§ n. — Fiumi. 

53 Sistemi idrografici 162 

54 Rio Colorado 164 

55 Rio Limay 165 

56 Affluenti 167 

57 Rio Neuquén 168 

58 Affluenti 170 

59 Gli Indi ohe abitavano le valli . . , . . 17 1 

60 Carattere comune degli affluenti del Limay e Neu- 

quén 174 

61 « Sierra „ Cura 175 

62 Rio Negro, etimologia e scoperta .... 176 

63 Carattere generale ivi 

64 Corso medio 177 

65 Corso inferiore 180 

66 Rio Chubut 185 

67 Affluenti: Senger, Ayones 1^6 

68 Rio Deseado 187 

69 Rio Chico di Santa Cruz ivi 

TO Affluenti: Chalfa, Belgrano 188 

71 Rio Santa Cruz ivi 

72 Rio Coyle . ^ ivi 

73 Rio Gallegos . * 189 

74 Rio Grande ivi 



442 LA PATAGOiaA 

§ III. — Fiumi che scompaiono e si riversano 

nell'interno. 

NcM. Pao . 

75 Rio Baloheta 191 

76 Rio Senger ed altri del Governo di Santa Cruz . ivi 

§ IV. — Laghi e Saline 

77 Lago Nahuel-Huapì .192 

78 Configurazione e Superficie 193 

79 Missioni Gesuitiche ivi 

80 Panorama 195 

81 Piccoli laghi ivi 

82 Lago Fontana 196 

83 Laghi Andini di Santa Cruz ivi 

84 Saline ivi 

85 Riassunto retrospettivo 197 



LIBRO ni 



CAPITOLO PRIMO. 
POPOLAZIONE - § L - Origine. 

1 Le due origini 201 

2 Razza Europea . ivi 

3 Razza Indigena 202 

4 Razza Creola 207 



INDICE ANALITICO 443 



§ IL — Risultati Statistici. 

NuM. Pao. 

5 Dati anteriori al Censo del 1895 . . . . 210 

6 Differenze dei dati del 189Ì-95 211 

7 Aumento probabile 212 

8 Distribuzione della popolazione in Urbana e Rurale ivi 

9 Popolazione agricola 213 

10 Quadro — Superficie e Popolazione .... ivi 

11 Densità e Superficie relativa 214 

12 Causa sulle differenze dei dati del 1894-95 . . 216 

13 Archivio di Patagones 218 

14 Probabilità di popolazione pel 1900 .... 219 

15 Aumento Artificiale 220 

16 Popolazione Urbana e Rurale giusta il censo del 1895 ivi 

17 Popolazione Dipartimentale 222 

18 Popolazione delle Capitali Patagoniche . . . 224 

19 Popolazione Urbana dei Territori nel 1895 . . 225 

20 Nota illustrativa del Commissario territoriale della 

Pampa . 227 

21 Errori percentuali della Pampa e Patagonia . . ivi 

22 Aumento della Popolazione Argentina . . . 228 

23 . Elemento indigeno e sua estinzione .... 229 

§ ni. — Territori Nazionali in generale. 

24 Territori del Nord 232 

25 Territorio del Centro ivi 

26 Territori dell'Ovest ivi 

27 Territori del Sud .234 

28 . Quadro ivi 



§ IV. — Territ. di Magellano ed Is. Malyine. 

29 Popolazione selvaggia . . . . . . .ivi 

30 Popolazione Rurale e Urbana 235 

31 Popolazione delle Isole Malvine .... 236 

32 Quadri Generali della Popolazione e Superficie . 237 



444 LÀ PATAGONIA 



CAPITOLO SECONDO. 
DEMOGRAFIA — § I. — Patagokes. 

NcM. Pao. 

33 Fondazione e Topografia 240 

34 Architettura: edifìci principali . . . ^ .241 

35 Chiesa e tradizione . 242 

36 Dintorni 244 

37 Cimitero . . 245 

38 Orti e vigneti 246 

39 Storia politica 247 

40 Aumento e divisione della popolazione . . .ivi 

41 Bestiame e Commercio 248 

42 Istruzione, Idioma, Periodici, Osservatorio . . 249 

43 Teatri, Viceconsolati ivi 



§ IL — Rio Negro. 

44 Biedma. Fondazione e vero nome . • . . 250 

45 Topografia e architettura . 251 

46 Autorità, Commercio, Periodici, Istruzione eoo. . 252 
^ Pringles. Fondazione, Topografia ecc. . . . 254 

48 Conesa eco 255 

49 Boca ecc 257 

60 Fortini / . . . . . . . . .258 



§ III. — Neuqtjék. 

51 Chos-Malal : Fondazione, Topografia ecc. . . 259 

62 Junin de los Andes 260 

53 Fortini . . . ' ivi 



§ IV. — CflUBUT. 

54 Rawson. Fondazione, Topografia ecc. ... 261 

55 Colonie ivi 



INDICE ANALITICO 445 



§ V. — Santa Cruz. 

NuM. Pao. 

56. Porto Deseado e San Julian 262 

57 Santa Cruz ivi 

58 Porto Gallego» ivi 



§ VI. — Terra del Fuoco. 

59 Ushuaia . 263 

60 Riassunto 264 



CAPITOLO TERZO. 
STUDI ETNOGRAFICI — § I. — Feste e Riunioni Pubbliche. 

61 Impressioni morali d'un viaggiatore al giungere 

alla Patagonia 265 

62 Abiti e modestia delle giovani 266 

63 Divisioni sociali 267 

64 Feste ivi 

65 II 7 marzo. Preparativi e funzioni in Biedma . 268 

66 La festa in Patagones ; il Te Deum ; i trofei . . 270 

67 La passeggiata civica, e la Tornata musico-lette- 

raria sulla piazza 271 

68 n 25 maggio in Biedma 273 

69 II 16 Ottobre e la processione religiosa ; dialoghi . ivi 

70 Altre feste 274 

71 Elezioni politiche 275 

72 I seppellimenti 276 

73 I velorios di adulti e di fanciulli .... 277 

74 Battesimi; legge civile; levatrici; padrini; ballo . 279 

75 Sposalizi; costumi patriarcali 281 

76 CarreraSf parejeros, corredores, eccessi . . .ivi 



446 LA PATAGONIA 



§ IL — Il " Mate „ - Alibientazione 
ED Acclimatazione. 

KuM. Pao. 

77 II ìnate e sua forma ; la homhilìa e sue parti . . 284 

78 Varietà di mate .285 

79 Erba mate^ nome tecnico, classi, proprietà eccellenti 286 

80 Modo di preparare Tinfusione del mate, acqua calda 287 

81 II sebador di mate: digressione etimologica ; . ivi 
S2 II 7nate dulce ed amargo; il cimarron , . . 289 
83 Modo di bere il mate e regole sociali . . . 290 
^4 Chi prende il mate, tempo impiegatovi, proprietà 

terapeutiche dell'erba 291 

85 Alimentazione: la carne, vegetali, paste, farina . 294 

86 II maiz, il choclo, il mote^ la mazamorra, il locro . ivi 

87 L'arrosto con pelle, il foyon e modo di mangiare 

detto arrosto 296 

88 Cucine straniere e numero dei piatti delle cucine 

creole 297 

89 Importanza dell'alimentazione negli studi etnogra- 

*-» • » • 

nei IVI 

90 Occupazioni e ripartizione del tempo diario . . 299 

91 Acclimatazione : Italiani , Spagnuoli , Francesi ed 

Alemanni 800 



§ IH. — Abitazioni e Dipendenze. 

92 Divisioni e numero di edifizì rurali .... 303 

93 Case di materiale : terrones, barro» ranchos, chosas 304 

94 Divisione delle abitazioni di un rancho ; il churrasco 306 

95 I mobili d'una cucina ; dimensioni delle abitazioni . Bffl 

96 Le dipendenze di un rancho 308 

97 I corrales e loro forma; il chiquero, brete, tran- 

quera^ manguera ....... ivi 

98 II palenque, la marica, la ramada, il tambo . . 309 

99 La chacra, la huerta, quinta, guardapatio . .310 
100 Limitazione delle proprietà: alambrados j inver- 

nadaSf potreros .ivi 



INDICE ANALITICO 447 

NuM. Pao 

101 La estancia : ricchezza di bestiame ; personale ; 

peonada, capatdz 311 

102 II puerto ; puestero, medianero 312 

103 La majada, tr optila, manada, padrillo, ganado, 

sinuelo 313 

104 II rodeo, la querencia 314 

§ IV. r— Bardatura — Laccio 

- " BOLEADORA „. 

105 Briglie, càbezadas, hosal, cabestro, maneador . . 315 

106 La sella: bajeras, jergas, matras, caronas, mandil, 

basto, recado 316 

107 La cincha, encimera, argolla, sidera, corriones, coji- 

nillos, cinchon 317 

108 II herraje, apero, rebenque e la sotera . . . 318 

109 II lazo, dimensioni ; la prestila, il trenzado, la ar^ 

mada, il sobeo 319 

110 La boleadora, dimensioni; sogas, bolas, manija . 321 

§ V. — Il * Gaucho. „ 

111 Origine del bestiame ; la prima industria del cue-^ 

rambre 322 

112 Origine delle estati cias 325 

113 «Origine della parola gaudio e suo significato. . 326 

114 Incrociamenti e meticci; statistica d'immigrazione 

Europegi 335- 

115 Gaucho bianco: descrizione fisico e morale . . 338 

116 Gaudio aindiado: descrizione fisica e morale . 340 

117 Lamenti dei gauchos ; loro generosità male inter- 

pretata 342 

118 Vestito 344 

119 II cantor, il poncho de pano e de ver ano, la bombacha ivi 

120 II domador, tirador, chirtpd, taparabo . . . 345 

121 La bota de potrò 347 

122 II taita, il facon, i trabucos ivi 

123 Le disfide, la loba 348 

124 I gauchos, cimarrones e matreros .... 349 



448 LA PATAGONIA 

NuM. Pao. 

125 II tropero, Varreador 350 

126 La tropa, i tientos, il maneador 351 

127 L'incontro con una tropa 352 



§ VL — Lavori di Pastorizia. 

128 Divisione dei lavori . . . . . . . 365 

129 Lavp'*' per le vacche, la paradu de rodeo, gli 

animali montaraces . . . . . .ivi 

130 La yerra, la marca, il serial delle orecoliie . . 357 

131 II lavoro e festa di una yerra, il piai .. . .359 

132 La capa 363 

133 1j aparte .ivi 

134 La voUeada, corrida, hacienda alzada, gli empacados ivi 

135 Recojida di cavalli, la madrina, la y eguada • . 366 

136 La potreada^ i domadores di un bagnai, il hocado , 368 

137 Gli apadrinadores, la gineteada, reservados • . 369 

138 II pastoreo 372 

139 Senalada di agnelli, bagno e cura della scabbia . ivi 

140 La esquila, esquilador, pandilla ivi 

§ Vn. — Qualità intellettuali e morali. 

141 Intelligenza e ragionamento esperimentale del 

gaucho • 374 

142 Amore alla verità, e valore dato alla parola . . 275 

143 Avversione al commercio di mercatanzie ; come i 

commercianti Europei seppero approfittare della 

credulità gaucha 376 

144 Forza intellettuale ; causa dell'impre visione . • 377 

145 Origine della generosità del Sud-americano; questa 

virtù nello Spagnuolo ...... ivi 

146 Origine della generosità nell'Indio ; in qual maniera 

l'Indio si fa amico dell'ospite .... 379 

147 Sua generosità ospitaliera ; diritti ed usurpazioni . 380 

148 Fini provvidenziali 381 

149 II principio cristiano del diritto di sovranità; nobili 

fini della Provvidenza 382 



IKDICE AKALITICO 4i9 

150 Conclusioni sopra la generosità .... 383 

151 Dove deve studiarsi una qualità caratteristica di 

un popolo . • 384 

§ Vin. — Linguaggio ed idee, eeligiose. 

152 Lùiguaggio, Difetti di pronunziazione letterale . 387 

153 Sul modo di parlare, cadenze provinciali e loro origine 388 

154 Influenza deiridioma inglese ; la ripugnanza alFita- 

liano e sua origine . . . . . . 390 

155 Idiomi indigeni. 391 

156 Idee religiose ....... 392 

157 Influenza del Missionario . . . . . 396 



CAPITOLO QUARTO. 

NOSOLOGIA — § I. — Stato Sanitario generale — 

Curanderos — Ospedale 

158 Salubrità e medicine nel passato .... 398 

159 Curanderos, il daifio 399 

160 Ospedale di Biedma 400 

161 Consumo giornaliero d'alimenti, spese in edifici, 

mobilia, ecc. 401 

162 Medicine somministrate dai Missionari . . 402 

163 Ricette annuali delFOspedaJe .... 403 

§ IL — Malattie infettile periodiche e comuni 

disgrazie accidentali. 

164 Febbri gastriche, tifoidee, rosalia, scarlattina, 

vainolo . . . 404 

165 Castro enterite, dissenterie, colerina, dispepsia . 405 

166 Angine difteriche, piaga Americana, crup, tosse ivi 

167 Catarri, bronchite, polmonite, tubercolosi . 406 

168 Clorosi, anemie, epatite, diabete .... 407 

169 Malattie del cuore, pericardite, endocardite . 408 

Carbajal — La Patagonia» Voi. I. . 29 



450 LA PATAGONIA 

Ndm. PA6. 

170 Neuralgie, isterismi, sifilide, aborti . . . ivi 

171 Congestioni cerebrali, sincope, suicidio, demenza . 409 

172 Alcoolismo 410 

173 Erpete, tumori, scorbuto, flaberite, otite, ecc. . 411 

174 Disgrazie accidentali, fratture, distorsioni, ferite ecc. 412 

§ III. — Dati dell'Ospedale — - MortalitI — 
Salubrità, db' Territori. 

175 Longevità, mortalità in Biedma . . . 413 

176 Dati dell'Ospedale, tavole degli entrati, usciti, morti 414 

177 Media della mortalità dell'Ospedale e Dipartimento 

di Biedma 420 

178 Medie per stagioni 421 

179 Mortalità di Patagones, secondo i mesi e l'età . 422 

180 Mortalità per la nazionalità, i sessi, lo stato civile 424 

181 Salubrità degli altri Territori .... 425 



INDICE GENERALE DEL D VOLUME 



CLIMATOLOGIA E STORIA NATURALE 



LIBRO IV. 

CLIMATOLOGIA, 

PARTE I. — OssERVAzioKi Meteorologiche. 

Introduzione 

Capitolo Primo. — Clima del Territorio del Neuquén. 
§ I. - Chos-Malal. 
§ IL — Junin de los Andes. 
§ III. — Lago Nahuel-Huapì. 

§ IV. — Confluenza del Rio Limay e Collon-Curà. 
§ V. — Confluenza dei fiumi Limay e Neuquén. 

Capitolo Secondo, — Clima del Territorio del Rio Negro. 
§ I. — Dalla confluenza Limay-Neuquén alla foce del Rio 

Negro. 
§ IL — Bahia do San Blàs. 
§ in. — Interno del Rio Negro. 

Capitolo Terzo. — Clima del Territorio del Cliubut. 
§ L — Rawson, 
§ II. — Interno del Territorio. 



450 LA PATAGONIA 

Ndm. Pao. 

170 Neuralgie, isterismi, sifilide, aborti . . . ivi 

171 Congestioni cerebrali, sincope, suicidio, demenza . 409 

172 Alcoolismo 410 

173 Erpete, tumori, scorbuto, flaberite, otite, eco. . 411 

174 Disgrazie accidentali, fratture, distorsioni, ferite ecc. 412 

§ III. — Dati dell'Ospedale — MortalitI — 
Salubrità, db' Territori. 

175 Longevità, mortalità in Biedma ... 413 

176 Dati dell'Ospedale, tavole degli entrati, usciti, morti 414 

177 Media della mortalità dell'Ospedale e Dipartimento 

di Biedma .420 

178 Medie per stagioni 421 

179 Mortalità di Patagones, secondo i mesi e l'età . 422 

180 Mortalità per la nazionalità, i sessi, lo stato civile 424 

181 Salubrità degli altri Territori .... 425 



INDICE GENERALE DEL II VOLUME 



CLIMATOLOGIA E STORIA NATURALE 



LIBRO IV. 

CLIMATOLOGIA. 

PARTE I. — Osservazioni Mktborologichb. 

Introduzione 

Capitolo Primo. — Clima del Territorio del Neuquén. 
§ I. — Chos-Malal. 
§ IL — Junin de los Andes. 
§ III: — Lago Nahuel-Huapì. 
§ IV. — Confluenza del Rio Limay e CoUon-Curà. 
§ V. — Confluenza dei fiumi Limay e Neuquén. 

Capitolo Secondo. — Clima del Territorio del Rio Negro. 
§ I. — Dalla confluenza Limay-Neuquén alla foce del Rio 

Negro. 
§ IL - Bahia de San Blàs. 
§ III. — Interno del Rio Negro. 

Capitolo Terzo. — Clima del Territorio del Chubut. 
§ I. — Rawson, 
§ II. — Interno del Territorio. 



452 LA PATAGONIA 

Capitolo Quarto. — Clima del Territorio di Santa Cruz. 

Capitolo Quinto. — Clima delle regioni Magellaniqhe. 
§ I. — Stretto di Magellano. 
§ II. — Terra del Fuoco. 
§ III. — Isola de Los Estados. 
§ IV. — Regione Subfueghina. 
§ y. — Isole Malvine. 
§ VI. — Patagonia Occidentale. 

Capitolo Sesto. — Meteore diverse. 



PARTE II. — Conclusioni CLmATOLOGiCHE. 

Capitolo Primo. — Medie generali. 
§ I. — Temperatura. 
§ IL — Pressione. 
§ m. - Venti. 
§ IV. — Pioggìe. 

Capitolo Secondo. — Cause e relazioni generali. 

§ I. — Origine e centri dei venti patagonici e eubfueghini, 
§ IL — Relazioni tra le pioggie e venti Patagonici, Pam- 
peani e Platensi. 



LIBRO V. 



FAUNA, 



PARTE L — Vertebrati. 



Capitolo Primo. — Mammiferi. 
§ I. — Chirotteri. 
§ IL — Pinnipedi. 
§ in. — Carnivori. 
§ IV. - Roditori. 
§ V. — Perissodattili. 
§ VL - Artiodattili. 



INDICE OESEBALB DEL II VOLUME 



§ VII. ~ Cetacei. 

§ Vffl. - Sdentati. 

§ IX. ^ Marsupiali. 
Capitolo Secondo. — Uccelli. 

§ I. — Corridori. 

§ II. — Rapaci. 

§ ni. — Rampioaiiti. 

§ IV. — Passeracei. 

§ V. — Colombi. 

§ VL - GaUinacei. 

§ Vn. - Trampolieri. 

§ Vm. - Palmipedi. 
Capitolo Terzo. — Rettili. 

§ I. — Cheloni. 

§ n. — Sauri. 

§ ni. ~ ofìdi. 

Capitolo Quarto. — Anfibi. 

8 I. — Anuri. 

§ li. — Ginnofloni. 
Capitolo Quiitto. ~ Pesci. 

A) Teleostei. 

§ l. — Lotobranehi. 
§ n. - Plutognati. 
§ III. — Anacantini. 
§ IV. — Faringognati 
§ V. — Acaiitotteri. 
§ VI. — Fisostonu. 

B) Co nd rotte rie i. — Plagioatin 

C) Ciolostomi. 



PARTE II. — Invertebeati. 



Capitolo Primo, — Tunicati. 
Capitolo Secondo. — Molluachi. 

§ l, — Cefalopodi. 

§ II. — Gasteropodi. 

A) Palmo nati. 



454 LA PATAGONIA 

B) Opistobranohi. 

C) Prosobranohi. 

§ in. — Lamellibranohi. 

A) Sifonati, 

B) Asifoaati. 

Capitolo Terzo. — Tracheati. 

I) Insetti. 

§ I. — Coleotteri. 

§ n. — Lepidotteri. 

§ in. — Imenotteri. 

§ IV. - Ditteri. 

§ V. — Afanitteri. 

§ VI. — Neurotteri. 

§ Vn. — Ortotteri. 

§ Vm. - Rincoti. 

§ IX. — Anopluri-Tesanuri. 

II) MiriapodS 

III) Aracnidi. 

§ I. — Araneidi. 
§ ]L — Artogastri. 
§ UT. — Acari. 
§ IV, — Onicofori. 

Capitolo Quarto. — Brancheati. 
§ I. — Crostacei. 

A) Malacostracei. 

B) Taraoostracei. 

Capitolo Qunrro. — Verminei. 
§ I. — Brachiopodi. 
§ IL — Briozoi. 
§ III. — Vermi. 

Capitolo Sesto. — Raggiati. 
§ I. — Echinodermi. 
§ II. — Celenterati, 
g III. - Porifori. 
§ IV. — Protozoi. 
Conclusione. 



INDICE GENERALE DEL ]I VOLUME 455 



LIBRO VI. 

FLORA. 

Capitolo Primo. — Patagonia Settentrionale e Centrale. 
§ I. — Valle del Rio Negro. 
§ II. — Regione Subrionegrina. 
§ ni. — Regione Andina. 

Capitolo Secondo. — Patagonia Meridionale. 

Capitolo Terzo. — Regione Fueghina e Magellanica. 

Capitolo Quarto. — Descrizione d'alcuni vegetali comuni. 
§ I. — -Arbusti. 
§ li. - Erbe. 

Capitolo Quinto. — Piante medicinali. 



LIBRO VIL 



GEOLOGIA. 

PARTE I. - Tectonica. 

Capitolo Primo. — Orogenesi. 
§ I. — Sguardo generale. 
§ IL — l tre sistemi plutonici. 
§ ni. — Cordigliera e Precordiglicra. 
§ IV. — Sierras. 

Capitolo Secondo. — Formazioni Vulcaniche. 
§ I. - Trachiti. 
^ II. — Basalti. 
§ III. — Lave e vulcani. 
55 IV. — Filoni metalliferi. 



456 LA PATAGONIA 

PARTE IL — Stratigrafia Cronologica. 

Capitolo Primo. — Era cenozoica. 
§1. — Generalità sopra l'origine. 
§ IL — Divisione. 

Capitolo Secondo. — Periodo Eogeno. 
§ I. — Formazione Guaranitica. 
§ n. — - Formazione Patagonica. 

Capitolo Terzo. — Periodo Neogeno. 
§ I. — Generalità. 
§ IL — Formazione Araucana. 
§ IH. — Formazione Pompeana. 
§ IV. — Formazione Tehuelcha. 
§ V. — Formazione Querandina. 
§ VL - Saline. 
§ VII. — Medanos e dune. 

Bibliografìa. 

Note ed abbreviazioni. 

Indice analitico. 



Con approvazione. 



ERRATA 


PAG. 


LINEA CORRIGE 


Naucl-Haopi 


4 


20 


NahUel-Huapi 


Un loro compatriota 


11 


11 


Uno della propria stirpe 


lulian 


li.... 


3.... 


Julian 


Coyul 


il 


li 


Cayul 


San Matias 


il 


31 


Matias 


Valdès 


li 


3e 


Yald^ 


Hornos 


16... 


86... 


liorn 


Humbold 


16-17-18 


27... 


Humboldt 


Ck)margo 


18 


i7 


Camargo 


Irlandese 


19 


19 


Islandese 


nel 1574 


20 


10 


1573 


Due anni dopo Sir Hmphry 


20 


24 


Quattro anni dopo Sir Hwnphvey Gilbert 


Ward 


29 


1-2 


Weerd 


Spilberg 


20 


10... 


Spilhergen 


denominò Los Estados 


30 


18 


denominò Stanten-Land (Terra degli Slati) 


55° 58' 7" 


30 


31 


55» 56' 28" 


all'Europa 


31 


il 


all'Oceania 


I. L'Ermite 


32 


21 


G. L'Hermite 


Nauhel-IIuapi 


38 


2 


Nahttel-Huapi 


Slanquihue 


40 


28 


Llanqaihue 


P. José Elguea 


46 


2 


José Elguea 


Sotto Podre 


48 


i 


dotto Padre 


Mainine 


50 


23 


MaUntifies 


Saint Malo 


50 


24 


Saint Malo 


al Porto « Gran Luis » 


51 


If 


porto « Baye Fran^ise » 


> 


52 


2 


» » » 


Costarci 


57 


14 


Byron, Cartaret 


1779-1884 


58 


§1 


. 1779 1784 


1877 


01 


6 


1779 


10 di Giugno 


05 


2 


16 di LugUo 


Quinigual 


89 


10 


Quinigual 


Chingholef 


93 


i 


Chingolef 


852. 686 


112 


24 


878 368 


11 corso del Limay del Neuquen, 118 


9 


corso del Limay e la prolongazione 


Tronador (lai. 41« 14' 5") 


132 


20 


Tronador (lai. 41» 10') 


V. Fita-Roy 


134 


24 


V. FiUt-Roy 


(I^t. 54» 40' e long. 65 12 0. G.) 


161 


i 


(lat. 54" 41'. e long. 65» 05' 0. Gr. 


Reuque-Ourà 


168... 


14... 


Rauque-Curà 


Nincalco 


171 


23 


Uincaleo 


31.3 


206 


Tavola 


31.7 


Neuqufcn 107.703 


214 


Tavolo 


109.703 


di 821.187 Km. q. 


214 


7 


di 831.187 Km. q. 


Km. q. 854 887 


214 


il 


Km. q. 856,887 


4009 299 


228 


Tavola 


4.092.990 


2218 776 


2^8 


Tavola 


2.262.776 


15000 


247 


7 


13.200 


Pernma 


288 


3 


Peruana 



i 



4. t 





iHiìlIliliin 

3 tiD5 013 aas ■\-\ì 


F 

V. 








DaU Due ^1 





























































































STANFORD UNIVERSITY UBRARIES 

STANFORD, CALIFORNIA 

94305